Recensione : Avon Desert Rock Black on sunshine

Gli Avon Desert Rock firmano Black On Sunshine: desert rock ruvido, psichedelia bruciata e riff da Mojave. Un colpo heavy per anime stoner.

Avon, copertina Black on Sunshine

In definitiva un disco di gran valore, rumoroso, desertico, psichedelico e heavy il giusto, a Go Down Records, ancora una volta, dimostra di saper pescare nell’underground internazionale, portando un suono che sa di California desertica e di ottimo stoner desert.

Incontro molto fecondo fra la Go Down Records, etichetta indipendente italiana che da oltre vent’anni tiene alta la bandiera del rock rumoroso indipendente, e gli Avon Desert Rock, fondati da Alfredo Hernández, batterista nella storia del desert rock che ha militato con Kyuss e Queens Of The Stone Age. Da questo incontro nasce “Black On Sunshine”, terzo LP degli Avon . Questo disco è una dichiarazione d’intenti: psichedelia cruda, desert rock che sa di benzina e sabbia, il tutto con grande attitudine. Registrato a Los Angeles da James Childs già negli AIrbus alla voce e chitarra, con Alfredo Hernández alla batteria (Across The River, Yawning Man, Kyuss dal 1994 al 1996, Queens of the Stone Age dal 1997 al 1999), e June Kato al basso, il lavoro si snoda in dieci tracce che sembrano uscite direttamente da un garage del Mojave, dove il sole picchia forte e le ombre sono lunghe come i riff di “Bandits” o “Spacebar”.

Gli Avon non si nascondono dietro effetti speciali o produzioni iper-lucide. “Black On Sunshine” è un album che suona come un concerto, la chitarra di Childs graffia, il basso di Kato disegna groovi ipnotici, e la batteria di Hernández martella senza sosta, come in “Awkwardness” o nel groove ossessivo di “Never In A Million Years”. Il disco oscilla tra momenti di pura energia garage come “Super Furry Antidote”, con il suo video ufficiale che è surrealista e ballate psichedeliche dove la voce rauca di Childs si fa spazio tra distorsioni e echi desertici come si può sentire in “Strangest Love”, scritta a quattro mani e cantata con Nick Davidge. Il titolo “Black On Sunshine” non è un ossimoro, ma una metafora perfetta per il sound degli Avon: luce abbacinante che nasconde ombra, calore che brucia ma non riscalda. I testi, spesso criptici, parlano di amori complicati come in “Strangest Love”, o di solitudine in “Oblivion”, di una generazione che si ostina a credere nella musica come ultima forma di ribellione. Non a caso, “Nineteen Bruises” e “Doorway” sembrano racchiudere in pochi minuti tutta la frustrazione e la bellezza del vivere ai margini, con un sound che ricorda i miglior Kyuss o i primi Queens Of The Stone Age, ma con una identità tutta loro.

In definitiva un disco di gran valore, rumoroso, desertico, psichedelico e heavy il giusto, a Go Down Records, ancora una volta, dimostra di saper pescare nell’underground internazionale, portando un suono che sa di California desertica e di ottimo stoner desert.

Avon Desert Rock Black on sunshine Streaming

Avon Desert Rock Black on sunshine Titletrack

1. Black On Sunshine 02:38
2. Awkwardness 03:05
3. Spacebar 04:11
4. Never In A Million Years 03:36
5. Bandits 03:03
6. Ninteen Bruises 04:16
7. Super Furry Antidote 02:59
8. Doorway 02:49
9. Strangest Love 03:16
10. Oblivion 02:23

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