Il PRIMO DISCO DEI LINKIN PARK CHE HA DIAGNOSTICATO IL MALESSERE DELLA GENERAZIONE DI INIZIO MILLENIO FINO A PROFETIZZARE QUELLO MODERNO POST-PANDEMICO.
11 Settembre 2001:
L’umanità assiste a uno degli eventi più drammatici e controversi della sua storia: alle 8.46 a.m. l’aereo di linea American Airlines 11 si schianta contro la torre nord del World Trade Center, nel quartiere Lower Manhattan, New York.
Poco dopo, alle 9.03 un altro aereo colpisce la WTC 2, la torre gemella sud.
In quella stessa mattina un terzo aereo è diretto e va a segno contro la sede del Dipartimento della difesa a Washington, un quarto, si dice grazie al coraggioso intervento dei passeggeri, perderà drasticamente quota in un campo della Pennsylvania.
Il suo obbiettivo era probabilmente la casa presidenziale.
La notizia si diffonde come un virus inarrestabile infiltrandosi nella rete elettrica di ogni città del mondo. Le drammatiche immagini sembrano surreali, gli Stati Uniti sono in ginocchio, mentre venti di guerra cominciano a soffiare in direzione del Medio-Oriente.
Nello stesso giorno, quell’11 settembre del 2001, i Linkin Park rilasciarono negli Stati Uniti IN THE END, il quarto singolo estratto dal loro album di esordio: Hybrid Theory.
La canzone balzò in cima alle classifiche, anche il videoclip divenne uno dei più trasmessi da Mtv e dalle altre video emittenti. La miscela di rap e rock cavalcava sapientemente i gusti di quegli anni e portò al gruppo californiano visibilità, successo e milioni di fan in tutto il mondo.
Qualche anno dopo la sua uscita, il disco era già diventato un inno generazionale, anche se non è stato subito compreso nella sua profondità di tematiche per colpa dei molti media che volevano etichettarli come l’ennesima boy-band passeggera di finti ribelli.
Nel 2001, molti giornalisti incompetenti e amanti delle facili etichette gettarono nel calderone del nu-metal i Linkin Park, ad esempio un certo William Ruhlmann di All Music, che sentenziò senza alcuna pietà che avevano “uno stile già stracotto”.
Credo invece che i Linkin Park dimostrarono già con il loro primo lavoro di possedere un immaginario unico e un suono inconfondibile, con gli anni hanno saputo incarnare un malessere che non conosce tempi ma soltanto interpreti, quello di chi spesso vive nell’ombra, isolato e confuso ma con l’anima che brucia di speranze soffocate e sogni repressi.
Un pomeriggio, di ritorno a casa, mia madre mi portò un’ insolita sorpresa di cui riconoscevo già la forma anche se era celata da una carta regalo blu notte. La scartai velocemente sperando si trattasse di lui, La Teoria dell’Ibrido.
Avevo fantasticato riguardo quel titolo con la mia mente curiosa, ma all’epoca non sapevo che la loro musica mi avrebbe accompagnato per i successivi ventisei anni della mia vita, anche adesso, in una piacevole serata di fine estate
Quando da adolescente ascoltavo Crawling, Papercut e la stessa In the end, avvertivo già da quel misterioso vuoto d’aria allo stomaco che sanno trasmetterti solo certe canzoni, quelle che nascono dal dolore per donare luce, come un bellissimo fiore che nasce dal cemento di una strada di periferia.
Oggi, salute mentale, depressione e isolamento sociale sono tematiche di cui si parla con maggiore frequenza rispetto ai primi anni del 2000.
Il numero di giovanissimi che dichiara di soffrire di disturbi comportamentali e chiede l’intervento di uno specialista è in drastico aumento, la recente pandemia e l’abuso delle piattaforme social hanno enfatizzato il distacco sociale e la crisi di valori odierna.
Nonostante il malessere diffuso, la musica appare anacronistica rispetto ai tempi che corrono, anche il Rock purtroppo trova difficilmente spazio nelle classifiche odierne e quasi nessuna etichetta sembra disposta a puntare su un genere così lontano dai gusti attuali.
Qualche mese fa i Foo Fighters hanno registrato 65.000 paganti al Leoncavallo di Milano. Le emozioni, quelle vere, non le cancelli facilmente dal cuore della gente che con memoria e riconoscenza è legata da un vincolo inossidabile al proprio gruppo preferito.
Chester ha deciso di lasciarci nel 2017 e i Linkin Park e continuano a diffondere amore con Emily Armstrong come nuova voce principale della band.
Mentre il mondo sta attraversando una delle sue crisi più profonde, l’intelligenza artificiale imperversa con la sua diabolica e matematica programmazione devota al servizio di quello che chiamano progresso.
Molti anni dopo aver scartato quel prezioso regalo, ascoltando il disco con la maturità delle mie esperienze, ho finalmente compreso il significato del titolo : il soldato con le ali di libellula che è ritratto nella copertina ( magistralmente disegnato da Mike Shinoda) rappresenta un archetipo, un uomo in guerra che lotta contro con le assurdità e la finzione che lo circonda, che ha sofferto tanto ma ancora sogna di volare con le sue fragili ali fatte della stessa materia dei sogni.
Chester non è riuscito a vincere i suoi demoni e nessuno di noi può giudicare il suo gesto, ma il dono che ci ha fatto supera ogni forma e dimensione: ancora oggi, la musica dei Linkin Park e la sua voce da angelo sono in grado di trasmettere un messaggio di cui abbiamo disperatamente bisogno: Il mio dolore è il vostro dolore, non siamo soli.










