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Primavera Sound 2019: Orari, Mappa Dei  Palchi E Programma Complementare - Columns

Primavera Sound 2019: Orari, Mappa Dei Palchi E Programma Complementare

I dj set di Jarvis Cocker, Tim Burgess (The Charlatans) e Richard Colburn (Belle And Sebastian) completano il cartellone del Seat Village Stage L’edizione di quest’anno di minimúsica al Parc del Fòrum includerà un concerto gratuito della Big Band de l’Escola Concepció e una lezione di batteria tenuta da Todd Trainer degli Shellac A soli 17 giorni da quando risuoneranno le prime note, la diciannovesima edizione del Primavera Sound entra nel suo sprint finale. E si comincia con gli attesissimi orari del festival, che sono stati già svelati sui social media di Lotus, agli utenti che ne hanno fatto richiesta attraverso la campagna #AskLotus. In più, si aggiungono al cartellone gli ultimi nomi, in questo caso vecchi amici del festival, e in contemporanea è disponibile la mappa dei palchi del Parc del Fòrum, come al solito con diverse sorprese. Il programma complementare, che contiene minimúsica, Flatstock e la fiera del disco, dà le ultime rifiniture al festival di Barcellona ad appena, lo ricordiamo, 17 giorni dal suo inizio. 1. ORARI E NUOVE AGGIUNTE AL CARTELLONE Che i calcoli delle tempistiche, lo studio dei percorsi ed i preparativi inizino! Gli orari completi del Primavera Sound 2019 si possono consultare sul sito del festival. In più, il cartellone è completato da tre speciali dj set che chiuderanno le serate principali sul palco Seat Village del Parc del Fòrum. Sarà Jarvis Cocker a selezionare le musiche che chiuderanno la festa di giovedì 30 maggio, Tim Burgess (The Charlatans) farà gli onori di casa venerdì 31 maggio e Richard Colburn (Belle And Sebastian) sarà la ciliegina sulla torta della notte di sabato 1 giugno. Nel frattempo, ci spiace annunciarvi che a causa di motivi personali Vicky Groovy non potrà suonare al Primavera Sound. Al suo posto Phosky si esibirà all’interno dello showcase del collettivo Femnøise, insieme ad Isa·bel e Xols. 2. LA MAPPA Cambi di location, nuove distanze, palchi che non sono quello che sembrano, un ingresso al festival ridisegnato… Uno sguardo dall’alto sul Primavera Sound 2019 al Parc del Fòrum. 3. MINIMÚSICA Anche quest’anno, il Primavera Sound sarà un festival a misura di famiglia grazie allo spazio minimúsica, che quest’anno offre ancora più proposte e cambia la sua posizione all’interno del Parc del Fòrum. Mercoledì 29 maggio, la giornata inaugurale e ad ingresso libero del festival al Parc del Fòrum, la Big Band de l’Escola Concepció(un’orchestra con oltre 20 componenti di un’età tra i 12 e i 13 anni!) darà il segnale di partenza. Sarà un’occasione perfetta per vedere i frutti dell’attenzione che questa scuola rivolge all’educazione musicale. Sabato 1° giugno sarà una giornata speciale per molte ragioni. Per incominciare, sarà speciale perché come sempre avremo una serie di concerti, che quest’anno saranno al 100% femminili: Alondra Bentley, Cariño, Aloha Bennets e Cactus si esibiranno su questo palco regalandosi completamente al pubblico di tutte le età. Sarà speciale anche perché l’inimitabile Todd Trainer, batterista degli Shellac, darà lezioni di batteria personalizzate a tutti i bambini che vorranno scoprire cosa si prova a suonare – o imparare nuovi trucchi – su questo strumento. Quest’attività è gratis ma i posti sono limitati. Oltre a ciò, ci saranno attività che vanno da un circo viaggiante (slackline, giocoleria…) ad altri giochi che avranno luogo senza pausa negli orari d’apertura. Ci sarà anche uno spazio per giochi sensoriali per bambini da 0 ai 3 anni e una serie di servizi che copriranno tutte le necessità delle famiglie: aree fasciatoio per neonati, cuscini da allattamento, microonde, sedie alte, bagni adattati, eccetera. E se domenica 2 giugno avrete ancora energie, minimúsica ripartirà ancora una volta nella giornata ad accesso libero del Primavera al Raval al CCCB per godervi uno degli spettacoli per le famiglie tra i più interessanti dell’anno: Sempre de vacances delle 2princesesbarbudes. 4. FLATSTOCK E LA FIERA DEL DISCO Ancora una volta e per l’ottavo anno consecutivo, la mostra itinerante di poster di concerti Flatstock farà tappa a Barcellona all’interno del Primavera Sound. In questo modo avremo un’opportunità unica di partecipare all’incontro internazionale tra la musica e la più underground delle arti visive. Flatstock, un progetto creato dall’organizzazione non-profit American Poster Institute e dedicato alla promozione dei poster musicali, si troverà nell’area del Parc del Fòrum (quest’anno in una nuova collocazione, vicino alla loro solita area) dove gli amanti della musica avranno accesso a una grande varietà di lavori di molti artisti e da svariati paesi. Quest’anno, per la prima volta, alcune opere saranno esposte anche al Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB) all’interno dell’edizione di quest’anno del Primavera Pro. Le più importanti etichette indipendenti portano le loro produzioni alla fiera del disco del Primavera Sound già da diciassette anni. Con la sua nuova collocazione nell’area di accesso ai due palchi principali del festival, il tradizionale appuntamento sarà colmo di dischi e stampa specializzata e gli appassionati di musica potranno trovare una selezione esclusiva di vinili, magliette e altri articoli completamente nello spirito del festival. Molte di queste etichette saranno anche rappresentate dai loro artisti all’interno dell’evento barcellonese. www.primaverasound.es  

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Liberato - Columns

Liberato

Si è parlato molto di Liberato, il misterioso cantante napoletano che mantiene il segreto sulla sua identità e ha appena pubblicato il nove maggio il suo disco di esordio omonimo.

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Primavera Sound 2019 - Columns

Primavera Sound 2019

Il Primavera Sound 2019 conferma la sua passione per l’hip hop con 13 nuovi artisti sul SEAT Village Stage   Little Simz, AJ Tracey, Mucho Muchacho, Junglepussy e Kaydy Cain sono solo alcuni degli artisti che suoneranno sul nuovo palco del Parc del Fòrum dedicato ai diversi generi di hip hop Negli spazi del Primavera Sound spuntano sempre nuovi palchi. E l’area SEAT Village, che l’anno scorso aveva ospitato una zona dove rilassarsi con DJ session sulla riva del mare, quest’anno ospiterà un palco del tutto nuovo chiamato SEAT Village Stage, che si aggiunge alla programmazione principale del festival con 13 artisti che attraversano tutte le sfaccettature e le variazioni dell’hip hop. In collaborazione con SEAT, questo palco farà scoprire al pubblico il presente e il futuro del genere in una location speciale. Il flow spietato di Little Simz, la nuova stella del grime AJ Tracey, le rime di redenzione dell’artista statunitense IDK, l’ex componente dei PXXR GVNG Kaydy Cain e il suo miscuglio urban, il classicismo spagnolo moderno di Mucho Muchacho e l’incontro tra vecchia scuola e trap di Junglepussy sono alcuni dei nomi più rilevanti che vedremo alternarsi sul SEAT Village Stage e che si aggiungono quindi al cartellone ufficiale del Primavera Sound 2019. Sarà anche il posto giusto per scoprire il soul jazz di Celeste, le atmosfere nebbiose di Chynna, le lezioni di vita di Bbymutha e laqueen of this shit Quay Dash, dal Bronx, tutti artisti che insieme alle proposte locali Erik Urano, La Tiguerita, e Ninhomalo (vincitore del concorso per nuovi talenti VXLX P€RDVDX di El Bloque) completano un cartellone di ritmi e beat che apriranno il festival a una nuova dimensione. E per quanto ci sia da prepararsi a sudare sul SEAT Village Stage, ci sarà anche un’area per rilassarsi, collocata su una piattaforma sul mare, dove l’arte urbana sarà protagonista insieme a una zona cibo e armadietti con caricabatterie per far sì che la festa possa andare avanti ad oltranza. Con questa iniziativa SEAT, partner strategico del Primavera Sound, raddoppia la sua scommessa sulla musica considerandola sempre come molto più che solo musica. Siete pronti per arrivare al Parc del Fòrum? Mancano solo 29 giorni… La programmazione a ingresso libero del Primavera Sound dà il via allo sprint finale prima dell’inizio del festival Una quarantina di concerti gratuiti, quasi tutti a Barcellona, aprono la strada al Primavera Sound Manca meno di un mese all’avvio ufficiale del Primavera Sound 2019, ma il festival è già iniziato. Anche quest’anno, la programmazione delle attività ad ingresso gratuito annuncia l’inizio dell’evento, con gli otto appuntamenti di Els Aperitius de Primavera Sound, la tradizionale rassegna Primavera als Barris e le giornate inaugurale e di chiusura del Primavera Sound, aperte a tutta la città, a cui si aggiungono i nuovi eventi Living Primavera by IKEA che si terranno nel locale di recente inaugurazione Abaixadors10. In tutto ci saranno quaranta concerti gratis, la maggioranza dei quali a Barcellona, che da un lato daranno al pubblico l’occasione per scoprire un gran numero di nuovi artisti della scena locale e dall’altro porteranno artisti internazionali di primo piano direttamente al pubblico della città. Siamo in dirittura d’arrivo e andremo avanti così fino all’ultimo giorno del festival, domenica 2 giugno, con l’arrivederci collettivo del Primavera al Raval presso il Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB). Ecco cosa ha in serbo per voi questo sprint finale: PRIMAVERA ALS BARRIS Anche quest’anno, il Primavera Sound programmerà tre doppie sessioni di concerti in svariati centri comunitari sparsi per la città, con l’obiettivo di portare la musica dal vivo in nuovi spazi e ambienti. Primavera als Barris inizierà giovedì 2 maggio al Centre Cultural Albareda, col pop ottimista di Her Little Donkey e il rock all’antica dei giovanissimi Overload, continuerà poi giovedì 9 maggio all’Espai Jove Boca Nord con l’orecchiabile garage rock di Aloha Bennets e il punk di La Femme Brutal e si chiuderà giovedì 23 maggio all’Espai Jove La Fontana con un concerto solista di Manu Ferrón (cantante dei Grupo de Expertos Solynieve) e la raffinata musica elettronica di Bofirax. GIORNATA D’APERTURA AL PARC DEL FÒRUM by adidas Originals Come vuole la tradizione, nella settimana del Primavera Sound il Parc del Fòrum darà il benvenuto a questa nuova edizione, mercoledì 29 maggio, con una giornata d’apertura ancora una volta gratuita, quest’anno in collaborazione con adidas Originals. In testa al programma saranno i Big Red Machine, il progetto collaborativo aperto di Justin Vernon (Bon Iver) e Aaron Dessner (The National), insieme al genio post-millenario Cuco con la sua fabbrica di stili ispirati al pop da cameretta, le melodie dolci e malinconiche di Hatchie, il quartetto garage rock di Pamplona Melenas, e Mow, il progetto di pop sperimentale della madrilena Gabriela Casero. La giornata di concerti gratis sarà completata dagli Egosex, vincitori della battaglia delle band Bala Perduda, alla Sala Apolo, e due showcase di artisti del Primavera Pro, in questo caso da Taiwan: il labirinto allucinogeno di Meuko! Meuko! e l’R&B malinconico di L8CHING. LIVING PRIMAVERA BY IKEA PRESSO ABAIXADORS10 A proposito di novità per un Festival che in ogni edizione non smette di regalarcene di nuovee ecco il nuovo appuntamento con Living Primavera by IKEA presso Abaixadors10, il locale che fa da quartier generale di Radio Primavera Sound, ma che è anche un cocktail bar sperimentale e un nightclub intimo. All’interno di questo ambiente, a pochi centimetri dal pubblico, ci saranno concerti di tre band internazionali del cartellone del Primavera Sound alle 13 di ognuna delle giornate del festival: il vocalist messicano Cuco giovedì 30 maggio, la cantante australiana Hatchie venerdì 31 maggio, e l’artista britannica Tirzah sabato 1 giugno. Saranno concerti dal formato intimo, per un centinaio di fan che avranno modo di godersi gli eventi gratuitamente (fino a esaurimento posti). PRIMAVERA AL RAVAL AL CCCB A concludere il tutto ci sarà la giornata di chiusura a ingresso libero presso il CCCB, nel pomeriggio/sera di domenica 2 giugno. Quest’anno i protagonisti saranno i Filthy Friends, il supergruppo che comprende Peter Buck (R.E.M.) e Corin Tucker (Sleater-Kinney), Christina Rosenvinge, che si trova all’apice del successo, e Cupido, la band del momento sulla scena urban spagnola, composta da Pimp Flaco e Solo Astra. La programmazione si completerà poi coi promettenti artisti locali emergenti Lil Moss ed Aleesha, e con una nuova edizione mattutina di minimúsica come punto di partenza della giornata di domenica. www.primaverasound.es

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Esclusiva: Bad Breeding - Columns

Esclusiva: Bad Breeding

BAD BREEDING: “EXILED” 21 GIUGNO 2019, ONE LITTLE INDIAN SINGOLO IN USCITA OGGI E NOI DI IYE ABBIAMO IN ESCLUSIVA IL VIDEO Il ciclo di informazioni tipico dell’epoca moderna – rapido, permanente, mutevole, costantemente grottesco – benedice e allo stesso tempo maledice i Bad Breeding. Un gruppo che ha sempre dimostrato una certa sensibilità verso temi come l’ingiustizia sociale e la venalità dell’ establishment, espressa con toni che non vanno affatto per il sottile: anatemi urlati su un sound che si può definire in molti modi: anarcho punk, hardcore, noiserock. Il loro terzo album in studio, “Exiled”, in arrivo il prossimo 21 giugno, si è nutrito fondamentalmente degli ultimi eventi della politica in Gran Bretagna: una Nazione che continua a girare in tondo senza arrivare a una soluzione. Ma non solo: nell’arco di 12 canzoni si parla anche dei più classici e immortali temi dell’hardcore: guerra, imperialismo, la polizia, la stampa. Argomenti che, in un periodo storico in cui lo scenario politico potrebbe cambiare da un momento all’altro, mantengono una spietata rilevanza. “Exiled” è un bel balzo in avanti per una band la cui carriera, dal momento in cui si è formata nel 2013, ha camminato su traiettorie bizzarre. Originari di Stevenage, un paesino del Sud dell’Inghilterra, Bad Breeding (formati dal cantante Christopher Dodd, il chitarrista Matt Toll, il bassista Charlie Rose e il batterista Ashlea Bennett) hanno sempre voluto fare punk ma visto che non andava a vederli nessuno si adeguarono suonando altri generi musicali. Insomma tanta esperienza da palco ma poca coerenza con se stessi. A seguito della realizzazione dell’omonimo, auto-prodotto e auto-pubblicato EP di debutto nel 2016, Bad Breeding sono stati notati dalle figure punk che hanno ispirato la loro stessa musica. Più tardi lo stesso anno si sono esibiti allo Static Shock, il festival punk londinese, e da lì a poco è arrivato il secondo album, “Divide” (pubblicato da due fra le più autorevoli etichette del genere: La Vida Es Un Mus in Europa, e Iron Lung in USA). Per la turbolenta band, che si destreggia fra voci stridenti e rumoroso hardcore, è la svolta. A mettere gli occhi su Bad Breeding è anche Derek Birnett, che prima ancora di aver fondato One Little Indian era stato un riferimento autorevole della scena anarchica inglese degli anni 80 (era parte della band Flux Of Pink e aveva fondato l’etichetta Spiderleg); e quando la band ha debuttato con One Little Indian (“Abandonment EP”, Aprile 2018) molti esponenti della scena punk legati a OLI hanno riservato loro un ottimo benvenuto. E ora è il momento del nuovo album.

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L’ultimo Giorno Della Vite  Apache - Columns

L’ultimo Giorno Della Vite Apache

L’ultimo Giorno Della Vite Apache: E’ già giorno mentre sto ancora bevendo il mio solito numero ma sto chinato osservando fuori dal balcone,strano è ancora…

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Dischi Dell’anno 2018 Di Iyezine - Columns

Album più venduti di sempre: viaggio tra i dischi che hanno fatto la storia

Album più venduti di sempre: i dischi che hanno fatto la storia Gli album più venduti di tutti i tempi raccontano molto della storia della musica e del gusto del pubblico. Pur con tutte le difficoltà di stilare classifiche precise (i criteri di calcolo variano nel tempo), alcuni dischi hanno raggiunto numeri leggendari, diventando veri fenomeni globali. I record assoluti In cima alle classifiche di sempre figurano album come Thriller di Michael Jackson, considerato il disco più venduto della storia, Back in Black degli AC/DC e The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, rimasto in classifica per un tempo record. Cosa rende un album un fenomeno I dischi più venduti hanno spesso saputo unire qualità artistica e capacità di parlare a un pubblico vastissimo, andando oltre i confini di un singolo genere. Sono album che hanno definito un’epoca e che continuano a vendere a distanza di decenni. Generi a confronto Pop, rock, soul: i grandi successi commerciali attraversano tutti i generi. Anche album rock degli anni ’70 e capolavori di altri decenni figurano stabilmente tra i più venduti, a dimostrazione della longevità di certe opere. Classifiche in evoluzione Con l’avvento dello streaming, il concetto stesso di “vendite” è cambiato, e le classifiche si sono trasformate. Resta però intatto il fascino di questi dischi leggendari. Leggi anche la nostra guida alle canzoni più belle di sempre.

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Quando Le Parole Ti Portano Lontano. - Columns

Quando Le Parole Ti Portano Lontano.

6 aprile 2019 Quando le parole ti portano lontano. Caffè Manifattura, Modena. Le parole, Ilda. Cosa pensi che siano le parole? Aria. Che tiene uniti i tuoi fragili pensieri. Quelli notturni, troppo rumorosi. Banchettano con il tuo cervello. Le parole, Ilda. Innocui segni su carta. Le promesse che hai fattoa te stessa, Ilda. Lo sai, vero? Quelle sono promesse che vestono bugie ipocrite. Ilda. Le parole. Quelle che desideri sentirti dire. Dall’uomo del caffè. Ma gli hai negato il verbo. Lo hai annichilito. L’hai reso impotente. Gli hai riservato un ruolo al margine. Non vuoi toglierti la dura corazza. Non puoi toglierla. Le parole. Le parole, Ilda. Ti strozzano la lingua. Sembri muta. Cieca. Sorda. Anche oggi. Anche se Lucifero ha allentato la sua rovente stretta cedendo il posto ad ossigeno. Una mattina fresca. Respira, Ilda. Respira. Non sempre ti è concessa questa possibilità. Hai scelto. Una decisione precisa. Una promessa. Fatta a te stessa. Anni fa. Ad una Ilda di sei anni. L’unica che continui a mantenere. Con ostinata devozione. Ed è per loro, le tue parole, che oggi ti sei messa in viaggio. Le hai seguite. Come un bambino segue un aquilone. Ed ecco. Gli altri. I loro volti. Quei volti ti raccontano storie. Parole dette. Parole non dette. Parole ingoiate. Parole sbriciolate. Parole rinnegate. Guarda. Guarda, Ilda. Un uomo ed una donna. Lui ha la fede. Le dita di lei invece sono nude. Si stanno dicendo addio. Piangono. Evidentemente, un doloroso addio. Condito da un bacio. L’ultimo. Prima che il treno la porti via. Lontano dalle tue mani, uomo. Ed alla stazione successiva. Immagine da contraltare. Un’altra coppia. Si abbracciano, lei piange. Lui sorride. È appena sceso dal treno. Lei non smette di stringerlo. E lui le bacia teneramente il capo. Continuando a sorridere. Continuando a tenerla stretta a sé. E tu, Ilda. Che fai? Sei patetica. Tu rubi i loro volti. Rubi quei sentimenti. Un turbinio di storie, Ilda. Che racchiudono parole. Aria. Suoni. Storie, Ilda. Mentre la tua si disperde, Ilda. Tra questi volti tra queste persone. Il tuo io vacilla. Trema. Si sbriciola. Ma non le tue parole. Loro sono testarde. Guarda, Ilda. Le tue parole. Hanno già preso posto. Tenaci. Ti invitano a proseguire il viaggio. Ma tu, Ilda. Non scordare il tuo progetto. Anche stamattina l’hai cercato in una muta disperazione. A tratti ridicola. Ilda, dimmi. Che senso ha ancora questa tua ricerca di lui? Credi davvero di poterlo trovare in una tazza di caffè? Sei scettica, Ilda. Forse sopraffatta dalla delusione. Mentre entri al Caffè Manifattura quello che ti colpisce, è la cura dell’ambiente. I colori, gli accessori, la vetrina. Sai perfettamente che il tuo giudizio sul caffè di oggi è già stato condizionato da questa vista. Almeno, in parte. Ami il colore delle pareti. La vetrina ti offre solo brioches surgelate. Prendi quella al coccolato, la tua preferita. Non nutella. Quella la odi. Cioccolato. Il cappuccino ti viene servito in una tazza di vetro. Delicata visione: puoi sbirciare attraverso i suoi vestiti. Riesci a vedere la sua anima, Ilda? Ha una schiuma molto bella. Ed ogni cosa, al gusto, è equilibrato. Bel gioco tra latte e caffè. Temperatura perfetta. Ma il caffè. Quello. Che gli è capitato? Ilda, lo senti. Al lui manca quel “non-so-che”. Ti lascia indifferente. Breve apparizione sulla tua lingua senza lasciare un segno. Un nulla nella tua bocca. Vuoto annacquato. E il tuo lui qui non ha neppure tentato di prendere forma. In nessuna tazza hai visto i suoi occhi. Cerca le tue parole. Ilda, è a loro che devi dedizione e devozione. Cercale. Dai loro la tua mano, Ilda. Seguile. Prendi posto. Cinque. Otto. Tre. Prendi posto, Ilda. Ed inizia il tuo viaggio. Attraverso le tue parole.   Ilda la caffeinomane: Panella – L’Arte del pane, Roma. Ilda la caffeinomane

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LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: MARIO GAZZOLA

Grazie alla reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni domenica alle 21.30 su Witch Web Radio. Questa volta Mirella ha intervistato lo scrittore Mario Gazzola. MC E’ uscito a dicembre il primo saggio che esplora a 360° le connessioni della musica pop rock con l’immaginario di fantascienza, autori Mario Gazzola ed Ernesto Assante. Con noi Mario Gazzola. Ciao Mario e benvenuto su Overthewall. Per prima cosa ti chiedo di te. Tu hai scritto di rock e di cinema per diverse testate cartacee, web e radio, hai scritto libri, saggi e racconti. Ci parli della tua attività di scrittore ? MG Volentieri: è iniziata verso il 2007 con la pubblicazione del mio primo racconto sulla rivista di s/f Robot. Avevo fatto il giornalista rock free lance, un programma radio e un paio di mostre di foto di musicisti live, ma non era mai diventato il mio lavoro principale. Ho pensato che Tom Waits e Nick Cave erano dei grandi anche senza il mio modesto contributo e che, se volevo continuare a scivere, forse era meglio che mi dedicassi a qualcosa di più MIO che l’intervista per il nuovo disco di XX. Così nel 2009 è uscito (per Mursia) il mio primo romanzo ‘Rave di Morte’, ma alla musica non si scappa: anche se è un thriller cyberpunk ambientato nel 2025, il protagonista è un critico rock che hackera un’anteprima e così si caccia nei guai! Poi, dopo aver girato con amici il cortometraggio un po’ cronenberghiano ‘Con gli occhi di domani’ (con musiche degli Iconoclast), è nato il mio sito Posthuman.it che lo ospita: così pian piano sono ricaduto nel “vizio” di scrivere recensioni di dischi, ora anche film, teatro etc., per una testata tutta mia, quindi alla fine – da buon tossicodipendente – sono ritornate anche le collaborazioni esterne con Nocturno Cinema, col Mediatrek di Assante etc. Si vede che dal destino non si sfugge! MC Com’è nata l’idea di scrivere Fantarock? Parlaci di quest’opera. MG L’idea l’ha buttata lì Ernesto un giorno mentre ci parlavamo al telefono: un’analisi della musica da quel punto di vista particolare non esisteva e consentiva di mettere insieme un po’ della cultura che m’ero fatto nel genere fantastico (da narratore, ma anche in campo di cinema e fumetti) con l’immortale passione musicale. Ho annaspato in affanno per alcuni giorni, soffocato dal terrore di non saper come fare a racchiudere tutta la multiforme materia in un unico testo, in che ordine, che struttura, come non dimenticare questo ma anche quello e poi… pian piano è cominciata a nascere una bozza d’indice. Se c’è una cosa in this life di cui bene o male riesco sempre a venire a capo è un testo scritto, quindi… volere è potere. Alla fine son venute fuori ben 460 pagine di rock che guarda al futuro! MC Fantarock segue l’intero corso della musica rock, dagli anni Cinquanta a oggi. Com’è strutturato il libro e quali sono state le maggiori difficoltà nella sua realizzazione? MG E’ strutturato in capitoli cronologici, circa uno per decennio, introdotto da una legenda che suggerisce al lettore non esperto una lista di libri, film e fumetti per inquadrare quel che conta nell’evoluzione della s/f in quella decade. Anche se poi non è detto che per es. i musicisti degli anni ’80 s’ispirino tutti al cyberpunk perché quella è stata la corrente letteraria forte di quel periodo. Come ricorderete, nell’84 sono usciti film come appunto 1984 di Orwell (con musiche degli Euryhtmics), il quale peraltro aveva scritto il romanzo nel 1948, di lì influenzando schiere di musicisti di ogni epoca, da Bowie a Rick Wakeman degli Yes fino ai Queensrÿche, ai Radiohead e l’anno scorso gli italiani La Fabbrica dell’Assoluto. Oppure Dune, film di Lynch (con musiche di Toto e Brian Eno) dal romanzo di Herbert, che però è del ’65 e anch’esso ha influenzato altri musicisti, da Klaus Schulze agli iron Maiden. Quindi seguire il corso del tempo non è sempre facile né lineare, ci si tira dietro un sacco di connessioni incrociate (musica-cinema-letteratura-fumetto) e crosstemporali ma per me è fondamentale seguire l’evoluzione di un segno nel tempo: quando compro un disco io guardo sempre in che anno è stato pubblicato, per inserirlo nella mia ‘storia personale’: mi dico magari “ah guarda, Miles Davis nel ’75 già anticipava il funk no wave”. E comunque… in fondo è bello farsi travolgere da questa valanga, no? Se no che appassionati saremmo?! MC C’è un artista di cui avresti parlato all’infinito o per il quale hai una particolare predilezione? MG Beh, il vero fantarocker non può sfuggire all’importanza di David Bowie che, oltre ad essersi rinnovato a più riprese spaziando in generi musicali molto diversi, ha attinto a diverse correnti del fantastico: dall’Odissea nello spazio di Kubrick al citato 1984 al cyberpunk burroughsiano di Outside. E poi ha pure interpretato personaggi alieni (L’Uomo che cadde sulla Terra), horror (Miriam si sveglia a mezzanotte), fantasy (Labyrinth) e per così dire steampunk (The Prestige) nella sua parallela carriera d’attore cinematografico. Nel bene nel male, nessuno è stato così poliedrico. MC Qual’è il periodo della storia del rock che ti ha incantato maggiormente? MG Credo che il più intenso sia ancora quello che va dal ’67 a circa metà dei ’70, perché è quello in cui il rock ha alzato il tiro culturalmente (e anche ideologicamente) dando vita a un’evoluzione strepitosa, sia musicale che nei testi, nelle copertine, nei live show, come mai più dopo. In quell’epoca, in cui infatti si sono svolti il festival di Woodstock e il primo allunaggio, anche il rapporto con la s/f è stato intenso e concettualmente importante (una collana di s/f come Urania in Italia tirava numeri oggi impensabili): i giovani musicisti psichedelici di allora – Byrds, Hendrix, Floyd, Bowie stesso, Hawkind e poi Blue Öyster Cult, Tangerine Dream, Eno, Kraftwerk, fino alle primizie del punk – guardavano allo spazio e alla s/f con l’entusiasmo della ‘corsa allo spazio’ dell’epoca e la brama di scoprire nuovi mondi con l’ambizione di rivoluzionare quello attuale. Una carica che difficilmente ritroviamo intorno a noi oggigiorno. MC Oltre alle band che hanno fatto la storia del Rock ne citi altre contemporanee. Chi sono gli artisti dei giorni nostri che segui con più interesse? MG Beh, si cerca di seguire il corso del tempo senza rimanere affezionati ai miti del passato, per quanto glorioso: ultimamente ho visto bellissimi concerti degli immortali King Crimson e dei Flaming Lips, che sono sempre dei miti; lì per es. ho scoperto come supporter gli ottimi Universal Sex Arena veneti. L’ultimo disco di Jack White l’ho trovato originalissimo, come anche il Something Weird dei bresciani Mugshots, insieme a molte cose della Black Widow, che in campo di fantarock è l’arca della scienza italiana. Ho trovato molto originale il metal-electro-blues di Zeal and Ardor e quello più jopliniano dei Blues Pills, il nu jazz psichedelico di Kamasi Washington, quello di Yazz Ahmed e quello di Caterina Palazzi in Italia. Le canzoni di resistenza rivisitate da Marc Ribot & vari ospiti e il funk avanguardistico degli I hate my village, il revival psichedelico dei tedeschi Vibravoid e il prog-wave moderno degli italiani Twenty Four Hours… si potrebbe continuare per ore, la buona musica è tutt’altro che morta! Se mai temo la pigrizia del pubblico attuale d’andarsela a scoprire, pur nell’epoca del tutto disponibile subito online… MC Parliamo della copertina del libro. A cosa ti sei ispirato? MG Ah, dall’averla vista su Facebook, in un gruppo di fan di Kubrick: questo grafico dilettante, Eytan Wronker, aveva fuso in una sola immagine gli astroanuti di 2001 Odissea nello spazio colle strisce pedonali più famose del mondo di Abbey Road. Gli ho subito chiesto se ce la lasciava usare perché avevo trovato per caso la sintesi iconografica perfetta dei due mondi su cui stavo lavorando! MC Dove i nostri ascoltatori possono acquistare Fantarock? MG In libreria, naturalmente: Arcana è distribuita in tutt’Italia. Oppure ordinandolo online su Amazon, come oggi va di moda. O ancora… invitando l’autore a una presentazione live nella propria città, per garantirsi la propria copia autografata! MC Ci sono progetti immediati di cui vuoi parlarci? MG Stiamo faticosamente producendo un album in cui gruppi attuali interpretano brani d’ispirazione fantascientifica citati nel libro. Non so ancora preannunziarvi esattamente quando uscirà (ma spero entro l’anno), ma posso dirvi che i Mugshots hanno registrato una cover degli Stranglers, Maurizio Marsico Satellite of Love di Lou Reed, e il trio Edna una bellissima versione jazz di The Man Machine dei Kraftwerk. Il resto è ora in ebollizione. Poi in autunno uscirà sempre per Arcana (nella nuova collana dedicata alla narrativa) ‘Oblique strategie sonore’, un’antologia di racconti fantamusicali tratti da spunti scritti da Brian Eno proprio per le session del citato Outside di Bowie. Insieme a me ci saranno ancora Assante, che debutterà qui come narratore, insieme anche al musicista Marsico, e poi scrittori navigati del pulp italiano come Danilo Arona,

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LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: SCALA MERCALLI

Grazie alla reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni domenica alle 21.30 su Witch Web Radio. Questa volta Mirella ha intervistato gli Scala Mercalli. MC Nuovo album per una delle heavy metal band tra le più seguite ed amate in Italia, sto parlando degli Scala Mercalli e con noi abbiamo Sergio, il batterista, e Clemente il chitarrista, i due portavoce della band. Percorriamo le tappe principali degli Scala Mercalli, siete sulla scena metal già dal 1992! Ci parlate della genesi della band? Sergio – Eravamo tutti ragazzi sui 18-20 anni circa e con qualche piccola esperienza precedente in formazioni non ufficiali, provavamo qualche cover in garage o nelle prime sale prove che si trovavano nei rarissimi spazi a disposizione. Dopo qualche prova insieme ci è venuta la voglia di iniziare a tirare fuori qualcosa di nostro, e cosi pian piano nel ‘92 abbiamo deciso di formare una band ufficiale che cantasse in inglese, lingua madre dell’Heavy Metal, ma mantenendo un nome italiano da cui poi è uscito Scala Mercalli, un nome che doveva scuotere l’animo delle persone che ci ascoltavano e ci ascoltano! MC Citiamo la line up attuale degli Scala Mercalli? Sergio Ciccoli-batteria Christina Bartolacci -voce Clemente Cattalani- chitarra Cristiano Cellini-chitarra Giusy Bettei – basso MC Il nuovo album “Indipendence” è stato pubblicato a Gennaio di quest’anno per la Alpha Omega Records ed è incentrato sulla prima parte del Risorgimento italiano. Come negli album precedenti la storia d’Italia è al centro delle vostre tematiche. Qual’è il messaggio contenuto in quest’album? Sergio:  il messaggio base è quello di ricordare con quanto coraggio, sacrificio e amor di patria siamo nati, quanto valore hanno dimostrato i nostri avi per darci la libertà che molti di loro hanno pagato con la vita. In effetti questa volta l’album non parla solo delle eroiche vittorie riportate in quel periodo, come a Calatafimi dai Mille di Garibaldi che si unirono alla rivolta popolare, ma parla anche di dolorose sconfitte sulle quali però sono state gettate le basi delle future vittorie che hanno unificato il nostro paese. Un esempio è la canzone dedicata alla battaglia di Tolentino del 1815 dove il Re di Napoli Murat venne sconfitto dagli Austriaci, un’altra canzone invece racconta della battaglia per la difesa delle Repubbica Romana del 1849, avvenuta sul colle del Gianicolo dove molti non si arresero e vi morirono attaccati dalle truppe Francesi a tradimento nella notte. Ogni canzone, insomma, ha il suo messaggio che vi consigliamo di leggere attentamente! MC Parliamo anche del videoclip che ha preceduto l’uscita dell’album. Come è stato realizzato? Clemente- Abbiamo girato il video di Be Strong in una villa ottocentesca vicino a Potenza Picena (MC). Abbiamo giocato molto sulle stanze e sull’ambientazione in generale della villa per poter realizzare qualcosa di originale. Ovviamente con le nostre divise ispirate ai corpi militari di inizio/metà 1800. MC Una domanda che immagino vi faranno in tanti. Vi ispirate alla nostra Italia storica, raccontando battaglie e vittorie, come mai il cantato è in inglese? avete mai pensato di cantare in italiano? Sergio: Sì ci abbiamo pensato, e in infatti in questo disco abbiamo fatto due canzoni con ritornelli in italiano, ma sappiamo bene che se vogliamo essere compresi in tutto il mondo bisogna cantare nella lingua madre e ufficiale dell’Heavy Metal, cioè in inglese. In questo modo le storie italiane che narriamo possono essere ben comprese da tutti! MC Ho avuto la fortuna di assistere ad un vostro live e mi complimento con voi per la bravura e la professionalità, oltre all’energia che esprimete con le vostre esibizioni. Che rapporto avete con il pubblico che vi segue? Clemente: In zona sono chiaramente per lo più amici o comunque persone del giro che si conoscono; anche quando suoniamo fuori dalle Marche,vuoi non vuoi, dopo anni, le persone sono spesso le stesse, quindi diciamo che siamo una grande famiglia! MC Come promuoverete Indipendence? Ci sono già delle date previste per i live degli Scala Mercalli? Clemente: Abbiamo confermato diverse date per quest’estate in diversi festival ed in diverse zone d’Italia, sicuramente ne vedremo delle belle!! Sergio: Cercheremo poi pian piano di coprire tutta la penisola da qui a fine anno come abbiamo sempre fatto, speriamo di tornare anche all’estero, anche se un nostro desiderio sarebbe suonare anche in Sicilia e Sardegna che ancora purtroppo ci mancano. MC Quali sono i vostri contatti sul web? Sergio: oltre al sito ufficiale www.scalamercalli.com potete trovare tutte le informazioni anche sulla nostra pagina Facebook e su Istagram. MC Grazie di essere stato qui con noi! Sergio: Grazie a voi per lo spazio che ci date e che date al Metallo Italiano!! Still United \m/, Clemente: Grazie a tutto lo staff di Overthewall e Metal Eyes e grazie a tutti quelli che ci supportano, a presto live!!

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LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: LA JANARA

Grazie alla reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni domenica alle 21.30 su Witch Web Radio. Questa volta Mirella ha intervistato Raffaella Cangero, vocalist della magnifica band campana La Janara. MC Primo full length per la Janara, come ho già detto attesissimo perché dalla pubblicazione del primo ep autoprodotto avete suscitato molto interesse nella scena underground… La sfida di comporre musica che fosse “italiana” sotto tutti i punti di vista e sulla quale nessuno avrebbe scommesso è stata vinta a testa alta. Abbiamo sempre creduto strenuamente nelle nostre capacità, ma soprattutto nel nostro obbiettivo e nei nostri propositi: è stato arduo perché nessuno riusciva a dare fiducia o intravedere delle potenzialità in un tipo di metal cantato esclusivamente in italiano che andava a fondersi col genuino prog italico anni ‘60/’70, e che peraltro affrontava temi fortemente centralizzati come quelli del folklore di una terra semi sconosciuta come l’Irpinia. Tra i pochi che hanno avuto fiducia in noi e che hanno percepito qualcosa di “magico” nella nostra musica c’è stato il guru e mentore della Black Widow Records, Massimo Gasperini, e se qualcuno ci avesse detto che di lì a poco anche La Janara sarebbe stata annoverata tra i grandi nomi della scuderia della storica label genovese non ci avremmo mai creduto. Abbiamo promosso con i nostri lavori (una demo del 2015 ed un EP del 2017) la personale novità di un metal italiano per italiani e quella che all’inizio risultava una stonatura, è stata via via sempre più apprezzata ed accolta con grande fervore. Abbiamo diffuso, per quanto consentissero i pochi mezzi a disposizione, la nostra proposta senza mai demordere, conquistandoci in questo modo un piccolo posto all’interno della grande e prolifica scena metal italiana. MC Le tematiche di Tenebra, questo il nome del nuovo album, trattano appunto le tenebre dell’anima e il ricorrere delle donne a poteri occulti per affermare la propria dignità. L’ambientazione è l’Irpinia antica ma quanto sono ancora attuali queste tematiche? Le tematiche che affrontiamo sono radicate in un’Irpinia magica e rurale, dove agiscono diversi spiriti e personaggi del folklore popolare che ancora oggi suscitano interesse e curiosità, catturando l’immaginario comune grazie al loro ancestrale fascino. I miti e le leggende tuttavia sono e sono sempre stati lo specchio della realtà attuale e la rappresentano metaforicamente: le streghe – allegoria dei deboli – che dominano la nostra proposta artistica bramano il sangue dei carnefici e lottano per la loro rivalsa; questa è una tematica quanto mai attuale, affrontata in canzoni come Mater Tenebrarum (secondo singolo estratto dall’album), Mephis o Tenebra, canzone che dà il titolo all’album. Altre canzoni affondano le loro radici nel folklore più puro ed autentico, come Malevento o Cera, mentre Il Canto dei Morti (primo singolo) affronta dell’inscindibile dicotomia di Eros e Thánatos, Amore e Morte, concludendosi con la definitiva vittoria della prima Potenza che travalica e sconfigge i limiti imposti dal Termine della vita. In particolare per questo brano ci siamo volutamente ispirati ad un grande capolavoro del cinema horror italiano (che insieme al metal e rock italici è il nostro grande punto di riferimento, ovvero Dellamorte Dellamore di Michele Soavi che affronta, tra gli altri, anche questo argomento. MC A chi è stata affidata la stesura dei testi e la composizione? La composizione dell’album ha una storia singolare: a differenza dell’EP dove ognuno di noi ha contribuito alla scrittura delle tracce, in questo primo album ogni canzone, compresa di testi e musica, è stata composta ed arrangiata esclusivamente dal chitarrista, il Boia, che di volta in volta ci proponeva le sue idee, già ben chiare e definite. È stato poi compito di ognuno di noi interiorizzare ed interpretare i brani in modo tale da apportare un contributo alla musica e a trarre fuori ed esprimere il meglio di ogni brano. MC “Tenebra” si avvale della presenza di diversi special guest. Ci parli di queste collaborazioni? I diversi guest che hanno collaborato all’album sono, oltre che cari amici, dei musicisti fantastici e piuttosto noti: il brano Or Poserai per sempre si avvale della collaborazione di Giulian Latte, fondatore e compositore della band partenopea Scuorn, molto nota nell’underground black metal italiano, che ha inserito dei cori, e di Alessandro Liccardo chitarrista, fondatore e compositore della band hard rock napoletana Hangarvain, che ha inserito un assolo; un altro solo di Liccardo è presente all’interno della canzone Mephis. Altro special guest è Riccardo Studer, tastierista degli Stormlord, che ha inserito gli arrangiamenti orchestrali; infine c’è Alessio Cattaneo degli Onryo che ha programmato i bassi e le batterie in Ver Sacrum. Non so se può essere considerato in toto un guest, ma lo cito egualmente: il ritornello di Or Poserai per sempre è una sezione di versi della poesia “A se stesso” del grande Giacomo Leopardi, special guest decisamente fuori dagli schemi! MC Dal primo ep al full lenght. Quali differenze tra il primo lavoro e l’ultimo? Nei soli due anni che separano questo primo album dal precedente EP del 2017 sono cambiate molte cose, non solo all’interno della band, ma anche a livello personale e compositivo. Siamo cresciuti e maturati molto in questo breve lasso di tempo, abbiamo compiuto un percorso che ci ha portati ad un costante miglioramento e a nuove concezioni o approcci alla musica e questo lo si può evincere confrontando, anche distrattamente, le sonorità dei due diversi lavori. Siamo cresciuti come musicisti ed abbiamo percorso un iter artistico che ci ha spronati a dare sempre il massimo, a ricercare nuove ispirazioni e a migliorare noi stessi. Non sono mancati anche cambiamenti all’interno della band dal momento che c’è stato un piccolo cambio di line up: il vecchio batterista (Stefano Pelosi, in arte l’Alchimista) è stato sostituto dal Mercenario, Antonio Laurano. MC Una curiosità, ogni membro della band ha un soprannome. Citiamo tutti i componenti e il relativo appellativo? Come ho spiegato diverse volte, i soprannomi che ci siamo affibbiati (e con i quali oggi tutti ci identificano) all’inizio sono stati un gioco attraverso il quale poter diventare protagonisti delle storie che raccontiamo con la nostra musica. Ognuno di essi, prendendo spunto dalle nostre caratteristiche personali, ha trasceso la finzione ed è diventato parte di noi: io, ad esempio, sono La Janara, rappresento la volontà di riscatto dei deboli e degli oppressi, di chi è stato schiacciato dalla Superbia e dalla Prepotenza ma che reclama a gran voce riscatto e vendetta, argomento che mi sta particolarmente a cuore e che in un certo senso rappresenta delle mie esperienze di vita. Gli altri membri della band sono il chitarrista ovvero il Boia (alias Nicola Vitale), il bassista, l’Inquisitore (Rocco Cantelmo) e il nuovo barrerista (Antonio Laurano) il Mercenario. MC Ci saranno live a promuovere la nuova uscita discografica? Sono numerosi i live in programma, attualmente solo in Campania. Il release party avrà luogo il giorno stesso dell’uscita del disco, il 27 marzo, nella “nostra” Avellino, al Tilt! Tattoo bar events; ad aprile torneremo nel salernitano con due date, la prima a Battipaglia (Bar Capri, 15/04) e a Fisciano (Periferica Konnection, 19/04). Per ora stiamo promuovendo solo live nella nostra regione, ma non escludiamo di spostarci in tutto il Sud, in particolare in Basilicata e Puglia. MC Diamo dei riferimenti ai nostri ascoltatori per trovarvi nei meandri del web? La Janara è presente su tutti i social (Facebook, Instagram, YouTube) oltre che su diversi store digitali come Bandcamp, Bigcartel, Spotify ed Apple Music. Insomma… non potrete scampare all’incantesimo de La Janara!

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LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: CROWN OF AUTUMN

Grazie alla reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni domenica alle 21.30 su Witch Web Radio. Questa volta Mirella ha intervistato Emanuele Rastelli, leader fondatore degli storici Crown Of Autumn. MC La band si forma per tua idea già nel 1996 e insieme a Marco Ibba e Diego Balconi realizzate un demo che fu immediatamente apprezzato. Ci racconti com’è andata? In quegli anni stavo maturando l’idea di un progetto che riunisse i due aspetti musicali che prediligevo; quello più epico e maestoso da una parte, e quello malinconico ed oscuro dall’altra. Nacque così il progetto Crown Of Autumn che, nei primi mesi, prevedeva un unico cantante growl (Marco, alias Sagittifer) con qualche aperura alla Nick Holmes (Paradise Lost) di “Shades of God” o alla Taneli Jarva (Sentenced) di “Amok”. In seguito, pensai di aggiungere Diego (alias Antares), con il quale avevo già suonato in una cover-band, per prendersi cura di tutte le parti più melodiche, dividendo così in maniera più netta le due anime dei Crown Of Autumn. Non a caso, sul demo Ruins, i due cantanti sono accreditati come “Chant of the Wizard” (Marco) e “Chant of the Warrior” (Diego). Andammo a registrare in uno studio professionale (Malibu Studio, Milano) che non aveva mai avuto a che fare con nessuna Metal Band. Il tecnico del suono però, comprese immediatamente dove volevamo arrivare e fece un lavoro assolutamente egregio, specialmente se inquadrato nel contesto di quegli anni. “Ruins” ci fece conoscere nell’underground nostrano e non solo, vendendo più di 1000 copie in pochi mesi (una buona cifra per un demo-tape metal nel 1996), e ci fece guadagnare una certa credibilità artistica all’interno della scena. MC Dopo il successo del primo demo è la volta, nel 97, del full length The Treasures Arcane che mette d’accordo tutti, pubblico e critica, raccogliendo consensi in tutto l’ambiente underground. lo stesso anno però la band si stoppa per un lungo periodo e tu ti dedichi ad altri progetti musicali. Come mai, visto il successo ottenuto? The Treasures Arcane è il coronamento di un processo iniziato ben prima del demo Ruins, fu una ricerca personale che passava attraverso la musica, ma investiva anche aspetti più interiori. Da una parte mi sentivo molto appagato dal risultato ottenuto, anche se ovviamente non si è mai soddisfatti al 100% dei propri lavori, dall’altra però ero un po’ stufo di certi stilemi e di certi cliché del mondo metal, sia da un punto di vista artistico che da quello antropologico. Tutto ciò, in quel periodo, finì per provocarmi una certa nausea; so che è una parola poco galante, ma è anche la parola più giusta. Per cui scelsi di andare ad esplorare altri lidi e mi misi a lavorare ad un nuovo progetto che potesse rappresentare uno sviluppo artistico e di contenuti, senza però gettare al vento o rinnegare quanto fatto in precedenza. Fu così che nacque Magnifiqat. MC Dopo tredici anni il ritorno con un nuovo cantante e un nuovo full length, e nel 2013 l’annuncio di Byzantine Horizons, che sarà pubblicato ad Aprile per la My Kingdom Music. Un lavoro che aggiunge al tipico medieval dark metal dei Crown Of Autumn, nuovi elementi più folk ed etnici. cosa ci riserva questo nuovo album? Byzantine Horizons ha davvero moltissime sfaccettature. Come hai giustamente notato, gli elementi più folk/neo-Folk ed etnici (mutuati dall’esperienza con i Magnifiqat) trovano un maggiore spazio rispetto ai lavori precedenti, andanfosi parzialmente a sostituire ai passaggi di chitarre acustiche medievaleggianti dei primi lavori. Ci sono anche elementi più progressivi, ispirati ad un certo death metal anni ’90 oppure ad alcune cose di Devin Townsend. C’è inoltre una maggiore presenza della lingua italiana, proveniente da un più massiccio ascolto di musica cantautorale nostrana; mi riferisco ad artisti come Franco Battiato, Juri Camisasca, Angelo Branduardi, Vinicio Capossela o Giovanni Lindo Ferretti. Forse però, l’elemento di maggior novità rispetto al passato è l’influenza di alcune rock-band americane che ascoltavo moltissimo durante la fase compositiva di Byzantine Horizons. Parlo soprattutto di progetti come Tool, A Perfect Circle e Ashes Divide, ma anche di System of a Down e del Marilyn Manson più pacato. Sinceramente non so se nel risultato finale del nuovo disco questi ascolti traspaiano o meno, poiché è nostra abitudine tirare dritti per la nostra strada senza cercare di imitare questo o quell’altro musicista, inoltre facciamo un genere molto diverso dal loro ed anche l’orizzonte dei contenuti lirici è spesso agli antipodi rispetto a quel mondo. Senz’altro però la loro importantissima lezione ha contribuito a sviluppare in me una più matura idea di “canzone”, cosa che si può applicare a qualsiasi genere musicale. MC Citiamo la line up attuale della band? Gianluigi Girardi: voce maschile solista Milena Saracino: voce femminile solista Emanuele Rastelli: chitarre, basso, tastiere, voci growl e pulite Mattia Stancioiu: batteria e percussioni I testi e le musiche sono stati scritti da me e arrangiati insieme agli altri membri dei Crown Of Autumn. Mattia si è inoltre preoccupato di registrare, mixare e masterizzare l’album presso il suo Elnor Studio (Magnago – MI), ma soprattutto si è occupato della produzione artistica di Byzantine Horizons. Diciamo che dopo eterni scambi di opinioni e proposte astruse (le mie), l’ultima parola era sempre sua. Per fortuna. MC La copertina dell’album è opera tua. un’immagine suggestiva, un orizzonte inquietante direi, molto cupo e nebbioso…come l’hai scelta e realizzata? Non lo so nemmeno io 🙂 E’ infatti la prima volta che mi cimento con Photoshop. Anche la cover, come del resto l’album, ha subito una gestazione di anni; continue modifiche, aggiornamenti, ripensamenti, ecc. ecc. In ogni caso l’idea era quella di creare un “luogo – non luogo” inserito in un “tempo – non tempo”, se così si può dire. Ci sono elementi architettonici di varie città orientali ed occidentali, antichi e moderni, tutti miscelati insieme per dare un effetto si sospensione quasi metafisica alla scena… MC Quali sono i progetti futuri della band? Sono previsti live per promuovere il nuovo lavoro discografico? Noi non suoniamo dal vivo, perché siamo TRVE… come i Darkthorne! 🙂 Scherzi a parte, la cosa è piuttosto difficile perché viviamo in città diverse, tutti noi abbiamo i consueti impegni della vita quotidiana e nel poco tempo che possiamo ricavare per la musica, la priorità è sempre riservata alla dimensione dello studio di registrazione che è il nostro habitat naturale. Personalmente mi piacerebbe poter fare alcune date, anche 1 o 2 all’anno, però fatte in un certo modo, nel contesto giusto, altrimenti sarebbe una delusione sia per noi che per chi ci segue. Al momento non escludo nessuna possibilità… MC Quali sono i vostri contatti sul web per i nostri ascoltatori? Per contattare la band potete trovarci su Facebook alla nostra pagina ufficiale: https://www.facebook.com/crownofautumn/ Per acquistare i nostri album potete rivolgervi alla My Kingdom Music: https://mykingdommusic.net/ MC Grazie per essere stato con noi Grazie di cuore a voi per il supporto che ci date!

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