Partiamo dall’inizio. O forse un pò dopo. Anzi, decisamente dopo. Anche se, forse, dato che entrambe le band hanno pubblicato il loro album di esordio nel 1987 ( Gluey Porch Treatments per i Melvins, e Scum per i Napalm Death ) forse qualcosa da dire ci sarebbe. Ma rischiamo di diventare noiosi, e di perdere il focus su quello che stiamo per dire.
Intanto, non possiamo non partire dal fatto che si tratta di due band che hanno influenzato in modo seminale i rispettivi generi musicali. Possono piacere o meno, ma, al netto di questo, si tratta di una realtà incontrovertibile. Due band apparentemente agli antipodi a livello di velocità esecutiva, ma non di intransigenza, e di stile. Due band “uniche”, che troviamo qui combinate in modo egregio, in grado di esaltare le rispettive qualità. Due band innovative che, insieme, riescono ad ottenere un risultato intrigante, frutto di una coesione che appare naturale, leggerissima e dotata di grande freschezza.
Restando ancora sui preamboli, crediamo sia doveroso stilare una distinta con le formazioni in campo. Da una parte abbiamo Roger “Buzz” Osborne e Dale Crover. Mentre come dirimpettai troviamo Shane Embury, Mark Barney Greenaway e John Cooke. Un tre contro due in favore dei britannici, che però, a livello di amalgama non emerge in modo così netto, anzi. Lo stile del disco infatti pende, decisamente, in favore dei Melvins. Guardando al disco a posteriori, non possiamo non convenire sul fatto che, tutto questo era già stato, almeno in parte preannunciato. Non a caso infatti, in copertina campeggia un “The Melvins with Napalm Death” che pare mettere in chiaro le cose, ben oltre ogni fraintendimento. Nessuna conversione dei Melvins al grindcore. Purtroppo.
Originariamente uscito per la Amphetamine Reptile Records lo scorso anno, Savage Imperial Death March è stato ristampato quest anno con l’aggiunta di due bonus track ( Awful Handwriting e Comparison Is The Thief Of Joy ) grazie alla lungimiranza della Ipecac Recordings. Ed è proprio a questa sorta di “extended version” che facciamo riferimento noi oggi in sede di recensione.
La storia racconta di una liaison tra i due gruppi sublimata ancor prima di questa release, grazie ai due tour intrapresi insieme nel 2015 ( Savage Imperial Death March Tour con ospiti i Melt Banana ) e nel 2025 ( Savage Imperial Death March Tour part 2 con ospiti i Weedeater ) individuati come occasione per gettare le basi di questa collaborazione.
La storia però parla anche di uno split datato 2013, uscito per Amphetamine Reptile Records nella sola versione in 12″ limitata a 700 copie. Si tratta della nona uscita per la Sugar Daddy Live Split Series dei Melvins, che sul lato A piazzarono una versione live di The Hawk ( versione originale su (A) Senile Animal del 2006 ), mentre sul B i Napalm Death scelsero di coverizzare To Go Off And Things dei Cardiacs, e di pubblicare per la prima volta su disco Oxygen Of Duplicity, utilizzata come brano introduttivo ai loro concerti dal 2009, ma mai stampata da nessuna parte. Entrambi i brani vennero inclusi tempo dopo, nella raccolta di inediti e rarità Coded Smears and More Uncommon Slurs, pubblicata nel 2018.
Un qualcosa che, a quanto pare, era scritto negli astri.
Da un punto di vista estremamente formale, e freddo, possiamo inquadrarlo immediatamente come un album che non riusciamo a vedere inserito in nessuna delle due discografie. Il che, però, non deve essere visto come un qualcosa di negativo, anzi, si tratta esattamente del contrario. È il segno che le due band sono riuscite a realizzare un qualcosa che esula dagli stereotipi che siamo soliti associare loro. Un qualcosa di alieno rispetto ai loro percorsi abituali. Una piacevole deviazione.
Savage Imperial Death March è, però, soprattutto, un disco che non vuole strafare, e che si limita a colpire duro, cercando di essere quanto più diretto possibile. Dopo tutto, sarebbe anche ridicolo, per le due band, se così fosse. Sono i rispettivi curriculum a parlare per loro. Un disco in cui, alla fine, è inutile andare a cercare quei riferimenti a una o all’altra. Negli otto brani ( per quasi quaranta minuti complessivi ) non troverete nulla di tutto ciò, ma solo l’esperienza, e la classe, di un manipolo di musicisti che hanno scelto di divertirsi, realizzando un esperimento che, stando a quanto ne sappiamo al momento, potrebbe anche considerarsi come autoconclusivo.
Entrando nel dettaglio, non possimo non aprire l’analisi evidenziando come si tratti di un album collaborativo, a tutti gli effetti. E questo non è poco, dato che, spesso, con nomi di questo calibro, si tende ad essere eccessivamente autocelebrativi, soffocando la creatività, sull’altare dell’idolatria personale.
Ma, perché un ma c’è sempre, dopo ogni inizio che si rispetti, non gridiamo al miracolo. Non è questo il caso. Ci sono molte cose buone, ma – forse – altrettante da scartare, non fosse altro che per il fatto che sostanzialmente non accrescono il valore della proposta.
Da un punto di vista affettivo, per noi non c’è assolutamente partita. Napalm Death tutta la vita, senza se, e senza ma. Anche se, qui, alla fine dei conti, non è che ci sia un tocco che richiama l’intransigenza estremistica, e che emerge in modo prepotente e preponderante. Da nostalgici del grindcore puro ( quello intransigente, sporco e politicizzato ) avremmo gradito un maggiore appeal verso questo nostro punto di riferimento, con una maggiore frenesia complessiva. Abbiamo però purtroppo riscontrato che di base l’album vira verso un approccio alla Melvins, su cui innestiamo alcune delle caratteristiche dei Napalm Death. ( l’assurdo che diventa realtà, ci volevano i ND per farci piacere i Melvins )
Quello che ci è piaciuto dell’album è la voglia ( e la disponibilità ) a mettersi al servizio della resa globale, come se si trattasse realmente di un collettivo. Ognuna delle realtà coinvolte ha apportato il proprio bagaglio sonoro senza imporlo. In modo da riuscire a coinvolgere nell’ascolto sia la fanbase di una che dell’altra. Fermo restando che poi, alla fine, siano da considerarsi separate. Per noi lo sono, in modo netto, ma siamo certi che molti di coloro che stanno leggendo apprezzano in egual modo entrambe le band. Alla fine si tratta comunque di un buon disco, intrigante al punto giusto, che ci piace riascoltare, anche più di una volta di fila.
Ci chiediamo spesso quale che sia il senso reale di progetti di questo tipo. Ma altrettanto spesso non riusciamo a trovare una risposta in grado di soddisfare la nostra curiosità. Rispetto a tante altre iniziative simili, Savage Imperial Death March è un esperimento riuscito, proprio perché esula dalle comfort zone delle due band, andandosi a collocare in un contesto terzo, alieno ad entrambe.
Crediamo che sia però inevitabile andare ad approcciare l’album in modo neutro, senza cioè tener conto di chi lo ha realizzato. Impresa tutt’altro che semplice, dato tutto il parlare che si è fatto in questi mesi. Se dovessimo limitarci a questo, a parlare dell’album esattamente per quello che è, e che rappresenta, vale a dire un album musicale, non potremmo che dichiararci soddisfatti per la resa finale. Il problema ( se di problema vogliamo parlare ) nasce nel momento in cui stravolgiamo il ragionamento iniziale riportando l’album in un contesto in cui i nomi dei Melvins e dei Napalm Death assumono un peso e uno spessore differente, e di cui non possiamo non tenere conto.
Però, al netto di tutto quanto, è innegabile come si tratti di un album di cui ci siamo innamorati, almeno in parte, intrigati da un gusto e un carattere deciso che ultimamente riscontriamo molto di rado, in grado di sublimare una sperimentazione mai eccessivamente proiettata verso l’autoerotismo fine a se stesso. Un album che merita tutta la vostra attenzione, e che se, avessimo ascoltato senza sapere chi lo avesse realizzato, avremmo inserito tra quelli più interessanti. Perché alla fine, è questo che dobbiamo fare. Ascoltarlo, a mente aperta e senza condizionamenti. Solo allora saremo in grado di capirlo. E di apprezzarlo.
https://melvinsofficial.bandcamp.com/album/savage-imperial-death-march
The Melvins with Napalm Death Savage Imperial Death March Stream
The Melvins with Napalm Death Savage Imperial Death March Tracklist
1. Tossing Coins Into The Fountain Of Fuck
2. Some Kind Of Antichrist
3. Awful Handwriting
4. Nine Days Of Rain
5. Rip The God
6. Stealing Horses
7. Comparison Is The Thief Of Joy
8. Death Hour










