Ico e i casi umani – Gruppo spalla – recensione

Torna con nuove mirabolanti avventure Ico Gattai, mattatore e figura mitologica dell’underground musicale toscano che, coi suoi Casi Umani (un nome, una garanzia!) quest’anno è arrivato a pubblicare, con tale moniker, il suo quinto studio album complessivo, “Gruppo spalla“, uscito a giugno sulla label pisana Aloch dischi (e prodotto da Andrea Appino, loro fan dichiarato).

Attivo da tanti anni sulla scena musicale della sua regione, sia in solitaria che accompagnato da band, Ico è una sorta di “leggenda artistica” (il nostro ha anche scritto e pubblicato libri) presente e operante soprattutto a Pisa e provincia, si potrebbe definire un cantautore decisamente “sui generis”, amante dello sberleffo, del sarcasmo, della burla, della caricatura goliardica, dell’assurdo, del grottesco e del paradosso, capace di mettere in scena concerti che sono veri e propri spettacoli eclettici situazionisti, in cui la regola numero uno è quella di non prendersi sul serio e di farsi beffe dell’attualità e di tante storture contemporanee che accadono nel mondo (della musica e in generale) di tutti i giorni.

Complici delle sue scorribande satiriche/soniche, da circa un decennio, ci sono i Casi Umani (ovvero Jacopo Vescio alla chitarra, Tommaso Tanzini e Davide Barbafiera alle prese con chitarre, bassi, cori e sezioni elettroniche) che danno manforte al chitarrista/frontman Gattai proponendo canzoni brevi, distorte e sentimentali, mischiando punk rock, elettronica minimale, pop caciarone, teatro-canzone e una attitudine “demenziale” e irriverente che tantissimo ha assorbito dalla lezione degli Skiantos e Roberto “Freak” Antoni.

Storie surreali che strappano risate di gusto, come “La tribù dei musi lunghi” che vive nel “Fantabosco” e si nutre di “Gommapane“, si sfama col “Puzzone” (che non è un formaggio francese, e nemmeno il pelato finito a testa in giù, ma ti fa ringiovanire) e ridicolizza il “Dittatore” (che musicalmente riprende i primi CCCP Fedeli alla Linea). E poi c’è la Jammiana “Solare“, “Damiano” (che si avvicina sonoramente agli Sham 69, e che Ico e soci sperano non li mandi fino a Coltano) la SexPistolsiana “Bidet“, l’allucinata “Fantasma“, la paranoica “Baratro“, la punkzurca strampalata di “Manifesto“, “Marestate” (cioè Righeira meets Paolino Paperino Band, deturpando la retorica vacanziera della bella stagione con una precisa dichiarazione di intenti: “Noi d’estate andiamo al mare solamente per pisciare, qualche volta anche a cacare“) e la title track che vuole essere una “revenge song” in favore dei gruppi spalla e delle opening band che di solito non si caga nessuno e vengono fatte suonare prima di tutti gli headliner (tipo i gruppi che nei festival estivi devono esibirsi alle cinque del pomeriggio) pagate un panino e qualche birrozza, bistrattate anche dai fonici e altri “addetti ai lavori”, e che i nostri decidono di “riscattare” mettendo in atto la “rivolta delle comparse” rovinando i piani e le serate distruggendo tutto, in un atto di catartico luddismo. Post-punk saltellante alla Bauhaus connota “Levatevi le scarpe“, con un testo che ci invita a ritornare a sentire la natura e alla libertà di voler essere quello che si vuole davvero e non ciò che la società odierna ci ha imposto di diventare; “Bluetooth“, a suo modo, tratta del tema dell’incomunicabilità e dei problemi relazionali nell’era digitale odierna. E l’amaro disincanto pervade la conclusiva “Voglio andare a vivere da solo“.

Questo disco, ridendo e scherzando, potrebbe essere interpretato anche come un atto politico: ci ricorda che il non-luogo della provincia ti ammazza e ti tempra allo stesso tempo, e da essa puoi evadere, ma non le scapperai mai totalmente; e tra questi solchi allora si inneschi un vero e proprio inno di rivincita per tutti gli outsider, gli eterni secondi/terzi/quarti/quinti ecc. ecc. e chiunque scelga di non piegarsi alle mode o alle convenzioni sociali.

TRACKLIST

1. Gruppo Spalla
2. Dittatore
3. Musi Lunghi
4. Gommapane
5. Fantabosco
6. Puzzone
7. Solare
8. Manifesto
9. Damiano
10. Bluethooth
11. Marestate
12. Bidet
13. Fantasma
14. Baratro
15. Levatevi le Scarpe
16. Voglio Andare a Vivere da Solo

Disegnate da artisti underground, stampate in serigrafia in piccola tiratura. Ogni maglietta sostiene In Your Eyes Ezine, webzine indipendente dal 1999.

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