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Recensione : Hammercult – Legends Never Die

Legends Never Die, oltre ad essere un omaggio del gruppo ad una manciata di artisti entrati di diritto nella storia della nostra musica preferita, è anche un buon modo per saggiare lo stato di forma del gruppo israeliano in attesa dell'arrivo sul mercato del prossimo full length

Hammercult  -  Legends Never Die - Recensioni Metal

Un treno in corsa a forte velocità che entra in una stazione e si schianta in un binario morto, la musica suonata dal gruppo israeliano fa pensare proprio a questo.

Gli Hammercult licenziano questo ep il cui titolo è tutto un programma, Legends Never Die: in questo caso si parla ovviamente di leggende del metal, visto che gran parte dei brani inclusi nel cd sono cover di artisti che hanno fatto la storia del metal estremo e non solo, suonate alla Hammercult, perciò speed/thrash alla velocità della luce, estremo e dannatamente coinvolgente.
Gruppo nato a Tel Aviv ma con base in Germania, gli Hammercult nascono nel 2010 e in sei anni licenziano due ep e ben tre full length, l’ultimo dello scorso anno dal titolo Built For War.
Battere il ferro finché è caldo si dice, ed il gruppo esce con questo lavoro che fa da spartiacque tra l’ultimo lavoro ed il prossimo album e l’operazione non mancherà di soddisfare gli amanti del metal estremo di estrazione thrash, violentissimo e senza compromessi.
I primi cinque brani sono cover, suonate alla grande dal gruppo, in una versione se possibile ancora più devastante delle originali, specialmente per quanto riguarda Motorhead (il super classico Ace Of Spades) e Slayer (Evil Has No Boundaries).
Ma non ci si ferma qui e variano la proposta e le leggende da cui pescare, così ci troviamo al cospetto di massacranti versioni come Fast As A Shark degli inossidabili Accept, Soldiers Of Hell dei pirati Running Wild e No Rules dello scomparso prematuramente GG Allin.
I tre brani presenti confermano gli Hammercult come una iperbolica macchina estrema che pesca dallo speed/thrash e dal death metal amalgamandolo con una dose di epicità che ne fanno una una realtà apprezzabile non solo dai thrashers ma da molti seguaci del metallo estremo.
Una forte impronta guerriera, ritmiche velocissime, tanta epicità ed un vocalist dall’impronta death (il buon Yakir Shochat ricorda a più riprese il bambino di Bodom Alexi Laiho) riempiono le orecchie di fiero metallo a cavallo della furia distruttrice di Rise of the Hammer (da Built For War), la devastante Steelcrusher (titletrack dell’omonimo album) e Let the Angels Burn (dal primo lavoro Anthems of the Damned).
Legends Never Die, oltre ad essere un omaggio del gruppo ad una manciata di artisti entrati di diritto nella storia della nostra musica preferita, è anche un buon modo per saggiare lo stato di forma del gruppo israeliano in attesa dell’arrivo sul mercato del prossimo full length.

TRACKLIST
1. Fast as a Shark (Accept cover)
2. Ace of Spades (Motorhead cover)
3. Soldiers of Hell (Running Wild cover)
4. No Rules (GG Allin cover)
5. Evil Has No Boundaries (Slayer cover)
6. Rise of the Hammer
7. Steelcrusher
8. Let the Angels Burn

LINE-UP
Yakir Shochat-Vocals
Guy Ben David-Guitar
Arie Arvanovich-Guitar
Elad Manor-Bass
Maayan Henik-Drums

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