Quando si nominano i Quicksand, si sta parlando di una delle band più importanti dell’universo post-hardcore statunitense e mondiale, capitanati da quel Walter Schreifels che è un vero e proprio top player della scena (già all’opera con Gorilla Biscuits, Youth of Today, Rival Schools e altre esperienze segnanti nei circuiti del rock ‘n’ roll indipendente) autori di un percorso che, tra scioglimenti e reunion, va avanti dal 1990, infiltrando l’aggressività dell’hardcore punk per imbastardirla con sonorità più incentrate sul groove, e con almeno due dischi seminali sfornati nel loro prime (come dicono quelli bravi) il debutto “Slip” e il successivo “Manic compression“.
Il trio newyorchese (formato dal cantante/chitarrista Schreifels, il bassista Sergio Vega, già ex Deftones, e il batterista Alan Cage) quest’anno ha pubblicato il suo quinto studio album complessivo, “Bring on the psychics“, uscito sulla underground label Equal vision records, e arrivato a cinque anni di distanza dal precedente “Distant populations“.
Il disco è stato ispirato, nel titolo, da una citazione del divulgatore scientifico Carl Sagan, e nasce dalla volontà di Schreifels di riesaminare il proprio passato rileggendolo attraverso la realtà presente, recuperando i dischi delle influenze giovanili di Schreifels (“Break Down The Walls“, “Start Today“) che indicavano possibili percorsi verso un futuro migliore, il tutto eleborato energicamente, con parti da pogo.
Uno spirito combattivo pervade l’opera, riuscendo a suonare contemporanea e scongiurando un effetto revivalistico dei “bei tempi andati” (merito di Jon Markson, il producer con cui la band ha registrato i brani in soli dieci giorni, andando dritta al punto, privilegiando un approccio immediato alla materia) e “Bring on the psychics” colpisce duro (“Get to it“, con quel feeling à la Snapcase, le aggressive “Regenerate“, “Cool guy” e “Supercollider” che presentano delle fragranze Deftonesiane, o “Agency“, dalle reminiscenze Helmet) ma senza perdere la dimensione emotiva (in “Crystallize“, “In full color” e la title track che puzza di 90’s alternative rock) e con sorprendenti episodi introspettivi come la elaborata “Days you run to” (che “ruba” certe atmosfere agli Smashing Pumpkins).
I Quicksand sono ancora vivi e vegeti, con lo scorrere dell’età hanno accumulato esperienza e saggezza, imparando a dosare tempi e ritmi, essere veloci e contemplativi, alternare dissing tracks a liriche che parlano di inquietudini che agitano questo mondo in cui tutto gira al contrario rispetto al buonsenso e alla giustizia sociale, la voglia di combattere contro i propri limiti/difetti e le circostanze della vita che possono metterci a dura prova, e ci spingono a migliorare e rialzarsi per crescere. “BOTP” è un disco che magari non passerà alla storia come una pietra miliare della storia del rock ‘n’ roll, ma è un lavoro che si può definire solido e senza particolari punti deboli.
TRACKLIST
1) Get To It
2) Regenerate
3) Agency
4) Crystallize
5) Supercollider
6) In Full Color
7) Days You Run To
8) Cool Guy
9) Moving Forward
10) Bring On The Psychics










