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E’ morto David Thomas

Addio a David Thomas, il genio "avant-garage" che ha cambiato le regole del rock. Dai Rocket from the Tombs ai Pere Ubu, la storia di un agitatore culturale senza compromessi.

Anche in questo 2025, purtroppo, non accennano a fermarsi le notizie da dare riguardo a dipartite di personaggi e musicisti stimati e amati della scena rock ‘n’ roll mondiale. Il 23 aprile infatti, dopo una lunga malattia, ci ha lasciati anche David Thomas, frontman, songwriter e musicista statunitense. Aveva 71 anni e la sua scomparsa – sopraggiunta in Inghilterra, a Brighton & Hove – è stata confermata dalla famiglia e diffusa sui canali ufficiali della sua band con un messaggio sui social network.

Nato a Miami, in Florida, negli States il 14 giugno 1953, David Lynn Thomas (questo era il suo nome completo) nel 1974 fu tra i membri fondatori dei Rocket from the Tombs, seminale band proto-punk di Cleveland (Ohio) in cui il nostro scrisse, insieme al chitarrista Cheetah Chrome, il singolo “Sonic reducer” (brano che, in seguito, sarebbe divenuto un anthem punk rock inciso dai Dead Boys in cui militavano proprio Chrome e Johnny Blitz, altro ex RFTT) in una formazione che, nei Seventies, non riuscì a registrare nessun album, ma vedeva, alle chitarre, anche Peter Laughner che, dopo lo scioglimento dei RFTT nel 1975, si riunirà a Thomas per formare i Pere Ubu.

David Thomas, provocatore e agitatore culturale, guidò i Pere Ubu (rimanendone l’unico membro stabile) con spirito avanguardistico, irriverente e iconoclasta, poco incline a compromessi col mainstream discografico, e facendo del gruppo un punto di riferimento fondamentale (col suo “avant-garage“) del post-punk più intransigente, muovendosi nel sottobosco art-rock/punk, pubblicando singoli epocali (tra cui vanno menzionati “30 seconds over Tokyo“, e “Final solution“, divenuti classici del combo) e almeno due capolavori come l’Lp di debutto “The modern dance” e “Dub housing“, entrambi usciti nel 1978, innervati dalla carica sovversiva dell’onda lunga della rivoluzione punk rock che lo stesso Thomas (autore anticonformista, che destrutturava la forma-canzone e sperimentava con l’inglobare elementi teatrali, musica concreta, spoken word, elettronica, free jazz, Krautrock e pop nel sound dell’ensemble) aveva fomentato nella sua precedente incarnazione coi Rocket from the Tombs. Tra scioglimenti e reunion, i Pere Ubu avevano tagliato il traguardo dei cinquanta anni di percorso musicale proprio quest’anno, completando la realizzazione di un nuovo, ultimo album insieme al suo faro artistico. Thomas aveva ultimato anche la sua autobiografia, che uscirà postuma.

Parallelamente ai Pere Ubu, Thomas aveva sviluppato altri progetti e collaborazioni in una dimensione solista (Pedestrians, The wooden birds, The foreigners, Two pale boys ) e nel 2003 prese parte alla reunion dei Rocket from the tombs, che fruttò tre dischi in studio, “Rocket redux“, “Barfly” e “Black record“.

 

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