:: ACUFENI :: FASTIDI AURICOLARI CONTEMPORANEI #59 – recensione

Con Otay:onii e The Stripp: elettronica, sperimentazione, black e death metal, garage punk. Cinque dischi da scoprire.
Camilla Pisani, Dao Strom, Lividus, otay:onii e The Stripp

Ci sono dischi che riconciliano con la voglia di andare a scoprire l’ignoto. E altri che capitano nel momento giusto, in modo che possiamo apprezzarli a dovere. C’è quindi chi crede nel caso, e chi, invece, pensa che nulla accada per caso.
Noi, che di domande ce ne facciamo fin troppe, li ascoltiamo con grande soddisfazione, e ve li consigliamo tutti e cinque, ognuno per un diverso motivo. :: acufeni :: #59 ospita Camilla Pisani, Dao Strom, Lividus, otay:onii e The Stripp.

 

Camilla Pisani :: Konstellationen

Konstellationen rappresenta il modo scelto da Camilla Pisani per sancire il termine del proprio silenzio. Quattro lunghi anni, che le hanno permesso di mettere a punto il suo nuovo album, uscito nell’estate per la Aestethical, sottoetichetta della Cyclic Law, punto di riferimento per chi ha una visione alienata della musica contemporanea. L’album guarda al beat come elemento fondante, e si sviluppa intorno all’idea di porlo come centrale non solo nella musica ma in tutte le discipline, artistiche e non.

Questo della Pisani è un album che esplora l’elettronica in un tentativo di trovare un linguaggio universale, in grado di unire, andando contro l’idea imperante a livello mondiale che cerca di dividere, e separare. Konstellationen è un album martellante, caratterizzato da un mood oscuro, in cui la luce arriva di rado, inattesa e fugace, e altrettanto rapidamente si esaurisce. Non a caso il titolo richiama il cielo notturno in cui brillano stelle lontanissime, ma, a tratti, in grado di illuminare, e indicarci il cammino.

Quello della Pisani è un sound stratificato, che sa essere avvolgente, pur restando in un contesto piuttosto algido e impersonale. Un suono che vediamo come attualissimo, in grado di rendere l’idea della distanza che divide gli esseri umani pur se inseriti nel medesimo contesto abitativo. Konstellationen è un disco che affascina, riuscendo a mettere da parte l’idea della ripetitività ossessiva con cui ha scelto di esprimersi, grazie ad un tocco di calore che ci guida nell’ascolto, permettendoci di aprire il nostro orizzonte visivo. Non possiamo non evidenziare la forte componente onirica di un disco che sancisce un’esperienza multidisciplinare che permette alla Pisani di mettersi a nudo, in profondità. Sta a noi, a questo punto, decidere se farle compagnia o meno. Noi, da parte nostra, abbiamo deciso quanto erano trascorsi pochi istanti dall’inizio, consapevoli di aver tra le mani un album di grande spessore.

 

Dao Strom :: Redux – 2026

Dao Strom (vietnamita di nascita, ma trapiantata da anni negli States) arriva da Portland, nella porzione di West Coast che guarda al Canada, dove si cimenta come artista multimediale, musicista e poetessa.

Dopo Traveler ‘s Ode, uscito nel 2020, la ritroviamo oggi, alle prese con una rivisitazione di alcuni suoi brani risalenti ai primi anni duemila. Un album di grande calore emotivo, dal fortissimo carattere onirico, perfetto per andare a cercarci dentro quel che non troviamo da nessuna parte. Redux riesce a dare nuova voce e nuova forma ai pensieri della Strom in grado di prendere alla lettera il significato del titolo. La sua è una delicata operazione che le permette di andare a rianimare, riportando indietro tutte quelle emozioni che, inizialmente, aveva temporaneamente fissato, ma che non avevano trovato forma definitiva, non erano pronte per essere condivise. Un album in cui si ricorrono pensieri nascosti, e suggestive storie spettrali, da troppo tempo sepolte sotto un velo di polvere che ne lasciava intravedere solo i contorni. Un disco spiccatamente notturno, intimista, di quelli che toccano dentro.

Di quelli da ascoltare la notte, da soli, in una stanza male illuminata, ma ricca di significati, di quelle dove tutto diventa possibile, e i confini col sogno si annullano. Redux è un album essenziale, in cui la bellezza sembra davvero a portata di mano, tangibile, concreta. Il suo è un labirinto emozionale potenzialmente infinito, in cui perdersi è un qualcosa che auguriamo a tutti coloro che cercano il caldo di un poetica che sa essere accogliente.

E Redux diventa più che un album musicale, uno di fotografie, in cui ricercare la memoria di un passato da rivivere e non dimenticare. La Strom ha scelto di percorrere una strada impervia, in cui provare a realizzare la completa simbiosi tra poesia, canto e arti visive, in modo da trovare quella multimedialità che persegue, e modella sin dai suoi esordi. Non sappiamo se quella di Redux sia la versione definitiva di Dao Strom da un punto di vista sonoro. Sinceramente ce lo auguriamo, ma, al tempo stesso, ci piace pensarla in grado di sorprenderci ancora, in futuro.

 

Lividus :: Scarabaeus

I Lividus sono una realtà in crescita in un contesto estremamente saturo. Anche se intimamente legati ad alcuni stereotipi sonori eccessivamente legati ad un certo metal forse oggi fuori tempo massimo, i cinque di Portland mostrano l’intenzione (lodevole) di voler provare ad alienare la staticità di un genere che nella stragrande maggioranza dei casi non offre più nulla di interessante.

L’album è multistratificato, e richiede più di un ascolto per poter essere capito. Ad un primo sommario esame il rischio di fuga è piuttosto elevato, ma possiamo garantire come, nel caso si voglia dare una seconda opportunità alla band statunitense, le soddisfazioni, per chi ama sguazzare in quel calderone che mescola black e death metal, arrivano, basta solo aver pazienza. Il disco si caratterizza viste le premesse per un assalto di grande intensità, sostenuto, che non concede soste.

Non sono proprio quello che solitamente ascoltiamo nei rari momenti in cui possiamo godere di una pausa, ma crediamo che si possa dar loro una possibilità, anche se sono ancora molte le cose da limare, prima di poter pensare di avere a che fare con un qualcosa in grado di rivoluzionare le nostre abitudini sonore. Scarabeus, tutto sommato, è piuttosto fluido, anche se ostico e oscuro. Mediamente buono nel suo complesso, il disco ha dei momenti veramente interessanti, ma che occorre andare a cercare, o ad aspettare con pazienza. Nati quasi dieci anni fa, sotto il cielo piovoso dell’estremo nordovest statunitense, i Lividus possono essere visti come l’esempio che il metal, nonostante tutto, riesce ancora ad avere una sua dignità, indipendentemente dal fatto che ci piaccia o meno.

L’album racconta tutto quello che gravita intorno all’idea di resilienza post traumatica. E si caratterizza come detto per un sound che riporta indietro agli anni novanta, molto ben eseguito, tecnicamente impeccabile, ma per il nostro gusto personale un pò troppo datato, e quindi, ad oggi, inoffensivo, sterile, innocuo. È un album intenso, intricato, violento, disturbante, ma non aggiunge nulla a quanto già conosciamo e già abbiamo apprezzato in passato. L’idea è quella che potrebbero osare di più, dato che ne hanno ampiamente le capacità. Staremo a vedere.

 

Otay:onii :: Love Is In The Shit

Lane Mingyu Shi, musicista e sound designer cinese, ma di stanza negli USA dall’età di sedici anni, si fa notare dapprima con la band sperimentale Dent, e poi, per una decina di anni, come cantante della formazione grindcore Elizabeth Colour Wheel. Recentemente ha deciso di trasferirsi in Europa, a Berlino, dove ha iniziato il suo percorso come solista, scegliendo di impersonare il proprio alter ego Otay:onii. Il suo album di debutto è questo Love is in the Shit, uscito per la Pelagic.

Mezz’ora di follia ragionata, in cui perdersi con gioia (e dolore). Mezz’ora di avanguardia sonora caratterizzata da un approccio fortemente punk (a livello concettuale) che si realizza attraverso una sperimentazione a tutto tondo, in grado di creare un universo dissonante multidirezionale di grandissimo impatto. Love is in the Shit è un album che ricorderemo a lungo, non appena saremo stati in grado di capirne l’effettiva (ed enorme) portata. Un disco che sancisce l’abbattimento dei confini, e – aggiungiamo – della sanità mentale di chi sceglie di ascoltarlo. Trenta minuti abbiamo detto. Un timing che potrebbe sembrare scarno, ma che, invece, nella realtà delle cose si rivela scelta intelligente. Alla resa sonora sembrano almeno il doppio, come concentrazione di impulsi. Meno sarebbe stato un crimine, di più ci avrebbero messo in estrema difficoltà, vista la pluristratificazione che lo compone.

Uno di quei dischi che, a seconda del grado di libertà mentale con cui lo ascolti, sembra durare un minuto come un’eternità. Un album che mostra una grande maturità espressiva, caratterizzata da un taglio estremamente drammatico. Ma soprattutto mette in evidenza tutto il talento di un’artista poliedrica che si sposta continuamente tra i generi, riuscendo a risultare sempre credibile. Eclettismo sfrenato che riconcilia con l’idea di andare a scoprire ogni volta un diverso approccio alla materia, pur restando all’interno di un contesto chiarissimo in cui regna la ricerca. Love is in the Shit è un album che stravolge l’idea stessa di musica, con un impatto emotivo dirompente. Non sappiamo se questo sia, ad oggi, il suo punto di massima qualità espressiva, ma di certo, se non lo rappresenta, ci va davvero molto vicino. Così come non abbiamo idea di come potrà impostare il discorso per il prossimo album, vista la magnificenza di questo.

 

The Stripp :: Life Imitates Art

Dopo Amyl and the Sniffers ancora l’Australia sugli scudi con una rock’n’roll punk band female fronted, i The Stripp. Sporco, e sfacciato, tenacemente ancorato all’idea di andare a rappresentare un crossover in grado di mescolare i classici del glam rock con il garage punk, Life Imitates Art alimenta ulteriormente l’interesse attorno ad una band che sembra prontissima per il grande salto. L’album, il secondo per il quartetto australiano, dopo Ain’t No Crime To Rock n Roll del 2022, non fa altro che confermare quanto di buono era già emerso. Inutile sottolineare come la carismatica figura di Bek Taylor chitarrista / cantante della band sia da inquadrare come il cuore pulsante della band.

Ma è un pò tutto il progetto che funziona, riuscendo a instaurare immediatamente un legame con l’ascoltatore, dopo pochissime battute, che non scende mai di intensità per tutti i dieci brani del disco. Un disco adrenalinico e diretto, di quelli che non vedi l’ora di riascoltare dal vivo, convinto che sul palco la band sia in grado di rendere ancora maggiore il proprio dirompente e graffiante impatto. Life Imitates Art è quanto di più diretto possiamo pensare di trovare tra le proposte più recenti. Per certi versi possiamo considerarli, in una contestualizzazione a mente libera, come una versione odierna dei conterranei AC/DC, tenendo conto della freschezza, della forza, del sound e della faccia tosta con cui si sono affacciati.

Come detto, teniamo conto delle distanze, e delle differenze, prima di storcere il naso. C’è un legame tra le due realtà, non immediato, ma sostanziale. Un legame in grado di emergere non appena saremo stati in grado di liberarci dai preconcetti e dai pregiudizi. The Stripp sono una band che mostra di non temere il giudizio altrui, anzi se ne frega, convinta dal potenziale di cui dispone. Una band di grande intensità, diretta e strafottente, che ha capito di avere tra le mani un sound devastante, potente e immediatamente riconoscibile. Il disco ha tutto per funzionare, tranne forse la copertina. Sound, ritornelli, approccio ed energia. Serve altro? It’s only rock’n’roll, but I like it! Non c’è altro da aggiungere, se non che, continuiamo a fare periodici funerali ad un genere che invece, grazie a dischi come questo, è più che mai vivo.

Disegnate da artisti underground, stampate in serigrafia in piccola tiratura. Ogni maglietta sostiene In Your Eyes Ezine, webzine indipendente dal 1999.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Disegnate da artisti underground, stampate in serigrafia in piccola tiratura. Ogni maglietta sostiene In Your Eyes Ezine, webzine indipendente dal 1999.

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Böotes Void, Chat Pile, Kulk, Warning, e Witchsorro

:: ACUFENI :: FASTIDI AURICOLARI CONTEMPORANEI #56

Uno di questi album l’abbiamo comprato a scatola chiusa, convinti che non saremmo stati delusi. Indovinare quale, è sin troppo facile. Ascoltate, con dolore: Böotes Void, Chat Pile, Kulk, Warning, e Witchsorrow.