ROPE
“For all the marbles” dei Rope su Jungle Noise Records è il nuovo discodi questo trio torinese che fa noise rock, grunge con tocco di hardcore, fra Drive Like Jehu, Metz, e tanto noise a stelle e strisce. I membri dei Rope provengono da gruppi come Tutti i Colori del Buio, e The Ponches, e hanno messo in questo disco tanto delle loro passate esperienze sonore.
I Rope sono uno di quei gruppi che potrebbero benissimo uscire per etichette come la Sub Pop, hanno un respiro internazionale che si esprime al suo meglio in questi venticinque minuti di musica. Dopo un debutto più che positivo i Rope vanno oltre il post hardcore del primo disco e confezionano questo gran disco, una miscela esplosiva che non ha un attimo di tregua.
La composizione del disco è molto ben strutturate, tutto scorre molto bene, il suono dei Rope è tecnico, granitico ed abrasivo, sanno anche fare benissimo delle ottime melodie, e tutto il disco è pieno di momenti notevoli. Le tracce sono pressoché perfette, come la durata, perché in fondo questo è un disco con uno spirito punk, urgente e contundente.
I Rope hanno messo moltissimo di loro in questo lavoro, hanno una passione speciale per la musica incendiaria e lo si sente molto bene, e in questo lavoro parlano delle difficoltà che tutti attraversiamo tutti i giorni, e della forza che ci vuole per andare avanti, in un contesto affatto facile. Questo disco sarà una vera gioia per gli appassionati del post hardocore e noise americano e del post punk britannico dell’ultima generazione, questo è veramente un disco speciale.
LEAVING VENICE
“Price of caring” su Dear Gear Records etichetta italiana sempre sul pezzo per quanto riguarda sonorità alternative, è il debutto discografico dei giovani Leaving Venice da Piacenza. Il loro suono è un incredibile dreamgaze, con tanto shoegaze e una maniera di fare musica che commuove. I loro brani hanno quelle melodie distorte e bellissime che solo lo shoegaze migliore sa dare, con la cantante Sara Groppi che con la sua voce colora in maniera speciale le loro canzoni, per un risultato incredibile, suoni che erodono le rocce emotive nelle quali ci siamo rinchiusi da tempo. I Leaving Venice hanno una potenza espressiva detonante, le loro canzoni ci riportano alle vette dello shoegaze, che nel loro suono viene potenziato dal dreampop, per una miscela davvero speciale.
Ascoltando questo disco si sogna forte, e lo si fa in maniera tale che sembra ancora di essere in quegli anni delle nostre vite dove tutto è possibile, e uno dei pochi rammarichi nell’ascoltare questo disco è che purtroppo i Leaving Venice si sarebbero meritati di uscire in un momento discografico molto diverso da quello attuale, un momento nel quale sarebbero stati valorizzati molto di più. Il suono di “Price of caring” è qualcosa di curativo e di lenitivo, un aiuto per superare l’acidità e la cattiveria dei nostri tempi.
Forse sarà senile da dire, ma è meraviglioso che dei giovani producano musica come questa, che sembra uscita dai garage inglesi degli anni novanta e primi duemila. Un esordio come questo è davvero raro da ascoltare, e se lo sentirete vi farà molto bene, è un disco che è un atto di cortesia e di amore verso noi stessi.
L’atmosfera di questo disco è una cartolina dal passato come da dentro di noi, dalle parte migliore di noi, con suoni delicati ma anche potenti e che riecheggiano a lungo dentro la nostra testa. I Leaving Venice sono un gruppo preziosissimo e che speriamo ci faccia compagnia a lungo, e questo debutto è da sentire a lungo, con e senza lacrime.
MELA INDIE
“Monografia” per Dischi Uappissimi è l’album d’esordio sulla lunga distanza di Mela Indie, uno dei volti artistici di Vito Antonio Indolfo, musicista e songwriter pugliese attivo dai primi anni duemila. Questo disco è un raro esempio di ricerca sonora e della parola per un prodotto pop italiano di altissimo livello, con risvolti cantautoriali.
In questi tempi di consumismo e di velocità per tutto, Mela Indie ci porta dentro la calma della tempesta perfetta, un disco se si vuole all’antica, per un musicista speciale che si presenta con grandissima modestia in “Senza paura”, forse uno dei pezzi più belli di un lavoro notevole.
Qui c’è tantissima eleganza, una grande cura per la musica e la parola, tutto è strutturato e cesellato molto bene, oltre ad un’immensa passione c’è anche talento e la voglia di fare qualcosa che possa rimanere.
Come un amante senza amore Vito costruisce un disco che mancava da tempo nella musica alternativa italiana, ovvero un disco organico e costruito per farsi sentire da cima a fondo senza soluzione di continuità, con suoni antichi e una concezione di melodia fuori dal tempo, un ritmo che si fa ricordare e che accarezza senza aggredire o essere invadente. I testi sono perfetti per questa musica e viceversa, la voce di Vito è un qualcosa che diventa additivo, i testi non sono mai ovvi come la musica che è contemporanea e moderna partendo da basi antiche. Tutto il disco è come un raffinato libro di poesia, una bellezza da arte antica eppure molto attuale, come nella commovente “Turandot (di ghiaccio)”, pezzo davvero senza tempo.
La speranza è bellezza, e qui ce n’è tantissima, e ne abbiamo davvero bisogno di un disco così. Un autore e musicista radicalmente diverso da tutti gli altri, anche per come usa l’italiano, in maniera affilata e molto inusuale.










