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Recensione : The Queen Is Dead Volume 205 – Absu, Enduser, Lesotho, Putred

Absu, Enduser, Lesotho e Putred: quattro dischi tra black/death rituale, breakcore inquieta, post metal catartico e death romeno marcio. Nessuna posa.

Absu, Enduser, Lesotho, Putred

Ristampa delle demo degli inizi di un grandissimo gruppo black\death metal, un vortice composto da breakcore e drum and bass atmosferica, post rock e post metal che curano e si chiude con death metal romeno pubblicato in Cina.

ABSU

Ristampa remasterizzata per i trentacinque anni di “The Temples of Offal / Return of the Ancients”, i primi due demo dei texani Absu, da parte delle triestina ATMF.

“The Temples of Offal” and “Return of the Ancients”, uscirono originariamente nel 1991, e furono le prime due uscite discografiche degli Absu, un gruppo texano che da lì in poi avrebbe rivestito un ruolo molto importante nel black\death metal più estremo.

Queste due demo, ora rimasterizzate a partire dai DAT e dai nastri originali, sono la dimostrazione sonora di come gli Absu siano stati fin dai loro primi passi un gruppo al di fuori del comune, sviluppando un suono ed un esoterismo che non hanno eguali. In queste due demo i texani prendono il black ed il death metal e li stravolgono totalmente, ponendo le basi per quella esplorazione sonora che dura tuttora, e che li ha condotti molto lontano.

Questi due primi demo sono ancora in parte acerbi, ma si sente appieno la forza di un gruppo che scardina le coordinate sonore dei generi estremi e porta tutto ad un livello superiore, dando anche prova di un coinvolgimento ed una conoscenza esoterica mai comune o semplicistica. La versione rimasterizzata rende ancora più profondo e forte il suono di queste due prime prove, anche grazie ad una grande cura per questa uscita per i trentacinque anni, con la rimasterizzazione curata da Equitant agli Agurak Studios, e sempre lo stesso Equitant e Francesco Gemelli si sono presi cura delle grafiche interne del disco, mentre la nuova copertina è stata firmata da Monica Mey, ed è davvero una copertina speciale, esoterica e preziosa. Questa nuova veste è un portale ancora più potente per entrare nella dimensione degli Absu, un posto immenso e oscuro quanto sconosciuto, con dei terribili e tenebre che mangiano tutto.

Un omaggio molto sentito e curato che ridà vita alle prime prove di un gruppo gigantesco ed orgogliosamente underground, e uno degli esperimenti meglio riusciti di black e death metal totalmente al di fuori degli schemi, un rituale particolarissimo.

 

ENDUSER

Dopo dieci anni di attesa torna Enduser, il progetto breakcore e drum and bass del produttore americano Lynn Standafer, il titolo è “Unquiet” ed esce per Decay Recordings. Trasferitosi recentemente a Stoccolma, Lynn rimette in piedi questo suo ottimo progetto di musica elettronica veloce e spezzettata, e ci porta in giro per dimensioni senza soluzioni di continuità, variando fra breakcore, drum and bass atmosferico, movimenti repentini che si accompagnano ad ampie visioni melodiche, aperture di grande respiro che fanno collimare cielo e terra.

Lynn durante la sua carriera ha collaborato con tantissimi altri artisti, da Bill Laswell a Justin K. Broadrick solo per citarne alcuni, e ha sempre mantenuto una visione molto futuristica della breakcore e della drum and bass meno commerciale, ampliando sempre i termini di entrambe, portandoci in una distopia musicale molto personale ed originale.

“Unquiet” è come il suo titolo, un vagare inquieto fra mondi e futuri differenti, con una profondità ed una sensibilità musicale sconfinate, proponendo un affresco elettronico che non ha eguali. Qui la breakcore e la drum and bass si fondono perfettamente in un ibrido sonoro che solo Enduser sa fare, e che conferma quanto di buono ha fatto in questo campo per venti anni. In questi dieci anni di pausa dall’ultimo album, Enduser non è rimasto con le mani ferme, ma ha firmato remixes, collaborazioni e nuovi singoli, ma un disco così organico lo aspettavamo da tempo.

Estate, inverno, gioia, terrore, ricerca di sicurezze, ritmi che volano veloci, sintetizzatori che ci fanno respirare l’aria d’alta quota, la città che ci sfila accanto veloce, un ritmo che ha un suo percorso bene preciso, una produzione perfetta che riflette al massimo l’enorme valore di questo disco. Un valore che va ben oltre la drum and bass e la breakcore, creando un universo contundente e al contempo variabile e bellissimo.

 

LESOTHO

“A flashing of pain glass” è il terzo disco dei bostoniani Lesotho, un gran gruppo di post metal e post rock strumentale. Per descrivere al meglio questo disco potrebbero bastare le parole del gruppo stesso : “In un luogo che ci risulta sempre più difficile considerare nostro, “A flashing of pain glass” è nato come un punto fermo su cui poter contare. Questi cinque brani simboleggiano un mondo in inevitabile mutamento e la ricerca di una bellezza autentica nel caos”.

Questa è la migliore descrizione del disco usando le parole, poi c’è ancore quella migliore, ascoltare il disco e farlo diventare il nostro punto fermo di bellezza in mezzo al caos. Dentro questo lavoro c’è tantissima bellezza e molta poesia, voglia di deliziare le nostre orecchie con suoni potenti o dolci a seconda di cosa si vuole dire, se c’è da correre verso il cielo, o se bisogna stendersi su di un prato durante la notte stellata.

“A flashing of pain glass” è una cura per la nostra anima, un cercare qualcosa di bello e anche doloroso, non solo salvifico o catartico, attraverso la musica, che qui recupera la sua funzione di catarsi lenitiva anche attraverso la riapertura delle nostre ferite. Post rock e post metal di altissimo livello, il tutto strumentale e commovente, registrato al The Bridge Sound & Stage Music (Isis, BEDTIMEMAGIC, Miracle Blood) registrato e mixato da Alex Allinson, come entrambi i dischi precedenti. Il disco è stato poi mixato da Carl Saff al Saff Mastering (Cursive, Fu Manchu, Modern Life Is War), e l’arte del disco è stata curata da Thibault Landemaine del Jack Hillside Collective.

Tutto funziona meravigliosamente come dentro un’opera di musica classica, le canzoni diventano movimenti, il cielo si apre e si chiude, le stelle ci parlano e attraverso caos emotivo troviamo una possibile risposta al caos che sta dentro e fuori di noi, e che ci fa male. Un lavoro post rock e post metal di altissima qualità, con una sensibilità fuori dal comune per un gruppo che non è decisamente come gli altri.

 

PUTRED

Un disco di un gruppo death metal romeno cantato in romeno pubblicato per un’etichetta cinese, ed è un grandissimo disco di death metal. La globalizzazione a volte regala dei tesori come questo, che in una sola mossa ci fa conoscere due realtà molto interessanti, i Putred e la Awakening Records. “Blestemul din Adânc” è il terzo disco sulla lunga distanza dei Putred, gruppo formato nel 2020, e molto prolifico in quanto a singoli e split con altri gruppi.

La proposta sonora del gruppo della Transilvania è un death metal classico e molto ben suonato, marcio e con un andamento epico, sullo stile degli Asphyx, Necrophagia e death metal anni novanta. Il cantato in romeno si sposa molto bene con il loro death metal, contribuendo a creare un’atmosfera cavernosa, polverosa e sanguinaria, un qualcosa che piacerà molto ai tanti fanatici del death metal.

Come affermato dalla stessa band, la loro intenzione iniziale era quella di fare un ep, ma poi le tracce si sono moltiplicate e sono diventate tante e tutte valide, per cui si è optato per l’album, cleta che si è rivelata molto felice. Il disco ha un andamento sicuro e un groove di grande qualità, l’ascoltatore può trovare tanti mid tempo, pezzi più veloci e ottime ripartenze, assoli infuocati e momenti di vero sanguinamento, per un disco death metal come non se ne ascoltavano da tempo. I Putred hanno quel tiro speciale che pochi gruppi hanno, e la loro giovane età porta un’energia ed un entusiasmo particolare nella loro musica.

I Putred amano alla follia il death metal, ne hanno ascoltato moltissimo e hanno uno stile particolare che li rende un grande gruppo di death metal, ascoltare “Blestemul din Adânc” per credere, e soprattutto per muovere avanti ed indietro la testa.

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