
METEORE: NUCLEAR SIMPHONY
Meteora del thrash italiano e disco storico, nello stesso tempo, da parte di una grande e sfortunata band siciliana che fu tra le prime a suonare metal estremo in Italia.
Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

Meteora del thrash italiano e disco storico, nello stesso tempo, da parte di una grande e sfortunata band siciliana che fu tra le prime a suonare metal estremo in Italia.

Puntata Precedente – Uscita B42 Vado dove sono stato e siamo stati una possibilità. E questa possibilità è venuta dal mare, mio padre, e mia madre si è fatta terra. Tocchiamo terra, Buenos Aires. È giorno. Si riaccendono i telefoni, uno sciame di schermi si dirige verso la dogana e così noi. Il cammino verso l’uscita si biforca, prendiamo la strada degli stranieri e ci mettiamo in coda mezzo stralunati: a colazione sull’aereo mi sono mangiato una salsiccia, sono in uno stato alterato di coscienza British Airways. Inizia il processo di identificazione: “Brucaliffo: Cosa essere tu? Alice: Bè non so più neanche io signore, mi son trasformata così tante volte oggi che…” Ci fotografano gli occhi e ci prendono le impronte e ci chiedono dove andremo a stare. Infine il timbro sul passaporto, le valigie e nulla da dichiarare. Infine la porta. Siamo consapevoli di apprestarci a vivere il momento che la mente fotografa e trattiene, la porta che si apre quando fuori c’è qualcuno che ti aspetta… Il desiderio di vedersi, di colmare il vuoto dell’assenza, l’entusiasmo, l’eccitazione di essere arrivati, i sorrisi, gli abbracci.. Mia madre nuovamente terra, Buenos Aires, oggi. Ci spogliamo del nostro autunno freddo e il caldo umido ci assale. José, il compagno di mia madre, ci guida fuori da Ezeiza, dove la polizia aspetta i tifosi di ritorno da Madrid. La nostra destinazione è La Plata, calle 3 entre 79 y 80, nel barrio dove i suoi genitori e i miei nonni sono arrivati insieme da Mongrassano, Cosenza, finita la seconda guerra mondiale. Siamo approdati in un nodo cruciale del nostro spazio-tempo, vorrei poter dire ai miei bambini “es un lugar mágico”, il luogo sperato, romantico, disperato, perduto e drammatico in cui si sono mossi i trisnonni, i bisnonni, i nonni, vostro padre e, ora, voi. Ma è troppo anche per me e inizio a rileggere Cent’anni di solitudine, così, per digerire la salsiccia, e poi dormire…

Grande band dall’Olanda che, seppur con un solo album all’attivo, riuscì comunque ad entrare nell’Olimpo Underground del Death Metal europeo degli anni ‘90. Alcune ristampe ci permettono, ancora oggi, di poterne entrare in possesso.

ESCLUSIVA IYE Dopo le esperienze con i JWTJ e i Der Tod, dal 2000 Enomisossab e’ un progetto sulla vocalità e il linguaggio. L’idea di performance, in continuo divenire, lega il canto al corpo e al teatro. E a luoghi diversi: club, chiese sconsacrate, sale d’arte contemporanea, installazioni… “O’er the land of the freaks” e’ il suo quinto album. Fabrizio Naniz Barale, durante la sua (lunga) carriera ha suonato la chitarra elettrica per Yo Yo Mundi e icone pop come Ivano Fossati e Giorgio Gaber. E’ il proprietario di Piave 34, uno studio di registrazione e mastering: negli anni, come tecnico del suono, ha lavorato con tanti (bei) nomi del settore (Sade, Celentano, etc.). E’ anche insegnante di computing al conservatorio di Cuneo. “O’er The Land Of The Freaks” nasce da nove sessioni di registrazione, nel 2017, sull’onda della collaborazione sul disco precedente (“Kykeon”). Parte dal cut-up, maniacale, di “American Psycho” per poi abbandonarlo, riprendendo (mille) altre suggestioni: tutte, Savinio, Bowie, Servais, Morselli, etc., presagi del futuro che stiamo vivendo. Il lavoro, in tandem, è stato caratterizzato da un metodo (rigoroso) di improvvisazione. L’estetica pop, orgogliosamente radical chic, gioca col formato canzone, simulandolo per quasi tutto l’album con l’eccezione di due brani (“Death To Amerika” e “How Small We Are”), i soli rock (dunque, stereotipi). Nascoste in superficie (..), si ritrovano tecniche e modalità sperimentali, inserite in un contesto (volutamente ambiguo) al servizio della narrazione. Un film per le orecchie con un libretto, da seguire, e un impianto complessivo operistico. Che vive di sottrazione continua, di elementi appena accennati che circondano il flusso di coscienza delle parole. Trattasi di hip hop senza hip hop: bassi ovunque, che si passano il testimone da un bordone all’altro, a guidare l’assalto sonoro, un pò di elettronica e una voce che esibisce tanti colori risuonando. Una struttura minimale per provocare il massimo effetto. Persino i titoli delle canzoni hanno una doppia lettura, “Patrick Says” omaggia Lou Reed, “Yes Logo” il “No Logo” di Naomi Klein, in uno scenario che mescola la realtà digitale (i tweet di Trump, gli slogan della Apple, i jingle delle suonerie, etc.) con i fattoidi, Clint Eastwood che si ammazza pulendo un fucile, e la realtà di un venticinquenne che muore perchè non riesce a raccogliere abbastanza denaro – con una colletta via web – per la sua insulina. “O’er The Land Of The Freaks” è la colonna sonora di un momento creativo che rifiuta lo schiacciamento sul presente continuo e pure l’italiano (televisivo..) canzonettaro. Sostiene che la voce cantata è un pezzo importante della letteratura e che la vocalità stessa è inscindibile da una ricerca poetica. info@enomisossab.com / enomisossab.com e totenschwan.bandcamp.com / toten.info@gmail.com

Scrivere di un viaggio è scrivere della mente di un viaggiatore, della sua partenza, del suo arrivo e del suo ritorno.

La Dichiarazione universale dei diritti umani illustrata da giovani artisti italiani”, che racchiude un’illustrazione per ciascuno dei 30 articoli della Dichiarazione universale.Ad affiancarli ci sono gli scritti del presidente e del portavoce di Amnesty Italia, Antonio Marchesi e Riccardo Noury, e dei due curatori del libro, Michele Lionello e Melania Ruggini (che sono anche i direttori artistici di Arte per la libertà). In questi nostri anni bui penso sia importante andare a rivedere magari anche con i propri figli che cosa è La Dichiarazione universale dei diritti umani perchè tutti nasciamo liberi e uguali in dignità e diritti, vero “Salvo piccolo?” A questo indirizzo è possibile acquistare il volume: Titolo: IN ARTE DUDU – La Dichiarazione universale dei diritti umani illustrata da giovani artisti italiani Autore: Melania Ruggini – Michele Lionello Illustrazioni: Alessio-B, Alessio Bolognesi, Tony Gallo, Psyco, Marco Mei,Federica Carioli, Giusy Guerriero, Alessandra Carloni, Brome, Zentequerente, Artax, Eliana Albertini, Phobos, Anita Barghigiani, Centocanesio, Riccardo Buonafede, Federica Manfredi, Stefano Reolon, Cristina Chiappinelli, Flavia Fanara, Giulia Quagli, Alberto Cristini, Violetta Carpino, Herschel & Svarion, Ivano Petrucci, Camilla Garofano, Miriam Serafi Testi: Riccardo Noury, Michele Lionello, Melania Ruggini,Antonio Marchesi

Equilibrio Precario è una fanzine trentina che tra il 1992 e il 2002 ha pubblicato 8 numeri. Personalmente devo avere in casa almeno 2/3 numeri. Equilibrio Precario si muove tra dischi e concerti. Spesso è musica dissonante e rumorosa, ma altre volte è lenta e intima. Articoli su : La Crus, Laddio Bolocko, Lalli, Marlene Kuntz, Massimo Volume, Motorpsycho, Neurosis, New Bomb Turks, Negazione, The Notwist, Old Time Relijun, One Dimensional Man, Perturbazione, Rage Against The Machine, RSU, Scisma, Shellac, Sottopressione, Splatterpink, Stefano Giaccone, Skin Yard, Trumans Water, Unsane, Unwound, Voivod, Us Maple, Will Oldham, White Tornado, Zeni Geva e molto altro. Equilibrio Precario 0.2 Equilibrio Precario 0.3 Equilibrio Precario 0.4 Equilibrio Precario 0.5 Equilibrio Precario 0.6

Sul fatto che i Black Sabbath siano stati i creatori del doom nessuno può avanzare dubbi. Anche sul fatto che il genere si sia sempre più imposto, specie nei paesi anglofoni ed in Svezia, a partire dagli anni Ottanta – complice anche la NWOBHM (Legend, Ritual, Witchfinder General) – in pochissimi potranno avanzare riserve. Il doom – oggi coltivato specialmente nei paesi nordici, nel Maryland, nell’Oregon e nella Columbia britannica – ha dato origine a generi e filoni importanti ed amatissimi, come Drone, Funeral, Gothic Metal, Black Doom, Ambient Doom e Avantgarde Doom, ovviamente senza dimenticare lo Stoner della scena di Palm Desert e lo Sludge della Louisiana. Dagli anni ’90, sino ad oggi, rilevanza estrema e meritata ha avuto il Death Doom, inventato dal cosiddetto trittico inglese, ossia Paradise Lost, Anathema e My Dying Bride (a cui va aggiunta – lo si faccia, una volta tanto – la luminosa meteora Enchantment). Tuttavia, esiste anche una preistoria del genere, quando ancora non si chiamava così. Prima, infatti, che si incominciasse a parlare di doom metal, l’hard rock e il blues già avevano iniziato ad edificare muri sonori con rallentamenti, tempi cadenzati e solenni, arcane malinconie e ancestrale maestosità, distorsioni e dissonanze, scale minori e squarci epico-ossianici, giochi di riverberi e colti riferimenti di natura esoterico-letteraria ed occultistica. Se vi riflettiamo, scopriamo che già i Blue Cheer – in particolare quelli di Vincebus Eruptum, vale a dire con alla chitarra Leigh Stephens (poi nei durissimi Silver Metre) – avevano aperto le porte a un nuovo genere musicale ed alla sua codificazione artistico-culturale. In tale senso, il proto-doom può essere cercato e felicemente rintracciato, tra la fine degli anni Sessanta e i primissimi Settanta, negli inglesi Leaf Hound (una costola degli Atomic Rooster), nei gallesi Budgie, negli americani Sir Lord Baltimore (gli iniziatori, tra il 1970 ed il 1972, della scena di Washington DC), nei primi album dei tedeschi Lucifer’s Friend, negli australiani Buffalo, nella giapponese Flower Travellin’ Band (Satori, il loro capolavoro targato 1971, che tanto anticipa i Rush delle suite). I seminali Pentagram, anche sotto il nome di Bedemon, nacquero e furono attivi in Virginia a partire dal lontano 1971. I britannici Pagan Altar incisero il loro disco d’esordio – pubblicato, poi, solo nel 1984 – già nel 1978. Altre entità solo a torto (ed ingiustamente) etichettabili come ‘minori’, sia pure senza mai pubblicare in vita le loro registrazioni, hanno dato un forte e significativo contributo alla causa. Si pensi solo (riscoperti oltre vent’anni fa, dalla purtroppo defunta Kissing Spell) ai britannici Wicked Lady, Ice, Stone Angel, Daemon, Irmin’s Way, Dark ed in parte Dragon Milk, tutti attivi a metà circa degli anni ’70. Musiche bellissime, senza tempo. Né vanno certo dimenticati, ai fini della nostra ricostruzione storica e del discorso che andiamo qui svolgendo, i Night Angel (poi evolutisi nella EF Band, nel 1979), gli scozzesi Iron Claw (attivi tra il 1969 e il 1974, senza purtroppo mai arrivare al traguardo del debutto su vinile), gli Egor del singolo Street (1971), gli Stallion inglesi (vissuti tra il 1974 e il 1976 e responsabili d’un entusiasmante hard prog, con Moog), gli eterei e cupi Wooden Lion (nero space prog hawkwindiano, durati dal 1973 al 1976). Una menzione particolare merita quindi la Flying Hat Band, fondata a Birmingham nel 1971 dal chitarrista Glenn Tipton, in seguito una delle due asce (insieme a KK Downing) dei Judas Priest (autori di un classico del doom settantiano, con lo storico ed imprescindibile Sad Wings of Destiny, uscito per la Gull nel 1976). I gruppi di cui in questa sede stiamo trattando non erano ovviamente di puro doom (non aspettatevi i Candlemass, dunque), ma al genere di fatto arrivavano mescolando sapientemente hard rock, prog, blues, folk anglo-britannico alla Stackridge e dark di matrice Black Widow (la band di Leicester era in pista dal 1969: autentici modelli e prime-movers). Occulti e cosmici furono acts di proto-doom come gli Zior. Il loro primo album omonimo apparve, nel 1971, per la piccola Nepentha. Univa hard progressive ed atmosfere gothic dark plumbee, molto ossessive e tetre, in anticipo sullo shock rock di Alice Cooper e Ozzy Osbourne. Vera demonologia in musica, con richiami alla magia e un’ottima reputazione concertistica. Gli Zior combinavano nel modo migliore effetti elettronici, ricerca sperimentale e gusto per la distorsione, con una voce molto alla Arthur Brown, quindi enfatica e teatrale. Prodotti da Larry Page dei Kinks, realizzarono, giusto due anni dopo, un secondo lavoro, rimasto inedito all’epoca e ristampato su CD assieme al primo. Il rock blues stravolto dei Blue Cheer veniva, in questo secondo capitolo, da loro appesantito ancor di più, reso travolgente, ma altresì capace di lasciare spazio a ballate dark e pagine trasognate. Un altro gioiello, dal punto di vista sia timbrico sia iconografico. Altra pietra miliare del proto-doom rimane l’unico album omonimo degli Horse. Hendrixiani, con in cabina di regia l’ingegnere del suono di Led Zeppelin e Hawkwind, gli Horse debuttarono nel 1970, per la RCA. Influenzati dai Black Widow nella costruzione dei brani (e dagli Yes in certe armonie vocali), allo scioglimento si trasformarono in Saturnalia (un solo rarissimo LP, di tarda psichedelia, forse più bello per la veste grafica che per le composizioni), mentre il drummer Rick Parnell entrò negli Atomic Rooster del quarto e quinto disco (periodo pertanto 1972-1973). Gli Horse, a tutti gli effetti, osarono molto, preceduti soltanto dai connazionali Harsh Reality (1969, interessante e pionieristico hard prog dalle tinte fosche) e Plus (il masterpiece Seven Deadly Sins, anch’esso del 1969, combinava in maniera straordinaria nascente rock sinfonico e proto-doom). Nel 1971, sempre in Inghilterra, uscì per la Vertigo Three Parts of My Soul, dei misteriosi e assai lugubri Dr. Z: un eccellente rock progressivo, dominato dalle tastiere di Keith Keyes, con ritmiche spartane e originali suggestioni misticheggianti, dalla multiforme vena interpretativa, fra disperazione e ansie pessimistiche. Quattro anni dopo vide la luce Green Eyed God (Penny Farthing, 1975) dei londinesi Steel Mill, quintetto influenzato da Black Widow e Van der Graaf (per l’uso dei fiati) e naturalmente dai Black Sabbath per le sezioni chitarristiche. Hard prog, folk celtico e rimandi floydiani possiamo rinvenire in questa perla rara dell’underground britannico, pubblicata inizialmente solo in Germania Ovest dalla Bellaphon (nel 1972) e ancora una volta prodotta da Larry Page degli Zior. Un validissimo gruppo britannico, che non giunse però mai a pubblicare il proprio disco, fu quello dei Three-Headed Dog. Ispirati dalla figura mitologica di Cerbero, appunto il cane a tre teste scelto come monicker, i Three-Headed Dog registrarono sei brani nel 1972 e altri cinque l’anno seguente: tutti e undici sono stati finalmente pubblicati, solo moltissimo tempo dopo, nel 2006, dalla volitiva e benemerita Audio Archives (specializzata in questo tipo di operazioni di recupero musicale, si pensi al secondo disco dei Fantasy). Una edizione laser che ci permette, ora, di apprezzare tutta l’arte della band, antesignana di un hard-doom primordiale ed oltremodo evocativo. E veniamo finalmente a un gruppo di illustri sconosciuti: gli Iron Maiden. No, non è uno scherzo ai danni del lettore. Quelli ai quali ci riferiamo adesso sono gli Iron Maiden di Bolton, nati nel 1968 ed attivissimi dal vivo, tra il 1970 e il 1975, pure di spalla a UFO, Procol Harum e Thin Lizzy. Nulla ci rimane del loro mix dalle mille sfumature di proto-doom e hard prog metallizzato, se non i nastri di Maiden Flight, pubblicati postumi dalla Perfect Pitch, nel 2005. Paradossalmente e incredibilmente, ancora più prossimi al doom furono gli Iron Maiden di Basildon nell’Essex – no, neanche loro sono quelli famosi di Paul Di Anno e Bruce Dickinson – autori nel 1969 del 45 giri God of Darkness, con sul Lato B Ballad of Martha Kent. La sfortunata band, che firmò anche per la Gemini senza arrivare tuttavia a nulla, meritava davvero altra sorte. A renderle in parte giustizia, pure in questo caso grazie alla Audio Archives, la stampa postuma del 1998, dal titolo Maiden Voyage, con ottimi riff e lunghe composizioni, dai sette minuti di media. Piccola postilla per i curiosi: questi Iron Maiden aprirono, a volte, anche per i loro idoli Black Sabbath. Alcuni di loro, successivamente, suonarono con Spirit of John Morgan (un mito dell’underground UK), Zior, Poco, Venom, Nik Turner ed Hawkwind. Senza dubbio, un curriculum di tutto rispetto. Un altro nome di culto, quello dei Warlord, può far pensare ai grandi colleghi statunitensi. Tuttavia, questi Warlord sono inglesi, nati a Londra nel 1974, particolarmente attivi tra il 1976 e il 1977, con un tastierista ospite. Il loro unico disco, un bel concentrato di hard rock tradizionale e proto-doom, è apparso infine omonimo, solo nel 2002, nuovamente per la Audio Archive. Li si può ascoltare anche sulla compilation Necrocopia – Original UK Doom in memoriam, altro CD della Audio Archive che copre tutto il periodo 1968-1977, nel Regno Unito, con pezzi di Night Angel, Horse, Wooden Lion, Iron Claw, Three-Headed Dog, Zior, Iron Maiden (quelli di cui sopra), Stallion, Necromandus, Egor e Flying Hat Band. Un prodotto assolutamente essenziale e irrinunciabile: un pezzo

Grazie alla reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni domenica alle 21.30 su Witch Web Radio. Questa volta Mirella ha intervistato Nequam, mente dell’esoterico progetto musicale The Magik Way. MIRELLA Il progetto The Magik Way nasce nel 1996 ad Alessandria da un’idea di alcuni componenti dei Mortuary Drape, black metal band attiva già dal 1986; ci racconti com’è sorto l’intento di esplorare ancora più a fondo il lato esoterico della musica? NEQUAM A quell’epoca avevamo dai 20 ai 24 anni di età e già da un po’ di tempo frequentavamo gli ambienti esoterici alessandrini. Ci sembrava arrivato il momento di esplorare nuovi territori musicali e a partire dal 1997, anno in cui abbiamo musicato il “Dracula” del regista teatrale Hermes Beltrame, non abbiamo più abbandonato l’idea di adottare un approccio alla scrittura non dissimile da quello dei compositori di musica applicata. Noi abbiamo maturato l’idea, al netto di 22 anni di attività, che le tematiche esoteriche necessitino di un ventaglio di suoni il più variegato possibile. Ad ogni storia, ad ogni tema, corrisponde il tentativo di trovare i suoni giusti, come se dovessero essi stessi tradurre dei colori o degli odori. Così è nata l’esigenza di creare concept album, ma anche di servirci di altre forme d’arte per il raggiungimento dell’obiettivo. Osservare i metodi di applicazione della musica nel mondo del teatro o dell’arte contemporanea ci ha aiutati molto. MC Subito dopo la formazione, come ad affermare che The Magik Way non è solo musica ma qualcosa di più ampio e complesso, create “L’Ordine della Terra”, una fondazione che aggrega cultori dell’esoterismo che si confrontano su vari temi in totale anonimato. Potresti spiegare di cosa si tratta? Risponde la dott.sa Roberta Rossignoli (L’Ordine della Terra): Accomuna i membri dell’Ordine un regime psichico notturno. Ci guida, inconsciamente, da sempre, un pensiero mitico primordiale il quale ci insegna che la Natura, regolata dalla legge inesorabile della Necessità, è il regno della Morte. Ad ispirarci e condurci verso il suo grembo oscuro è l’ancestrale e archetipica spiritualità della Grande Madre, la Terra, che presiede al ciclo naturale di morte e rinascita: rifugio e nutrimento, sepolcro e culla, elemento primordiale da penetrare e scavare, materia primitiva, luogo del mistero, cavità ed anfratto, grembo abissale negli antichi culti misterici. In questa prospettiva, i misteri eleusini, l’orfismo, il pitagorismo, l’esoterismo sono percorsi di conoscenza e riflessione imprescindibili dove l’iniziazione è di per sè una morte simbolica, mimetica della catabasi di Demetra, della discesa nelle profondità ctonie della Grande Madre. Conoscere e riconoscere uno stato di coscienza originario, la cui realtà è eterno divenire, crescere e sfiorire, splendere per spegnersi, è un’indagine conoscitiva a circuito chiuso; è il nostro alambicco per un’alchimia interiore. Nella nostra claustrofilia, cultori di una religione della morte, intesa come ritorno al sè, come restituzione intima e profonda in un dialogo incessante con le leggi della natura, ci rivoltiamo contro maschere e menzogne per ritrovarci. MC La band muove i primi passi nel mondo underground in maniera schiva, misteriosa, come a non volersi immediatamente rivelare al pubblico. Una sorta di rifiuto a concedersi totalmente? Come si svolgevano le prime esibizioni dei The Magik Way? NEQUAM Le performance, specie nel periodo 2000-2010 non erano pubblicizzate ma rientravano in un’idea di happening improvvisato… i nostri punti di riferimento in quegli anni erano il Living Theatre, La Fura dels Baus, la più radicale Marina Abramovic del periodo pre-Ulai e un certo metodo “anarchico casuale”, per dirla alla John Cage. Non eravamo interessati a mostrarci, se non nell’atto creativo. Questo atteggiamento, molto lontano dall’idea classica di band (che fa concerti, realizza dischi, si mostra) ha comportato un sostanziale allontanamento dalle “scene”, se intese nell’accezione più tradizionale appunto. In realtà abbiamo prodotto tantissimo: in campo musicale (performance improvvisate, rumorismo, commenti sonori per mostre), pittorico (leggendarie le opere realizzate da Azàch, con sangue e bile di pollo, commentati da suoni disturbanti), numerose video-installazioni, performance sul limite umano, alla stregua della body art e i linguaggi post-human, ma sempre in chiave esoterica. Ogni nostro lavoro, musicale e non, ha sempre evidenziato il nostro desiderio e la nostra necessità di creare habitat, luoghi contenitore dove creare. Famigerati sono i siti dove siamo stati stanziali, in aree dismesse o sotterranee, vere e proprie scatole cosmiche, macchine teatrali dove agire indisturbati. Chiunque li abbia visti li ricorda come luoghi particolari, energetici, densi. La sperimentazione è continuata in quella chiave per circa 10 anni, sino al 2012 anno in cui Marco Cavallini (Sad Sun Music) e Francesco Palumbo (My Kingdom Music) non ci hanno contattati per riportarci alla produzione discografica, nel senso più o meno canonico. MC Nel 2017 la grande svolt: in un Auditorium presentate il DVD Ananke, mostrandovi finalmente dopo vent’anni di mistero. Come mai questa decisione? NEQUAM Ananke è un’opera importante. Intanto perché vede la partecipazione della dott. sa Alexandra Rendhell, medium e antropologa portatrice di un’energia positiva e potentissima. La sua presenza non è casuale, ma accade per i festeggiamenti durante il Ventennale dell’Ordine della Terra. Il suo lavoro, così come quello dell’illustre padre Magister Fulvio Rendhell, è stato di fondamentale importanza nella creazione dei The Magik Way. Sul DVD appare in qualità di voce monitante, impegnata nelle letture e citazioni selezionate dalla dott.sa Rossignoli. Inoltre presentiamo al pubblico una nostra nuova concezione, antitetica rispetto al passato dove ogni cosa era celata… e cioè mostrarsi in toto, manifestando la necessità di aprire il sipario, con l’obiettivo di essere visti. Il DVD è infondo una grande installazione a forma di quadrato, centripeta e avvolgente. Risente della perentorietà del titolo, laddove Ananke in greco indicava la forza esercitata dalla Natura nell’autodeterminarsi degli eventi. MC Da allora cos’è cambiato nella band? NEQUAM La nostra band è un organismo vivente in continua mutazione. In 22 anni nessun membro ha abbandonato sbattendo la porta, ma talvolta sospendendo per esigenze personali. Ad oggi comunque, ogni membro partecipa, anche a distanza, ad ogni lavoro. Uniti da una grande amicizia e vivo desiderio di sperimentazione, siamo disposti a trasformarci, mutando strumenti, talvolta persino costruendoceli e in definitiva costruendo noi stessi. L’obiettivo è solo e sempre la resa finale. Da quando nel 2012 abbiamo ripreso l’attività discografica indubbiamente c’è più lavoro, anche di comunicazione. Non ci spaventa, lo facciamo (io in prima persona) con entusiasmo e ben consapevoli della fortuna che abbiamo ad avere un seguito di veri appassionati dai quali riceviamo rispetto e stima. Non smetteremo mai di ringraziarli per questo. MC Come nascono i brani dei The Magik Way? C’è una fonte d’ispirazione costante per le vostre opere? NEQUAM A seconda dell’opera. Il regno animale, la natura, l’introspezione: qualunque cosa possa risvegliare il nostro “daimon”. Attraverso le nostre opere noi poniamo domande a noi stessi. Creiamo scenari nel tentativo di descrivere le forze che ci circondano e che di tanto in tanto ci compenetrano. MC Chi scrive la musica e i testi? NEQUAM La musica la scrivo io (salvo alcune eccezioni, ad esempio l’uso dell’improvvisazione). Ho un approccio, specie ultimamente, molto essenziale. In casa ho uno studiolo dove compongo, dove realizzo sostanzialmente la pre-produzione. Il mio rapporto con la musica è a dir poco maniacale. Nonostante io abbia un lavoro, degli affetti, una vita come chiunque altro, quando sono in fase ideativa vivo in una dimensione alterata (o chissà, forse l’unica dimensione reale che io possa provare). Giorno, notte, ogni momento è buono per rimuginare. Potrei forse definirmi così: un rimuginatore di musiche, più che un autore! I testi invece possono provenire da me, come dall’Ordine della Terra (vedi nel caso dello Split-cd con i Malvento uscito il 23 dicembre) dove sono stati scritti da Roberta Rossignoli in prima persona. Credo sia pensiero comune in noi, il desiderio di utilizzare la lingua italiana in una chiave evocativa. Come i greci usavano le gutturali per descrivere qualcosa che sfuggisse al controllo dell’uomo, anche la lingua italiana è ribollente di termini possenti e schioccanti. Proviamo ad usarli, a tramarli, così da sempre. MC Quali sono i progetti futuri della band? So che ci saranno parecchie novità. NEQUAM Il 23 dicembre è uscito lo split-cd con i Malvento dal titolo Ars Regalis, un bellissimo esperimento di fusione tra due band che hanno in comune la voglia di sperimentare… e a tal proposito vorrei ringraziare Zin e i Malvento così come Roberto Mura dell’etichetta Third I Rex, tutte persone molto in gamba con le quali è stato bello creare! Un lavoro a quattro mani incentrato sul tema del Mercurio Alchemico. Poi ci sarà, verso febbraio/marzo circa, un’altra sorpresa che però non posso proprio svelare, un altro esperimento che ci ha permesso di collaborare con un grande nome della musica oscura. E poi avremo i restanti mesi del 2019, dove saremo impegnati nella registrazione del disco nuovo. Insomma, ne vedrete e sentirete delle belle! MC C’è un sogno, o forse è meglio dire un obiettivo che vi siete prefissi e che vorreste si realizzasse con la musica? NEQUAM Il nostro

Euskadi Ta Askatasu: Le notizie dei giornali del 17 settembre, riportavano con evidenza due notizie riguardanti la Spagna. Per primo i giorna…

Come sempre, negli ultimi giorni dicembre proviamo a fare un consuntivo su quello che è stato l’anno che sta per finire. Il lavoro non è mancato e crediamo di aver soddisfatto chi ci segue proponendo in media quattro recensioni giornaliere, per un totale che al 31 dicembre 2018 supererà abbondantemente le 1500 unità; questo oltre alle retrospettive, il video del giorno, le interviste di Overthewall (programma radiofonico su Witch Web Radio con il quale collaboriamo segnalando le migliori uscite settimanali) e le diverse rubriche con le quali abbiamo provato ad ampliare l’offerta (I Dischi Fondamentali, Meteore, Demo di Culto). Infine abbiamo cercato di dare visibilità agli eventi live aggiornando ogni settimana l’elenco delle locandine presenti in Home Page. Per quest’anno abbiamo preferito che ogni collaboratore stilasse una sua classifica dei dieci migliori album recensiti dalla nostra webzine, in modo che ognuno in base alle proprie inclinazioni musicali possa cogliere degli spunti per andarsi ad ascoltare qualcosa di meritevole, magari sfuggito all’epoca della pubblicazione (cliccando su nome band/titolo c’è la possibilità di andarsi a rileggere la recensione). Come sempre è bene chiarire che questo è più un gioco che non un qualcosa che abbia una pretesa di veridicità, tanto più che vi sono senz’altro diversi dischi usciti negli ultimi mesi del 2018 che, non essendo ancora stati recensiti, sono rimasti fuori dalle graduatorie nonostante il loro oggettivo valore (per quanto mi riguarda, per esempio, sia L’Incanto dello Zero de Il Segno Del Comando, sia Evangelium Nihil dei Comatose Vigil A.K. sarebbero probabilmente entrati nella top ten). In ogni caso, buona musica nel corso di quest’anno (come in quelli passati, peraltro) ne è uscita in abbondanza: semplicemente, non bisogna dare retta alle cassandre che si aggirano in rete o ai disfattisti che durante i concerti stanno al bar a sparlare di tutto e di tutti: ci sono grandi gruppi e magnifici musicisti che attendono solo di essere scoperti, sia acquistando i loro lavori sia andandoli a supportare dal vivo. La musica è una delle poche certezze che abbiamo nella vita, teniamolo sempre presente. Stefano ____________________________________________________________________________ ALBERTO CENTENARI 1.WITHERFALL – A PRELUDE TO SORROW 2.CORROSION OF CONFORMITY – NO CROSS NO CROWN 3.BARREN EARTH – A COMPLEX OF CAGES 4.THE DEAD DAISIES – BURN IT DOWN 5.BEHEMOTH – I LOVED YOU AT YOUR DARKEST 6.BLOOD OF THE SUN – BLOOD’S THICKER THAN LOVE 7.MATERDEA – PYANETA 8. HEADS FOR THE DEAD – SERPENT’S CURSE 9.HOLY SHIRE – THE LEGENDARY SHEPHERDS OF THE FOREST 10.OCEANS OF SLUMBER – THE BANISHED HEART ____________________________________________________________________________ DAZAGTHOT 1.IMMORTAL – NORTHERN CHAOS GODS 2.AKROTERION – DECAY OF CIVILIZATION 3.DEMETRA SINE DIE – PAST GLACIAL REBOUND 4.VREID – LIFEHUNGER 5.HATE ETERNAL – UPON DESOLATE SANDS 6.DEICIDE – OVERTURES OF BLASPHEMY 7.SINSAENUM – REPULSION FOR HUMANITY 8.SIEGE OF POWER – WARNING BLAST 9.SICK OF IT ALL – WAKE THE SLEEPING DRAGON 10.OPERA OSCURA – DISINCANTO ____________________________________________________________________________ MASSIMO ARGO 1.RISE OF THE NORTHSTAR – THE LEGACY OF SHI 2.LEONOV – WAKE 3.INFECTION CODE – DISSENSO 4.LOU QUINSE – LO SABBAT 5.HELL OBELISCO – SWAMP WIZARD RISES 6.ZARDONIC – BECOME 7.ASTORVOLTAIRES – LA QUINTAESENCIA DE JÚPITER 8.SELVANS – FAUNALIA 9.DOPETHRONE – TRANSCANADIAN ANGER 10.KING DUDE – MUSIC TO MAKE WAR TO ____________________________________________________________________________ MASSIMO PAGLIARO 1.HAMFERÐ – TÁMSINS LIKAM 2.YOB – OUR RAW HEART 3.EVOKEN – HYPNAGOGIA 4.ULTHA – THE INEXTRICABLE WANDERING 5.MARE – EBONY TOWER 6.THOU – MAGUS 7.PANTHEIST – SEEKING INFINITY 8.IMMORTAL – NORTHERN CHAOS GODS 9.WITHERFALL – A PRELUDE TO SORROW 10.DESOLATION ANGELS – KING ____________________________________________________________________________ MICHELE MASSARI 1.IMMORTAL – NORTHERN CHAOS GODS 2.FUNERAL MIST – HEKATOMB 3.BLACK HOWLING – RETURN OF PRIMORDIAL STILLNESS 4.BEHEMOTH – I LOVED YOU AT YOUR DARKEST 5.VERATRUM – VISIONI 6.MOONREICH – FUGUE 7.MARE – EBONY TOWER 8.VREID – LIFEHUNGER 9.PUNGENT STENCH – SMUT KINGDOM 10.DEICIDE – OVERTURES OF BLASPHEMY ____________________________________________________________________________ STEFANO CAVANNA 1.CLOUDS – DOR 2.MOURNFUL CONGREGATION – THE INCUBUS OF KARMA 3.ATARAXIA – SYNCHRONICITY EMBRACED 4.VOID OF SILENCE – THE SKY OVER 5.EVOKEN – HYPNAGOGIA 6.IMBER LUMINIS – CONTRASTS 7.HAMFERÐ – TÁMSINS LIKAM 8.CARPE NOCTEM – VITRUN 9.EYE OF SOLITUDE – SLAVES TO SOLITUDE 10.AEONIAN SORROW – INTO THE ETERNITY A MOMENT WE ARE

Fucking Amal – Svezia, 1999: Fucking Amal – Svezia, 1999 – Diretto da Lukas Moodysson
“Voglio essere felice adesso, non tra venticinque anni”. Que…