Uno dei più strani e belli concept album hardcore mai fatti, il ritorno di uno dei migliori gruppi black metal polacchi e chiudiamo con i Transformers.
FUCKED UP
Ci sono band che con il tempo si sedano, che trovano una formula e la ripetono all’infinito fino a diventare caricature di sé stesse. E poi ci sono i Fucked Up, che invece il tempo lo usano per costruire cattedrali sonore sempre più ambiziose, sempre più fuori dagli schemi del genere che li ha generati. Questo secondo capitolo “Grass Can Move Stones Part 2: Year of the Monkey” della trilogia “Grass Can Move Stones” su Tankcrimes ne è la prova definitiva. Il disco prosegue la storia di Monkey e Good Goat, due giovani amici in viaggio attraverso il tempo, lo spazio e la coscienza, in un percorso che richiama liberamente il “Viaggio in Occidente” di Wu Cheng’en. Un disco stranissimo, straniante e punk hardcore al midollo, anche se musicalmente è destrutturato in quattro canzoni di più di venti minuti l’una, un hardcore progressivo, etereo e appartenente ad un altro pianeta. Quattro tracce, quattro porte che si aprono su mondi diversi.
“Looking For Heaven and Not Finding It” e “Before Us Tigers Stood” aprono le danze con quella furia melodica che i Fucked Up hanno reso una firma inconfondibile, mentre “Monkey Meets The Dragon” ed “Empty Is the Hand” chiudono il cerchio con un respiro più ampio, quasi cinematografico.
E poi c’è il coro di voci ospiti, che è semplicemente impressionante: John Brannon dei Negative Approach, Keith Morris dei Circle Jerks, Jacob Bannon dei Converge, Walter Schreifels, Dan Bejar dei Destroyer. Non è la solita operazione di featuring buttati lì per fare numero: ogni voce diventa un personaggio della storia, un’entità ultraterrena che popola questo universo espanso. È hardcore che si fa opera corale, quasi teatro sonoro. Musicalmente siamo dalle parti dell’hardcore punk più visionario e progressivo, quello che negli anni i Fucked Up hanno saputo piegare a strutture epiche, chitarre stratificate, arrangiamenti che guardano tanto al post-hardcore quanto al rock progressivo più ambizioso. Non aspettatevi la scarica adrenalinica in stile old school: qui la band gioca su un altro tavolo, quello della narrazione lunga, del concept che si dipana su più uscite, della costruzione sonora che ha bisogno di spazio per respirare.
Un disco che conferma ancora una volta come i Fucked Up siano una delle band più importanti e coraggiose del panorama hardcore contemporaneo, capaci di trasformare un genere spesso ingabbiato in due minuti e trenta di furia in qualcosa di molto più grande e stratificato, una vera e propria cattedrale sonora ribelle.
PIOLUN
Torna la Polonia black metal, e come sempre quando si parla di black metal polacco c’è poco da girarci intorno: è una delle scene più solide e coerenti d’Europa, capace di rimanere fedele alla lezione scandinava ed europea dei primi anni ’90 senza scadere nel citazionismo sterile. I Piołun sono l’ennesima dimostrazione di questa vitalità dietro il progetto troviamo Sorh, meglio conosciuto come XCIII, chitarrista di Blaze of Perdition e Oremus, oltre che di Manbryne. Piołun nasce infatti come naturale prosecuzione ideale del lascito di Oremus, con un concetto lirico leggermente diverso che ha spinto Sorh a battezzare una nuova creatura piuttosto che continuare sotto un’altra bandiera.
“Exolvuntur” su Malignant Voices è il secondo disco sulla lunga distanza della band, il seguito di “Rzeki Goryczy” del 2022, e si presenta come un disco più dinamico e melodico rispetto all’esordio, pur restando saldamente ancorato a quell’incontro fra la scuola scandinava e quella polacca del decennio d’oro, con qualche innesto più contemporaneo. Il concept ruota attorno al ciclo di vita e morte, alla caducità dell’uomo di fronte all’indifferenza spietata della natura: un tema classico per il genere, ma qui trattato con una scrittura che sa alternare furia e melanconia senza cedimenti.
I sette pezzi si muovono su un impianto tipicamente old school, tremolo picking, blast beat, voce graffiata e rabbiosa, ma è nelle aperture melodiche, negli assoli e nei momenti più eterei, penso a “Sierpniowy brzask” o “Czas”, che il disco trova la sua cifra più personale, quella zona di confine fra ferocia e nostalgia che tanti gruppi polacchi degli ultimi anni hanno fatto propria.
Con una durata di circa 37 minuti, i Piołun dimostrano un’invidiabile capacità di sintesi: non c’è nulla di superfluo, ogni brano ha una sua identità precisa all’interno del disegno generale. dentro ai canoni classici del genere, fra Mgła, Mānbryne e la vecchia scuola nordica, “Exolvuntur” si muove con personalità e convinzione, un rito pagano di rabbia e malinconia che consiglio a chi ancora crede che il black metal, quando è scritto con cura, è sempre il milgior cattivo maestro.
TRANSFORMERS
Per celebrare il quarantennale del primo film animato dei Transformers la Hasbro si unisce alla Reigning Phoenix Music, l raccolta si intitola “The Transformers: The Movie Soundtrack: The Reformatted Edition”e vede autori e ospiti d’eccezione come Stan Bush e Vince DiCola, Sebastian Bach, Mark Osegueda, Francesco Cavalieri (WIND ROSE, V.B.O.), Brittney Slayes (UNLEASH THE ARCHERS) e Torch dei COLD SLITHER.
Non solo celebrazione ma anche riscoperta di pezzi davvero validi, pezzi che rivedono la luce grazie a rifacimenti che li arricchiscono ulteriormente. In omaggio alla colonna sonora originale, questa edizione per l’anniversario vede la dinamica tracklist ricreata da zero dai Knights Of Unicron, formazione composta da Matt Harvey, Gus Rios e Ross Sewage, per offrire un impatto sonoro più potente, più pesante e più tagliente.
Il risultato è un bellissimo viaggio nelle sonorità a stelle e strisce di fine anni ottanta, un tuffo nell’hard rock, nell’aor e nelle tastiere pompate. Il primo film animato dei Transformers aprì una nuova era per tante cose, ma è rimasto nel dimenticatoio dopo l’uscita della successiva saga cinematografica.
Questa raccolta curata benissimo dai Knights Of Unicron ci riporta indietro nel tempo ma non è solo nostalgia, quanto amore e passione per quel suono, Qui l’operazione riesce pienamente, dato che un suono hard rock anni ottanta è riportato alla luce con più potenza e maggiore precisione anche in fase di produzione, e l’ascolto è davvero godibile ed adrenalinico come il film che sarebbe da riscoprire. Gli ospiti d’eccezione regalano maggiore profondità al tutto. Personaggi come Sebastian Bach, Mark Osegueda che hanno vissuto quel periodo e ne hanno visto e prodotto le migliori cose, ma anche la nuova leva come il nostro Francesco Cavalieri dei Wind Rose e V.B.O che qui risplende come sempre nella sua magnifica versatilità e bravura.
Un disco che omaggia soprattutto un suono ed un’epoca che sono ancora in grado id farci divertire molto.










