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Recensione : The Queen Is Dead Volume 208 – Ataraxia, Isolated System, Baratro

Ataraxia apre portali medievali, Isolated System brucia nel post-punk e Baratro affonda nel noise: tre dischi italiani da amare forte e riascoltare subito.

Un medioevo multidimensionale, noise e post punk un nuovo progetto, e poi si torna al rumore.

ATARAXIA

Arrivare al trentesimo album, con una grandissima carriera alle spalle, e avere ancora tantissime cosa da dire, è qualcosa di unico, e gli italiani Ataraxia sono un qualcosa di inimitabile. La loro trentesima fatica discografica si intitola “Sylfaera the fair” ed esce per The Circle Music, segnando l’ultimo pezzo delle trilogia cominciata con “Pomegranate” nel 2022, e proseguita con “Centaurea” nel 2024. Questo ultimo lavoro ci porta dentro la ricerca di cinque spiriti liberi, artisti e guerrieri, che arrivano sulla cima di una montagna magica durante una notte nella quale si aprirà un portale dimensionale e trasportati dalla legge dell’ottava entreranno in una nuova dimensione.

Come sempre per gli Ataraxia la musica è fatta di neoclassicismo, lirica, folk, neofolk, darkwave, giusto per dare qualche coordinata, perché qui tutto è diverso da quello che lo circonda. Rispetto alle loro opere passate il gruppo si cimenta molto bene con nuovi territori, andando più a nord, cercando una ritualità nordica che include maggiormente il folk ed il neofolk, vibrazioni che erano già presenti nella loro musica e che ora sono sviluppate a pieno. Per dare un elemento in più, un elemento assai importante, la lingua usata qui è la glossolalia, una lingua non lineare che massimizza la massimo le emozioni sulle linee musicali, una lingua inventata che rende benissimo, meglio di qualsiasi altra lingua.

Perché la sua ortografia è l’emozione e il suo luogo natale è la musica. L’opera è fortemente medioevale, lo spirito dell’età di mezzo pervade tutto, e gli Ataraxia si connettono molto bene con uno spirito che proviene da lontano e che è andato perso, e può sopravvivere solo in opere come questa.

E questa opera è gigante, ha un suono che ci riporta davvero indietro, la musicalità di “Sylfaera the fair” è un soffio antico, un qualcosa che ci riporta dentro lo spirito dei nostri avi, un sentimento che soffia possente nelle pieghe dell’antichità e dei nostri archetipi. La dolcezza e la bellezza di questo disco, il suo spirito cavalleresco e il suo essere medioevale è qualcosa di potentissimo, un sentimento che gli Ataraxia ci trasmettono da tutta la loro carriera, ma che ora è davvero giunto ad un livello superiore e questo disco ne è la più grande dimostrazione. Il senso di bellezza e di delicatezza che pervade questa opera spazia in tutti gli angoli dell’Europa antica ed anche oltre. Un lavoro molto solido ed importante, una pietra miliare di una discografia meravigliosa, figlia di una passione e di una sensibilità musicale incontenibile.

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ISOLATED SYSTEM

Da Rimini, arriva un debutto che colpisce come una scarica di freddo improvviso: “Hopeless” è il primo album di Isolated System, moniker dietro cui si cela Geraldina Toselli, in arte Geraldine Samsarå, cantautrice, produttrice, compositrice e artefice visiva di un progetto interamente autoprodotto, nato nel 2024 e già capace di dire qualcosa di preciso e difficilmente equivocabile.

Il suono di Isolated System naviga in un territorio che tocca il post-punk, l’alternative rock e certe zone sperimentali e noise, senza però mai appoggiarsi comodamente a nessuna di queste etichette. C’è qualcosa di grunge nell’approccio, qualcosa di shoegaze nella trama sonora, ma soprattutto c’è una voce che si muove con una disinvoltura precisa fra il parlato e il cantato, fra il sussurro e l’urlo trattenuto, sempre al servizio di testi in inglese che non cercano poesia ornamentale ma dicono, senza filtri, quello che devono dire.

Quello che rende “Hopeless” un disco di cui vale la pena parlare è la coerenza interna: non c’è un brano fuori posto, non c’è un momento in cui senti che l’artista stia recitando. Geraldine Samsarå ha costruito un universo sonoro che ha una logica propria, un’estetica propria, un’emotività propria, e lo ha fatto da sola, dalla produzione al visual design, facendo collimare la poetica con la musica, e la musica è un qualcosa di bellissimo, un’unione fra passato e presente di musiche post, il tutto con grande originalità. Questo disco non vuole piacere, vuole essere una strada notturna da solcare senza luce, facendo tornare quella meraviglia sonora che ci riporta a quei dischi anni novanta e primi duemila dove un suono minimale ed abrasivo, faceva meraviglie, proprio come qui. Disco fulminante e luminosissimo nella sua rumorosa ombra.

BARATRO

“No comply” dei milanesi Baratro su Supernatural Cat è uno di quei dischi che ti investe come un pugno che non ti aspetti, uno spostamento d’aria che ti travolge talmente velocemente ed intensamente che tutto diventa lentissimo, la realtà sembra una pellicola che si svolge davanti a te, e tu non puoi premere il tasto stop.

La musica contenuta in “No comply” è un misto di noise, sludge, ansia, tremore e paura. I Baratro hanno al loro interno uno dei musicisti più noise che esistono in giro, ovvero Dave Curran degli Unsane, che ha fondato il gruppo che ora vede al suo interno lui al basso e canto, Federico Hartridge (ex Council of Rats) e Luca Antonozzi (ex Marnero, ex Laghetto), e con il nuovo violoncellista Matteo Bennici che regala una tonalità diversa al loro rumore e lento furore.

I Baratro sono uno dei migliori gruppi attualmente in giro in campo noise, con delle melodie che toccano il post hardcore e una marcezza che proviene dallo sludge, il loro spettro sonoro è molto ampio e sono davvero innovativi in un campo no facile, basti ascoltare un brano come “Not all there”, per capire che si parla di un gruppo speciale e senza eguali. Il rumore e le sue tensioni, i suoi pesi e contrappesi è l’idea centrale del disco, e il gruppo nato all’interno del Cox 18 amplia il tutto di canzone in canzone con tantissime idee e con l’eccellentissima collaborazione di Eugene S. Robinson ex degli Oxbow in “120 on 180 “, secondo singolo estratto dal disco dopo “Pick a side”, e il pezzo è uscito benissimo.

Il rumore dei Baratro, nome che descrive benissimo il gruppo e la sua musica, è ancora più fatale perché non è solo frontale ma multi direzionale, arriva da ogni punto intorno a te, e come una droga efficiente ti rende subito assuefatto a quei tempi sospesi, a questi giri immensi, a questa melodia distorta e bellissima, a quel dolce scarnificarsi sull’asfalto, quella dolcezza del noise che apprezza chi ama questo genere. I Baratro sono un gruppo molto speciale e “No comply” è un disco gigantesco da ascoltare e riascoltare tantissime volte.

 

 

 

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