Un’altra tremenda notizia arriva a funestare questo 2026 in tema di dipartite musicali. Qualche giorno fa, purtroppo, ci ha lasciati, a 61 anni, anche Maurizio Curadi, chitarrista e figura chiave della scena neopsichedelica italiana.
Toscano, nato nel 1964, chitarrista autodidatta partito dall’amore per il blues e il rock ‘n’ roll (tra i suoi musicisti preferiti annoverava Leo Brouwer, Keith Rowe, John Lee Hooker, Steve Reich, John Fahey e La Monte Young) negli anni aveva trasformato la passione per la chitarra in un laboratorio di sperimentazione, sviluppando tecniche personali e fuori dagli schemi, dando vita a una musica intensa, subliminale e visionaria, eludendo le regole dei generi, pur senza perdere il legame con la tradizione e le proprie radici.
Dopo gli inizi garage punk coi pisani Useless Boys (con cui registrò il full length “Dream’s dust factory“) e una breve militanza negli acid/psych rockers Birdmen of Alkatraz (coi quali registrò l’Ep “Glidin’ off“, prima di lasciare) nel 1986 aveva fondato gli Steeplejack, una delle band e realtà più singolari dell’underground italiano, fondendo il garage rock con la psichedelia e il gusto per l’improvvisazione, incidendo l’Lp “Pow wow” (al quale fece seguito, nel 2014, “Dream market radio“) e diventando uno dei protagonisti della stagione della neopsichedelia e del Sixties revival (periodo musicale-storico poi immortalato da Roberto Calabrò nell’imponente libro “Eighties colours“).
Figura di culto dell’universo underground italiano, è rimasto sempre ai margini dei grandi circuiti musicali, libero di continuare a esplorare le possibilità della chitarra. Con l’avvio della sua parabola solista, Curadi dimostrò di essere un artista capace di costruirsi un percorso che andava oltre i confini dei singoli generi musicali, facendo convivere, nei set elettro-acustici, i suoni viscerali del blues più primitivo con l’improvvisazione di sonorità astratte e non convenzionali. Tra i suoi lavori più recenti, c’è stato l’album “Phonorama“, uscito su Area Pirata.










