Recensione : Naat – Naat

Climax e discese, accelerazioni e fluttuazioni improvvise, gravità che mancano in assenza di aria.

Naat - Naat - metal

I gruppi cambiano, la musica impone rotazioni, elissi e cambi di posizione per poter sgorgare meglio.

I Naat, gruppo strumentale post metal genovese, sono praticamente gli ex Lilium, altro gruppo notevole dell’underground genovese. La prima uscita dei Naat è un disco strumentale che potrebbe essere anche ascoltato come traccia unica, dato che sembra lo sviluppo di una narrazione per musica ed immagini. I Naat si ispirano ai grandi classici del genere, Neurosis, Tool, ma assorbono anche molto del migliore post rock, per rielaborare il tutto in maniera personale. Il loro è un viaggio musicale che porta con sé molte sfumature, ed indaga l’antimateria, sparando tenebre nella luce, ed illuminando scoscese salite. Tutto il gruppo sa cosa fare e dove andare, e il risultato è lontano dai Lilium non per qualità ma per ceppo musicale. I Naat vogliono indurre visioni nell’ascoltatore, lanciare un segnale nello spazio profondo. Si può sia ascoltare e basta, od anche ascoltare fra le righe, essendo qui molti gli strati compositivi. Ricerca costante e moto perenne, calibrando e galleggiando in un liquido amniotico di una bestia che nascerà solo fra molti anni luce in un punto diverso di un’altra galassia. Climax e discese, accelerazioni e fluttuazioni improvvise, gravità che mancano in assenza di aria. La produzione è adatta per un disco così, e calza alla perfezione. Futuri passati remoti, antichi futuri che ritornano.

TRACKLIST
01. Vostok
02. Falesia
03. Temo
04. Baltoro
05. Bromo
06. Dancalia
07. T’mor Sha

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