SALOMEA – axxxis – recensione

Non ci sono hit nel nuovo album dei SALOMEA, ma c'è il cognome della cantante nel nome della band: se i calcoli sono corretti, il gruppo tedesco-americano ha tra le mani un capolavoro.
SALOMEA - axxxis

Sade, Blondie, Florence and the Machine: il nome della cantante che diventa nome della band è sinonimo di qualità, musica impeccabile e perchè no, anche outsider nel proprio genere. L’eleganza innata in un mondo soul pieno di produzioni massicce e sovraccariche di Folasade Adu, il punk trascinato sulle piste da ballo dai pezzi di Debbie Harry, il pop barocco e teatrale di Florence Welch contro le produzioni elettroniche degli anni 2000. Fare qualcosa di così epocale ai giorni nostri è difficile, se non impossibile: la musica si assomiglia tutta, chi tenta la strada dell’alternativa è subito seguito da altrettanti che si dichiarano tali, andando ad affossare il significato stesso del termine. A questa lista di band magnetiche, si aggiungono i SALOMEA, ma al contrario di quanto si possa pensare, non cercano di stravolgere un sistema. Anzi. Conoscono bene cosa sono R&B, soul, jazz ed elettronica, sanno anche come usarli, come dosarli in un disco: “axxxis”, pubblicato su M.O.T.H.E.R., è il loro “Love Deluxe”, il loro “Parallel Lines”, il loro “Lungs”. 

Capitanati da Rebekka Salomea, i membri dell’omonima band sono prima di tutto una famiglia, legati da un’amicizia indissolubile che li ha legati in tante fasi e momenti della vita. Tra Berlino e gli Stati Uniti, la cantante insieme a Yannis Anft alle tastiere, Oli Lutz al basso e Leif Berger alla batteria, ha costruito un disco minimale, asciugato di tanti artifici inutili, meno artistico, se vogliamo, del loro progetto del 2020 “Bathing in Flowers”, più uniforme dell’ultimo album, “Good Life”. Il nuovo LP si sofferma su temi legati all’introspezione, al fidarsi dei propri istinti, a fare chiarezza dopo un periodo difficile. Quella chiarezza e precisione che solo un rapace possiede, lo stesso che Rebekka osserva fiera sulla copertina dell’album. La stessa chiarezza che cerca Solange in “When I Get Home” riguardo le sue radici, o la rinascita che va cercando il corvo nel titolo di “Raven” di Kelela. A livello di produzione ricorda la Erykah Badu di “Worldwide Underground”, le armonie ariose di James Blake e Thundercat.  Se nella musica si nasconde l’intento, nelle parole si palesa l’intenzione, l’asse (axxxis) intorno al quale girare per trovare la una nuova direzione. 

“stick around” è dannatamente romantico, la protagonista chiede incessantemente al fidanzato se resterà con lei fino alla fine dei tempi, nonostante nessuno gli abbia mai insegnato come si faccia a stare insieme. Il picchiettare incessante di un beat regge “i will not allow it” dall’inizio alla fine, in un brano che sembra la bonus track dell’ultimo progetto della Badu in coppia con The Alchemist, “Before the World Blows”. In “compassion” le parole si ripetono come un mantra: “passion, compassion, vision, is love in action, empathy, sympathy, honesty, integrity”. Al sonetto di valori, Salomea risponde con quello in cui crede: nell’amicizia, nella musica, nell’arte, nella bellezza. Ne parla, letteralmente, su un pianoforte jazz, in un’atmosfera quasi lounge.  I glitch futuristici prendono il sopravvento in “show me”, interrotti dall’interludio soul “something to look forward to”, che invoca lo spirito della più matura Solange per intrappolarlo all’interno di un minuto e quarantanove in cui la cantante non fa altro che ripetere il titolo del brano in cerca di qualcuno da incontrare. 

“midnight in soho” è funk, è divertente, se si ascolta bene sembra di sentire le risate della band mentre registra sulle note sfuggenti del pezzo. L’ottavo brano si apre in un’aura cupa, misteriosa, quasi stregonesca. Poi cambia ritmo talmente tante volte che è difficile starle dietro: le scale di synth che accompagnano la voce di Rebekka sono spettacolari, mentre vanno su e giù seguendo l’umore della cantante, sfociando in un esagerazione di batteria e percussioni.  “sandcastle” chiude l’album nella maniera più elegante possibile. Non con le urla di Florence, né con gli assoli strampalati dei Blondie, nemmeno con l’atmosfera eterea di Sade. I SALOMEA fanno anche questo a modo loro, con un brano costruito per essere eseguito dal vivo accompagnato da un’orchestra di archi, nei più grandi teatri. 

La differenza con i sopracitati è che all’interno di “axxxis” non c’è una “No Ordinary Love”, non c’è una “Heart of Glass”, non c’è una “Dog Days Are Over”. Manca la hit, e non è un peccato né un errore. I SALOMEA preferiscono prendersela con calma, piuttosto che lanciarsi in una ricerca ossessiva della formula hit per scalare classifiche e radio. O molto più probabilmente, non lo vogliono nemmeno. Quel che è certo, è che “axxxis” è il gioiellino della loro carriera, il loro magnum opus, che dopo soli quattro album, è fatto per essere detronizzato. E non vediamo l’ora che accada.

 

Salomea – i will not allow it

 

SALOMEA – axxxis tracklist

  1. stick around 03:46
  2. i will not allow it 03:01
  3. compassion 04:13
  4. show me 03:15
  5. something to look forward to 01:48
  6. midnight in soho 03:15
  7. it is beautiful 02:10
  8. do what u gotta do 05:54
  9. sandcastle 03:19

Qui il sito ufficiale dei SALOMEA.

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