Un disco visionario e con attitudine hardcore dalla Germania, una bella raccolta della techno più curata ed elegante e poi il nuovo ep dei Moonspell.
MAN LOOKING MAN
A Berlino nel 2013 il bassista Maurizio Bergmann, basso e produzione, attivo nella scena punk underground berlinese, e Carlo Poy, proveniente dalla costa ligure, si sono trovati per caso e hanno cominciato a costruire qualcosa. Una lunga pausa, poi la ripartenza nel 2020 con Jacopo Marzola alla batteria e Tommy “Ergo Sum” Romito alle chitarre.
Questo disco omonimo è il debutto discografico dei Man Looking Man su Octopus Rising, sussidiaria di Argonauta Records. Un disco omonimo registrato sul tetto di uno studio nel cuore di Berlino, prodotto interamente in autonomia, mixato e masterizzato dallo stesso Bergmann. Un oggetto sonoro che porta su di sé i segni di tutto ciò che ha quasi impedito la sua esistenza. Sei canzoni. Sei lingue diverse, inglese, tedesco, italiano, olandese, russo, latino e una sola ossessione: restare umani dentro un sistema che ti consuma. Il capitalismo come malattia cronica, l’alienazione come condizione permanente, la comunità come risposta e come speranza. Carlo Poy viene dagli studi linguistici, e si vede: le parole non sono ornamento, sono architettura.
Ogni lingua scelta non è capriccio ma necessità emotiva poiché certe cose si dicono solo in tedesco, certe solo in russo, certe richiedono il latino come si richiederebbe una citazione da un testo sacro profano. I riferimenti dichiarati sono Converge, Orchid, Botch, Refused per la parte più hardcore e screamo; Tool, Amenra, Electric Wizard per la componente post-metal e doom. Non è una collezione di citazioni ma una sintesi reale, digerita e rigurgitata come qualcosa di proprio.
Il fatto che tutto sia stato registrato e prodotto in completa autonomia si sente nel suono, che è qualcosa di unico e ben definito, libero e scalciante. Il gruppo sa bene cosa vuole da sé stesso e dalla propria musica, e lo grida molto bene. Post hardcore e post metal vibranti e molto ben suonati, un gruppo che viene dall’underground profondo per portare a galla emozioni e musica ruvida ma sognante, e ci riescono pienamente con un grand disco di debutto.
ARTISTI VARI – TECH 040 INTRO –
La dj e produttrice ucraina Nastia pubblica con la sua etichetta Techno Records la compilation ” TECH040 -INTRO- “, un’esplorazione funzionale dei momenti più delicati della musica elettronica. Il concept nasce dall’esperienza personale di Nastia come DJ in tour a livello globale, individuando una lacuna precisa nel mercato moderno: la scarsità di brani sofisticati e atmosferici, pensati specificamente per dare il tono ai primi 30–60 minuti di un’esibizione. Nastia ha in mente dei di set che sono strutturati in maniera da raccontare qualcosa, come pagine di un libro che con una scrittura chiara come sofisticata riesce a raggiungere il suo scopo.
Questa compilation è più di una semplice raccolta di brani; è uno strumento professionale.
Dall’ipnotismo profondo all’energia contenuta, ogni contributo è stato selezionato meticolosamente per la sua capacità di preparare lo spazio e il pubblico al viaggio che li attende. I brani qui raccolti da Nastia con artisti della sua etichetta, come Bimol, Conrad Van Orton, Dj Dextro, Hot News, Mark Broom, SERA J, Steve Rachmad, e Vinicius Honorio & R.M.K, fanno parte di un passaggio fondamentale del dj set immaginato da Nastia, ovvero quello dei primi 30/60 minuti della performance, quel momento assai importante nel quale si costruiscono le fondamenta di ciò che verrà dopo, dato che il dj è come uno scultore o uno scrittore.
Produttori consolidati e nomi nuovi, tutti assieme sotto l’egida dell’etichetta di Kyiv. Questa raccolta propone una techno di alta qualità dalle molte sfaccettature, un viaggio tra anticipazione e risoluzione, andata e ritorno, uno strato più profondo della techno, una profondità maggiore, dove le cose sono differenti.
Nastia propone techno radicalmente differente, una forza profonda e speciale, fredde melodie che divampano dentro il cuore di chi ascolta, facendo diventare un dj set un’esperienza totale e che coinvolge cuore, muscoli e cervello. Il momento clou di “INTRO” è la traccia originale esclusiva firmata da Nastia dove per la prima volta nella sua illustre carriera come DJ di livello mondiale e proprietaria di un’etichetta discografica, si presenta come produttrice solista.
Dentro lo svolgimento di questa raccolta, che si può intendere come parte di un nemmeno tanto immaginario dj set, c’è la transizione fra le varie atmosfere, le diverse melodie e i modi differenti di intendere il basso elettronico. La selezione di questi pezzi crea un’atmosfera molto particolare, una faccia diversa della techno, una grande presentazione di ciò che è la Techno Records di Nastia, e il progetto che ha in mente. Una raccolta strutturalmente differente rispetto alle altre, una visione ed una techno molto diversa, atmosferica, diversa ma anche ballabile e molto moderna, un esempio di ciò che Nastia sta costruendo con la musica della sua etichetta, una techno tutta da sentire e da ascoltare.
MOONSPELL
Ci sono band che segnano un’epoca e poi passano il resto della carriera a fare i conti con quel segno lì, nel bene e nel male.
I Moonspell sono una di queste, e sono anche una di quelle rare eccezioni che il conto, quel segno, sono riusciti a portarselo dietro senza farsene schiacciare. La loro parabola musicale è partita da un ottimo black metal, è passata fra il death doom per arrivare ad un gothic attuale tutto loro, uno stile personale, bellissimo e decadente, che con questo ep “Far from god” su Napalm Records vive un’ulteriore nuova tappa.
Quattordicesimo capitolo di una discografia che negli ultimi tempi aveva preso strade più orchestrali, più cinematiche, forse anche un po’ più fredde, qui il gruppo lusitano coglie ulteriormente nel segno Cinque anni di gestazione dopo “Hermitage”, cinque anni che sono serviti per scavare nuovi tunnel sottoterra, tra umido e polvere, lontano da Dio. Il disco si apre con “Cross Your Heart”, e già lì capisci che l’aria è cambiata: riff secco, gancio melodico immediato, quel tipo di canzone che ti resta appiccicata senza bisogno di venti ascolti. La title track prosegue sullo stesso solco, dark e romantica, vampirica come sanno essere solo loro quando non scivolano nel citazionismo di maniera. Con “Biblical” si scende ancora, il basso di Aires Pereira che pulsa sotto una voce che per gran parte del pezzo resta sussurrata, prima di esplodere in growl quando meno te lo aspetti.
Il cuore pulsante del disc è”The Great Wolf in the Sky”, con gli archi di Alicia Nuhro a dare respiro e lutto insieme, non è un pezzo che cerca l’effetto facile.. “For the Love of Mortals” gioca sulla stessa sensibilità, delicata, quasi dimessa, prima di aprirsi in un finale che sa di accettazione più che di disperazione. E poi “Our Freedom to Fall” arriva davvero in alto, il pezzo più doom del lotto, quello che se lo suoni dal vivo ti aspetti la gente a spingere sotto il palco.
Una prova convincente che conferma per l’ennesima volta che i Moonspell sono un gruppo che fa musica per passione e con un obiettivo poetico ed estetico ben preciso, a partire dalla bellissima copertina di Eliran Kantorm che dice moltissimo su cosa sia questo disco. Gotico, doom, molta oscurità e trame musicali sempre di ottima qualità, il viaggio dei Moonspell continua.










