Nella vita ci si può sbagliare su tante cose, si può fallire in tante scelte e decisioni, ci si può illudere su alcune persone, si può amare senza essere corrisposti, si può perdere la testa per chi non la perde per te. Ma, quando ci si sente delle complete nullità in questa società che esige infallibilità e perfezione, una delle poche certezze che può rincuorare gli sfigati che hanno autostima pari a zero (come chi vi scrive) è il fatto che ci sarà sempre il rock ‘n’ roll a fungere da valvola di sfogo e ragione di vita, uno degli ultimi appigli di piacere rimasti per non gettare definitivamente la spugna. E, tra le poche garanzie che abbiamo in questa vita, c’è anche la sicurezza di sapere che, quando viene pubblicato un nuovo album dei Lords of Altamont, da un quarto di secolo a questa parte, sai già che ti regalerà intenso godimento, e che dai loro lavori ti puoi aspettare del fottuto materiale incandescente che risale dalle viscere della musica del diavolo, travolgendo i vostri sensi e facendovi sentire baldanzosamente invincibili, almeno per quaranta minuti.
L’ottavo sacrificio sull’altare del rock ‘n’ roll della band losangelina, “Forever loaded” (uscito sulla label italiana Heavy Psych Sounds) non fa eccezione rispetto a quanto poc’anzi evocato, incendiando l’aria con la consueta orgia sonica in cui si accoppiano blues, garage rock, heavy/psych rock e proto-punk, per un trip che vi catapulta dritti dritti sul maledetto autodromo di Altamont, lì dove è morto il sogno hippie degli anni Sessanta, i fiori sono appassiti e i figli sono stati repressi nel sangue, e ancora oggi non c’è pace né amore in questo mondo di merda.
I nostri (Jake Cavaliere alla voce e organo, Robert Zimmermann al basso e voce, Barry Van Esbroek alla batteria/voce e l’italiano Daniele Sindaco alla chitarra e voce) forgiano dieci brani saturi di energia e attitudine punk in stile “affanculo tutto”, gettando benzina sui tizzoni ardenti del Detroit rock di fine Sixties (nell’iniziale sarabanda di “Got a hold on me” e nella successiva “What’s your bag“, Stoogesiane fino al midollo) rinvigorendo certe melodie beat à la Who on steroids (“Devil rides (DFFL)” garage punk alla Fuzztones contaminato da un feeling da biker fuorilegge (“Rusty guns“) space/psych a metà strada tra Hawkwind, Monster Magnet e Spacemen 3 (“Procession for a gorehound“) death rock (“Get out of my head“) MC5 metallizzati (“Got you on the run“) garage glam che sa tanto di esuberata fattanza New York Dolls quanto di squallidi boulevard Ottantiani di L.A. (“Disconnection“, “I got your number“) fino ad arrivare alla torrenziale colata lavica di “Twisted black“, che rappresenta senz’altro il momento migliore dell’opera, e che chiude un long playing impeccabile nel suo essere sonicamente devastante.
Chi può, vada a vederli in azione nelle imminenti date italiane a Bologna e Torino – in cui suoneranno per l’Heavy Psych Sounds festival – perché dal vivo spaccano i culi come e più che su disco. E “Forever loaded” è un album imprescindibile per il 2026 del R’N’R, da far risuonare nell’etere a volumi impossibili, come se la vostra cazzo di vita dipendesse da questi solchi.
TRACKLIST
1. Got A Hold On Me
2. What’s Your Bag
3. Devil Rides
4. Rusty Guns
5. Procession For A Gorehound
6. Get Out Of My Head
7. Got You On The Run
8. Disconnection
9. I Got Your Number
10. Twisted Black










