iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999

Columns

Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: LA JANARA

Grazie alla reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni domenica alle 21.30 su Witch Web Radio. Questa volta Mirella ha intervistato Raffaella Cangero, vocalist della magnifica band campana La Janara. MC Primo full length per la Janara, come ho già detto attesissimo perché dalla pubblicazione del primo ep autoprodotto avete suscitato molto interesse nella scena underground… La sfida di comporre musica che fosse “italiana” sotto tutti i punti di vista e sulla quale nessuno avrebbe scommesso è stata vinta a testa alta. Abbiamo sempre creduto strenuamente nelle nostre capacità, ma soprattutto nel nostro obbiettivo e nei nostri propositi: è stato arduo perché nessuno riusciva a dare fiducia o intravedere delle potenzialità in un tipo di metal cantato esclusivamente in italiano che andava a fondersi col genuino prog italico anni ‘60/’70, e che peraltro affrontava temi fortemente centralizzati come quelli del folklore di una terra semi sconosciuta come l’Irpinia. Tra i pochi che hanno avuto fiducia in noi e che hanno percepito qualcosa di “magico” nella nostra musica c’è stato il guru e mentore della Black Widow Records, Massimo Gasperini, e se qualcuno ci avesse detto che di lì a poco anche La Janara sarebbe stata annoverata tra i grandi nomi della scuderia della storica label genovese non ci avremmo mai creduto. Abbiamo promosso con i nostri lavori (una demo del 2015 ed un EP del 2017) la personale novità di un metal italiano per italiani e quella che all’inizio risultava una stonatura, è stata via via sempre più apprezzata ed accolta con grande fervore. Abbiamo diffuso, per quanto consentissero i pochi mezzi a disposizione, la nostra proposta senza mai demordere, conquistandoci in questo modo un piccolo posto all’interno della grande e prolifica scena metal italiana. MC Le tematiche di Tenebra, questo il nome del nuovo album, trattano appunto le tenebre dell’anima e il ricorrere delle donne a poteri occulti per affermare la propria dignità. L’ambientazione è l’Irpinia antica ma quanto sono ancora attuali queste tematiche? Le tematiche che affrontiamo sono radicate in un’Irpinia magica e rurale, dove agiscono diversi spiriti e personaggi del folklore popolare che ancora oggi suscitano interesse e curiosità, catturando l’immaginario comune grazie al loro ancestrale fascino. I miti e le leggende tuttavia sono e sono sempre stati lo specchio della realtà attuale e la rappresentano metaforicamente: le streghe – allegoria dei deboli – che dominano la nostra proposta artistica bramano il sangue dei carnefici e lottano per la loro rivalsa; questa è una tematica quanto mai attuale, affrontata in canzoni come Mater Tenebrarum (secondo singolo estratto dall’album), Mephis o Tenebra, canzone che dà il titolo all’album. Altre canzoni affondano le loro radici nel folklore più puro ed autentico, come Malevento o Cera, mentre Il Canto dei Morti (primo singolo) affronta dell’inscindibile dicotomia di Eros e Thánatos, Amore e Morte, concludendosi con la definitiva vittoria della prima Potenza che travalica e sconfigge i limiti imposti dal Termine della vita. In particolare per questo brano ci siamo volutamente ispirati ad un grande capolavoro del cinema horror italiano (che insieme al metal e rock italici è il nostro grande punto di riferimento, ovvero Dellamorte Dellamore di Michele Soavi che affronta, tra gli altri, anche questo argomento. MC A chi è stata affidata la stesura dei testi e la composizione? La composizione dell’album ha una storia singolare: a differenza dell’EP dove ognuno di noi ha contribuito alla scrittura delle tracce, in questo primo album ogni canzone, compresa di testi e musica, è stata composta ed arrangiata esclusivamente dal chitarrista, il Boia, che di volta in volta ci proponeva le sue idee, già ben chiare e definite. È stato poi compito di ognuno di noi interiorizzare ed interpretare i brani in modo tale da apportare un contributo alla musica e a trarre fuori ed esprimere il meglio di ogni brano. MC “Tenebra” si avvale della presenza di diversi special guest. Ci parli di queste collaborazioni? I diversi guest che hanno collaborato all’album sono, oltre che cari amici, dei musicisti fantastici e piuttosto noti: il brano Or Poserai per sempre si avvale della collaborazione di Giulian Latte, fondatore e compositore della band partenopea Scuorn, molto nota nell’underground black metal italiano, che ha inserito dei cori, e di Alessandro Liccardo chitarrista, fondatore e compositore della band hard rock napoletana Hangarvain, che ha inserito un assolo; un altro solo di Liccardo è presente all’interno della canzone Mephis. Altro special guest è Riccardo Studer, tastierista degli Stormlord, che ha inserito gli arrangiamenti orchestrali; infine c’è Alessio Cattaneo degli Onryo che ha programmato i bassi e le batterie in Ver Sacrum. Non so se può essere considerato in toto un guest, ma lo cito egualmente: il ritornello di Or Poserai per sempre è una sezione di versi della poesia “A se stesso” del grande Giacomo Leopardi, special guest decisamente fuori dagli schemi! MC Dal primo ep al full lenght. Quali differenze tra il primo lavoro e l’ultimo? Nei soli due anni che separano questo primo album dal precedente EP del 2017 sono cambiate molte cose, non solo all’interno della band, ma anche a livello personale e compositivo. Siamo cresciuti e maturati molto in questo breve lasso di tempo, abbiamo compiuto un percorso che ci ha portati ad un costante miglioramento e a nuove concezioni o approcci alla musica e questo lo si può evincere confrontando, anche distrattamente, le sonorità dei due diversi lavori. Siamo cresciuti come musicisti ed abbiamo percorso un iter artistico che ci ha spronati a dare sempre il massimo, a ricercare nuove ispirazioni e a migliorare noi stessi. Non sono mancati anche cambiamenti all’interno della band dal momento che c’è stato un piccolo cambio di line up: il vecchio batterista (Stefano Pelosi, in arte l’Alchimista) è stato sostituto dal Mercenario, Antonio Laurano. MC Una curiosità, ogni membro della band ha un soprannome. Citiamo tutti i componenti e il relativo appellativo? Come ho spiegato diverse volte, i soprannomi che ci siamo affibbiati (e con i quali oggi tutti ci identificano) all’inizio sono stati un gioco attraverso il quale poter diventare protagonisti delle storie che raccontiamo con la nostra musica. Ognuno di essi, prendendo spunto dalle nostre caratteristiche personali, ha trasceso la finzione ed è diventato parte di noi: io, ad esempio, sono La Janara, rappresento la volontà di riscatto dei deboli e degli oppressi, di chi è stato schiacciato dalla Superbia e dalla Prepotenza ma che reclama a gran voce riscatto e vendetta, argomento che mi sta particolarmente a cuore e che in un certo senso rappresenta delle mie esperienze di vita. Gli altri membri della band sono il chitarrista ovvero il Boia (alias Nicola Vitale), il bassista, l’Inquisitore (Rocco Cantelmo) e il nuovo barrerista (Antonio Laurano) il Mercenario. MC Ci saranno live a promuovere la nuova uscita discografica? Sono numerosi i live in programma, attualmente solo in Campania. Il release party avrà luogo il giorno stesso dell’uscita del disco, il 27 marzo, nella “nostra” Avellino, al Tilt! Tattoo bar events; ad aprile torneremo nel salernitano con due date, la prima a Battipaglia (Bar Capri, 15/04) e a Fisciano (Periferica Konnection, 19/04). Per ora stiamo promuovendo solo live nella nostra regione, ma non escludiamo di spostarci in tutto il Sud, in particolare in Basilicata e Puglia. MC Diamo dei riferimenti ai nostri ascoltatori per trovarvi nei meandri del web? La Janara è presente su tutti i social (Facebook, Instagram, YouTube) oltre che su diversi store digitali come Bandcamp, Bigcartel, Spotify ed Apple Music. Insomma… non potrete scampare all’incantesimo de La Janara!

LEGGI »

LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: CROWN OF AUTUMN

Grazie alla reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni domenica alle 21.30 su Witch Web Radio. Questa volta Mirella ha intervistato Emanuele Rastelli, leader fondatore degli storici Crown Of Autumn. MC La band si forma per tua idea già nel 1996 e insieme a Marco Ibba e Diego Balconi realizzate un demo che fu immediatamente apprezzato. Ci racconti com’è andata? In quegli anni stavo maturando l’idea di un progetto che riunisse i due aspetti musicali che prediligevo; quello più epico e maestoso da una parte, e quello malinconico ed oscuro dall’altra. Nacque così il progetto Crown Of Autumn che, nei primi mesi, prevedeva un unico cantante growl (Marco, alias Sagittifer) con qualche aperura alla Nick Holmes (Paradise Lost) di “Shades of God” o alla Taneli Jarva (Sentenced) di “Amok”. In seguito, pensai di aggiungere Diego (alias Antares), con il quale avevo già suonato in una cover-band, per prendersi cura di tutte le parti più melodiche, dividendo così in maniera più netta le due anime dei Crown Of Autumn. Non a caso, sul demo Ruins, i due cantanti sono accreditati come “Chant of the Wizard” (Marco) e “Chant of the Warrior” (Diego). Andammo a registrare in uno studio professionale (Malibu Studio, Milano) che non aveva mai avuto a che fare con nessuna Metal Band. Il tecnico del suono però, comprese immediatamente dove volevamo arrivare e fece un lavoro assolutamente egregio, specialmente se inquadrato nel contesto di quegli anni. “Ruins” ci fece conoscere nell’underground nostrano e non solo, vendendo più di 1000 copie in pochi mesi (una buona cifra per un demo-tape metal nel 1996), e ci fece guadagnare una certa credibilità artistica all’interno della scena. MC Dopo il successo del primo demo è la volta, nel 97, del full length The Treasures Arcane che mette d’accordo tutti, pubblico e critica, raccogliendo consensi in tutto l’ambiente underground. lo stesso anno però la band si stoppa per un lungo periodo e tu ti dedichi ad altri progetti musicali. Come mai, visto il successo ottenuto? The Treasures Arcane è il coronamento di un processo iniziato ben prima del demo Ruins, fu una ricerca personale che passava attraverso la musica, ma investiva anche aspetti più interiori. Da una parte mi sentivo molto appagato dal risultato ottenuto, anche se ovviamente non si è mai soddisfatti al 100% dei propri lavori, dall’altra però ero un po’ stufo di certi stilemi e di certi cliché del mondo metal, sia da un punto di vista artistico che da quello antropologico. Tutto ciò, in quel periodo, finì per provocarmi una certa nausea; so che è una parola poco galante, ma è anche la parola più giusta. Per cui scelsi di andare ad esplorare altri lidi e mi misi a lavorare ad un nuovo progetto che potesse rappresentare uno sviluppo artistico e di contenuti, senza però gettare al vento o rinnegare quanto fatto in precedenza. Fu così che nacque Magnifiqat. MC Dopo tredici anni il ritorno con un nuovo cantante e un nuovo full length, e nel 2013 l’annuncio di Byzantine Horizons, che sarà pubblicato ad Aprile per la My Kingdom Music. Un lavoro che aggiunge al tipico medieval dark metal dei Crown Of Autumn, nuovi elementi più folk ed etnici. cosa ci riserva questo nuovo album? Byzantine Horizons ha davvero moltissime sfaccettature. Come hai giustamente notato, gli elementi più folk/neo-Folk ed etnici (mutuati dall’esperienza con i Magnifiqat) trovano un maggiore spazio rispetto ai lavori precedenti, andanfosi parzialmente a sostituire ai passaggi di chitarre acustiche medievaleggianti dei primi lavori. Ci sono anche elementi più progressivi, ispirati ad un certo death metal anni ’90 oppure ad alcune cose di Devin Townsend. C’è inoltre una maggiore presenza della lingua italiana, proveniente da un più massiccio ascolto di musica cantautorale nostrana; mi riferisco ad artisti come Franco Battiato, Juri Camisasca, Angelo Branduardi, Vinicio Capossela o Giovanni Lindo Ferretti. Forse però, l’elemento di maggior novità rispetto al passato è l’influenza di alcune rock-band americane che ascoltavo moltissimo durante la fase compositiva di Byzantine Horizons. Parlo soprattutto di progetti come Tool, A Perfect Circle e Ashes Divide, ma anche di System of a Down e del Marilyn Manson più pacato. Sinceramente non so se nel risultato finale del nuovo disco questi ascolti traspaiano o meno, poiché è nostra abitudine tirare dritti per la nostra strada senza cercare di imitare questo o quell’altro musicista, inoltre facciamo un genere molto diverso dal loro ed anche l’orizzonte dei contenuti lirici è spesso agli antipodi rispetto a quel mondo. Senz’altro però la loro importantissima lezione ha contribuito a sviluppare in me una più matura idea di “canzone”, cosa che si può applicare a qualsiasi genere musicale. MC Citiamo la line up attuale della band? Gianluigi Girardi: voce maschile solista Milena Saracino: voce femminile solista Emanuele Rastelli: chitarre, basso, tastiere, voci growl e pulite Mattia Stancioiu: batteria e percussioni I testi e le musiche sono stati scritti da me e arrangiati insieme agli altri membri dei Crown Of Autumn. Mattia si è inoltre preoccupato di registrare, mixare e masterizzare l’album presso il suo Elnor Studio (Magnago – MI), ma soprattutto si è occupato della produzione artistica di Byzantine Horizons. Diciamo che dopo eterni scambi di opinioni e proposte astruse (le mie), l’ultima parola era sempre sua. Per fortuna. MC La copertina dell’album è opera tua. un’immagine suggestiva, un orizzonte inquietante direi, molto cupo e nebbioso…come l’hai scelta e realizzata? Non lo so nemmeno io 🙂 E’ infatti la prima volta che mi cimento con Photoshop. Anche la cover, come del resto l’album, ha subito una gestazione di anni; continue modifiche, aggiornamenti, ripensamenti, ecc. ecc. In ogni caso l’idea era quella di creare un “luogo – non luogo” inserito in un “tempo – non tempo”, se così si può dire. Ci sono elementi architettonici di varie città orientali ed occidentali, antichi e moderni, tutti miscelati insieme per dare un effetto si sospensione quasi metafisica alla scena… MC Quali sono i progetti futuri della band? Sono previsti live per promuovere il nuovo lavoro discografico? Noi non suoniamo dal vivo, perché siamo TRVE… come i Darkthorne! 🙂 Scherzi a parte, la cosa è piuttosto difficile perché viviamo in città diverse, tutti noi abbiamo i consueti impegni della vita quotidiana e nel poco tempo che possiamo ricavare per la musica, la priorità è sempre riservata alla dimensione dello studio di registrazione che è il nostro habitat naturale. Personalmente mi piacerebbe poter fare alcune date, anche 1 o 2 all’anno, però fatte in un certo modo, nel contesto giusto, altrimenti sarebbe una delusione sia per noi che per chi ci segue. Al momento non escludo nessuna possibilità… MC Quali sono i vostri contatti sul web per i nostri ascoltatori? Per contattare la band potete trovarci su Facebook alla nostra pagina ufficiale: https://www.facebook.com/crownofautumn/ Per acquistare i nostri album potete rivolgervi alla My Kingdom Music: https://mykingdommusic.net/ MC Grazie per essere stato con noi Grazie di cuore a voi per il supporto che ci date!

LEGGI »
Rip - Columns

Rip

E’ proprio così, la gente muore e lascia questa valle di lacrime, risate e infamità; ce lo ricordano i mass-media in modo certosino ogni giorno.

LEGGI »

LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: DEATH WALTZ

Grazie alla reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni domenica alle 21.30 su Witch Web Radio. Questa volta Mirella ha intervistato Mirko, fondatore della metal band bresciana Death Waltz. MC Il vostro progetto musicale si forma nel 2014, quali sono state le vostre precedenti esperienze musicali? Le nostre precedenti esperienze sono state per me i BigNamy’s Knowledge (Inediti Stoner), per Diego e Jacopo i Bound To Bleed (Inediti Hardcore), per Alberto i Damn (Inediti Hard Rock) e per Stefano tributi metal vari. MC Vogliamo citare la line up completa attuale? Jacopo Polonioli (Batteria), Diego Dangolini (Basso), Stefano Comensoli e Mirko Scarpellini (Chitarre) e Alberto Scolari (Voce). MC Chi scrive musica e testi e quali sono gli argomenti da cui traete maggior ispirazione? La musica di questo disco è stata scritta da tutti, o partendo da un riff creato in sala prove, poi successivamente lavorato oppure partendo da bozze pre-registrate da me, mentre per quanto riguarda i testi sono tutti opera di Alberto. MC Nel giugno del 2018 è uscito ufficialmente sia in formato fisico che digitale Born to Burn. Ci parli di questo disco? Questo disco parla di ribellione e protesta, nel senso che “oggi” con questa vita frenetica si è portati a pensare o peggio a lasciarsi andare, mentre il nostro messaggio è Born to Burn (nati per bruciare), quindi “lasciati scivolare un po’ tutto addosso e combatti, affronta le difficoltà e vivila fino alla fine!” MC Ai giorni nostri è abbastanza facile avere visibilità, soprattutto per le band underground, tramite i social e le varie piattaforme musicali. Secondo la vostra esperienza è un’opportunità in più rispetto al passato o per certi versi il web può penalizzare? Ci sono vari pensieri al riguardo: nel nostro caso specifico diciamo che ci stanno aiutando e non poco, infatti dall’uscita del video ufficiale (https://www.youtube.com/watch?v=X-LOB3ZzCPk) abbiamo avuto un picco di follower e ci sono arrivati messaggi da tante parti del mondo (Giappone, Germania, Ungheria, USA). Però non a tutti va bene, diciamo che come per tutte le cose, se ci lavori funziona se non fai nulla diventa complicato; noi, per fare un altro esempio, tramite i social abbiamo trovato Ad Noctem Records di Muriel Saracino che ci sta aiutando molto nella promozione di questo disco! MC Dove possono seguirvi i nostri ascoltatori? Su Facebook https://www.facebook.com/deathwaltz.band, su Instagram https://www.instagram.com/deathwaltzband/?hl=it, su YouTube https://www.youtube.com/channel/UC_s4eYbIB-Ei4Nr0WyQtW2A … e in giro per locali. MC Grazie di essere stati su Overthewall! A voi l’ultima parola! Grazie mille per lo spazio che ci avete dedicato, continuate a seguirci se lo fate già sui social, altrimenti iniziate a farlo! Stay Metal, Stay Death Waltz \m/

LEGGI »
Bar Molinari, Centro Storico Modena. - Columns

Bar Molinari, Centro Storico Modena.

Bar Molinari, Centro Storico Modena.: Una mattina tiepida. Ma irrespirabile. Si ha quasi l’impressione che l’ossigeno sia gomma. Si cementifica nei polmoni. M…

LEGGI »
Dei Delitti E Del Pene - Iyelab

Dei Delitti E Del Pene

Dei Delitti E Del Pene: Erano 35 giorni che vagavo alla sua ricerca,tra stenti,rabbia forse,risate nervose,avevo perso le unghie del piede destr…

LEGGI »
Borda!fest - Columns

Borda!fest

Federico Fabbri del Borda! Fest. Disegnatore e mente del Festival, di recente ha esposto alla Tekè Gallery di Carrara.

LEGGI »
Ilda La Caffeinomane - Columns

Ilda La Caffeinomane

(Diario di una maniaco-ossessivo-compulsiva depressa amante del caffè). 23 febbraio 2019. Prologo. Giorno zero. Anno zero. Genesi. Alba. Nascita di un giorno nuovo. Epifania. Illuminazione. Chiamata.   Sono Ilda. Salve a tutti. Mi chiamo Ilda. Benvenuti. Accomodatevi. Voglio che vi sentiate a vostro agio. Questo è il mio salotto virtuale. Sono Ilda. L’ho già detto? Non stupitevi. Io amo ripetermi. Sono perfetta. La ripetizione amplifica. Sono perfetta. Depressa, ma perfetta. Devo ripetermi. Ed io devo essere amplificata. Sono in questo modo, ognuno di voi potrà avere un pezzetto di me. Sono Ilda. Ilda. Ricordatevelo. Ilda. Mi chiamo Ilda. Sono depressa. Chi non lo è in questa società? Sono nata. Cresciuta. Ma non sono diventata quello che volevo essere. Per questo mi deprimo. Sono Ilda. Mi chiamo Ilda. Sono perfettamente depressa. Ed amo il caffè. In questa società di mentecatti. Di avvoltoi. Di ciccioni. Di serpi. Di gente con l’acqua del cesso al posto del cervello. Dicevo. In questa società di egoisti. Di bugiardi. Di meschini. L’unica cosa che si salva. E che mi salva. Dal buio inespugnabile della mia mente. Dal grigiore soffocante del vivere quotidiano. È il caffè. Mmmmmh. Il caffè. Io amo il caffè. Mi chiamo Ilda. Ed amo il caffè. Il caffè è schietto. Onesto. Taluni ci vedono anche il futuro, nel suo fondo. In quel che resta di lui. Io personalmente non ci credo. Il caffè non perde tempo in cose futili come la chiaroveggenza. Se il futuro deve venire, perché sprecare energie anticipando eventi a cui è impossibile sottrarsi? Gente comune. Siete degli ignoranti. Non ponete il caffè al vostro livello. Mi chiamo Ilda. Ed amo il caffè. Mi chiamo Ilda. E l’unica cosa che mi concede una parvenza di gioia. È il caffè. Senza di lui, mi sarei già buttata sotto un treno. Da un balcone. Da un terrazzo. Mi chiamo Ilda. Sono perfetta. E sono depressa. Ci sono mattine in cui suona la sveglia. Ed io tremo. Tremo. Ho paura. Ho la nausea. Non credo di potercela fare. Piango. Non posso alzarmi. Affrontare la giornata? La burocrazia reclama la mia gola. So già cosa aspettarmi: volti nascosti da maschere di pietra. Brutti musi che si susseguono. Come finestrini di un treno in corsa. Umiliazioni. Per lo più gratuite e prive di fondamento. Stanchezza. Mentale e fisica. Aridità morale. Avrò sete tutto il giorno. La vista annebbiata. Il cuore pesante. Un sasso posato malamente sulla bocca dello stomaco. Tremo. La sveglia suona ancora. Che fare? Smettila. Puttana. Che suoni come un’isterica in calore. Smettila. Io non voglio alzarmi. Ti ho detto che ho paura. Non voglio muovermi. Voglio morire. Così. Dolce sonno eterno. Basta. Sono stanca. Non voglio più lottare. Non sarò un Don Quijote contro i mulini a vento. Ma poi. Ecco. Mi arriva l’immagine di lui. Rovente. Tiepido. Fuma. È deciso. Il suo corpo robusto. Sento il suo profumo. Ne assaporo il suo carattere. Così amaro e temibile. Ma avvolgente al tempo stesso. Sicuro. Accogliente. Ti vedo giungere a me in una tazzina rovente. Caffè. Solo tu puoi aiutarmi ad alzarmi.   Mi sono stancata. Di vivere così. Tra una tazzina e l’altra. Sempre la stessa. Sempre la solita consistenza. Seppur tanto amata. Ho due tappe fisse quotidiane. La prima. Quella della moka di casa. Famigliare. Conosciuta. La seconda. Quella dell’ufficio. L’infallibile macchinetta a cialde. Nota anch’essa. Promettente ed accessibile. Una dose quotidiana di caffeina. Irrinunciabile. Le amo. Entrambe. Senza di loro, come potrei sopravvivere alle giornate? Sono il mio sale. Il mio sole. Il mio io e dio. Che me ne faccio di un pene se ho il caffè? Ho scelto la via e la vita della zitella frigida. Che me ne frega? Io sono soddisfatta. Il sesso per la maggior parte delle volte è sopravvalutato. È noioso. E sudato. Ma ciò che non delude mai, anche perché non suda, è il caffè. Il mio amato. Bellissimo. Nerissimo. Amarissimo. Caffè.   Dicevo.   Che comunque un po’ mi sono stancata. Una vita prevedibilmente sicura. Una vita priva di sorprese. Una vita fatta di routine irrinunciabili, certo. Ma pur sempre prevedibili, dicevo. Sono in una fase di apatica noia. Ho bisogno di sorprese. Di stimoli. Ho bisogno di scoprire nuovi caffè. Nuove emozioni. Nuovo intensi sapori. Ed ecco. Ho avuto l’illuminazione. Ho ricevuto la chiamata. Sonderò tutti i caffè di ogni bar della mia città. Nessuno escluso. Li proverò e li catalogherò tutti. Un progetto ambizioso, lo so. Me ne rendo conto. Ma io sono Ilda. Sono perfetta. Depressa. Posso fare qualsiasi cosa. Mi chiamo Ilda. E amo il caffè. Che fare se uno nasce con una passione siffatta? Non gli resta che provare ogni caffè. E così farò. Io sono Ilda. Amo il caffè. E da oggi li proverò tutti.   Ovviamente, accompagnati da una simpatica brioches.   #staytuned #stayIlda #staycoffee

LEGGI »
Isla Utopia Parte 3  -  Macondo - Columns

Isla Utopia Parte 3 – Macondo

Prima puntanta : Isla Utopia – Parte 1: Uscita B42 Seconda puntata: Isla Utopia – Parte 2: Cosa essere tu? Forse, sognare… La prima edizione di Cent’anni di solitudine è stata pubblicata a Buenos Aires agli inizi di giugno del 1967. Aracataca, il villaggio colombiano in cui è nato Gabriel García Márquez, si trasforma nella fantasia dello scrittore e diventa Macondo, “una città invisibile” più reale di molte città palpabili. Il romanzo verrà letto da quasi cinquanta milioni di persone, mutando l’immaginario dell’America Latina nel resto del mondo. Migliaia di bambini europei e americani si chiameranno con il nome degli abitanti di Macondo, diventando Aureliano, José Arcadio, Remedios o Amaranta Ursula. Bambino, non ho nomi di Macondo, ma a quattro anni il mio nome cambia. Il primo sguardo e le prime scoperte sono di Luca, il mio primo nome, invece, è ancora sulla carta, eredità del nonno che vive in Argentina. Ma un giorno il nonno arriva alla porta e si accorge che a Genova si potrebbe anche fermare: l’allergia lo lascia in pace, ha smesso di starnutire. È un motivo sufficiente per rimanere ed è così che la sua guarigione mi definisce Leonardo. Con l’avvento dei nonni, entra in casa anche una lingua improbabile, una “mezcla” di spagnolo, dialetto calabrese e italiano. La Macondo della mia fantasia prende forma guardando nello stereoscopio le immagini tridimensionali del matrimonio dei miei e la bisnonna baffuta delle foto diventa la mia Ursula Iguarán, capostipite di cent’anni di solitudine. La Plata è il luogo immaginario delle storie ed è anche il luogo da cui affermo di arrivare, che negli anni Ottanta a scuola è più facile dire di essere straniero che meridionale. Ora che ci siamo risvegliati dentro e attraverso le sue strade con mia mamma e i miei figli sento che la vita sa anche essere dannatamente bella e che in sta città quadrata non ci si può perdere manco da ubriachi. Quando l’architetto Benoit l’ha ideata insieme ai suoi fratelli massoni ha chiaramente preferito la squadra al compasso, cosicché ci si muove dentro vie ad angolo retto che non hanno nomi ma numeri. Ogni isolato è un quadrato e ogni sei quadrati c’è una piazza, non ci si può sbagliare, al limite a confondere ci pensano le diagonali che si intersecano. La mia Macondo, se esiste, deve essere un po’ più in là, fuori dal tracciato della città. Sull’autostrada La Plata-Buenos Aires la trovo, a Ensenada, con il cartello “Isla Utopia”. Non c’è altro che un’isoletta lontana e per quanto uno si sforzi di capire non può che dirsi: non so, ho solo le coordinate di un mondo immaginario, Macondo, Utopia, una vibrazione nella mente. Faccio una ricerca e scopro che si tratta di un’intuizione artistica di un universitario platense e che la sua intenzione è di reinventare quel luogo, chiamandolo come il romanzo di Thomas More, dove l’isola utopica è un luogo che non è in nessun luogo e gli uomini hanno imparato a stare insieme. Torno a casa e guardo su Wikipedia la xilografia della prima edizione del 1516 di Utopia, poi guardo l’immagine di copertina della prima edizione di Cent’anni di solitudine: vi sono delle navi che portano all’isola, che vagano nella selva e nelle paludi, che portano oltre il limite della nostra fantasia. “Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso”… e sono passati quasi cent’anni da quando il fratello di mio nonno, il primo a partire, è arrivato in Argentina sull’Ammiraglio Bettolo. Bene, ora posso dipanare la matassa della mia immaginazione. E raccontare il mio viaggio…

LEGGI »