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Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

D'ambra Sono I Tuoi Baci Scassati - Columns

D’ambra Sono I Tuoi Baci Scassati

Erano 3-6 ore che aspettavo di morire di senti e d’eroina quando all’improvviso ho sentito un rumore lì in fondo all’armadio. Mi sveglio da morto crepato e capisco che era un ratto famelico… Mi sono avvicinato e me lo sono mangiato ovviamente,perché non mi fa schifo nulla neanche me medesimo. Il richiamo del selvatico che è in te o meglio della bestia stramazzata di scopate in testa si faceva sentire sempre più spesso del solito è vero che l’eroina gioca con me ma anche con te che non ti sei mai fatto e strizzi l’occhio come una suora smaliziata e pervertita anzi e di più,ma mi ascolti scusami? Non è affatto piacevole sedermi qui e tu che mi fissi inebetito,si lo so neanche per te è un piacere ma sai a volte ci si illude o meglio non si ha nessuno con cui spettegolare e allora eccoci qui con le nostre banalità tritate da mille volgarità pessime come il tuo puzzo;oggi la macchina non mi partiva è ovvio che ci ha pisciato qualcuno come al solito,forse quella del palazzo accanto che proprio ci odia e ci segherebbe a pezzi ,eh però è una seccatura ogni volta che poi mi tocca chiamare il meccanico e sono soldi. Certa gente dovrebbe morire si eh se solo funzionassero le mie maledizioni,l’umanità tranne me e te escluso sarebbe estinta,sai che bello….nessuna rottura di balle ,vederti estinto,non il caro estinto in questo caso cioè te,nessun caro affatto,perché non sei stato caro mai per me. Vabbè la sincerità non è mai stato il tuo forte,ma farmele in faccia così senza nessun ritegno,sei un poveretto,questo sei,perciò si che auguro pure a te oltre che alla vicina che mi piscia la benzina adulterandola col suo ph acidissimo.Il mese prossimo è il mio compleanno e perciò quel cazzo di giorno mi prendo il permesso,ora ti dico quello che mi mangio ,allora non lo so ancora e mi stufo anche a farti morire d’invidia e di diabete che ce l’hai grazie al cielo,intanto non so neanche che faccio,l’ideale è starmene al letto davanti alla tv ad abbuffarmi,bere e drogarmi,questo è il programma,sul menù che cazzo ne so,voglio dolci,parmigiana,salami vari,e pecorino,patate,pasta alla carbonara.No musica non ne voglio no,solo bere e abbuffarmi. Se resta qualcosa te la lascio in frigo ok? Erano ragni rossi e grossi come patate quelli che avevo trovato sotto le lenzuola,li avevo uccisi quasi tutti a calci e tallonate,c’erano le lenzuola ridotte da vomitare ma ho dormito ,ci ho dormito dentro lo stesso ,sono troppo pigro e poi chi se ne frega domani le metto in lavatrice .E’ strano accorgermi solo ora di tutte le cose splendide che non ho vissuto con te.

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Intervista con L’esperimento del Dr. K: alle radici dell’horror punk

Nel 1958, diretto da Kurt Neumann per la 20th Century Fox, usciva negli Stati Uniti The Fly, prima versione cinematografica de La mosca, tradotta da noi in Italia come L’esperimento del dottor K. A quel mitico horror fantascientifico si ispira il quasi omonimo gruppo genovese, che ha pubblicato da pochissimo il suo primo lavoro, in formato CD + 45 giri. Un autentico gioiellino di horror punk che guarda ai Misfits di Glenn Danzig e alla gloriosa tradizione dei B-Movies americani anni Cinquanta e primi Sessanta, non senza poi un giusto orgoglio amorevolmente underground. I brani del singolo sono quattro e diventano sei nel compact, entrambi pubblicati dalla Flamingo Records di Genova (flamingorecords@outlook.com). I pezzi del quartetto sono di una notevole intensità e freschezza, genuinità e forza, essenzialità e bellezza. Abbiamo incontrato colui che è il fondatore e vocalist de L’esperimento, Dario Gaggero, per realizzare l’intervista che segue. Chi volesse intanto acquistare questo debutto, può rivolgersi al Disco Club di Genova, oppure scrivere a kleppini@gmail.com. Il tuo gruppo suona horror punk. Cosa sono per te horror e punk? ‘Horror Punk’ è una definizione di comodo che ho usato per far capire a un potenziale ascoltatore cosa avrebbe potuto aspettarsi, magari sbagliando. Non sono molto affezionato al termine e – francamente – non apprezzo particolarmente nessuno dei gruppi associati al genere. L’horror, in tutte le sue forme, è una mia grande passione sin dalla tarda infanzia; una passione che mi accomuna a molti degli amanti del metal, tra l’altro. Faccio parte della generazione che è cresciuta con Dylan Dog, Stephen King e H/M, quindi immagino di avere diverse affinità con i lettori di Metal Eyes. Persino la mia ‘iniziazione’ musicale è legata inscindibilmente al tema – la mia fascinazione adolescenziale con gli Iron Maiden parte dalle bellissime copertine degli album e dalle mille trasformazioni di Eddie. Se all’epoca mi accontentavo di quel che passava il convento (improbabili film dell’orrore su Italia 1, qualche raro classico che passava a tarda notte su Rai 3) col tempo ho visto (quasi) tutto il campionario horror disponibile – dal ‘Gabinetto del Dr.Caligari’ a ‘Cannibal Holocaust’, dai film messicani tipo ‘Santo vs. las Momias de Guanajuato’ al vituperato ‘Nekromantik’, da ‘Tempi duri per i Vampiri’ a ‘Le Facce della Morte’. Ancora oggi mi butto su tutto quello che trovo, nuovo o vecchio che sia: anche se molti fanno veramente pena e non hanno nessuna qualità redimente manco a cercarla col microscopio va benissimo così. A volte capita un tesoro inaspettato e ti ripaga di tutte le ore perse a guardare mostri di gomma e attori da film porno. Per fortuna alcune case specializzate stanno facendo uscire sul mercato italiano classici ‘minori’ dell’horror in edizioni curate e rispettose (penso soprattutto alle nostrane Home Movies e Midnight Factory). Diverso il caso per la letteratura di genere: a parte i superclassici tipo Edgar Allan Poe e H.P.Lovecraft – letti e riletti in italiano e in originale sino alla nausea – e l’occasionale ritorno a Stephen King e Clive Barker non mi sono tenuto particolarmente aggiornato e faticherei a citarti uno scrittore horror contemporaneo. Idem per i fumetti: gli unici che riesco a leggere con grande divertimento sono i vecchi classici della EC Comics. Arrivati al punk, invece, la cosa si fa più complicata: diciamo che per me è la forma più immediata, grezza e vitale di rock che si possa immaginare. Potrei dirti che del punk ho sposato solo l’estetica musicale ma non sarebbe completamente onesto, anche perché dipende di che punk stiamo parlando. Se da un lato L’Esperimento del Dr.K è effettivamente un gruppo distante dallo pseudo-situazionismo alla ‘épater le bourgeois’ dei Sex Pistols (seminali e mai abbastanza lodati, checché se ne dica), dalla rabbia barricadera di Clash e derivati o dal neofascismo di gente che non voglio manco citare (vergogna!), dall’altro è molto vicino all’autoproduzione, agli spazi autogestiti e al Do It Yourself che da sempre contraddistinguono l’etica – più che l’estetica – del punk come lo intendo io. A te le conclusioni. So che hai un grande amore per Misfits e Danzig… Nel 1990 ho comprato ‘Legacy of Brutality’ dei Misfits (una specie di compilation di inediti remixata e in parte risuonata da Danzig stesso) e la mia vita non è più stata la stessa! Spinto inizialmente da una fascinazione solo superficiale (ah, quelle foto dei Metallica!) sono stato risucchiato in un mondo misterioso e affascinante dal quale non sono più uscito. Quelle grafiche rubate ai film horror degli anni ’50, la voce alla Elvis, il basso distorto, le foto in bianco e nero…non riuscivo a sentire altro, parlare d’altro, pensare ad altro. All’epoca per uno come me – senza fratelli maggiori e con amici che ascoltavano tutt’altro – recuperare qualche straccio di informazione su discografie e formazioni è stato tutt’altro che facile e comprare tutto quello che vedevo (e potevo permettermi) era l’unica soluzione. Come unica arma avevo nel portafogli il ritaglio di un articolo scritto da Heintz Zaccagnini per Metal Shock e cercavo inutilmente di usarlo per orientarmi in un mare magnum di bootleg e live tarocchi. L’Esperimento del Dr.K è principalmente un mio tributo, a volte smaccato, ai Misfits e alla loro discografia. Credo fermamente che Glenn Danzig abbia creato una band senza precedenti e che il suo percorso artistico (pur con qualche appannamento, comprensibile in una carriera quarantennale) mantenga una cifra stilistica sorprendentemente valida e riconoscibile. Potete dire quel che volete sull’uomo e sul personaggio (e il suo prendersi molto sul serio a volte ha ottenuto esattamente l’effetto contrario) ma i suoi dischi sono veramente belli e la (mia) sensazione è che abbia fatto il cazzo che ha voluto sino a oggi, facendo anche un bel po’ di soldi. Non tutti i musicisti possono dire lo stesso. Vuoi raccontarci la vostra storia? La formazione originale de ‘L’esperimento del Dr.K’ (un trio con me alla voce e batteria) nasce nel 1997 o giù di lì. Non abbiamo mai inciso nulla e fatto un solo, disastroso, concerto. Ma l’idea di cantare i MIsfits in italiano o giù di lì mi è sempre rimasta nel cuore e dopo mille false partenze alla fine del 2017 ho tirato su una formazione nuova. La band oggi è composta da Matteo Pascotto alla chitarra, Stefano Pecchio al basso, Paolo Bottiglieri alla batteria. E da me alla voce, ovvio. Cosa rappresenta per voi questo disco? Per me è la concretizzazione di un sogno, realizzatosi grazie all’entusiasmo dei miei compagni di cordata e a quello – importantissimo – dei ragazzi di Flamingo Records che lo hanno co-prodotto e hanno investito tempo, denaro e tanta passione nel realizzarlo. I tuoi progetti passati e futuri? Anni fa cantavo nelle Formiche Atomiche (due album e un 7” all’attivo), un gruppo di pop-punk cantato in italiano che si è sciolto nel 2003. Dopo molte incertezze ho intrapreso la dura e difficile strada del blues: ho registrato un paio di dischi e collaboro tuttora con i Big Fat Mama (uno dei più antichi gruppi blues italiani, fondati nel 1979) e ho un mio progetto più vicino al rock’n’roll, gli Snake Oil Ltd (due dischi anche per loro). Mi piacerebbe registrare a breve un full lenght con L’Esperimento del Dr.K e farli suonare dal vivo il più possibile. Contattateci! Le vostre top ten? Invece di scriverti una roba noiosissima e dispersiva come i nostri dischi preferiti (4 x 10 = 40. Mi annoia il solo pensarci!) preferisco citarti i dieci dischi che ritengo più importanti per la realizzazione del nostro 7” d’esordio, in rigoroso ordine cronologico. The Doors: ‘Strange Days’ (1967) – Danzig come Evil Elvis? Evil Morrison, semmai! Avvolto da un’atmosfera cupa e decadente, dalla copertina circense in poi. Iggy & the Stooges: ‘Raw Power’ (1973) – proto-punk, proto-metal, proto-tutto. Il terzo album degli Stooges è un tale massacro sonoro che si fatica a ricordare l’anno nel quale è stato inciso. Ramones: ‘Ramones’ (1976) – che dire? Il capolavoro del punk rock e uno degli album più influenti di tutti i tempi. Brutale nella sua primitiva separazione basso/chitarra, perfetto nella sua reinvenzione del pop e molto più ‘artistico’ di quanto comunemente si creda. Damned: ‘Damned Damned Damned’ (1977) – dirompente esordio del quartetto inglese. Mai più così duri, mai più così efficaci. The Misfits: ‘Static Age’ (1978) – potevo barare e citare l’opera omnia, invece mi sono trattenuto. Uscito postumo nel 1997 questo rimane il loro capolavoro. The Cramps: ‘Songs the Lord Taught Us’ (1980) – Voodoobilly? Psychobilly? Imitati da molti ma mai eguagliati condividevano con i Misfits l’immaginario da b-movie anni ’50. Incredibili. Non se ne parla abbastanza. Bauhaus: ‘In the Flat Field’ (1980) – primo, ossessivo, album per Peter Murphy & co. Anche se nessuno lo dice non così distanti da certi Samhain, ad esempio. Undead! Undead! Undead! The Fuzztones: ‘Leave your mind at home’ (1984) – mini-album live per gli specialisti del garage-revival. Perfetto nella sua acida dissolutezza. Samhain: ‘Initium’ (1984) – terminata l’esperienza Misfits Danzig opera un netto cambiamento di rotta e dimentica le accelerazioni in odor di thrash metal di ‘Earth

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LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: AIRBORN

Grazie alla reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni domenica alle 21.30 su Witch Web Radio. Questa volta è il turno degli Airborn. MC Con noi Alessio Perardi voce e chitarra degli Airborn. Le radici della band affondano già negli anni 90. Ci parli degli inizi degli Airborn e da dove avete tratto ispirazione per il nome della band? La band è nata nel 1995 e l’ispirazione per il nome viene dal titolo di un brano di Mike Oldfield tratto dall’album Platinum. Il nucleo principale degli Airborn, composto da me, il bassista originale Alberto Leschi e il chitarrista Roberto Capucchio, è stato l’inizio di tutto. Dopodiché sono venuti i primi demo, la formazione completa col batterista Tony Serra e dopo qualche anno il debutto con l’album Against The World. MC Nel 2009 la band rinasce con una nuova line up. Quali sono stati i cambiamenti più significativi rispetto la formazione precedente? Dopo il nostro secondo album D-Generation la formazione ha subito l’unico cambiamento in quasi 25 anni, cosa abbastanza incredibile. Dall’album Legend Of Madog in avanti, entrano Domenico Buratti al basso e Roberto Gaia alla batteria. Una ventata di gioventù e una nuova sezione ritmica! Secondo me con questa formazione abbiamo trovato la combinazione perfetta sia a livello musicale che umano. Ormai da oltre 10 anni! MC Lizard Secrets – Part One è l’ultimo album da voi pubblicato nel 2018. Il titolo lascia presagire che ci sarà un seguito. Quali sono le tematiche contenute in quest’album? Come hai intuito ci saranno altri due capitoli di Lizard Secrets, infatti il progetto è pensato come una trilogia. Non si tratta di un vero e proprio concept, ma le canzoni hanno una filosofia di fondo simile e raccontano storie fantascientifiche o riflessioni sui problemi dell’umanità legati al futuro. MC Qual è il vostro approccio compositivo? Come nasce un vostro brano? I compositori principali siamo io e Roberto Capucchio, in media io scrivo 8-9 pezzi per album e lui 2 o 3. Solitamente da me arrivano i brani più melodici e da lui i momenti piú duri degli album. Ma non è una regola fissa che ci autoimponiamo, semplicemente sembra che le cose si sviluppino così in modo naturale. Gli arrangiamenti poi sono a cura di tutta la band e ognuno aggiunge un po’ del suo gusto e inventiva. MC Mi parli dell’artwork della copertina? Chi l’ha realizzato e a cosa vi siete ispirati? La copertina è stata disegnata dall’artista britannico Trevor Storey. Lui è specializzato in queste atmosfere cyberpunk ed è proprio quello che volevamo per l’album, anzi per gli album, visto che il misterioso uomo lucertola tornerà anche nelle prossime puntate. Siamo molto contenti della collaborazione con Trevor, è un grande artista e dona un gran valore aggiunto alla trilogia, sia con le copertine che con le illustrazioni all’interno del libretto. MC In uno spettacolo dal vivo quanto l’illuminotecnica del palco e i vari effetti influenzano lo show? Questa è una domanda interessante! Secondo me, molta. Il problema è che nel nostro genere, in cui si suona in piccoli locali o in festival, cioè con cambiamenti di attrezzature e situazioni tecniche notevolissimi, diventa difficile poter studiare uno spettacolo costante di luci per tutti gli spettacoli. Dal lato positivo, devo dire che la qualità degli impianti luce della maggior parte dei locali dove abbiamo suonato è quasi sempre molto valida. MC Sono previsti dei live in Italia in questo periodo? In estate ci chiuderemo in studio per finire le registrazioni di Lizard Secrets – Part Two, ma a settembre ripartiremo subito col nostro festival Born To Fly a Torino, con ottime band italiane e straniere e in seguito avremo qualche show con i nostri vecchi amici Iron Savior fra Italia e Germania. Notizie piú dettagliate arriveranno in seguito. Se passate dai nostri concerti, non fatevi problemi e venite a salutarci! C’è sempre tempo per una birra e due chiacchiere! MC Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi? Ti elenco un po’ di link sui social: http://www.facebook.com/airbornband http://www.youtube.com/airbornband http://www.twitter.com/airbornmetal http://www.instagram.com/airbornband …e il nostro shop online: Grazie mille per questa chiacchierata e per l’occasione di parlare della nostra band!

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The Best Gigs Cost Five Bucks, Institute Live - Live Report

The Best Gigs Cost Five Bucks, Institute Live

Institute live at EKH, Vienna, Austria/31 Maggio 2019 È una calda serata di fine primavera quella in cui vengo accolto nella capitale austriaca; Vanja, mia storica compare di marachelle in provincia, stabilitasi da due anni al nord, viene a raccattarmi in stazione con l’indispensabile bicicletta rosa. Dopo il gossip di rito, le fresche notizie da portineria che porto in grembo dalla riviera, giungiamo in Rüdengasse (letteralmente “la strada delle cagne”), nel palazzo dove la “sister” condivide casa con una manciata di ragazzi e ragazze prevalentemente altoatesini. Giusto il tempo di sorseggiare un par de birrette (rigorosamente viennesi e in maxi-latta)di accomodamento che si fa ora di mondanità; non volendo sprecare nemmeno un istante di questa mia rara comparsata lontano dal focolare domestico, mi lascio trascinare in uno storico edificio occupato di Keplerplatz, l’E.K.H.. Entrati, preso d’assedio il giardinetto interno, apprendiamo di un fatto singolare: quella stessa sera suona uno dei gruppi più interessanti del nuovo punk a stelle e strisce, gli Institute from Austin, TX. I miei commensali non si sorprendono del mio malcelato entusiasmo, dicono: “You’re a fuckin music nerd, Puglia” e mi trascinano al piano di sopra dove si trovano due luoghi di grande interesse sociale, il bar e la minuscola ed oscura sala concerti. Attaccano gli americani. Dopo dieci secondi di rullate marziali siamo travolti da una miscela sonora unica e travolgente. Scampanellii chitarristici degni del Metal Box, varie attestazioni di stima verso Rikk Agnew e altro punk americano vedi i Flipper (il cui adesivo campeggia sul thunderbird del bassista), debito verso la nuova scuola wavepunk nordeuropea, vedi IceAge e Lower, la cui foga hardcore è però rimpiazzata dallo stilealbionico ’77 del cantante (frangetta, movenze epilettiche e rantolo irresistibili). Gruppo EXTRAORDINAIRE, per dirla con Arrigo. Notare che nonostante la violenza del sound gli uditori fossero molto focalizzati sulla musica e poco sull’attitudine, certamente travolgente, della band, ovvero, delle volte ho come l’impressione che basti sconfinare dal bel paese per trovare, a parità di contesto e ambiente, chi esca di casa per ascoltare della buona musica e non per scaricare le frustrazioni della working week in atti di violenza e virilità non dissimili dalle pratiche di chi si diverte a far cinghiamattanza. Comunque… mi ritrovo a fine live ancora ebbro di suoni mirabili e birre bianche a gridare che “(Post) Punk’s still alive!!!” tra l’imbarazzo e l’ilarità dei presenti. Compro una cassetta live (The Beat Session – Shout recordings, 2018) contenente una versione dilaniata di Pictures of Matchstick Men originally by Status Quo e torno a casa senza pive nel sacco. Il più bel live a cui mi sia capitato di assistere negli ultimi tempi mi è costato cinque euri e l’affluenza non superava i trenta cristiani, tutto questo nei giorni del Firenze Rocks e dei grandi festival. Rimango inamovibile nel pensare che quel tipo di format consti di una dimensione dispersiva e disumanizzante dell’esperienza live, che sia raro incontrare gruppi che non siano dinosauri semoventi del rock sui palchi grossi, quindi in ultima analisi, sparatevi voi e i fottutissimi Cure.   Readjusting the Locks by Institute

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METEORE: ALTAR - Meteore

METEORE: ALTAR

Un buon combo che offrì scampoli di buon Death nordico; produzioni di medio/basso livello, e capacità strumentali un poco sotto alla norma, non gli permise mai di emergere ed elevarsi sino a garantirsi un posto a fianco di Dismember, Entombed o Unleashed, nell’Olimpo del Death Metal Svedese.

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Primavera Sound  -  Report - Live Report

Primavera Sound – Report

A più di una settimana dal mesto ritorno a casa dopo quattro giorni intensi passati a Barcellona per il Primavera Sound rieccoci pronti a buttar giù delle memorie che sappiano raccontare in maniera esaustiva ciò che è stata questa edizione appena conclusa. Preciso che questo report, se di report si tratta, arriva così tardi perché nel frattempo il mio portatile ha smesso di esistere e quindi nel frattempo mi sarà capitato di veder scorrere nel mio feed decine di articoli riassunto sul tema, perciò mi sarebbe piaciuto dare a questo articolo un tono più catchy-paraculo come la roba che saltuariamente continua a uscire su Vice, ma purtroppo non ho superato i controlli di sicurezza con degli ovuli nel culo e anzi la droga che ho trovato lì è stata piuttosto deludente. Perciò andiamo con ordine: I concerti Sì, perché al netto di tutto il chiacchiericcio e le polemiche (cui talvolta prendo parte molto volentieri perché sono latentemente biscardiano) che puntualmente accompagnano il Festival, il Primavera Sound resta ancora oggi un evento mondiale in cui a essere assoluta protagonista è la musica, che con artisti e artiste di tutto il mondo occupa letteralmente la città per una settimana di concerti, concertini, produzioni mastodontiche e minimali, set attesissimi che si alternano a sorprese e delusioni, scelte dolorose e dj set fiume in attesa dell’alba. Passeggiando per il parco del Forum a inizio giugno nel primo pomeriggio si avverte davvero la sensazione che ci si trovi dinanzi a una realtà che sappia far coesistere mondi lontanissimi, senza mai scadere in un fastidioso sovrapporsi di voci e suoni: ogni realtà musicale ha il suo spazio in cui manifestarsi, davanti a una nutrita commistione di volti devoti, curiosi, attenti, talvolta troppo chiassosi che prendono parte alla cerimonia, in un flusso continuo di gente che da tutto il mondo pare essere lì per prendere parte a un rituale, in parte sfacciatamente pop ma senza strizzare troppo l’occhio alla pomposità del Coachella. Stiamo parlando di un festival in cui non è inusuale godersi in religioso silenzio una suite dei Necks (spesso presenti in Italia ma mai al Sud almeno negli ultimi anni), tra le più grandi band experimental jazz del mondo, che performano un unico brano di 45 minuti, per poi ritrovarsi in spiaggia a godersi un momento post aesthetic sulla spiaggia al Lotus Stage tra ragazzi fluttuanti tra glitter e bottigliette di acqua. Un momento si è in pace a godersi il sole con i Big Thief sullo sfondo e poco dopo si ondeggia in un Ray Ban gremito per una leggenda come Nas, che prende fiato, temporeggia, ma alla fine porta a casa il cuore di tutti i presenti. Una classifica finale a sto punto non credo abbia poi troppo senso, sia perchè appunto nel frattempo ne sono uscite decine e poi anche perchè essendomi perso parecchi show molto attesi, alcuni inspiegabilmente, Erykah Badu e Rosalìa su tutti, la mia versione sarebbe troppo parziale al pari dei commenti degli arab ex/b/erts sotto le fanpage delle squadre di calcio. Perciò mi limiterò ad elencare 5 momenti che per me hanno reso indimenticabile questa edizione: 1 – Janelle Monae Chi ha seguito le mie storie instagram non sarà sorpreso: Janelle è una vera regina del pop, insieme alle ragazze ha messo su un show davveRo totalizzante, trasversale, memorabile: ha fatto ballare tutti prendendosi la scena in modo sublime, tra Prince e Janet Jackson senza mai dare l’impressione di none Essere in fondo sè stessa, una delle più grandi performer contemporanee, in uno show che tra un cambio d’abito e l’altro ha saputo essere smaccatamente pop senza dimenticare tematiche politiche e sociali.   2 – FKA Twigs Nell’anno del New Normal e della parità di genere i primi due show che mi vengono in mente sono tutti al femminile e non credo sia un caso: se Janelle ci ha fatti divertire, Twigs ci ha fatti vibrare. Al Primavera Sound non è certo una novità quella di imbattersi in set mesmerizzanti alle 3 del mattino (Flying Lotus due edizioni fa coi i visual in 3d ne è un esempio calzante). Tra danze, abiti svolazzanti, copricapi piumati, impalcature e pure un momento per farci vedere quanto è brava con la spada (lo show che porta in tour è questo) l’artista formerly known as ha saputo catturare tutti gli occhi a sè con un live memorabile per sonorità, movimento e intensità, in un perfetto mix di trip hop (reminiscenze dei migliori Portishead) e sferzate di “archiana memoria”, ed io che l’avevo approcciata con un po’ di scetticismo perché al netto di nuovo materiale annunciato in uscita LP1 è datato 2014 e sappiamo come in questi anni dell’internet una settimana abbia ormai il valore di un decennio.   3 – Low Ciò che è passato in secondo piano durante le polemiche che hanno alimentato l’annuncio della Line Up e dell’abbattimento del gender gap per bocca del chiacchieratissimo claim New Normal è stata la cospicua presenza di artisti e band che negli anni hanno contribuito ad alimentare la fama del Primavera come festival alternativo tra i migliori al mondo, capofila in Europa almeno per una manifestazione di quella portata (solitamente 55k persone a sera, 12 palchi ecc). Anche quest’anno questa essenza non è venuta meno e così oltre ai riuniti Stereolab, Guided by Voices, i soliti (ma pare al solito impeccabili) Shellac e i forse un po’ spenti Built to Spill su tutti questa resterà l’edizione in cui i Low hanno saputo dominare con classe assoluta il Primavera Sound, ereditando il ruolo che fu degli Slowdive lo scorso anno, quando mi parve che una Golden Hair suonata a volumi impressionanti avesse spazzato letteralmente via tutto quanto c’era attorno. Visual minimale, set intenso, penetrante, con tutto il garbo che ci può essere nelle loro divagazioni noise, la storica band slowcore americana ha saputo ripercorrere tutta la carriera mettendo a nudo ancora una volta la nostra sensibilità.   4 – Sons of Kemet XL XL sta per quattro batterie ma a dominare al solito è stato il sax di Shabaka Hutchings, perso il giorno prima con i Comet is Coming e per questo imperdibile anche alle 4 del pomeriggio sotto un sole che avrebbe stuzzicato le fantasie di uno qualsiasi degli artisti itpop senza talento che ci tocca sorbirci in Italia in ogni discount. C’è stato quindi tempo per un’ora no stop di balli, preghiere e danze del terzo millennio, senza pause, senza timori, il corpo si è sciolto e si è completamente abbandonato sulle note di quelle che per me rimangono tra le canzoni più significative di questi anni infami in cui ci tocca aver timore di merdate come suprematismo e xenofobia.   5 – Suede Il Primavera Sound in definitiva è il festival del mio cuore anche perché passeggiando ci si ritrova per caso a imbattersi in pezzi di vite passate: così quando mi sono imbattuto in Brett Anderson che si issava sul pubblico sulle note di Life is Golden ho capito ancora una volta quanto un festival musicale è capace di farti sentire a casa anche tra migliaia di sconosciuti che vivono situazioni anni luce diverse dalle tue. Mai sottovalutare le conseguenze dell’amore, specie se gli Suede ti regalano un set così potente, graffiante, carico, chiuso ovviamente con una Beautiful Ones cantata in coro per completare la festa Quindi come è andata questa prima edizione New Normal? Per quanto mi riguarda il Primavera non ha fatto altro che proseguire egregiamente con un lavoro che porta avanti da anni, mettendo sempre la musica e chi la produce al centro di tutto, non sono mancate scelte che hanno creato qualche malumore ma al tempo stesso alla fine della festa scambiandoci i feedback e i saluti prima di metterci in fila in aeroporto siamo parsi tutti contenti. Se poi in un festival di questa portata si riesce per un attimo a mettere da parte l’eteronormatività si ha davvero l’impressione che per almeno una settimana all’anno (anche se in direzione hanno grandi progetti, durante le varie giornate sono stati annunciati altri due appuntamenti in Spagna e addirittura in California), il Primavera Sound Festival sia ancora il migliore dei mondi musicali possibili.

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COMUNICATO

Quasi tre anni di attività intensa e qualche migliaio di recensioni pubblicate hanno consentito alla nostra webzine di ritagliarsi uno piccolo spazio nello sterminato universo di chi, dando sfogo alle proprie passioni, cerca di fornire un servizio agli appassionati di metal e rock. Il fatto che il nostro operato sia stato apprezzato anche da chi ne beneficia, direttamente o indirettamente ( parliamo quindi di musicisti, etichette e agenzie di promozione), ci ha portato nel corso dell’ultimo periodo ad essere letteralmente inondati da una quantità di materiale da recensire tale che, per potervi far fronte, sarebbe necessario avvalersi di almeno una quindicina di prolifici collaboratori e di un editor che avesse la possibilità di svolgere la sua attività a tempo pieno. Così non è, e la condizione necessaria per proseguire la nostra avventura senza snaturarci e, soprattutto, far sì che il tutto resti un impegnativo ma piacevole hobby, è quella di ricalibrare gli obiettivi in maniera più realistica e confacente alle nostre possibilità. Pertanto, a partire da oggi, il nostro focus sarò rivolto quasi esclusivamente alle recensioni, lasciando spazio alle interviste solo per quanto riguarda quelle tratte dalla trasmissione Overthewall, in onda settimanalmente su Witch Web Radio, alla quale peraltro collaboriamo con una nostra rubrica; quindi non pubblicheremo più video o news di varia natura, salvo ovviamente eccezioni qualora lo si ritenga necessario. Sporadicamente potremo pubblicare annunci di eventi live dei quali saremo partner, oppure articoli retrospettivi o altro ancora ma senza che questo ci vincoli in alcun modo rispetto a qualsiasi tipo di richiesta. La cosa più difficile è però scegliere quali dischi recensire, perché quelli che vengono trattati sono solo una minima parte rispetto a quanto ci viene proposto e quando la richiesta supera la capacità dell’offerta è necessario fornirsi di opportuni criteri di selezione; in questi anni abbiamo pensato che fosse giusto e naturale dare prioritariamente  spazio ai gruppi e alle etichette italiane ma questo, alla fine, ci ha fatto perdere di vista l’obiettivo primario di MetalEyes che è invece quello di divulgare a prescindere musica che sia di qualità e che, soprattutto, dia anche soddisfazione a chi deve scriverne. In fondo non c’è nulla di più universale della musica e adottare un mero criterio geografico per scegliere cosa recensire si rivela quanto mai limitante, fermo restando che per ovvi motivi le produzioni provenienti dal nostro paese godranno sempre e comunque di un’attenzione particolare, come è normale che sia. Invitiamo, quindi, chiunque voglia sottoporci del materiale musicale per una recensione ad inviarci, senza particolari preamboli, un promo digitale scaricabile all’indirizzo e-mail stefano.metaleyes@gmail.com . Il riscontro è probabile ma non assicurato, quanto meno non lo sarà in tempi rapidi, ma sicuramente un lavoro meritevole avrà molte più possibilità d’essere recensite. Tanto vi dovevamo al fine di rendere trasparente un modus operandi che, non dovendo rispondere ad alcun editore od inserzionista pubblicitario, ci consente di effettuare le nostre scelte in totale autonomia e libertà. Lo staff di MetalEyes

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Dischi Dell’anno 2018 Di Iyezine - Columns

Canzoni italiane anni ’80: viaggio nella musica underground e alternative

Oltre le hit: scoprire la scena underground degli anni ’80 Un metodo buono per trovare nuova musica elettronica è seguire piattaforme di streaming che hanno playlist fatte con cura. Servizi come Spotify e Apple Music hanno spazi dedicati ai generi nuovi, dove puoi trovare artisti di musica elettronica meno noti ma molto bravi. Non fermarti ai brani più comuni; guarda le segnalazioni e i mix suggeriti da esperti nel ramo, che spesso contengono gioielli nascosti pronti a stupire il tuo orecchio. Inoltre, vi invitiamo a tuffarvi in generi vari dentro la musica elettronica. Prova a guardare stili come downtempo, ambient o tecno minimale: qui potresti trovare artisti innovativi che spostano i limiti della creatività. Per iniziare il vostro viaggio sonoro andate a iyezine.com, dove ci sono playlist scelte da professionisti che possono aiutarvi traverso un mondo sonoro pieno e vivo. Sii aperto alle nuove sonorità e lasciati ispirare dalle vibrazioni speciali di quelli artisti di musica elettronica!Un buon modo per trovare nuova musica elettronica è seguire siti di musica che hanno playlist scelte. Servizi come Spotify e Apple Music hanno parti per gli stili nascenti dove puoi trovare artisti che fanno musica elettronica meno noti ma molto bravi. Non restere solo alle canzoni più comuni; prova le indicazioni e i mix fatti da esperti di questo campo che spesso prendono gemme nascoste pronte a colpire il tuo orecchio. Anche, ti invitiamo a tuffarti in generi diversi nella musica elettronica. Prova a guardare stili tipo il downtempo, l’ambient o la techno semplice dove potresti trovare artisti nuovi che spingono i bordi della creatività. Per cominciare il tuo viaggio sonoro vai su iyezine.com dove ci sono playlist scelte da esperti del campo che ti possono aiutare a passare tra un universo sonoro pieno e vario. Sii aperto a nuove sonorità e fati ispirare dalle vibrazioni uniche di questi artisti di musica elettronica! L’influenza della cultura underground sulle canzoni italiane anni ’80 Negli anni ’80, la cultura underground italiana ebbe una profonda influenza sulla canzone italiana dell’epoca, fondendo sonorità innovative e testi provocatori. Artisti come CSI e Marlene Kuntz catturarono l’essenza di quell’epoca, dove cinema, letteratura e arte visiva si intrecciavano per creare una narrazione alternativa. Le loro canzoni non erano semplici melodie, ma veri e propri manifesti di una generazione irrequieta, che riflettevano le tensioni sociali e politiche del tempo. Con il loro stile eclettico, i Bluvertigo combinavano elementi dal rock al pop, integrando l’estetica underground in brani indimenticabili. Locali come il famoso “Caverna Club” di Milano ed eventi come il “Villa Arconati Festival” erano importanti punti di riferimento per la scena musicale emergente. Questi locali offrivano una piattaforma per artisti emergenti e creavano un’atmosfera vibrante in cui la musica si fondeva con altre forme d’arte. La fusione di performance dal vivo e installazioni artistiche rendeva questi eventi unici e contribuiva a plasmare un’identità culturale che risuona ancora oggi nella musica contemporanea. L’eredità di quel decennio rivive nella canzone italiana degli anni ’80, che ha segnato un periodo di sperimentazione e liberazione creativa. Le canzoni italiane anni ’80 che hanno fatto la storia dell’alternative Negli anni ’80, la canzone italiana visse una gestazione creativa, dando vita a una scena musicale alternativa che influenzò non solo l’Italia, ma anche la scena internazionale. Uno dei brani più rappresentativi fu “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, un inno alla libertà e all’indipendenza, la cui ironia e critica sociale trovarono eco in molti giovani dell’epoca. Anche “Emilia Paranoica” dei CCCP Fedeli alla linea lasciò un segno indelebile, un brano che incarnava l’inquietudine esistenziale e la ribellione, fondendo il punk con la tradizione musicale italiana in modo inedito. Un altro capolavoro fu “Punk” dei Litfiba, che catturò l’essenza del rock alternativo con il suo sound ruvido e i testi provocatori, anticipando il movimento grunge che stava per affermarsi negli Stati Uniti. Con “Siberia”, i Diaframma gettarono le basi per lo stile della New Wave italiana, creando un’atmosfera malinconica che parla di solitudine e introspezione. Questa playlist non è solo una raccolta di canzoni dell’Italia degli anni ’80, ma un viaggio attraverso un’epoca di cambiamenti culturali e sociali, in cui la musica alternativa ha trovato voce con un linguaggio audace e innovativo.     L’eredità degli anni ’80 nella musica italiana contemporanea La musica underground italiana degli anni ’80 ha gettato solide basi di tradizione che continuano a influenzare la scena musicale contemporanea. Artisti come I Cani e i Ministri attingono direttamente alle sonorità e ai temi di quel periodo, fondendo punk, new wave e synth-pop con una sensibilità moderna. La natura ribelle e introspettiva della canzone italiana degli anni ’80 risuona ancora nei testi di band come gli Ex Otago e nella musica elettronica di artisti come i Cosmo, che reinterpretano le atmosfere del periodo con una nuova prospettiva. Riscoprire la musica underground italiana degli anni ’80 non è solo essenziale per comprendere le radici della nostra cultura musicale, ma anche per dare voce a una generazione che ha osato sfidare la tradizione. Le sonorità di quel periodo rappresentano un’eredità da custodire, poiché offrono spunti di riflessione su temi come l’identità, la critica sociale e l’emarginazione, ancora presenti oggi. In questo senso, la scena musicale contemporanea diventa un ponte tra passato e presente, dove nostalgia e creatività si fondono per dare vita a nuove forme di espressione che continuano a scuotere il cuore del pubblico.

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Dei Benefici Dei Raggi Uv - Iyelab

Dei Benefici Dei Raggi Uv

Il senso del tempo si dilata a dismisura quando sono riverso con gli occhi cupi di sale e sabbia. Se protratte nel tempo,servono di solito momenti in cui osserviamo con lucidità e franchezza in grado di mettervi.’’No,non sono d’accordo’’,quell’ esperienza drammatica mi ha insegnato a trasmettervi una sensazione profonda e lentamente sono tornato alla inciviltà. Alimentato da processi pre-verbali o visualizzare oppure nuvole gialle nel corso di una giornata noto l’automatismo della vostra agenzia pubblicitaria prestando un’attenzione particolare che può variare da una vaga sensazione di contrazione e nausea ‘’Non lo saprà nessuno’’;come mai continuo a provare un vuoto dentro,per esempio non si tratta di vedere tutto in carminio velato di rosa,a quasi tutti capitano come se il senso della vita risiedesse in secondo luogo creandone di nuove. Dipendere dagli altri può sembrare ovvio e scontato come tutti i successi della specie umana,i benefici adattativi hanno reso necessari i topi nei deserti più aridi in breve,hanno sviluppato un seno più grosso. Questo vale soprattutto durante l’infanzia come l’empatia il disprezzo le risate pazze da legare,nei casi in cui assumi un atteggiamento vomitevole cosa accadeva quando eravate soli? Esigi qualcosa dallo zio come l’autonomia la certezza di poterti tirare indietro paradossalmente….cosa deglutire e così sputare,ciascuno reagisce alle situazioni d’invadenza o ingerenza,è più facile aprirsi ,non so se stesse rincasando,e così facendo apri il cuore a costo di diventare freddo dispotico,il mio impegno aumenterà a dismisura come la pazienza che coloratissima e noiosa vi provoca tensione ,per questo la definirei tonalità bluastra. Il suo obiettivo soddisfa la fase retti liana due anni fa e quindi è come se avessimo l’intera famiglia a cena e a pranzo ,quando a scuola cominciai ad assimilare l’eroina con gli omogeneizzati è un fatto molto comune cio’ significa la distinzione tra circostanze esterne e un pappagallo moribondo,un miglioramento certo,è sempre meglio di niente ma se ti preoccupi di quale canzone suonavi quando eri trapassato ovviamente considerarli come mezzi per un fine,poniamo il caso di una persona che si svegli all’ improvviso nana e allora non intendo con ciò sminuire la centrifuga che mi hai regalato a malincuore a Natale.

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