Giorgio Consoli – Panico Park – recensione

Giorgio Consoli, Panico Park: nove scene tra cantautorato, rock, teatro ed elettronica. Leggi la recensione del secondo album solista.

Il panico è individuale. Il Park è collettivo. Recensito per voi l’ultimo lavoro di Giorgio Consoli: dove la canzone d’autore diventa una forma aperta, capacità di far convivere scrittura e scena, rock e memoria. Suoni vintage e aperture elettriche, strumenti acustici che si intrecciano con la materia più visionaria.

Attore. Cantante. Autore e formatore. Giorgio Consoli viene da Taranto, città di mare e fabbrica. Alle spalle quattro album e numerosi tour con la band Leitmotiv. Protagonista del progetto musicale Ninotchka, dopo Coralli cotti a colazione (DIGA records 2022) torna col suo secondo lavoro da solista, Panico Park, pubblicato il 6 novembre 2026 per NOS Records.

Un album, non un disco. Ci tende a precisarlo. “Mi piace la parola album perchè riporta allo sfogliare dei ricordi scolpiti nelle foto di quanto eravamo bambini. Si sfogliava, non si scrollava. E ci si fermava”.

Nove tracce che raccontano da un lato la condizione privata, dall’altro un luogo d’incontro, rifugio e ritrovo. Il luna park è gioco, festa, spensieratezza, montagne russe. Nove canzoni, nove piccole scene che si muovono tra presente, passato e immaginazione. Attraverso Panico Park attraversiamo guerre, conflitti, solitudini, muri e perdita di riferimento. Ma qui il buio è anche lo spazio in cui qualcosa può ancora apparire: l’altro, l’amore. Unica possibilità. In questa tensione l’album trova il proprio centro.

Una costellazione di forme e linguaggi. Canzone d’autore, teatro, rock, sensibilità vintage, elettronica, strumenti acustici, arrangiamenti e voce creano un paesaggio fatto di colori e calore. Un album firmato si da Giorgio Consoli, ma profondamente collettivo. La supervisione artistica è di Amerigo Verardi. Al suo interno troviamo Umberto Coviello, Mimmo Pesare, Simone Prudenzano, Domenico Cartago, Sandro Palazzo, Cristiano Cosa, Davide Esposito, Dino Semerano, Marcello De Felice, Walter Pulpito, Vincenzo Vitti e Lugi Miacola. La partecipazione speciale di Gianluca De Rubertis completa un quadro di musicisti e compagni di viaggio che hanno segnato momenti diversi del percorso di Consoli.

Il brano apripista è Apocalyspe John: testo e voce di Giorgio Consoli. Cuciture, melodie e incanto di Amerigo Verardi. In Palio è una di quelle canzoni che si scrivono e poi rimangono in un cassetto. Pronte per saltare fuori solamente al momento giusto. Un brano rock con venature blues, un pò psichedeliche. Si parla di questi tempi bui, dove tutto è in vendita, l’Amore sembra spento, come gli sguardi delle coppie al cloroformio. Taranto brilla è l’atto d’amore verso la città natale di Consoli. La scintilla è stata un brillio delle sue luci, viste nelle prime ore del mattino, al ritorno da una serata. Una Gotham City sospesa tra mare e fabbrica. Testo e melodia scritti di getto. L’intermezzo è Amazzone smarrita: un esperimento, nato da una giocosa improvvisazione con Domenico Cartago. Un brano di spoken music improvvisato, arrangiato e registrato a Trani. Doveva essere tutt’altro, ora è il brano d’apertura del Lato B dell’album: una parte più intima. Più femminile.

Con Panico park si parte dal singolare per cercare il plurale. La comunità diventa antidoto alla solitudine. L’amore è la risposta. Non definitiva. Ma una possibilità.

Giorgio Consoli – Panino Park – tracklist

1. Apocalypse John

2. In palio

3. Mi fa male il tempo

4. Tranto brilla

5. L’estate è un crimine

6. Amazzone smattita

7. La pazza gioia

8. Versi per uno studio di donna

9. Nostra signora del buio

Disegnate da artisti underground, stampate in serigrafia in piccola tiratura. Ogni maglietta sostiene In Your Eyes Ezine, webzine indipendente dal 1999.

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Disegnate da artisti underground, stampate in serigrafia in piccola tiratura. Ogni maglietta sostiene In Your Eyes Ezine, webzine indipendente dal 1999.

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