Recensione : Cowards – Can you hear me?

Qui Italia, 2026. Tira prepotentemente aria di merda, aumentano le diseguaglianze tra le classi sociali, i grandi gruppi bancari registrano decine di miliardi di euro di utili, mentre alle mense di carità si ingrossano le file di nuovi poveri che non ce la fanno più ad arrivare a fine mese e non riescono più a mettere insieme il pranzo con la cena. Il cosiddetto “servizio pubblico” radiotelevisivo nazionale sta perdendo/epurando quasi tutte le sue migliori risorse umane professionali e si sta lentamente riconvertendo in un novello Istituto Luce, rimodellato da riesumati Ministeri della Cultura Popolare.

Si avvicinano le e-R-ezioni politiche e c’è il forte sentore che possano essere (ri)vinte dal neofascismo di ritorno, che oggi è impersonato da gente dall’ignoranza imbarazzante e dannosa, che viene dal mondo militare e, a livello di mentalità, è rimasta ferma al 1936, all’idea dell’uomo “forte” e solo al comando, e che vorrebbe trasformare l’Italia in una grande caserma, col relativo clima da caserma (cameratismo, conservatorismo, razzismo, xenofobia, omofobia, gerarchismo, classismo, machismo/maschilismo, nonnismo verso le categorie di persone meno tutelate e chi non è “conforme” ai valori Dio-Patria-Famiglia “naturale” tradizionale) rimettendo in discussione diritti e conquiste e progresso che si davano ormai per acquisiti (come l’aborto e il multiculturalismo) avallando ed edulcorando il sistema sociale del patriarcato, negando la violenza di genere e il cambiamento climatico, dando credito e risalto al delirio del mondo “no-vax” col fine di delegittimare la scienza, vietando l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, etichettando come “comunista” (a mo’ di marchio di infamia) chiunque provi a mettere in discussione questo modello di sistema capitalistico neoliberista a trazione U.S.A. a cui l’Italia obbedisce servilmente dalla fine del secondo conflitto mondiale, e che sta trascinando l’Occidente nel baratro di un probabile terzo conflitto globale, quello che può portare alla distruzione definitiva del pianeta Terra.

In questo clima di odio, rassegnazione al peggio e miseria (economica e morale) serpeggiante, dove gli spazi di cultura e aggregazione vengono militarizzati o chiusi, ci si sente scoraggiati e diosrientati, diventa sempre più difficile vedere uno spiraglio di luce, avere ottimismo nel futuro e far sentire la propria voce, ed è quello che sembrerebbe suggerire il titolo “Can you hear me?“, il secondo studio album dei marchigiani Cowards, che esce su Bloody Sound e arriva a un anno di distanza dal debutto sulla lunga distanza “God hates Cowards” ed è composto da otto brani contraddistinti da un mood generale che tocca temi quali paura, alienazione, vuoto interiore e disagio collettivo moderno.

Il trio di Recanati (formato da Giulia Tanoni alla voce e al basso, Luca Piccinini alla chitarra e voce, e Michele Prosperi alla batteria) conferma le sue coordinate sonore già sciorinate con maestria nel primo disco, continuando lungo i sentieri di un wall of sound noise/psych/shoegaze/post-punk ipersaturo, con alternanza maschile/femminile al canto e un’ottima ispirazione che rimanda a epoche musicali stupende di qualche decennio fa.

Potenza e abrasione rumorista si sprigionano fin dall’opener “Devils“, con le sue vibes incendiarie à la Sonic Youth in versione psicotica, mentre il sound si fa più arioso e il cantato più dinamico in “Fear of fear” (uscita come singolo) echi di Jesus Lizard in salsa shoegaze picchiano forte in “Tell me“, il dream pop inquieto di “9 minutes” deflagra in una parte finale psych/noise, squarciata da grida disperate che urlano il titolo del disco, come a voler tentare di svegliare un mondo che pare essere diventato sordo ai richiami alla pace e all’armonia tra gli esseri viventi; la furia circolare noise/post-HC in “Mad world” e “Bad Trip” è travolgente, “Your party is gravy” vira verso atmosfere post-punk apolittiche, e il fantasma dei My Bloody Valentine vola alto a benedire la conclusiva “No return“.

Trentasei minuti che ben descrivono la paranoia di questi tempi odierni, in cui gran parte del genere umano sembra aver perso il lume della ragione e sta inconsapevolmente (?) scivolando verso l’armaggedon nucleare, tra classi dirigenti/politiche ed economico/finanziarie scellerate che hanno fatto della corsa al riarmo il proprio “mantra” autodistruttivo, propagandato dal servilismo euroatlantico dei media mainstream, e masse trasformate in zombie digitali, troppo distratti dai “reels” da scrollare sui social network, o prese da altre armi di distrazione (droghe legalizzate come la piaga del gioco d’azzardo e dei siti di scommesse pubblicizzati 24 ore su 24 sui media, reality show sempre più degradanti e stupidi, il monopolio della cronaca nera nei programmi di “approfondimento giornalistico” in televisione, e altra rumenta). Ma almeno, in questo schifo di mondo, esistono ancora sacche di resistenza culturale, e questo album ne è una dimostrazione.

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