“Un amore” di Dino Buzzati, edito da Mondadori
Questo romanzo, pubblicato nel 1963, è la storia di un amore non ricambiato, che il protagonista – un architetto di successo – prova per Laide, una ragazza che, per denaro, unisce a un impegno minimo di giovane ballerina alla Scala, il saltuario prostituirsi in case per appuntamenti. Fa da sfondo alla vicenda una Milano in pieno boom economico, dove convivono suggestioni del passato e irresistibili richiami alle novità più moderne; segni di modernità, quali auto sportive e feste tirate fino all’alba, che piacciono a Laide, ma che non allettano l’architetto, anzi, lui sente un vero e proprio struggimento per la Milano che sta scomparendo sotto lo stesso cielo grigio e nebbioso di un tempo.
Potrete leggere passaggi come questi:
Esisteva in corso Garibaldi, a Milano, un gruppo di vecchissime case addossate le une alle altre in un groviglio di muri, di balconi, di tetti, di comignoli. Dove lo spirito della città antica, non quella dei signori ma quella dei poveri, sopravviveva con una singolare potenza. Pezzo a pezzo, la vecchia Milano era stata distrutta. Risparmiati soltanto i solenni palazzi, simili, in fondo, ai palazzi di tutte le altre città di ogni paese: esprimendo, non importa in che stile, gli orgogli e le vanità della medesima specie umana. Mentre è proprio nelle abitazioni dei poveri diavoli che viene fuori l’animo genuino del popolo. Ma i bestiali non capiscono queste cose e con il peso dei miliardi spianano i sozzi e polverosi quartieri dei millenni a scopo di lucro.
Esse partecipavano del mondo delle famiglie oneste e normali e insieme della malavita, frequentavano i più ricchi figli di famiglia, entravano nelle loro ville sontuose, salivano a bordo delle loro Ferrari e dei loro yachts illudendosi di appartenere alla loro società ma in realtà adoperate da questi signori come puro strumento di svago e di libidine e perciò totalmente disprezzate. Entravano come ospiti di riguardo nelle garconnières dei miliardari ma se piantavano grane o non si sottomettevano docilmente ai capricci più osceni e umilianti, o chiedevano diecimila lire in più, venivano magari poi cacciate a sberle, da uomini ubriachi, con epiteti infamanti, tal quale le infime da marciapiedi. Ostentavano la conoscenza delle sarte di lusso e dei grandissimi alberghi internazionali, raccontavano di frequentare i nights d’alto bordo, nei negozi erano incontentabili e altezzose, per la via camminavano col piglio sdegnoso di principesse irraggiungibili ma poi, per un biglietto da cinquemila, correvano trafelate a soddisfare, nell’alberghetto vicino alla stazione, la lussuria di un sensale cinquantenne, grasso e sudicio, che le trattava come serve.
(…) pensa e ripensa a quanto è falso il mondo che fa finta che non esistano i desiderai carnali e non ne parla mentre in realtà ciascun uomo basta che sia sincero se incontra una ragazza anche per la strada una ragazza sconosciuta immediatamente pensa una cosa sola: è desiderabile? mi piacerebbe andarci a letto? Anzi si fa due domande perché la seconda domanda immancabile è: e ci sarebbe modo di farci l’amore per caso? E subito, anche nella più alta società, anche in chiesa, quando un uomo vede una donna giovane e graziosa, anche i preti garantito lo stesso, subito pensa a come sarà sotto i vestiti se le tette stanno su da sole se la vita è stretta (…).
(…) e poi naturalmente tutti si domandano come sono fatte le cosce e il sedere ci sono di quelli anzi che prediligono sopra ogni altra cosa il sedere e tutti tutti quando vedono una ragazza o magari anche una bambina pensano immediatamente alla stessa cosa ma nessuno lo dice nessuno ha il coraggio di dirlo nessuno osa ammetterlo perché sono tutti una massa di ipocriti da vomitare e tutti vivono e parlano e si comportano come se sopra ogni cosa amassero il guadagno la posizione in società i figli la propria casa e pensare che tutto, tutti gli sforzi tutti i segreti pensieri si concentrano su quella cosa sola ma è una cosa tabù e nessuno ne osa parlare (…).
Dopo tanto tempo ah. La tregua. Anche se è sconfitto. (…) Ma anche l’esercito sbaragliato respira quando è finita la battaglia.
(…) lo colpiva come la maggioranza, appena venuta in rapporto con una donna desiderabile. immediatamente la considerasse una preda, non già una creatura uguale a loro con un mondo di interessi di desideri e di preoccupazioni importante come il loro ma la considerassero soltanto come corpo da godere e ritenessero quasi doveroso da parte di lei accondiscendere e si meravigliassero come di un illecito capriccio se lei recalcitrava. Proprio questo convincimento dava loro una forza grandissima per cui riuscivano con disinvoltura impressionante. E lo stupiva forse ancor più, lui che per tutta la vita aveva di regola incontrato la indifferenza e le rare volte che gli era venuto il coraggio sempre aveva urtato in uno sdegnoso muro, lo stupiva come, con gli altri, le stesse donne acconsentissero a questa specie di inferiorità di casta, a essere considerate cioè degli oggetti carnali e a lasciarsi godere per un’ora o due, come fossero contente e orgogliose di sentirsi fare la corte pur sapendo bene che lo scopo dell’uomo era uno solo, raggiunto il quale sarebbero state buttate via come stracci, pur sapendo benissimo che con iniqua soperchieria incoraggiata da una antica tradizione l’uomo, esaurita la voglia, le avrebbe disprezzate e definite puttane. Non riusciva a capire (…) perché mai le donne tacitamente ammettessero così di appartenere a una specie inferiore, di dover lasciarsi trattare come schiave.
Cos’altro dire? Il personaggio di Laide non rappresenta solo il proletariato, ma anche i miti degli anni sessanta in cui le classi incolte si stanno gettando a capofitto – i night club, il consumismo montante e le auto veloci – di cui l’architetto avverte, invece, tutta la brutale energia.
Marco Sommariva – scrittore genovese










