iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999

Recensione : :: ACUFENI :: FASTIDI AURICOLARI CONTEMPORANEI #49

Cinquanta (meno uno) episodi di :: acufeni :: in compagnia di Akem Manah, Diana Darby, Miserate, Mordeo e Void of Light, per una serie di sollecitazioni decisamente eterogenee, ma tutte comunque orientate ad un approccio di rivolta, sentito come necessario, che non possiamo non condividere in toto, senza se e senza ma.

Akem Manah, Diana Darby, Miserate, Mordeo e Void of Light

Cinquanta (meno uno) episodi di :: acufeni :: in compagnia di Akem Manah, Diana Darby, Miserate, Mordeo e Void of Light, per una serie di sollecitazioni decisamente eterogenee, ma tutte comunque orientate ad un approccio di rivolta, sentito come necessario, che non possiamo non condividere in toto, senza se e senza ma.

Akem Manah :: Threnodies

Li pensavamo morti e sepolti, e invece gli Akem Manah sono ancora con noi. Ci ha pensato la svedese Black Lion Records, etichetta che guarda al death metal melodico che incrocia il doom, a riportarli in vita. Sono infatti passati ben sedici anni da quel The Testament of Sealant Mound, che, nel 2010 aveva rappresentato il loro debutto discografico.

Threnodies è il titolo che hanno scelto per sancire la loro rinascita. Un ritorno che rappresenta il suono di una autentica discesa nel profondo del nostro inferno interiore, quello che, per capirci, ci consegna direttamente alla follia. Sondiamo l’oscuro quindi, e lo facciamo cercando di scrollarci di dosso tutta la sterilità delle posizioni di comodo che siamo soliti prendere. Threnodies è disco tanto horrorifico quanto atipico per la Black Lion.

Un disco che si distacca dai canoni a cui la label ci aveva abituato, grazie ad un approccio che va a perorare l’idea di provare a percorrere una strada che possa davvero dirsi propria. Un’operazione tutt’altro che semplice, soprattutto per una realtà come quella degli Akem Manah, che sono nati e cresciuti con, sullo sfondo, le gesta eroiche di un movimento come quello del doom di stampo britannico, colte nel loro periodo d’oro. Un album davvero ben fatto, intelligentemente orchestrato con gusto e perizia, in grado di conquistare senza difficoltà alcuna il cuore di tutti coloro che nonostante il passare degli anni continuano a nutrirsi di emozioni musicali glaciali.

Funereo e monumentale quando deve calcare sui propri incisi, melodico nel momento in cui deve flirtare con la bellezza, Threnodies sa perfettamente come mantenere alta l’attenzione e fidelizzare il proprio pubblico. Questo dei Akem Manah è un album che richiede una concentrazione, e una devozione, pressoché totali, in virtù di una fruibilità che non è per nulla immediata, ma che garantisce un’immersione profonda negli antri più oscuri dell’animo. Per quello che riguarda la personalità di cui sopra, per ora possiamo dire di aver gettato le basi per andare a costruirla, un poco alla volta. Il resto, verrà, con tempo. Per adesso accontentiamoci.

Diana Darby :: Otterson

Dopo un silenzio di 12 anni Diana Darby torna a pubblicare un album, il quinto di una carriera consacrata dal matrimonio con la Delmore Recording Society, ancora una volta al suo fianco. Otterson arriva quindi quando meno ce lo aspettavamo, e, stando a quanto abbiamo letto online, quando forse nemmeno lei ci credeva più, anche perché si tratta di un disco che ha avuto una gestazione lunghissima, iniziata durante il lockdown pandemico, e conclusa soltanto adesso.

Quello della Darby è un album necessario per tutti coloro che intendano guarire le proprie ferite in prima istanza, per poi andare, in un secondo momento, a rivolgere le proprie attenzioni verso tutto quel mondo sofferente che ci circonda, in cui la folk singer di Houston, TX ( ma californiana di adozione ) non si riconosce più. Inizialmente concepito come un doppio 12″, Otterson, ha visto poi scemare il proprio minutaggio fino alla versione odierna a disco singolo. Scelta che ha garantito una maggiore interazione con l’ascoltatore, sublimata dall’idea di base che ruota ( concettualmente ) intorno alla straniante sensazione di alienazione derivante dalla perdita di un qualcosa / qualcuno di caro.

La Darby cerca dunque di andare a sollecitare le nostre reazioni riportando il discorso globale dell’album in un approccio sociale, ed emotivo, derivante dalla perdita delle emozioni, ma anche, e soprattutto, della voglia di emozionarsi, e di gioire. Un disco che, grazie alla voce di Diana, riesce a trasformarsi in un rituale quasi ipnotico che ci trasporta in una dimensione quasi spettrale, dove tutto pare possibile, e dove il silenzio fa un rumore assordante. Forte dell’idea che, per fuggire dai buchi neri occorra infilarcisi quanto più in profondità, Diana Darby è riuscita a realizzare un album in grado di congelare il tempo, impedendo al dolore di moltiplicarsi e diffondersi. Un album che quindi possiamo pensare realmente terapeutico per lei, e salvifico per tutti noi.

Un album che, alla resa dei conti, non possiamo che inquadrare come un tentativo di spogliare il suono da tutto ciò che non serve, in modo da parlare al cuore di chi ascolta, attraverso un approccio minimalista che garantisce un’atmosfera rarefatta di grande ( e gioiosa ) tristezza, ma anche si fascino e intensità.

Miserate :: Weaver Of Witchery

Dopo l’EP di esordio A Ritual of Doom, uscito solo in cassetta una paio di anni fa, tornano a far sentire il proprio canto i norvegesi Miserate, con Weaver Of Witchery, album che ce li ripresenta in un ottimo stato di forma. In questo caso la band scandinava ha scelto di farsi affiancare dalla Rekviem Records ( precedentemente conosciuta come Duplicate Records ) per la stampa del 12″.

Il disco mostra immediatamente il proprio carattere, attraverso un sound monoliticamente ossessivo volto a riportare in auge un approccio sonoro che deve ( e molto ) agli anni d’oro del doom britannico, quando, a ridosso della fine del millennio erano proprio le band albioniche a dettare legge in materia. Un disco che va inquadrato come un manifesto malinconico a cui guardare, per provare a ricercare una ragione per sopravvivere, in un mondo che non sentiamo nostro, e alla nostra portata. Un lamento disperato a tutti gli effetti, per una rivisitazione di quei suoni oscuri e pesanti che la Peaceville Records ha sdoganato ovunque per anni. Ad un primo ascolto Weaver OF Witchery pare non avere alcun punto debole, anzi, proprio grazie alla grandezza del suo lato più oscuro, appare ancor più solenne nel suo incedere imperioso. Intenso e suggestivo, l’album mostra con semplicità come si possa andare a dilatare il suono, senza per questo perdere in aggressività e intensità.

Questo dei Miserate quindi è un disco a cui guardare nel tentativo di lasciarsi andare, e perdersi, liberando i sensi, spinti dalla carica emotiva di una band dal piglio disperato che fa della disperazione più sconfortante il proprio motore interiore. È come se i Miserate volessero convincerci del fatto che, realmente, un giorno, potremmo arrivare a vivere un giorno in un mondo in cui il sole non sorgerà mai più, confinati in un buio eterno, negli abissi di un mondo che ci ha messo ai margini e che ha come obiettivo quello di eliminarci lentamente. Musica oscura per il nostro lato più oscuro, a metà tra dolore e sofferenza in un contesto in cui il piacere non ha ancora scelto da che parte stare.

Sostanzialmente parlando, i Miserate non offrono soluzioni innovative, anzi. Si limitano soltanto a riportarci agli anni in cui tutto ci sembrava realmente bellissimo, proprio perché oscuramente legato ad una visione misantropica e pessimista della vita. Anni che ricordiamo con piacere, anni in cui eravamo bellissimi perché ci nutrivamo di tristezza, ma coltivavamo una speranza. Oggi, invece, stiamo molto peggio. Oggi siamo consapevolmente rassegnati.

Mordeo :: Mordeo

I Mordeo arrivano dalla California, appena fuori Sacramento andando verso nord. Sono attivi dal 2023, ma solo oggi, dopo 3 anni di assestamento, e consolidamento, arrivano al debutto su disco.

La loro – guardandoli da fuori, da un punto di vista soprattutto concettuale – è una visione di insieme che guarda alla collettività, pienamente ( e fieramente ) collocabile in un contesto di autogestione, di ribellione, e di controcultura. Una visione che, per quello che invece attiene all’album in questione, non fa mistero di prendere spunto dalle storture odierne ( soprattutto sociali ) per provare a trasformare tutte queste negatività in un qualcosa che possa smuovere la gente, e riportare le idee di rivolta al centro del sentire comune.

Dopo un preambolo di questo spessore non possiamo che inquadrare e raccontare i Mordeo come una realtà affine a un mondo ( e un pensiero ) hardcore punk per quello che riguarda l’origine sonora, anche se, alla lunga, durante l’ascolto, emergono tutta una serie di sfumature che spaziano e si spostano verso soluzioni decisamente più moderne, ma non per questo meno abrasive. Il tutto mescolato a dovere da un approccio che guarda in ogni direzione possibile, in modo da rendere reale e tangibile tutto quel fastidio che sentono addosso, e che permette loro di sfogarsi, passando da un timbro e un registro sonoro all’altro nel giro di un istante. L’album ( omonimo ) è quindi una gradita sorpresa, di grande impatto e portata, proprio perché ci presenta una band che dimostra di sapersi districare al meglio in ogni tipo di situazione, restando fedele alla sua idea di base, ancorata ad un sound sporchissimo che coniuga rumore e rabbia.

Un album in cui la sensazione prevalente è quella di un fastidio costante, che sublima la necessità di esaltare la violenza di una risposta crudamente doverosa, in un mondo incanalato in un oscuro vortice di degrado. Un album che è – al tempo stesso – eccesso, dissoluzione ed agghiacciante follia, con cui i Mordeo si propongono di “rimettere al proprio posto (cioè lontano dalla società) tutti quei razzisti e bigotti che popolano le strade, e che le infestano con la loro retorica odiosa e retrograda”.

Difficile non essere d’accordo.

Void of Light :: Asymmetries

Dopo un paio di EP pubblicati tra il 2022 e il 2023, gli scozzesi Void of Light arrivano al debutto discografico su 12″. Asymmetries è il titolo che il sestetto di Glasgow ha scelto per illustrare al meglio la propria idea di fastidio applicato in musica.

Un’idea che sposa un approccio decisamente moderno, a livello di sonorità, che si esalta attraverso tutta una serie di contrapposizioni tra luce ed ombra. Se la partenza pare orientata a riprendere i temi e i cliché di un passato vicino al post metal, con questo recente Asymmetries i Void of Light inseriscono elementi che, grazie ad un tocco di imprevedibilità ascrivibile al progressive, si allontanano da quanto ci saremmo aspettati in prima istanza. In sintesi estrema, possiamo parlare di un album di ricerca, che riesce ad essere dinamico in ogni sua manifestazione, grazie ad una ricchezza di sfumature magnetiche e intense.

Un album che (ci) culla dolcemente, e altrettanto dolcemente (ci) tiene avvinghiati, sfruttando tutta l’enfasi di un legame altamente emotivo. Un disco pensato in maniera intelligente, senza cioè andare a fossilizzare l’ascolto unidirezionalmente, e liberando aspetti apparentemente contrastanti ( aggressivi ed atmosferici ) in egual maniera, in modo da mantenersi in costante equilibrio, in attesa di deflagrare. I Void of Light dimostrano quindi di saper attendere il momento giusto per osare, e lo fanno senza la fretta di chi vuole bruciare le tappe, rischiando di eccedere e rovinare l’armonia di fondo.

La grande qualità della band scozzese, è infatti quella di essere stata in grado di realizzare un album in cui ogni singolo strumento riesce ad avere il proprio risalto, senza eccedere e senza prevaricare il contesto in cui si muove. Un album a suo modo imponente, in cui tutto appare perfettamente bilanciato, proprio perché messo al servizio del bene collettivo, dell’obiettivo primario e della resa complessiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Feversea, Killing Pace, Rosa Faenskap, No/Mas e Salos

:: ACUFENI :: FASTIDI AURICOLARI CONTEMPORANEI #48

La cappa di calore è inarrestabile. E finora a nulla, o quasi, sono serviti i nostri tentativi di attenuarne gli effetti. Ci riproviamo oggi, con le più recenti uscite di Feversea, Killing Pace, Rosa Faenskap, No/Mas e Salos.