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Recensione : Angine de Poitrine – Vol. II

Scopri Angine de Poitrine Vol. II: il duo canadese che sta portando il math rock microtonale al grande pubblico tra maschere, groove e mistero. Leggi la recensione.

Dopo un album d’esordio, “Vol. I“, passato praticamente inosservato nel 2024, nel giro di due anni le cose sono profondamente cambiate per gli Angine de Poitrine, duo di musicisti provenienti dal Canada, di cui non si conosce l’identità (anche se indiscrezioni in giro sul web, in realtà, li accrediterebbero come Marc-Antoine Mackin-Guay alla chitarra/basso e Charles Thibeault alla batteria, già protagonisti di un altro progetto, La Poesse, e anche in collaborazioni con compositori d’avanguardia) ma che suonano insieme da una vita e assumono lo stage name di Khn De Poitrine – che suona una chitarra-basso a doppio manico customizzato, coordinando anche altri suoni alla loop station – e Klek De Poitrine alla batteria e percussioni. Entrambi sostengono di essere fratelli, di avere 333 anni ciascuno e di provenire da un pianeta lontanissimo.

Gli AdP propongono un math rock microtonale, non cantato, dissonante e viscerale (si autodefiniscono “Mantra-rock dada pythago-cubista“) hanno una grossa dimestichezza con tempi non convenzionali (che di solito si trovano solo in generi abbastanza di nicchia) offrono perfomances tecnicamente complicate, il che denota un’ottima preparazione strumentale. Il tutto nasce da tanta pratica e tanti studi specifici sui strumenti a corda microtonali, mischiati a influenze jazz-fusion e combinati a un tappeto musicale dalle fragranze orientaleggianti/indianeggianti, che hanno dato vita a un sound in cui il groove funky convive con elementi ispirazionali di Don Caballero, Frank Zappa, Captain Beefheart, Gentle Giant, King Crimson, Primus, Shellac, Butthole Surfers, DEVO, King Gizzard and the Lizard Wizard e la teatralità dei Residents.

Una miscela eterogenea e bizzarra, ma che si è amalgamata in un corpus sonoro surrealista-situazionista che, alla maniera della musica techno, si articola attorno a un gioco dinamico di aggiunta e sottrazione di motivi sonori in costante metamorfosi, superando il concetto di “nicchia” e li sta facendo conoscere a un vasto pubblico (grazie anche alla grande spinta data dai video su internet delle loro esibizioni live che, nelle ultime settimane, hanno fatto il giro del web, ottenendo moltissima visibilità ed espansione mediatica, giungendo anche a persone non avvezze a certe sonorità ruvide e “cervellotiche”, o del tutto ignare dell’esistenza del math rock) che col passare dei mesi, sta diventando sempre più ampio.

E, naturalmente, essendo diventati un nuovo “caso” di formazione passata in breve tempo dall’essere sconosciuta alla notorietà dirompente, il loro nome comincia a essere gettonato nei dibattiti musicali di questi ultimi tempi: come spesso accade, con un fenomeno diventato “virale” in maniera totalmente inaspettata grazie al “passaparola” pubblicitario virtuale, le persone si schierano e prendono posizione sull’argomento, per cui c’è chi resta impressionato dalle loro abilità e dice che sono geniali (e a fine maggio passeranno anche per l’Italia per una data all’interno del loro tour internazionale) e chi li denigra, sostenendo che siano “freddi” e un fuoco di paglia destinato a bruciare in fretta.

On stage, il combo del Québec va in scena con cappelli e grandi maschere di cartapesta, una scelta nata inizialmente per scherzo, ma poi strutturata come etica concettuale: niente volti, linguaggio distorto, “alieno” e comprensibile solo al duo, un’immagine che inizialmente colpisce l’occhio (i “vestiti a pois” ecc. ecc. e probabilmente Mario Brega gli avrebbe fatto qualche domanda, se avesse visto i loro simboli esibiti, tra triangoli e piramidi) ma poi lascia che a parlare sia soprattutto la musica. L’anonimato e l’identità vengono diluite affinché l’esperienza sonica sia collettiva e fisica, che cerca l’attrito invece del gossip e dell’applauso facile.

Angine De Poitrine Vol. Ii

Vol. II“, il loro secondo full length, è uscito la scorsa settimana su Spectacles Bonzaï e prosegue nel solco tracciato dal loro esordio di due anni fa, nel segno di un intricato ingarbuglio di trame soniche e un groove energetico ipercinetico che può pervadere i vostri sensi e “stringervi” il cuore (non a caso Angine de Poitrine è il nome francese per indicare l’angina pectoris). Sarà difficile lasciare che non veniate stregati dallo spirito creativo anarchico dell’album: dai dialoghi serrati tra batteria e basso che si rincorrono in “Mata Zyklek” (uno psych/garage/prog punk dal deciso sapore chitarristico anatolico) o dall’irresistibile psych/funk che tritura il cervello in “Fabienk“, dal trascinante giro di basso di “Sarniezz” che manda in cortocircuito i timpani, dal saltellante incedere balcanico di “Utzp” (sorta di “prog/polka-metal”) che vi avvolge tra la versatilità del suo caos e vi sfida a star fermi senza muovere il piedino o scapocciare, o dalla schizofrenica galoppata microtonale di “Yor Zarad“. O, infine, dall’ipnotico crescendo di tensione sonica della conclusiva “Angor“.

Insomma, alla fine della fiera, gli Angine de Poitrine non creano nulla di nuovo, in quanto il math rock, i tempi dispari asimmetrici e gli intervalli microtonali esistono da decenni, e sono stati utilizzati anche da da tanti gruppi prog. Gli va riconosciuto, però, di star riuscendo nell’impresa di far arrivare alle masse un genere ostico e piuttosto indigesto, per di più apprezzato solo da musicisti e addetti ai lavori. I loro brani risultano catchy e “accessibili” anche a chi non ha competenze musicali adeguate per comprenderli.

E poi sono musicisti indipendenti, cercano l’anonimato in un’epoca monopolizzata dalla logica onnipresente dei social network morbosi che “spiano la gente dal buco della serratura” e dove tutto viene messo in pubblica piazza; in più, hanno una attitudine Lo-Fi, continuano a viaggiare su auto vecchie, caricano la propria strumentazione in sacchi per l’immondizia e non si autocelebrano, e non è poco. La trovata dei personaggi fumettistici “extraterrestri” è divertente, le movenze robotiche e tutto il resto, e ora, per tante persone, magari fa anche “figo” dire di conoscerli e ascoltarli (esibendo sui social i loro vinili) perché è un “trend del momento” ma, al netto del clamore suscitato, di base c’è la ciccia, la sostanza, la bravura nel suonare.

Chi li considera “divisivi” in Italia, ci vede solo un fenomeno di costume “carnevalesco” e li paragona ai Maneskin (per via della “mascherata” e dell’immagine appariscente, che nel caso degli Angine non è il fulcro della loro esistenza, ma un “plus” scenografico funzionale al veicolare la bontà e validità della loro musica, che viene prima dei travestimenti e della componente visiva) dei canadesi non ha capito un beneamato piffero.

Non hanno inventato niente e c’è già stata roba simile/migliore prima di loro (tipo Battles, Chevreuil, Morkobot, Adebisi Shank, Kaschalot, Physics House Band, Horse Lords, Lightning Bolt o Clown Core) ma che non ha avuto lo stesso riscontro mediatico e, in sostanza, se l’è cagata poca gente? Senz’altro, ma gli Angine de Poitrine usano bene le nuove tecnologie per diffondere il loro verbo: potrebbe essere un modo per fottere lo status quo con i suoi stessi mezzi (marketing). Nuova frontiera del “riccardonesimo” ipervirtuosistico? Ni, non sono sboroni e ci puoi anche ballare sopra le loro canzoni.

Alla lunga annoiano, diventano ripetitivi , sono un fenomeno di passaggio e dureranno pochissimo “sulla cresta dell’onda”? Forse sì, o forse no. Solo il tempo (e la loro bravura/capacità di tenere dritta la barra dell’ispirazione e della creatività) sarà giusto giudice del loro destino, e loro sono consapevoli del fatto che il “successo” è una bolla che può dare euforia ma, se mal gestita, può scoppiare velocemente. Ma intanto, grazie al famigerato “hype“, almeno per una cacchio di volta, sulla bocca (e alle orecchie) di tanti è arrivato dagli “algoritmi” del materiale che è meritevole di essere ascoltato e discusso, e non la solita musica “autotunata” plasticosa di merda o immondizia generata dall’AI.

Angine de Poitrine Vol. II – TRACKLIST

1. Fabienk
2. Mata Zyklek
3. Sarniezz
4. UTZP
5. Yor Zarad
6. Angor

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