
Sognando la West Coast: in ricordo di John Cipollina
Il 29 maggio 1989 ci lasciava ad appena quarantasei anni il grande John Cipollina, uno dei maggiori musicisti e session-man californiani di sempre.
Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

Il 29 maggio 1989 ci lasciava ad appena quarantasei anni il grande John Cipollina, uno dei maggiori musicisti e session-man californiani di sempre.

Nobody Is Normal: Il Primavera Sound:
Uno spazio libero dalla violenza e dalle discri…

Nella cornice dello storico Crazy Bull, Genova ha ospitato la prima semifinale del Wacken Open Air Metal Battle 2019, il concorso che porterà un gruppo italiano ad esibirsi sul palco dello storico e blasonato festival tedesco. A questa semifinale sono arrivati gruppi davvero validi, e siamo sicuri che per i giurati scegliere i due gruppi per la finale nazionale del 25 maggio all’Arci Tom di Mantova non deve essere stato facile. Come non facile è suonare solo mezz’ora per ogni band, con un quarto d’ora per il cambio palco, tutti gestiti dallo stesso fonico. I primi a calcare le assi del palco genovese sono stati i Game Zero, gruppo di una certa esperienza con un nuovo disco di prossima uscita, che segue il successo di pubblica e critica di Rise. I romani sono molto rodati ed offrono uno spettacolo che è già stato portato in giro per l’Europa, sono sicuri e il loro hard rock bordato di heavy metal è una garanzia. Dopo i Game Zero salgono sul palco i concittadini Blodiga Skald, e qui si cambia totalmente: la band offre un folk metal molto godibile e sul palco, fra travestimenti e mosse, offrono davvero uno spettacolo inusuale, con violino e tastiere sugli scudi. Si vede che dietro questo modo di suonare e stare sul palco c’è molto lavoro. Chiusa la parentesi folk metal, è il turno dei ventimigliesi Shockin’ Head, che con una performance davvero convincente e piena di energia, piena di metal a tutto tondo, tra power, thrash e hard rock, ci ricordano quanto siano importanti e ancora contundenti le origini del metal. Degno di nota particolare il cantante Daniele Sedda, un animale da palco che colpisce in fronte l’ascoltatore, risentiremo ancora parlare di lui e del suo gruppo. Chiudono la serata i Big Hate, anch’essi provenienti da Roma, un combo che sparge un letale mix di death, thrash e groove metal, guidati dalla potenza e dalla presenza della cantante Heleonore. La loro mezz’ora risulta piacevole e ben strutturata. Finisce la serata, piena di passione e di gruppi validi che dimostrano che il sottobosco metal è vivo e colpisce anche vedere tutti i gruppi in competizione bere e ridere assieme. Alla fine a spuntarla sono la spuntano i Blodiga Skald e i liguri Shockin’Head, che andranno alla finale di sabato 25 maggio a Mantova, ma segnatevi tutti questi nomi e soprattutto ascoltateli perché sono tutte band davvero meritevoli.

The Cure Disintegration: il motivo principale che mi ha portato a immergermi a mio rischio e pericolo ancora una volta tra le tracce di questo disco per provare a tirarne fuori una mezza esegesi credibile è sicuramente l’anagrafica.

Quando parliamo di procrastinazione, in psicologia, ci riferiamo a quel comportamento che ci porta a rimandare consapevolmente un’azione nonostante sarebbe nell’interesse della persona svolgerla nell’immediato. Dalla consegna di un lavoro importante, alla ricerca dei regali di Natale, allo svolgimento delle faccende domestiche… chi più chi meno ci siamo passati tutti: l’idea è quella d’impegnarsi anima e corpo in un’attività di estrema importanza e urgenza e prima ancora di accorgercene ci troviamo a mandare un messaggio a un amico che non sentiamo da tempo, a cercare di battere il nostro ultimo record a Tetris oppure avvertiamo un impercettibile languorino che ci catapulta nella dimensione parallela del nostro frigorifero. È chiaro che quando ciò avviene occasionalmente non comporta particolari ripercussioni. Ma allora quand’è che il procrastinare diventa un problema? Nel momento in cui l’individuo posticipa azioni o decisioni in modo inadeguato alla situazione con il rischio di pagarne le conseguenze, probabilmente, siamo difronte a una condotta patologica. Nella procrastinazione vi è una percezione negativa di ciò che è nel proprio interesse fare, accompagnata dalla necessità di sostituirla con qualcosa di meno rilevante, ma che comporta meno rischi nell’immediato. Non tutti i procrastinatori sono uguali però, né mossi dalle stesse motivazioni: esiste il procrastinatore da arousal, che rimanda un’azione per ricercare sensazioni nuove e forti, c’è quello evitante, che lo rimanda per evitare un eventuale fallimento e infine c’è quello decisionale, che posticipa intenzionalmente le decisioni da prendere in un determinato lasso di tempo. Ma quali sono i motivi più frequenti per i quali procrastiniamo? Molti studi indicano come la procrastinazione cronica possa dipendere da alcune variabili personali qui di seguito elencate. 1) Sensation-seeking: chi presenta questo tratto sperimenta facilmente stati di noia e ricerca emozioni forti per poterne uscire. In questo caso, la scelta di rimandare il compito rappresenterebbe un tentativo di sperimentare una maggiore tensione, derivante dall’avvicinarsi della scadenza. 2) Perfezionismo: in questo caso la procrastinazione scaturisce da un’eccessiva preoccupazione rispetto alla propria prestazione e al possibile giudizio negativo da parte degli altri, che impedisce di impegnarsi realmente nello svolgimento del compito. 3) Impulsività: le persone impulsive perdono più facilmente il controllo in vista di una gratificazione immediata, pur sacrificando un progetto importante, e tendono a evitare il più a lungo possibile l’ansia suscitata dalle scadenze o dai compiti. 4) Autoefficacia e autostima: tali variabili correlano negativamente con la procrastinazione, ovvero più si crede nelle proprie capacità e più si tenderà a impegnarsi in un compito; analogamente, meno fiducia si avrà in sé stessi e più si tenderà a evitare il compito. 5) Aspetti relazionali: la procrastinazione potrebbe essere un modo per esprimere la propria autonomia, attraverso una modalità passivo-aggressiva (“mi ribello a ciò che dovrei fare per poter controllare gli altri!”) o la propria rabbia (“non lo faccio perché me l’hai chiesto tu!”) o ancora per difendersi dalla solitudine (“se ho sempre tante cose da fare non resterò mai senza far nulla e non mi sentirò solo!”) 6) Credenze disfunzionali, biases ed euristiche: avere delle credenze negative su di sé può portare a dubitare delle proprie abilità e incidere in maniera negativa sulla motivazione, alimentando quindi la tendenza alla procrastinazione e il circolo vizioso che viene a crearsi. 7) Cattiva gestione del tempo: responsabile della procrastinazione sarebbero anche la visione irrealistica del tempo, che tende a essere sottostimato, e la valutazione erronea delle risorse a disposizione, che vengono invece sovrastimate. 8) Aspetti neurobiologici e genetica: un’altra fondamentale variabile risiede nel nostro cervello, infatti, quando il sistema limbico ha la meglio sulla corteccia prefrontale la procrastinazione sconfigge clamorosamente i progetti per il futuro. Cosa fare quindi se ci rendiamo conto di procrastinare in maniera sistematica e di ostacolarci nel raggiungimento dei nostri progetti? Evitiamo i rimedi fai da te perché, come abbiamo visto, le motivazioni che stanno alla base della procrastinazione sono diverse e, di conseguenza, diverse sono anche le modalità di intervento. Certo è che la procrastinazione assume una rilevanza clinica perché spesso rappresenta una conseguenza di diverse difficoltà psicologiche, ma soprattutto perché altrettanto spesso le alimenta costruendo un pericoloso circolo vizioso accompagnato da rimpianti e sensi di colpa. In questi casi, rivolgersi a uno specialista rappresenta una possibilità concreta per approfondire la questione e intraprendere un percorso che conduce a un miglioramento della qualità della propria vita: la terapia cognitivo-comportamentale, ad oggi, è quella maggiormente utilizzata per trattare questo tipo di comportamento poiché promuove misure comportamentali volte all’esposizione del compito e alla prevenzione della distrazione e allo stesso tempo espone l’individuo a quelle emozioni che generalmente preludono la procrastinazione.

Tutto pronto per il Primavera Sound Festival 2019 e la sua “nuovo normalità”, che prevede un numero uguale di act maschili e femminili tra cui Robyn, Miley Cyrus, Solange e Charlie XCX e tant_ altr_. Manca ormai pochissimo a questa nuova edizione del Primavera Sound di Barcellona, che nel 2019 si presenta con l’ambizioso e prorompente slogan “The New Normal”, sottolineando l’importanza della scelta che li vede come unico festival musicale al mondo a proporre una totale parità tra artisti di genere maschile e femminile. A fronte di una maggioranza di band maschili bianche, il claim “New Normal” – si tratta appunto di una suddivisione di genere in egual numero tra artisti e interpreti – spera di portare un cambio di direzione nella scelta dei nomi che compongono i cartelloni dei festival musicali e si spera non solo quelli. Il Primavera è il primo festival a far parlare di sé per la sua line-up equilibrata quanto a genere e l’iniziativa è stata lodata da molte personalità del settore musicale, tra cui Emily Eavis, co-organizzatrice del Glastonbury Festival, che ha parlato alla BBC nel marzo 2019 a proposito della mancanza di act femminili in cartellone. Eavis ha detto: “Non siamo neanche lontanamente dove vorremmo essere. Stiamo facendo progressi lenti, ma c’è ancora molta strada da fare”. Nonostante questo tipo di difficoltà nell’inserimento di artiste tra i tantissimi concerti che popoleranno Barcellona e il Parc del Forum a fine mese il Primavera Sound è riuscito nel suo intento, e Marta Pallarès, responsabile della stampa internazionale e portavoce per l’iniziativa “The New Normal”, è incredibilmente orgogliosa del risultato ottenuto. Mentre lo scorso anno il cartellone era composto per il 35% da donne, con Björk, Lorde, Lykke Li, Fever Ray, HAIM protagoniste sui vari stage del festival con sede a Barcellona – per questo nuovo appuntamento sono riusciti a raggiungere l’obiettivo del 50%. Pallarès sostiene che si tratta di qualcosa di più dell’intrattenimento, che “se viviamo in un mondo che afferma che uomini e donne hanno gli stessi diritti, che siamo uguali su ogni aspetto – o così almeno dovrebbe essere – come è possibile che ciò non riuscisse a tradursi anche sul palcoscenico?” Pallarès ha inoltre aggiunto che il concetto di “New Normal” è solo un primo passo nella giusta direzione e che hanno cercato di garantire una linea più diversificata in generale. Pallarès afferma: “Abbiamo inserito in line up molti artisti che affrontano con decisione e positività temi legati alla corporeità e al genere, e ovviamente perché crediamo che sia un cartellone straordinario”. “C’è così tanta buona musica fatta dalle donne come quella fatta dagli uomini al giorno d’oggi, e quando capisci che il concetto di headliner non è lo stesso oggi come lo era nel 2008, è più facile essere convinti di quello che stai facendo. Una donna che fa R&B nera merita tanto quanto una band di chitarre maschile bianca per essere un headliner – se la sua musica è valida, e crediamo che questo sia il nostro caso”. “Abbiamo iniziato questa campagna con il municipio di Barcellona intitolato” No Callem “(We Will Not Keep Quiet) contro le molestie sessuali nelle notti e nei luoghi musicali, quindi le questioni di genere fanno parte del nostro credo da molto tempo ormai”. E ancora: “Non avevamo in mente alternative, e questo dimostra che se vuoi farlo nel 2019, puoi farlo. Non ci sono scuse.”. I festival musicali più importanti potrebbero ancora avere una lunga strada da percorrere – lo scorso anno il Wireless Festival di Londra aveva solo tre donne in line up e rimanendo all’interno dei confini nazionali anche peggio è riuscito a fare il concertone del Primo Maggio di Roma – ma il Primavera Sound ha dato con questa scelta un segnale forte, dimostrando che seppur tra molte difficoltà la parità di genere in un festival così importante e dalle dimensioni così imponenti sia fattibile.

Thrash Metal: storia, sottogeneri e protagonisti Il thrash metal è uno dei sottogeneri più influenti e aggressivi del metal. Nato nei primi anni ’80, unisce la velocità e l’energia dell’hardcore punk alla potenza e alla tecnica dell’heavy metal, dando vita a un suono rapido, tagliente e incalzante, fatto di riff serrati, ritmiche furiose e assoli fulminanti. Le origini Il thrash nasce negli Stati Uniti all’inizio degli anni ’80, come reazione più dura e veloce all’heavy metal tradizionale e alla New Wave of British Heavy Metal. La scena della Bay Area, attorno a San Francisco, ne diventa il cuore pulsante, ma il genere si sviluppa parallelamente anche sulla East Coast e in Europa. Band come Metallica e Exodus muovono qui i primi passi, gettando le basi del genere. I “Big Four” e i protagonisti americani Il thrash americano è dominato dai cosiddetti Big Four: Metallica, Slayer, Megadeth e Anthrax. A loro si affiancano band fondamentali come Testament, Exodus e Overkill. Ognuna ha definito un aspetto del genere: la potenza compositiva dei Metallica, la velocità estrema e oscura degli Slayer, la tecnica raffinata dei Megadeth, l’energia quasi punk degli Anthrax. Il thrash europeo e il Teutonic thrash In Europa, e in particolare in Germania, si sviluppa una scena altrettanto importante con il cosiddetto Teutonic thrash: Kreator, Sodom e Destruction portano un suono più crudo, veloce e oscuro. Questa corrente influenzerà direttamente la nascita del death metal e del black metal, di cui il thrash è considerato il diretto antenato. Caratteristiche del suono Il thrash si riconosce per il palm muting serrato delle chitarre, i cambi di tempo improvvisi, le doppie casse veloci e un cantato spesso aggressivo ma ancora intellegibile. I testi affrontano temi sociali, politici, di guerra e di critica alla società, distinguendosi dall’immaginario più fantasy di altri sottogeneri metal. L’eredità del thrash Il thrash metal ha avuto un’influenza enorme su tutto il metal estremo successivo. Dopo il grande successo degli anni ’80, ha conosciuto alterne fortune, ma resta un genere amatissimo, con una scena viva e un costante ritorno di interesse anche tra le nuove generazioni. La sua intensità e la sua immediatezza restano un punto di riferimento per chiunque si avvicini al metal. Tra le band simbolo del thrash, i Metallica meritano un approfondimento a parte: scopri le canzoni più importanti dei Metallica nella nostra guida dedicata.

I dj set di Jarvis Cocker, Tim Burgess (The Charlatans) e Richard Colburn (Belle And Sebastian) completano il cartellone del Seat Village Stage L’edizione di quest’anno di minimúsica al Parc del Fòrum includerà un concerto gratuito della Big Band de l’Escola Concepció e una lezione di batteria tenuta da Todd Trainer degli Shellac A soli 17 giorni da quando risuoneranno le prime note, la diciannovesima edizione del Primavera Sound entra nel suo sprint finale. E si comincia con gli attesissimi orari del festival, che sono stati già svelati sui social media di Lotus, agli utenti che ne hanno fatto richiesta attraverso la campagna #AskLotus. In più, si aggiungono al cartellone gli ultimi nomi, in questo caso vecchi amici del festival, e in contemporanea è disponibile la mappa dei palchi del Parc del Fòrum, come al solito con diverse sorprese. Il programma complementare, che contiene minimúsica, Flatstock e la fiera del disco, dà le ultime rifiniture al festival di Barcellona ad appena, lo ricordiamo, 17 giorni dal suo inizio. 1. ORARI E NUOVE AGGIUNTE AL CARTELLONE Che i calcoli delle tempistiche, lo studio dei percorsi ed i preparativi inizino! Gli orari completi del Primavera Sound 2019 si possono consultare sul sito del festival. In più, il cartellone è completato da tre speciali dj set che chiuderanno le serate principali sul palco Seat Village del Parc del Fòrum. Sarà Jarvis Cocker a selezionare le musiche che chiuderanno la festa di giovedì 30 maggio, Tim Burgess (The Charlatans) farà gli onori di casa venerdì 31 maggio e Richard Colburn (Belle And Sebastian) sarà la ciliegina sulla torta della notte di sabato 1 giugno. Nel frattempo, ci spiace annunciarvi che a causa di motivi personali Vicky Groovy non potrà suonare al Primavera Sound. Al suo posto Phosky si esibirà all’interno dello showcase del collettivo Femnøise, insieme ad Isa·bel e Xols. 2. LA MAPPA Cambi di location, nuove distanze, palchi che non sono quello che sembrano, un ingresso al festival ridisegnato… Uno sguardo dall’alto sul Primavera Sound 2019 al Parc del Fòrum. 3. MINIMÚSICA Anche quest’anno, il Primavera Sound sarà un festival a misura di famiglia grazie allo spazio minimúsica, che quest’anno offre ancora più proposte e cambia la sua posizione all’interno del Parc del Fòrum. Mercoledì 29 maggio, la giornata inaugurale e ad ingresso libero del festival al Parc del Fòrum, la Big Band de l’Escola Concepció(un’orchestra con oltre 20 componenti di un’età tra i 12 e i 13 anni!) darà il segnale di partenza. Sarà un’occasione perfetta per vedere i frutti dell’attenzione che questa scuola rivolge all’educazione musicale. Sabato 1° giugno sarà una giornata speciale per molte ragioni. Per incominciare, sarà speciale perché come sempre avremo una serie di concerti, che quest’anno saranno al 100% femminili: Alondra Bentley, Cariño, Aloha Bennets e Cactus si esibiranno su questo palco regalandosi completamente al pubblico di tutte le età. Sarà speciale anche perché l’inimitabile Todd Trainer, batterista degli Shellac, darà lezioni di batteria personalizzate a tutti i bambini che vorranno scoprire cosa si prova a suonare – o imparare nuovi trucchi – su questo strumento. Quest’attività è gratis ma i posti sono limitati. Oltre a ciò, ci saranno attività che vanno da un circo viaggiante (slackline, giocoleria…) ad altri giochi che avranno luogo senza pausa negli orari d’apertura. Ci sarà anche uno spazio per giochi sensoriali per bambini da 0 ai 3 anni e una serie di servizi che copriranno tutte le necessità delle famiglie: aree fasciatoio per neonati, cuscini da allattamento, microonde, sedie alte, bagni adattati, eccetera. E se domenica 2 giugno avrete ancora energie, minimúsica ripartirà ancora una volta nella giornata ad accesso libero del Primavera al Raval al CCCB per godervi uno degli spettacoli per le famiglie tra i più interessanti dell’anno: Sempre de vacances delle 2princesesbarbudes. 4. FLATSTOCK E LA FIERA DEL DISCO Ancora una volta e per l’ottavo anno consecutivo, la mostra itinerante di poster di concerti Flatstock farà tappa a Barcellona all’interno del Primavera Sound. In questo modo avremo un’opportunità unica di partecipare all’incontro internazionale tra la musica e la più underground delle arti visive. Flatstock, un progetto creato dall’organizzazione non-profit American Poster Institute e dedicato alla promozione dei poster musicali, si troverà nell’area del Parc del Fòrum (quest’anno in una nuova collocazione, vicino alla loro solita area) dove gli amanti della musica avranno accesso a una grande varietà di lavori di molti artisti e da svariati paesi. Quest’anno, per la prima volta, alcune opere saranno esposte anche al Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB) all’interno dell’edizione di quest’anno del Primavera Pro. Le più importanti etichette indipendenti portano le loro produzioni alla fiera del disco del Primavera Sound già da diciassette anni. Con la sua nuova collocazione nell’area di accesso ai due palchi principali del festival, il tradizionale appuntamento sarà colmo di dischi e stampa specializzata e gli appassionati di musica potranno trovare una selezione esclusiva di vinili, magliette e altri articoli completamente nello spirito del festival. Molte di queste etichette saranno anche rappresentate dai loro artisti all’interno dell’evento barcellonese. www.primaverasound.es

Il Primavera Sound 2019 conferma la sua passione per l’hip hop con 13 nuovi artisti sul SEAT Village Stage Little Simz, AJ Tracey, Mucho Muchacho, Junglepussy e Kaydy Cain sono solo alcuni degli artisti che suoneranno sul nuovo palco del Parc del Fòrum dedicato ai diversi generi di hip hop Negli spazi del Primavera Sound spuntano sempre nuovi palchi. E l’area SEAT Village, che l’anno scorso aveva ospitato una zona dove rilassarsi con DJ session sulla riva del mare, quest’anno ospiterà un palco del tutto nuovo chiamato SEAT Village Stage, che si aggiunge alla programmazione principale del festival con 13 artisti che attraversano tutte le sfaccettature e le variazioni dell’hip hop. In collaborazione con SEAT, questo palco farà scoprire al pubblico il presente e il futuro del genere in una location speciale. Il flow spietato di Little Simz, la nuova stella del grime AJ Tracey, le rime di redenzione dell’artista statunitense IDK, l’ex componente dei PXXR GVNG Kaydy Cain e il suo miscuglio urban, il classicismo spagnolo moderno di Mucho Muchacho e l’incontro tra vecchia scuola e trap di Junglepussy sono alcuni dei nomi più rilevanti che vedremo alternarsi sul SEAT Village Stage e che si aggiungono quindi al cartellone ufficiale del Primavera Sound 2019. Sarà anche il posto giusto per scoprire il soul jazz di Celeste, le atmosfere nebbiose di Chynna, le lezioni di vita di Bbymutha e laqueen of this shit Quay Dash, dal Bronx, tutti artisti che insieme alle proposte locali Erik Urano, La Tiguerita, e Ninhomalo (vincitore del concorso per nuovi talenti VXLX P€RDVDX di El Bloque) completano un cartellone di ritmi e beat che apriranno il festival a una nuova dimensione. E per quanto ci sia da prepararsi a sudare sul SEAT Village Stage, ci sarà anche un’area per rilassarsi, collocata su una piattaforma sul mare, dove l’arte urbana sarà protagonista insieme a una zona cibo e armadietti con caricabatterie per far sì che la festa possa andare avanti ad oltranza. Con questa iniziativa SEAT, partner strategico del Primavera Sound, raddoppia la sua scommessa sulla musica considerandola sempre come molto più che solo musica. Siete pronti per arrivare al Parc del Fòrum? Mancano solo 29 giorni… La programmazione a ingresso libero del Primavera Sound dà il via allo sprint finale prima dell’inizio del festival Una quarantina di concerti gratuiti, quasi tutti a Barcellona, aprono la strada al Primavera Sound Manca meno di un mese all’avvio ufficiale del Primavera Sound 2019, ma il festival è già iniziato. Anche quest’anno, la programmazione delle attività ad ingresso gratuito annuncia l’inizio dell’evento, con gli otto appuntamenti di Els Aperitius de Primavera Sound, la tradizionale rassegna Primavera als Barris e le giornate inaugurale e di chiusura del Primavera Sound, aperte a tutta la città, a cui si aggiungono i nuovi eventi Living Primavera by IKEA che si terranno nel locale di recente inaugurazione Abaixadors10. In tutto ci saranno quaranta concerti gratis, la maggioranza dei quali a Barcellona, che da un lato daranno al pubblico l’occasione per scoprire un gran numero di nuovi artisti della scena locale e dall’altro porteranno artisti internazionali di primo piano direttamente al pubblico della città. Siamo in dirittura d’arrivo e andremo avanti così fino all’ultimo giorno del festival, domenica 2 giugno, con l’arrivederci collettivo del Primavera al Raval presso il Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB). Ecco cosa ha in serbo per voi questo sprint finale: PRIMAVERA ALS BARRIS Anche quest’anno, il Primavera Sound programmerà tre doppie sessioni di concerti in svariati centri comunitari sparsi per la città, con l’obiettivo di portare la musica dal vivo in nuovi spazi e ambienti. Primavera als Barris inizierà giovedì 2 maggio al Centre Cultural Albareda, col pop ottimista di Her Little Donkey e il rock all’antica dei giovanissimi Overload, continuerà poi giovedì 9 maggio all’Espai Jove Boca Nord con l’orecchiabile garage rock di Aloha Bennets e il punk di La Femme Brutal e si chiuderà giovedì 23 maggio all’Espai Jove La Fontana con un concerto solista di Manu Ferrón (cantante dei Grupo de Expertos Solynieve) e la raffinata musica elettronica di Bofirax. GIORNATA D’APERTURA AL PARC DEL FÒRUM by adidas Originals Come vuole la tradizione, nella settimana del Primavera Sound il Parc del Fòrum darà il benvenuto a questa nuova edizione, mercoledì 29 maggio, con una giornata d’apertura ancora una volta gratuita, quest’anno in collaborazione con adidas Originals. In testa al programma saranno i Big Red Machine, il progetto collaborativo aperto di Justin Vernon (Bon Iver) e Aaron Dessner (The National), insieme al genio post-millenario Cuco con la sua fabbrica di stili ispirati al pop da cameretta, le melodie dolci e malinconiche di Hatchie, il quartetto garage rock di Pamplona Melenas, e Mow, il progetto di pop sperimentale della madrilena Gabriela Casero. La giornata di concerti gratis sarà completata dagli Egosex, vincitori della battaglia delle band Bala Perduda, alla Sala Apolo, e due showcase di artisti del Primavera Pro, in questo caso da Taiwan: il labirinto allucinogeno di Meuko! Meuko! e l’R&B malinconico di L8CHING. LIVING PRIMAVERA BY IKEA PRESSO ABAIXADORS10 A proposito di novità per un Festival che in ogni edizione non smette di regalarcene di nuovee ecco il nuovo appuntamento con Living Primavera by IKEA presso Abaixadors10, il locale che fa da quartier generale di Radio Primavera Sound, ma che è anche un cocktail bar sperimentale e un nightclub intimo. All’interno di questo ambiente, a pochi centimetri dal pubblico, ci saranno concerti di tre band internazionali del cartellone del Primavera Sound alle 13 di ognuna delle giornate del festival: il vocalist messicano Cuco giovedì 30 maggio, la cantante australiana Hatchie venerdì 31 maggio, e l’artista britannica Tirzah sabato 1 giugno. Saranno concerti dal formato intimo, per un centinaio di fan che avranno modo di godersi gli eventi gratuitamente (fino a esaurimento posti). PRIMAVERA AL RAVAL AL CCCB A concludere il tutto ci sarà la giornata di chiusura a ingresso libero presso il CCCB, nel pomeriggio/sera di domenica 2 giugno. Quest’anno i protagonisti saranno i Filthy Friends, il supergruppo che comprende Peter Buck (R.E.M.) e Corin Tucker (Sleater-Kinney), Christina Rosenvinge, che si trova all’apice del successo, e Cupido, la band del momento sulla scena urban spagnola, composta da Pimp Flaco e Solo Astra. La programmazione si completerà poi coi promettenti artisti locali emergenti Lil Moss ed Aleesha, e con una nuova edizione mattutina di minimúsica come punto di partenza della giornata di domenica. www.primaverasound.es

BAD BREEDING: “EXILED” 21 GIUGNO 2019, ONE LITTLE INDIAN SINGOLO IN USCITA OGGI E NOI DI IYE ABBIAMO IN ESCLUSIVA IL VIDEO Il ciclo di informazioni tipico dell’epoca moderna – rapido, permanente, mutevole, costantemente grottesco – benedice e allo stesso tempo maledice i Bad Breeding. Un gruppo che ha sempre dimostrato una certa sensibilità verso temi come l’ingiustizia sociale e la venalità dell’ establishment, espressa con toni che non vanno affatto per il sottile: anatemi urlati su un sound che si può definire in molti modi: anarcho punk, hardcore, noiserock. Il loro terzo album in studio, “Exiled”, in arrivo il prossimo 21 giugno, si è nutrito fondamentalmente degli ultimi eventi della politica in Gran Bretagna: una Nazione che continua a girare in tondo senza arrivare a una soluzione. Ma non solo: nell’arco di 12 canzoni si parla anche dei più classici e immortali temi dell’hardcore: guerra, imperialismo, la polizia, la stampa. Argomenti che, in un periodo storico in cui lo scenario politico potrebbe cambiare da un momento all’altro, mantengono una spietata rilevanza. “Exiled” è un bel balzo in avanti per una band la cui carriera, dal momento in cui si è formata nel 2013, ha camminato su traiettorie bizzarre. Originari di Stevenage, un paesino del Sud dell’Inghilterra, Bad Breeding (formati dal cantante Christopher Dodd, il chitarrista Matt Toll, il bassista Charlie Rose e il batterista Ashlea Bennett) hanno sempre voluto fare punk ma visto che non andava a vederli nessuno si adeguarono suonando altri generi musicali. Insomma tanta esperienza da palco ma poca coerenza con se stessi. A seguito della realizzazione dell’omonimo, auto-prodotto e auto-pubblicato EP di debutto nel 2016, Bad Breeding sono stati notati dalle figure punk che hanno ispirato la loro stessa musica. Più tardi lo stesso anno si sono esibiti allo Static Shock, il festival punk londinese, e da lì a poco è arrivato il secondo album, “Divide” (pubblicato da due fra le più autorevoli etichette del genere: La Vida Es Un Mus in Europa, e Iron Lung in USA). Per la turbolenta band, che si destreggia fra voci stridenti e rumoroso hardcore, è la svolta. A mettere gli occhi su Bad Breeding è anche Derek Birnett, che prima ancora di aver fondato One Little Indian era stato un riferimento autorevole della scena anarchica inglese degli anni 80 (era parte della band Flux Of Pink e aveva fondato l’etichetta Spiderleg); e quando la band ha debuttato con One Little Indian (“Abandonment EP”, Aprile 2018) molti esponenti della scena punk legati a OLI hanno riservato loro un ottimo benvenuto. E ora è il momento del nuovo album.