Jack White è uno di quei musicisti che sembrano arrivare da un’altra epoca e allo stesso tempo essere sempre un passo avanti. Polistrumentista e songwriter di Detroit, all’anagrafe John Anthony Gillis, ha un talento che sfugge a tutte le regole del fare musica degli ultimi vent’anni. Dai White Stripes in poi ha attraversato blues, garage, rock e sperimentazione con una libertà che pochi altri si possono permettere. Su In Your Eyes Ezine lo seguiamo da tempo, ed è per questo che gli dedichiamo una pagina tutta sua.
La cosa che lo rende speciale non è solo la tecnica, ma l’ostinazione artigianale con cui affronta la musica: il vinile, l’analogico, la sua etichetta Third Man Records, l’idea che il modo in cui un disco viene fatto conti quanto le canzoni. Jack White è uno che in Italia ci ha suonato pochissimo, e questo lo rende ancora più prezioso quando torna.
Lazaretto: il talento fuori dalle regole
Lazaretto (2014) è il disco in cui il suo talento si dispiega senza freni: un lavoro che gioca con il formato, con i suoni, con le aspettative, confermando White come uno dei pochi veri innovatori del rock contemporaneo.
No Name: la mossa a sorpresa
Con No Name (2024) White ha fatto una delle sue tipiche mosse spiazzanti, generando notevole hype sul web con una pubblicazione inaspettata e fuori dagli schemi promozionali consueti. È il Jack White che conosciamo: uno che preferisce sorprendere piuttosto che rassicurare.
Frozen Charlotte e il ritorno in Italia
Con Frozen Charlotte (2026) e la sua recente calata italica, addirittura per due concerti dopo essere mancato dal nostro Paese per quasi vent’anni, Jack White ha ricordato a tutti perché resta una delle figure più affascinanti del rock. Un evento, prima ancora che un disco.
Perché Jack White conta
In un’epoca in cui la musica è sempre più liquida e usa-e-getta, Jack White difende un’idea di artigianato e di autenticità che a noi di In Your Eyes Ezine sta molto a cuore. Fa le cose a modo suo, controcorrente, con una coerenza quasi testarda. Ed è esattamente questo che lo rende uno dei musicisti più importanti della sua generazione.
L’ossessione per il suono
C’è un altro aspetto di Jack White che vale la pena sottolineare: la sua quasi maniacale attenzione al suono e ai formati. Con la Third Man Records ha rilanciato il vinile quando sembrava condannato, ha inciso dischi in modi bizzarri e spettacolari, ha trasformato il gesto stesso di produrre musica in una dichiarazione artistica. In un’epoca di streaming e di tutto-uguale, White difende l’idea che la musica sia un oggetto, un rito, qualcosa che si tocca e si costruisce con le mani. È una filosofia controcorrente che condividiamo, e che rende ogni suo disco — da Lazaretto a Frozen Charlotte — molto più di un semplice insieme di canzoni.
Le recensioni su In Your Eyes Ezine
Ecco tutto quello che abbiamo scritto su di lui:
- Jack White – Frozen Charlotte (2026) — il ritorno in Italia
- Jack White – No Name (2024) — la mossa a sorpresa
- Jack White – Lazaretto (2014) — il talento fuori dalle regole
Domande frequenti










