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Recensione : Mizantropia – Oblivion

I Mizantropia sfornano un album consigliato senza riserve agli amanti del gothic sinfonico, stufi dei suoni troppo patinati dedli ultimi lavori di Nightwish e compagnia.

Mizantropia  -  Oblivion - Recensioni Metal

Cosa può avere di così speciale il “solito” album gothic metal, colmo di innumerevoli cliché che contribuiscono a rendere la proposta poco interessante, in un genere dove le soprese sono ormai chimere?

La risposta è più facile di quello che si può immaginare: per prima cosa il songwriting, che si assesta su di un ottimo livello, alzando la qualità delle canzoni proposte e poi una buona produzione, infine, l’azzeccata alternanza tra parti estreme e quelle melodiche che, a tratti e all’unisono creano cavalcate di metallo estremo spumeggiante, elegantemente solcato dalle atmosfere epico/classiche molto ben riuscite.
In tutto ciò riescono gli ucraini Mizantropia, band in pista dal 2003:  Oblivion, il loro secondo full length a distanza di cinque anni dal precedente “Along the Lonesome Alleys”, nasce tra il solchi del gothic metal sinfonico in voga negli ultimi anni, accompagnato da una vena estrema ben accentuata tra richiami al black e al death metal melodico, in un susseguirsi di ottime aperture melodico-sinfoniche che rendono bombastico il suono e con il buon uso delle voci, tra l’ottimo timbro operistico di Ekaterina Sinegina e le sfuriate rabbiose e tragiche dello screaming, sempre ad opera della splendida cantante.
Ne esce un ottimo album, a cavallo tra la tradizione gothic ed il death melodico scandinavo, dove non mancano né l’aggressività del metal estremo, né sognanti parti melanconiche care al gothic/dark, peraltro supportate da un’aura cinematografica di buon impatto.
E’ così che l’album scivola via senza intoppi, con picchi emozionali che ne alzano il livello, tenendo bene in mente che siamo nel mondo del metal e che, a prescindere, l’aggressività è d’uopo per non risultare troppo ruffiani o piatti.
Fin dall’opener Dark Gathering la band chiarisce subito le intenzioni bellicose: la sezione ritmica compatta e potente si erge a tratti a tappeto sonoro, rimpiazzata da note sinfoniche oscure e magniloquenti.
Le chitarre solcano lo spartito con assoli melodici tra heavy classico e death melodico e il tutto risulta perfetto per chi ama il genere, tra richiami alle band storiche e sfumature che portano a gruppi anche fuori dai soliti nomi che fanno da riferimento, quali Draconian o Dark Tranquillity.
Tra le canzoni, le notevoli At the Bottom of Eternity, Tomorrow Never Comes, la doomy Fragments of the Void e la già citata Dark Gathering fanno da traino per gli altri brani che vanno a comporre un lavoro davvero riuscito.
I Mizantropia, con il talento innato per i suoni sinfonici impresso dalla cultura del loro paese, da sempre sensibile alla musica classica, sfornano un album consigliato senza riserve agli amanti del genere, stufi dei suoni troppo patinati degli ultimi lavori di Nightwish e compagnia.

Tracklist:
1.Dark Gathering
2.The Castle
3.At the Bottom of Eternity
4.Poison of Life
5.Tomorrow Never Comes
6.I’m After You
7.Expecting the Battle
8.Fragments of the Void
9.See No Sight
10.Insomnia
11.One for the Road

Line-up:
Eva . Keyboard
Anastasia Kurchenko – Drums
Ekaterina Sinegina – Vocals
Sergey Yasyr – Guitar
Igor Ermolenko – Bass
Evgeniy Suslov – Guitar

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