The Queen Is Dead Volume 223 – My Heart, An Inverted Flame, The Freqs, Shannon Jan Ridout

Tre dischi molto diversi, tre lavori che toccano uno spettro molto ampio della tavolozza musicale, dal synth-doom al nosie punk rock fino al country rock più viscerale

My Heart, An Inverted Flame, The Freqs, Shannon Jan Ridout

Tre dischi molto diversi, tre lavori che toccano uno spettro molto ampio della tavolozza musicale, dal synth-doom al nosie punk rock fino al country rock più viscerale

MY HEART, AN INVERTED FLAME

Secondo disco di My Heart, An Inverted Flame, il duo di Andee Connors (uno che di scene ne ha viste parecchie, da A Minor Forest ai Common Eider King Eider) e Marc Kate, già factory di rumore con I Am Spoonbender. L’etichetta di avanguardia e di sperimentazione sonora Crucial Blast pubbica “My Death Is More Beautiful Than Your Life”, già il titolo dice tutto.

Lo stile del gruppo viene chiamato synth-doom, ma è giusto per capire. Pezzi strumentali, caos e la forma canzone che qui non esiste, il duo è un medium che canalizza fa forze che non sono umane, linguaggio musicale totalmente alieno, un qualcosa che non avete mai sentito, ci sono momenti che sembra una specie di trance ipnotica da rito pagano filtrato attraverso un sintetizzatore rotto.

La batteria vaga e picchia duro, il basso è lì etereo e tanti rumori elettronici come se arrivassero da un segnale perso da eoni nello spazio profondo, ultima vestigia di una civiltà aliena. O forse tutto proviene da sotto i nostri piedi, da qualcosa che vive sotto di noi e che comunica con noi attraverso questi suoni. In mezzo al caos poi ci sono momenti di melodia perfetta, come nel mezzo di “My body, my problem”, un pezzo gigantesco, una sinfonia altra che apre la mente a tantissime possibilità.

Dentro alle tantissime cose che ci sono in questo lavoro c’è anche tanto dell’attitudine black metal, ovvero una forza antica e fortissima che spinge a fare tutto quello che si vuole, ed in maniera urgente. Un disco di una profondità incredibile, molto potente ed evocativo, originale in senso letterale e assai stimolante, un’esperienza di ascolto forte e vivida, un unicum nella piattezza e nella fretta della nostra società dell’attenzione.

THE FREQS

Dopo quattro EP e varie scorribande, il trio noise rock del Massachusetts The Freqs si presenta finalmente con il suo album di debutto, “No God On The Gold Coast”, che esce in digitale e CD per autoproduzione, mentre la cassetta arriverà tramite Gum Cuzzler Records lo fa senza tirare il fiato: otto pezzi in meno di ventisei minuti, veloci e potenti. La band qui cerca una direzione più buia, più caotica, più frenetica rispetto al passato, e ci riesce alla grande: quello che esce dalle casse è un noise/indie punk infetto, sporco, reso ancora più torbido e urgente.

A registrare, produrre e mixare ci ha pensato Alex Allinson al The Bridge Sound & Stage Music, gente che ha lavorato con Isis, Lesotho, Miracle Blood, il mastering è di Keith Gentile ai Labyrinth Audio, e la copertina porta la firma di Ellis Roundy (The P.A.’s, Pink Lids). A dare manforte alle urla ci sono anche due ospiti dalla scena locale: Nicholas Pentabona dei Bedtimemagic in “Lo IQ” e Andrew Wong dei Miracle Blood in “Secondhand Jesus”.

Il risultato è un noise punk infetto che riduce ai minimi termini tutto quello che la band ha fatto finora, rendendolo ancora più torbido e diretto: meno spazio per respirare, tutto è più distorto e più vicino all’asfalto. Non cìè scampo da un sono come quello dei The Freqs, un suono incendiario che coinvolge cuore e cervello, tracce che picchiano duro e suono che scarnifica.

SHANNON JAN RIDOUT

Dopo più di dieci anni di silenzio, la cantautrice americana Shannon Jan RIdout torna con “Two Busted Boots And A Broken Heart” per Anti-Corp Music, un disco che porta con sé tutto il peso e la bellezza di una vita vissuta sulla strada, con il caldo, e con il freddo, disco fra il country e il dark folk.

Ridout è cresciuta nella campagna del Washington occidentale, clarinettista classica dai nove ai diciannove anni, con l’orchestra sinfonica come orizzonte, ha poi lasciato tutto dopo un semestre di college per innamorarsi del fermento di Pike Place Market e della cultura della strada. A ventun anni si compra una chitarra acustica Johnson da cinquanta dollari in un negozio di pegni, le insegnano un giro di accordi e un pattern di fingerpicking, e da lì comincia a tessere ballate europee dell’Ottocento insieme alla sua poesia, trovando una voce che oggi, vent’anni dopo, suona ancora intatta e riconoscibile.

Ha girato il paese in autostop, ha fatto la busker di giorno e suonato in tantissime città, fra la gente, ha fatto parte di progetti come Spitshine e Sourmash Melodies, ed è da questo mondo, fatto di dark folk, outlaw country e bluegrass, che arriva la sua poetica musicale. Le dieci canzoni di questo disco sono state scritte tra il 2012 e il 2015 vagando per gli Stati Uniti, e solo nel gennaio 2021 sono state finalmente registrate e mixate da Justin Dye ai Third Coast Studios di New Orleans, per poi essere masterizzate e sequenziate da Dan Emery ai Black Matter Mastering di Nashville. La copertina è di Bobby Ditrani.

Musicalmente qui troviamo un folk lussureggiante con una venatura di dark country, un genere che Ridout stessa fatica a etichettare ma che lei stessa ha definito più volte come dark country o folk, musica sincera e vera ma anche dolorosa e cattiva come sa essere la strada.

La voce è grezza, a volte quasi gelida, e le immagini sono viscerali: amore, perdita, desiderio, lutto, dipendenza, salute mentale, tutto con un’onestà che non cerca scorciatoie. Il disco lascia intravedere una bellezza interiore e una speranza che resiste. Il titolo dell’album e diversi brani portano dentro anche il peso di una perdita più recente: Ridout ha dovuto dire addio al suo fedele cane Wesson nel giugno 2025, poco dopo il suo quattordicesimo compleanno, e il disco gli è dedicato.

Non è l’unico fantasma che attraversa questo lavoro: nel suo percorso artistico convive anche la memoria del marito Nicholas Ridout, musicista anche lui, scomparso troppo presto, e la sua ombra si sente nel modo in cui Shannon scrive di dolore e di assenza. Chi ama un certo cantautorato americano scabro e violentemente sincero, con ballate che raccontano la vita com’è e non come si vorrebbe che fosse, troverà in “Two Busted Boots And A Broken Heart” un disco da ascoltare con attenzione, un lavoro fatto con il cuore dalla strada.

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