
Arrivederci Al 22 Agosto
Arrivederci Al 22 Agosto: Come preannunciato, il 22 agosto vedrà partire MetalEyes, la costola di In Your Eyes
Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

Arrivederci Al 22 Agosto: Come preannunciato, il 22 agosto vedrà partire MetalEyes, la costola di In Your Eyes

iye Quattordici anni di attività e quattro full length: raccontatevi ai lettori della nostra webzine. Jerico: Subliminal Crusher è il nome di un progetto iniziato nel 2002, da me e Rawdeath, come side project degli altri nostri S.R.L., band di heavy/thrash con testi in italiano attiva dal 1992. I “SubCrush”, sono infatti nati proprio per estendere le tipiche sonorità prog-melodiche degli S.R.L., ed hanno da subito preso connotati death melodici, unici ma affini alle bands da cui al tempo io e Rod eravamo principalmente ispirati (The Haunted, At the Gates, Darkane, Pantera, Testament, etc..) . iye Darketype, il nuovo lavoro, può essere considerato un ottimo esempio di death metal melodico con chiare influenze thrash, siete d’accordo? Emiliano: Certamente. come detto sopra da nonno J. le influenze del gruppo sono chiare e, essendo i gusti musicali dei membri del gruppo abbastanza omogenei, non si fatica ad evincerle. L’intenzione del disco verte spesso su sonorità thrash, seppur rimanendo con una chiara base filo-scandinava, già presente in altri lavori, ma stiamo già pensando di dare una linea più death ai prossimi lavori. iye La melodia riveste un ruolo molto importante nel vostro sound, trovando sfogo in molti solos di estrazione classica: il metal classico fa parte del vostro background? Jerico: Le melodie sono il giusto equilibrio tra le componenti che a mio avviso compongono una tipica struttura nei brani dei Subliminal Crusher. E’ come quando si cerca di ottenere uno scatto fotografico che riassuma il giusto messaggio, ecco … la melodia è il momenti della messa a fuoco di questa immagine. iye Come si lavora alla creazione di un album in casa Subliminal Crusher? Jerico: Fortunatamente, le attuali tecnologie consentono di condividere le idee di tutti in poco tempo. Partendo da questi primi riff, ci si vede in sala prove e si sviluppa il pezzo nella sua forma completa. C’è da dire che l’arrangiamento di un tipico brano SubCrush non impiega mai poco tempo, ma una volta completato siamo sicuri di aver ottenuto il massimo del risultato secondo in nostri canoni. Emiliano: Questa era per me, e anche per Marco, la prima esperienza nel contribuire alla creazione di un album e posso dire che si lavora con grande entusiasmo e impegno da parte di ogni membro (penso in particolare a Lorenzo che si è fatto carico del lavoro di registrazione, mixing e mastering). Va detto che i nostri membri più anziani (Jerico e Rodolfo) hanno giocato un ruolo fondamentale negli arrangiamenti, noi altri, alle prime armi, non saremmo probabilmente stati in grado di far rendere in modo così efficace i pezzi. iye Come ho scritto in sede di recensione, negli ultimi anni le band di genere hanno spostato il tiro verso sonorità più core, perdendo quasi del tutto gli elementi classici che caratterizzavano il sound di metà anni novanta; voi fate parte di quei gruppi che non si sono fatti influenzare dalle nuove tendenze continuando ad avere un approccio”vecchia scuola”, ma quali sono i gruppi che più hanno influenzato il vostro sound? Jerico: Di certo i SubCrush non hanno mai suonato quello che gli altri si aspettavano ma sempre e solo quello che in quel momento rappresentava la nostra musicalità. Siamo passati anche noi da periodi più thrash a momenti più death, ma in generale, penso che siamo sempre rimasti coerenti al nostro moniker. iye Nel corso della vostra carriera avete diviso il palco con gruppi a dir poco fondamentali per lo sviluppo del metal estremo come Entombed, The Haunted, Darkane e Sadus: quanto è importante per voi suonare dal vivo? Jerico: Ogni concerto è una nuova sfida, dalla ideazione della scaletta alla preparazione in sala prove per la stessa, ma ogni volta è una soddisfazione stare sul palco insieme agli altri componenti del gruppo e condividere ogni emozione scaturita da ogni singola nota. iye La scena italiana negli ultimi anni è cresciuta in modo esponenziale a livello qualitativo: per voi che siete in giro da un po di anni, quali sono le differenze sostanziali tra la scena odierna e quella dei primi anni del nuovo millennio? Jerico: La scena italiana pullula di band valide, sia dal punto di vista tecnico che delle idee; sicuramente l’attitudine delle band si è modificata nel tempo, ma credo che questo sia inevitabile. Forse quello che manca di più alla scena oggigiorno, rispetto a venti anni fa, è la curiosità nella ricerca di gruppi, suoni e relative “leggende”. Con internet oggi tutto è alla portata di tutti, e questo va sicuramente a discapito dell’immaginazione, che a mio modo di vedere è parte integrante del piacere musicale. iye Siamo ai saluti, vi lascio spazio per farci conoscere i prossimi passi della band e vi ringrazio a nome dei lettori di Iyezine. Jerico: Tutto quello che di importante gira intorno alla band è quasi subito postato nei nostri socials (fb in primis). Rimanete in contatto con noi su Facebook

Chiunque si professi amante della buona musica deve ritagliarsi, almeno per un po’, un’oretta al giorno per cogliere appieno ogni sfumatura e godersi senza distrazioni un lavoro che difficilmente si schioderà dalla top ten di quest’anno.

Un interessante scambio di battute con i romani Witches Of Doom, autori di uno degli album più convincenti di questa prima metà del 2016.

I The Foreshadowing consolidano la recente fama acquisita con un altro splendido disco.

I Tombstoned sono un gruppo particolare e qui lo confermano nettamente, producendo un disco fantastico.

Opera che rasenta il capolavoro, il secondo album di Gabriels è l’ennesima conferma del talento in possesso, non solo del musicista siciliano, ma di molti protagonisti della scena underground metallica del nostro paese

Último Exhalario è un disco che travalica i generi e lascia inermi al cospetto delle sua bellezza, facendo apparire inadeguato od enfatico ogni aggettivo usato per descriverlo.

Rituals è un’opera magnifica, da scoprire con la dovuta calma centellinando le emozioni che è in grado di offrire.

Si è rimandati in un’epoca nella quale i dischi nu metal facevano male davvero, quando non erano fatti per commiserare la perdita di una donna o del cane, bensì per liberare positivamente la nostra rabbia.

La raffinatezza e l’eleganza della musica sinfonica e classica, violentata dalle ritmiche indiavolate e devastanti del brutal, produce un risultato che lascia esterrefatti candidando il gruppo nostrano come uno dei migliori ensemble estremi in circolazione.

Gli Ecnephias, con il loro disco autointitolato di recente pubblicazione, stanno ottenendo unanimi riscontri non solo all’interno dei nostri confini, a conferma dell’innegabile livello qualitativo raggiunto in quest’ultima occasione, ed inevitabilmente sono stati molti gli aspetti ed i retroscena sviscerati nel corso di quest’intervista. Il nostro interlocutore però, contrariamente al solito, non è stato Mancan bensì il tastierista Sicarius, altra figura chiave nell’economia del combo lucano, in virtù del suo ormai lungo sodalizio con il leader e fondatore di questa magnifica realtà del metal tricolore. Non per questo la lunga chiacchierata è stata meno interessante, anzi, si è rivelata una ghiotta opportunità per osservare il pianeta Ecnephias da un’angolazione diversa dal solito … ME Il nuovo disco è arrivato in tempi relativamente brevi rispetto a quello precedente. Forse “Necrogod” non vi aveva del tutto soddisfatti oppure state vivendo una fase creativa molto prolifica? Siamo molto soddisfatti di “Necrogod”, è stato un album importante, direi di passaggio in un certo senso, perché ci ha dato ulteriore conferma del fatto che la strada intrapresa con il sound di “Inferno” era quella giusta. In seguito abbiamo deciso di lasciarci andare ed osare ancora di più, di abbandonarci totalmente alla nostra ispirazione ed assecondare quel naturale istinto di evoluzione musicale alla base delle nostre personalità; ci siamo ritrovati, quindi, a scrivere ed arrangiare tanto materiale in poco tempo con grande naturalezza, e non ti nego che sono rimasti fuori dall’album almeno tre o quattro brani che non si amalgamavano del tutto con gli altri, questo a prova del fatto che abbiamo cercato di comporre senza forzare o programmare niente. ME La scelta di autointitolare l’album ha un significato preciso? “Ecnephias” è sicuramente il nostro album più maturo, più lungo di durata, più vario, un album in cui abbiamo cercato di fondere tutti gli elementi caratterizzanti dei nostri lavori precedenti con qualcosa di nuovo, soprattutto per quanto riguarda i suoni e gli arrangiamenti; con questo titolo abbiamo voluto marchiare il nostro cammino fino ad ora, come per dire: “questi sono gli Ecnephias, una band in continua evoluzione, dalla quale potete aspettarvi tutto e il contrario di tutto”. Il titolo omonimo ci sembrava perfetto anche per chiudere nel modo più giusto un capitolo importante della nostra storia, rappresentato dagli ultimi tre album (“Inferno”, “Necrogod” ed “Ecnephias”, ndr) che costituiscono liricamente e musicalmente quella che noi chiamiamo “Trilogia di Thelema”. ME C’è, quindi, un filo conduttore a livello lirico nel nuovo disco, così come accadeva in “Necrogod”? Il filo conduttore a livello lirico è una nostra caratteristica fin dai tempi di “Ways of Descention”. L’argomento cardine è sempre l’occultismo: “Ways of Descention” era un concept più che altro narrativo, per certi aspetti quasi cinematografico, ispirato ad una vicenda storica; “Inferno” era invece un concept poetico sul demoniaco, inteso sia in senso letterale che simbolico; “Necrogod” possiamo definirlo un concept descrittivo, per certi versi anche geografico, sugli elementi oscuri degli antichi culti pagani. Il nuovo album è un concept psicologico, un percorso filosofico e onirico sulla Via della Mano Sinistra, che a tratti può ricordare alcune atmosfere Lynchiane. ME Come e quando è nata la decisione di smorzare le asperità presenti in “Necrogod” per approdare ad una forma espressiva più elegante ma altrettanto convincente? Come ti dicevo non credo si possa parlare di una decisione vera e propria, è stata un’evoluzione del tutto naturale, dettata dall’ispirazione del momento. ME In sede di recensione ho scritto che “Ecnephias” volge più lo sguardo ai Moonspell che non ai Rotting Christ, band che costituiscono senza dubbio due tra i vostri maggiori punti di riferimento. Personalmente vedo in quest’album un parallelismo con la svolta che fecero all’epoca i Moonspell pubblicando “Darkness and Hope”, disco che a me piacque molto anche se diversi lo ritengono un lavoro minore: sei d’accordo? Con questa domanda sfondi una porta aperta, perché personalmente adoro quell’album ed è forse quello dei Moonspell al quale sono più legato in assoluto, in quanto mi ricorda un periodo molto particolare della mia vita. Credo che il parallelismo da te notato sia giusto, nel senso che in entrambi i casi la svolta è scaturita da un’attitudine, come dire, più “rockeggiante”; le atmosfere più sinistre del Black-Death delle origini si sono tramutate in sonorità più malinconiche, per molti aspetti ancora oscure (anche per via delle liriche), ma molto più vicine al Gothic Rock, alla Darkwave e al Metal classico: proprio per questo motivo la definizione più adatta per la nostra musica attualmente è “Dark Metal”. ME La matrice mediterranea è sempre ben presente nel vostro sound, questa volta però avete “esagerato” inserendo un brano cantato in dialetto e dagli evidenti influssi folk. Detto che “Nia Nia Nia” è un esperimento riuscitissimo, ci racconti la genesi di questa canzone? E’ venuta fuori da un’idea di Mancan; l’intenzione originaria credo fosse quella di una ninna nanna sinistra, malsana: il risultato è un brano “sperimentale”, per via del contrasto tra le atmosfere folk della strofa e quelle black del refrain. Ti racconto un simpatico aneddoto su questo pezzo: una notte, molto tardi, sono andato a trovare Mancan in sala prove, ero abbastanza ubriaco e lui, che non lo era meno di me, stava appunto lavorando a questo pezzo. Quando l’ho ascoltato ho subito pensato che sarebbe stato uno dei migliori brani dell’album; abbiamo continuato a lavorarci insieme per un paio d’ore bevendo e fumando, e siccome non avevo con me il synth, ho provato a cazzeggiare una possibile melodia con la voce, una melodia che si incastrasse con le chitarre e il growl del refrain. Il risultato ci ha convinti a tal punto che in seguito mi sono limitato semplicemente a riregistrare quella stessa melodia con il mio strumento; tipico esempio di arrangiamento di un brano degli Ecnephias. ME A livello vocale, secondo me, Mancan ha raggiunto il picco della sua carriera. Ormai il suo timbro vocale è un marchio di fabbrica pari a quello di Fernando Ribeiro e Peter Steele. Non avete mai pensato, però, alla luce della struttura più melodica del nuovo album, di rinunciare all’utilizzo del growl? Ci abbiamo pensato qualche volta, però devi sapere che, essendo noi molto eclettici, nel nostro futuro potrebbe succedere di tutto; potremmo mantenerci su questo equilibrio attuale (cosa molto probabile), oppure fare un album tutto cantato, molto soft, o magari uno ultra-tirato, tutto in growl. ME Quale è, invece, il vostro orientamento per il futuro riguardo all’uso o meno della lingua italiana all’interno dei vostri lavori? Credo che continueremo sempre ad utilizzare l’italiano, essendo ormai la mescolanza d’idiomi uno dei nostri marchi di fabbrica. ME I vostri ultimi album hanno goduto complessivamente di una buona accoglienza da parte degli addetti i lavori. Come sono andate invece le cose a livello di riscontri di vendita? Considerando i tempi veramente neri per l’industria musicale, a causa della pirateria dilagante negli ultimi dieci anni, non possiamo certo lamentarci, abbiamo degli ottimi riscontri; non ti nego però che se tutti i downloads dei nostri album (più di 10.000 per “Inferno”, ad esempio) fossero stati acquisti legali, avremmo potuto avere il giusto e meritato riscontro anche economico per il nostro lavoro. A questo proposito mi permetto di lanciare un messaggio a tutte le persone per le quali “scaricare” è routine: con le vostre manine sulla tastiera del pc, sempre pronte a scaricare intere discografie al giorno, state uccidendo la musica (e tutte le persone che lavorano nell’industria musicale) e porterete prima o poi ad un mondo totalmente privo di quell’atmosfera magica dei decenni passati (quella dei vinili, delle musicassette e dei cd); comprate i dischi, respiratene l’odore, comprateli esattamente come comprate il pane, l’acqua o la birra. ME Sono solo io a pensare che “Nyctophilia” sia un brano eccezionale, che potrebbe fare sfracelli se adeguatamente promosso (in un paese normale, purtroppo)? Ti preannuncio che sarà il prossimo brano ad essere diffuso sul web ufficialmente, proprio perché lo riteniamo uno dei pezzi migliori dell’album; speriamo che trascini ulteriormente la promozione, soprattutto per quanto riguarda le vendite, che ad oggi stanno andando già abbastanza bene. ME La vostra attività live, al di là degli impegni professionali di ciascuno di voi, probabilmente è meno intensa di quanto vorreste. Quanto pesa questo aspetto secondo te nella crescita di una band a livello di mera popolarità? L’attività live è fondamentale, perché una band dimostra la sua validità soprattutto lasciando il segno dal vivo; certo è che oggi, tra promoters mafiosetti e “tangenti” richieste all’ordine del giorno, non è affatto facile avere un’attività live dignitosa. Noi in questi anni abbiamo avuto la fortuna di suonare, almeno in Italia, un po’ dappertutto, spesso in contesti prestigiosi e quasi sempre come headliner o co-headliner. Ora ce la stiamo mettendo tutta per intraprendere al più presto un tour europeo, con lo scopo di farci conoscere ulteriormente oltre i confini italiani. ME Riallacciandomi al contenuto lirico di “Necrogod” e di diversi brani all’interno della vostra discografia, non posso fare a meno di chiederti quale sia il tuo rapporto con la religione e con il soprannaturale in genere. Personalmente mi definisco un agnostico, con dei momenti di ateismo e altri di spiritualità. Vivo molto male il mio