Intervista Ulanbator

Dopo una lunga attesa, finalmente il nuovo lavoro "Dark Time" che contrappone momenti cupi ed oscuri come "Me(a)too" e "L'imperatrice", a situazioni più leggere quali "En Enfer" e "Ravages".

Intervista Ulanbator

Dopo una lunga attesa, finalmente il nuovo lavoro “Dark Time” che contrappone momenti cupi ed oscuri come “Me(a)too” e “L’imperatrice”, a situazioni più leggere quali “En Enfer” e “Ravages”.

Com’è stata la genesi del lavoro?

Ho iniziato circa otto anni fa a lavorare a questo disco, velocemente, con brani più rock come “Solitaire”, “L’imperatrice”, quindi mi sono trovato ad un bivio, non sapevo bene cosa fare.
Avevo voglia di sperimentare, così ho creato il progetto I Feel Like A Bombed Cathedral, ho lavorato per altri artisti producendo diversi lavori, accantonando, momentaneamente, il progetto Ulan Bator.
Quando stavo per abbandonare definitivamente il disco, ho contattato il vecchio batterista ed il bassista e in due giorni l’abbiamo ultimato creando i brani “Dark Time ” e “Into Nothing” registrando e mixando tutto velocemente.

Nonostante il titolo, hai una visione positiva del futuro?

Lo vedo come un periodo buio, ma anche un’opportunità di andare verso qualcosa di positivo, c’è l’ottimismo e la consapevolezza che ognuno può, impegnandosi, migliorare questo mondo complesso.
Il verde della cover, ad esempio, rappresenta la speranza.

La lingua francese ha sempre esaltato l’eleganza e la musicalità del canto con Edith Piaf e Charles Aznavour che ne sono tra gli interpreti principali.
Il tuo cantato profondo ed oscuro, sembra contrapporsi a questo stile.

A chi ti sei ispirato?

Non ho una grande cultura di cantanti francesi. Potrei citarti i più famosi come Serge Gainsbourg, che amo molto, soprattutto per come scriveva, oppure artisti che in Francia sono molto famosi, come Alain Bashung, che ha collaborato con Alan Vega dei Suicide e Blixa Bargel degli Einsturzende Neubaten, negli anni ’80, però non ho mai seguito qualcuno in particolare.
Con l’album “Vegetale”, ho cercato di creare uno stile mio, più personale e credo in parte di esserci riuscito, senza tralasciare anche le varie influenze di artisti americani.

Nel ’97 dopo avere incontrato i CSI, esce “Polaire”.
Come siete entrati in contatto con la band?

Dobbiamo ringraziare una signora, che gestiva un concorso di band emergenti chiamato Le Fair, che ha scoperto gruppi notevoli come i Mano Negra e un anno gli Ulan Bator hanno vinto questo contest, ricevendo un piccolo contributo economico.
Noi facevamo una musica davvero difficile, ma visto che ci aveva presi in simpatia, ci aiuto’ anche con il management.
Aveva un conoscente che lavorava con i Litfiba, e fece recapitare a Maroccolo il nostro disco, visto che con i CSI erano andati in Mongolia a registrare il loro disco “Tabula Rasa Elettrificata”.
Trovarono il nostro lavoro interessante, così due giorni dopo eravamo a Roma al Palaeur.

Passando così dalla dimensione dei piccoli clubs a palcoscenici più grandi!

Sì, noi frequentavamo solo clubs.
L’anno precedente ci diede una grossa mano Red Ronnie, col quale condividevo l’interesse per gruppi oscuri come i Coil e Throbbing Gristle facendoci fare diverse date .
Con il tour a supporto dei CSI, abbiamo suonato davanti a diecimila persone in un paese straniero, ed è stato tutto molto strano.
Siamo piaciuti molto e questo ci ha dato una grande spinta per farci conoscere, con un tour di una decina di date.

Nasce così una collaborazione con l’etichetta dei CSI, per l’uscita di altri lavori.

Il consorzio fa uscire in Italia “Vegetale” che vendette bene, quindi ci chiesero se avessimo pronto un nuovo lavoro.
Io avevo appena acquistato l’album “Soundtrack for the blind” degli Swans e mi piaceva il loro sound sperimentale.
Riuscimmo a contattare Michael Gira che viveva un momento difficile.
La band si era sciolta, non aveva più casa, era un momento davvero duro.
Ci mettemmo d’accordo e sei mesi dopo iniziammo a registrare.

Michael ha sempre parlato in maniera entusiasta di “Ego Echo”, che esperienza è stata?

Entriamo nello studio del consorzio e per tre settimane, diciotto ore al giorno, registriamo. È stata una super esperienza positiva, si era creato un buon feeling.
Ci siamo divertiti, siamo stati molto creativi, lui era entusiasta, così quando ha aperto la sua label, la Young God in America, il primo disco che è uscito, è stato proprio quello degli Ulan Bator.

Un’altra collaborazione importante, è stata con Robin Guthrie dei Cocteau Twins, per l’album “Nouvel Air” dove proponete sonorità molto distanti dalle vostre.
Come mai avete voluto cimentarvi in questa avventura?

Dopo l’album, abbiamo fatto un tour pesante, la band non stava bene e Olivier, il bassista, decise di andare via.
Avevamo degli impegni discografici, avevamo sudato tanto per ottenerlo tutto questo, ed io volevo continuare.
Nel frattempo, leggo un’intervista ai Cocteau Twins e penso che sarebbe molto figo fare un album con Robin Guthrie, perché nessuno se lo sarebbe aspettato.
Lo contatto e lui, da grande esperto di musica, accetta.
Faccio i biglietti per andare in Inghilterra con la Nouvel Air, una piccola compagnia, ma nel frattempo si è trasferito in Bretagna, annullo i biglietti, ma utilizzerò il nome della compagnia.

Anche la copertina è inusuale per voi, è realmente un lavoro di Andy dei Bluvertigo?

Sì, tramite Egle Sommacal dei Massimo Volume, che suona nel disco, conosco Andy.
Decido così di usare un suo lavoro, col fluo, giusto per fare incazzare ulteriormente la gente… beh, è stato un successo sia in Francia che in Italia, addirittura ti dirò che ha venduto più di “Ego Echo”, qui in Europa, in America no, però è stato molto apprezzato.

Con “Abracadabra”, ci doveva essere la collaborazione con Lydia Lunch, ma non si è concretizzata.
Cosa è successo?

Ero un po’ di fretta con quel lavoro e dopo una prima stesura, l’ho riscritto praticamente tutto da solo.
Purtroppo i tempi con Lydia non sono collimati e non siamo riusciti ad incontrarci, peccato ma non è un problema, evidentemente doveva andare così.
Comunque il disco è stato mixato da Doug Henderson, il fonico degli Swans a Berlino e mi ha molto soddisfatto.

Sei un artista molto eclettico e lo hai dimostrato musicando il film di Murnau “Tabù” con l’album “The Sourcerer”.
Per quale motivo la scelta è ricaduta su quest’opera?

Un amico mi suggeri’ questo anziché il solito “Nosferatu”.
Sono rimasto molto colpito dalla stupenda fotografia di Floyd Crosby che gli valse anche l’Oscar nel ’32.
È l’ultimo film di Murnau, in bianco e nero e muto, quando oramai il sonoro era collaudato.
Il film fu girato tra Tahiti e l’isola di Bora Bora, lo sciamano locale, non voleva che Murnau facesse le riprese e gli mando’ una maledizione.
Il regista morì a Hollywood, mentre stava andando a ritirare il premio, per un incidente automobilistico, tutto questo per me, è stato molto suggestivo!

Sei un grande fan del krautrock e da molti anni suoni con i Faust.
Quali sono le bands che ami ascoltare?

Suono con i Faust da trent’anni ed i loro primi quattro lavori sono stupendi, ma l’esordio è davvero un capolavoro fatto da un ingegnere di musica classica, avrà sempre queste sonorità e resterà inarrivabile.
Tutti i gruppi tedeschi hanno qualcosa di particolare, se vai a scavare, trovi cose incredibili.
Io amo i Popol Vuh, però in giro e soprattutto in Germania, i puristi, non li apprezzano.
Personalmente, non vedo la componente hippie, mentre a me danno sensazioni molto positive, poi ascolto anche Amon Duul, Gila, Agitation Free etc., ma i Popol Vuh, per me sono i migliori, molto sperimentali.

Proprio alla sperimentazione è rivolto il tuo nuovo progetto “I Feel Like A Bombed Cathedral”, ispirato alla composizione di Debussy “La cattedrale sommersa”
Ce ne vuoi parlare?

L’opera di Debussy è la mia preferita!
In quel periodo non riuscivo più ad ascoltare un pezzo pop, ho passato quasi due anni infastidito da quel genere, un rifiuto totale.
Ho deciso, allora, di fare qualcosa di totalmente alternativo, ho fatto uscire quattro dischi su etichette diverse completamente improvvisati, senza ritoccare o mixare nulla.

Parlando di questo progetto, sei attualmente accompagnato da una ragazza che si occupa abilmente del mapping.

Sì, mi accompagna sul palco una visual artist inglese, Daisy Dickinson, anche lei improvvisa con i suoi video, i suoi filmati, proiettati sui muri e sulla cupola.
Abbiamo fatto un tour in Italia lo scorso anno, suonando anche nella cattedrale di Genova, bombardata durante la guerra, dove c’è una bomba inesplosa al suo interno.

Tanti progetti, tante collaborazioni, tante idee.
Cosa dobbiamo aspettarci in futuro?

Ho parecchi lavori come produttore, ingegnere del suono, anche cose più elettroniche, diverse dalle mie sonorità classiche.
Mi piacerebbe fare qualcosa di particolare, non tanto per creare qualcosa di nuovo, ma proprio perché lo sento, qualcosa di elettronico industriale unito al classico, ma devo ancora capire bene cosa vorrei fare.

Come Ulan Bator invece hai già del materiale pronto?

Vorrei continuare, perché mi trovo molto bene con questa line-up, è la migliore che abbia mai avuto e devo dire mi ha un po’ fregato, perché ero intenzionato a fermare definitivamente il progetto, non avevo più stimoli, invece mi piace molto lavorare con loro, ho molte affinità, quindi faremo un altro disco, un tour senza alcuna fretta, quando ci saranno le giuste condizioni.

Ho letto che avresti intenzione di prendere un camper, mollare tutto ed andartene.
Hai già pensato ad una meta?

Ulan Bator! Io mi sento molto nomade, siamo fatti per andare verso gli altri.
Oggi siamo quasi 10 miliardi di persone, ognuno con svariati problemi. Viaggiare ti fa comprendere le persone, per questo volevo andare verso est, perché ad una certa età devi muoverti e conoscere le persone, che ti daranno da mangiare e da dormire.
Se ti presenti con un sorriso, riceverai un sorriso.
Oggi i politici hanno creato una massa di persone e decidono di fare guerre giuste o non giuste, ma la cosa che mi destabilizza maggiormente, è che paesi civilizzati come in l’Europa non fanno nulla, non reagiscono, è assurdo!

Uno dei temi principali di oggi è l’utilizzo o meno dell ‘A.I.
La vedi come una minaccia o un’opportunità?

Credo che sia una super opportunità, non sono tra quelle persone che si oppongono al suo utilizzo.
Per la mia musica non la utilizzerò mai, ma non sono un grafico, quindi potrò usarla con photoshop, come ho fatto con l’ultima copertina .
La trovo interessante quando la utilizzi in un settore che non è il tuo, è un grande supporto per scoprire cose nuove, o aiutarti a formare nuove idee.
Sarà importante per la medicina, già adesso abbiamo dei robots che lavorano in sala operatoria.
Trovo altresì interessante il fatto che ci sia una frangia che vuole rappresentarla come un mostro, come il nuovo Golem.
Io potrei usarla per scrivere un testo, ma non sarei io, non sarebbe la mia musica, se poi qualcuno la usa e fa dei soldi, buon per lui, a me non interessa.
In ogni caso, ribadisco, che è una grande opportunità.

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