Recensione : Zetsu – Uomini siate e non pecore matte

Questo power trio produce un disco che è un pugno in faccia diretto e preciso, quei pugni che arrivano in questa maniera solo dalla provincia e più precisamente da San Donà di Piave nella città metropolitana di Venezia, il luogo da dove provengono gli Zetsu e il loro album d'esordio autoprodotto dal titolo dantesco "Uomini siate e non pecore matte".

Questo power trio produce un disco che è un pugno in faccia diretto e preciso, quei pugni che arrivano in questa maniera solo dalla provincia e più precisamente da San Donà di Piave nella città metropolitana di Venezia, il luogo da dove provengono gli Zetsu e il loro album d’esordio autoprodotto dal titolo dantesco “Uomini siate e non pecore matte”.

Il loro suono è un insieme di fuzz rock, noise e stoner, il tutto con un’attitudine hardcore e parecchio incazzosa, che prevede anche momenti acidi e stridenti, quasi una psichedelia d’urto, viaggi sballottati e violenti. Daniele Ravagan al basso e voce, Pablo Ravagnan chitarra e voce, ed infine Francesco Moni Bidin alla batteria fanno uno di quei rari dischi che trasuda realmente sangue, quei pochi momenti ancora selvaggi e sinceri della musica cosiddetta alternativa odierna.

A partire dalla copertina, per poi passare nella musica e nelle parole, qui il viaggio è sanguinolento e truce, è il racconto più veritiero ed aderente possibile della nostra vita quotidiana attraverso ruvidezza, esplosioni e cattiveria, anzi sincerità. Come i grossetani I Colonnelli, gli Zetsu fanno un genere a loro stante, un qualcosa che si può trovare solo qui, perché in pochi possono mettere assieme in forma organica e coerente la voce della vedova Pinelli e un fuzz rock super abrasivo.

Un altro tratto saliente della loro poetica musicale e non solo è il fuoco, che viene celebrato soprattutto nelle bellissima “Apocrifo”, oltre dieci minuti di colata lavica direttamente sulla vostra faccia, un pezzo che da solo vale il disco e che mostra in maniera molecolare cosa sia questo gruppo, una forza della natura della saletta prove che poi moltiplica le proprie forze quando esce da essa. La registrazione ed il mix di Cristiano Verardo colgono molto bene l’essenza potete e transeunte di questo gruppo, che non è affatto un gruppo comune o di facile interpretazione.

“Uomini siate e non pecore matte” proviene e si dedica alla sofferenza, o come dicono ancora meglio loro : “Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate e non pecore matte”, questa citazione dantesca fa da tetto all’embrione emozionale degli Zetsu. In questo primo album, traccia dopo traccia, si segue l’evoluzione di un grido primordiale di rabbia e cinismo che si trasforma lentamente in autodistruzione e delirio dell’ego. Solo verso la fine il linguaggio comincia ad accogliere la profondità del mondo e a cercare di accettarlo”.

Gli Zetsu possiedono un proprio linguaggio musicale che è la loro ricchezza, e lo si coglie pienamente in un disco come questo, un seduta di psicoanalisi rumorosa e piena di momenti bellissimi e durissimi, come in “Principio non era un cazzo”, una serie di manate durissime e distorte, un grido di rabbia che ti entra dentro a forza, tanto è potente e violento, con un testo che ti incalza. Un debutto notevolissimo, uno di quei dischi di santo odio che purifica tutto, pronti per tornare in mezzo al massacro quotidiano.

Zetsu Uomini siate e non pecore matte streaming

Zetsu Uomini siate e non pecore matte Tracklist

1. Pecore matte
2. Carri allegorici
3. Deposizione
4. Kygo
5. Apocrifo
6. In principio era un cazzo
7. Uomini siate

 

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