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Recensione : Bologna Violenta – Oblomovismo

Il declino della società contemporanea lo si constata, amaramente, osservando le masse, lobotomizzate dai media generalisti, che non protestano per i diritti sociali (la casa e l’abitare, il mondo del lavoro ridotto a una giungla, sanità, pensioni e la scuola sempre più trasformata in un “diplomificio” che delegittima la formazione classica del libero pensiero e non forma coscienze civiche, ma vuole solo preparare le nuove masse di domani a un futuro di sfruttamento e precariato, perché la cultura fa paura al Potere, e allora è molto meglio indottrinare le giovani generazioni sulle professioni manuali, per diventare “imprenditori di se stessi” e far sfornare migliaia di nuovi elettricisti, idraulici o camerieri nella ristorazione, smerdando le professioni che invece richiedono un uso massiccio dell’intelletto: sputagli al professore di storia e filosofia, tanto sono tutti “comunisti”…) privatizzati, depotenziati o negati dai vari governi asserviti ai diktat neoliberisti, ma si scannano per fare file chilometriche per accaparrarsi l’ultimo modello dell’orologio più in voga del momento, o del nuovo i-phone o qualsiasi altra merce prodotta “in edizione limitata” (è questo il vero capolavoro del consumismo capitalista, che ha cancellato la cultura e azzerato i cervelli di tanta gente) o vedendo le cosiddette istituzioni che minimizzano la gravità di un genocidio etnico che si sta consumando, da anni, dall’altro lato del mar Mediterraneo (ridendo dell’indignazione delle persone che hanno ancora un cuore) la culla del presunto “mondo libero e democratico” occidentale.

Lagggente si annoia (e se la prende con lo straniero e chi è “diverso” dal gregge, altro capolavoro dello status quo che gli fa amare gli aguzzini e odiare chi è sulla stessa barca, invece di solidarizzare con gli sfruttati e i discriminati per motivi sessuali, etnici e razziali) ed è con le pezze al culo, tra non molto tempo non potrà neanche fare più la spesa o far benzina, con la crisi energetica e il carovita galoppante causato dalle guerre imperialiste (alle quali il nostro Paese partecipa attivamente, da fedele cagnolino ubbidiente del ciuffo biondo che sta distruggendo il mondo) ma il sistema del “libbberoh mercatoh” la tiene buona con le offerte imperdibili dei biglietti delle compagnie aeree low cost a soli 10 euro per farsi i weekend “senza pensieri” nelle capitali “Instagrammabili”, perché oggi si deve per forza viaggiare viaggiare viaggiare, c’è la smania del travelling a tutti i costi, e se non lo fai vieni considerato un perdente e uno sfigato. E ti viene quasi la provocazione di rivalutare Oblomov.

Chi è Oblomov? Il protagonista di un romanzo del 1859 dello scrittore russo Gončarov, ma potrebbe essere un lato della personalità di ognuno di noi. Pigro e apatico, non si alza dal divano, procrastina ogni impegno e non porta mai a termine alcuna attività. Quanti di voi (compreso chi vi scrive) preferirebbero una vita lenta, scandita e pacata, con zero responsabilità che gravano sulle spalle, pur di non avere niente a che fare e spartire con questo mondo di oggi, frenetico, autodistruttivo, “competitivo” e guerrafondaio? E invece l’Oblomov del ventunesimo secolo si rituffa sul divano (fisico o digitale che sia) fagocitato da una ignavia tossica, non coglie la possibilità di avvalersi delle infinite possiblità di conoscenza offerte dalle nuove tecnologie per studiare ed acculturarsi, ma le utilizza in modo deleterio, attraverso lo sfogatoio dei social network, trincerandosi dietro uno schermo da dove giudica e trova nemici e colpevoli per ogni suo fallimento, convinto di stare sempre e solo dalla parte della ragione.

E’ questo il succo concettuale alla base di “Oblomovismo”, settimo album complessivo dei trevigiani BOLOGNA VIOLENTA, progetto di musica sperimentale fuori dagli schemi, e all’insegna dell’anarchia sonora, ideato dal violinista e polistrumentista veneto Nicola Manzan (musicista e personaggio vulcanico e dalle mille risorse, che non si fa problemi a collaborare trasversalmente con artisti mainstream e, allo stesso tempo, muoversi nell’underground) nel 2005, che col passare del tempo ha coinvolto anche il polistrumentista Alessandro Vagnoni (con un passato in band death metal, e un presente che lo vede impegnato anche in veste di one-man band) a occuparsi delle batterie.

Il disco, uscito a febbraio su Dischi Bervisti, arriva a sei anni di distanza dal precedente “Bancarotta morale” e segna un ritorno a sonorità cybergrind che prendono la forma-canzone e ne fanno brandelli, frammenti dinamitardi che brutalizzano il concetto di “melodia” soffocandola sotto strati di distorsioni chitarristiche, che sclerano in schegge impazzite dadaiste rese ancora più surreali da atmosfere esotiche e i finti campionamenti in lingue ignote (al mondo occidentale) da dischi e film contenenti loop e “citazioni” dal passato invecchiate male, perché ciò che oggi può apparire futuristico, in un domani non lontano potrà risultare obsoleto e reazionario come certi linguaggi irricevibili campionati lungo gli assalti sonici. Tra una cantilena asiatica, bestemmie e un reportage sui malati di lebbra, e attraverso una schizofrenica rassegna di personaggi variegati (come i Papi e Wanna Marchi) trasfigurati dal tritacarne grind cinematico, si descrive la fragilità intellettuale di tante persone incapaci di farsi una cultura tale dal potergli permettere di formarsi un proprio pensiero indipendente, e che si lasciano abbindolare dall’assolutismo delle dottrine religiose o, peggio ancora, dai “santoni” televisivi che truffano i creduloni – trattandoli pure di merda – promettendo “cure miracolose” fittizie (del resto, milioni di italiani hanno creduto, per trent’anni, alle frottole raccontate dal teleimbonitore numero uno per eccellenza, e oggi continuano a perserverare “dando fiducia” anche ai/alle suoi/sue eredi politici).

Al declino della società contemporanea, BOLOGNA VIOLENTA risponde orchestrando il declino della musica contemporanea con “Oblomovismo“, un album non per tutti e “condannato” a essere amato da una ristretta cerchia di appassionati di sonorità “altre” e sovversive, un’opera di avanguardia rumorista che disseziona le coscienze e in egual misura spiazza, fa scompisciare dalle risate e fa riflettere tristemente su questa sghangherata e immorale società dei consumi, tentando di risvegliarci dall’apatia con sedici abrasivi, metaforici schiaffi in faccia.

TRACKLIST

1. oblomovismo
2. tuk-tuk extravaganza
3. somari
4. fiabe francesi
5. sofia
6. uomini sottosviluppati
7. l’amuleto
8. el bombero torero
9. multiscolor
10. il vitello d’oro
11. blublublublublu
12. calcolatrice
13. la luna
14. wanna be satan
15. mosche
16. bestia uccide a sangue film

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