
Suicide – Punk Music Mass At Midnight
Sono passati + di 40 anni dall’uscita del primo album (dal titolo omonimo) dei SUICIDE, eppure il disco è ancora 1 calcio nei coglioni, ascoltato ora, come nel ’77!
Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

Sono passati + di 40 anni dall’uscita del primo album (dal titolo omonimo) dei SUICIDE, eppure il disco è ancora 1 calcio nei coglioni, ascoltato ora, come nel ’77!

Il senso del tempo si dilata a dismisura quando sono riverso con gli occhi cupi di sale e sabbia. Se protratte nel tempo,servono di solito momenti in cui osserviamo con lucidità e franchezza in grado di mettervi.’’No,non sono d’accordo’’,quell’ esperienza drammatica mi ha insegnato a trasmettervi una sensazione profonda e lentamente sono tornato alla inciviltà. Alimentato da processi pre-verbali o visualizzare oppure nuvole gialle nel corso di una giornata noto l’automatismo della vostra agenzia pubblicitaria prestando un’attenzione particolare che può variare da una vaga sensazione di contrazione e nausea ‘’Non lo saprà nessuno’’;come mai continuo a provare un vuoto dentro,per esempio non si tratta di vedere tutto in carminio velato di rosa,a quasi tutti capitano come se il senso della vita risiedesse in secondo luogo creandone di nuove. Dipendere dagli altri può sembrare ovvio e scontato come tutti i successi della specie umana,i benefici adattativi hanno reso necessari i topi nei deserti più aridi in breve,hanno sviluppato un seno più grosso. Questo vale soprattutto durante l’infanzia come l’empatia il disprezzo le risate pazze da legare,nei casi in cui assumi un atteggiamento vomitevole cosa accadeva quando eravate soli? Esigi qualcosa dallo zio come l’autonomia la certezza di poterti tirare indietro paradossalmente….cosa deglutire e così sputare,ciascuno reagisce alle situazioni d’invadenza o ingerenza,è più facile aprirsi ,non so se stesse rincasando,e così facendo apri il cuore a costo di diventare freddo dispotico,il mio impegno aumenterà a dismisura come la pazienza che coloratissima e noiosa vi provoca tensione ,per questo la definirei tonalità bluastra. Il suo obiettivo soddisfa la fase retti liana due anni fa e quindi è come se avessimo l’intera famiglia a cena e a pranzo ,quando a scuola cominciai ad assimilare l’eroina con gli omogeneizzati è un fatto molto comune cio’ significa la distinzione tra circostanze esterne e un pappagallo moribondo,un miglioramento certo,è sempre meglio di niente ma se ti preoccupi di quale canzone suonavi quando eri trapassato ovviamente considerarli come mezzi per un fine,poniamo il caso di una persona che si svegli all’ improvviso nana e allora non intendo con ciò sminuire la centrifuga che mi hai regalato a malincuore a Natale.

Grazie alla reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni domenica alle 21.30 su Witch Web Radio. Questa volta è il turno dei siciliani Elevators To The Grateful Sky. MC Su Overthewall gli Elevators to the Grateful Sky: con noi Sandro, leader e portavoce della band. Partiamo dalle origini: ci racconti la genesi della band? Ciao Mirella, anzitutto grazie mille per il supporto e per questa intervista. Gli Elevators to the Grateful Sky nascono nella primavera/estate del 2011, da un’idea mia e del bassista, Giuseppe Ferrara. Entrambi avevamo in quegli anni un progetto brutal death chiamato Omega, ma l’amore per certe sonorità di matrice rock ci ha portato, per fortuna, a virare verso qualcosa di estremamente diverso. Ricordo ancora la prima volta che ascoltai Whitewater dei Kyuss, probabilmente fu quello il momento che ci diede maggior stimolo nel suonare stoner. In seguito si sono uniti al progetto, Giulio Scavuzzo alle pelli e Giorgio Trombino alle chitarre (con cui suonavo già in un progetto swedish death, gli Undead Creep e poi con i grinders Cavernicular). MC Ci sono band del passato che hanno influenzato il vostro modo di comporre? Sicuramente la scena rock 90’s ha avuto l’impatto maggiore per quanto concerne la composizione delle nostre canzoni. Lo stoner della soleggiata Palm Desert, il grunge della piovosa Seattle. Ovviamente, un ruolo determinante l’ha avuto anche il rock e la psichedelia dei 70’s, su tutti i sempiterni Black Sabbath. Sarebbe davvero arduo citare tutte le band a cui ci ispiriamo, ma a questo giro (e per questo album) sento di nominare le seguenti: Soundgarden, Alice in Chains, Queens of the Stone Age, Kyuss, Yawning Man, Goatsnake, Mastodon, Dead Meadow, Earth, Cathedral, Tool e ovviamente i già citati Black Sabbath. MC Citiamo la line up completa? Alle chitarre e alle seconde voci abbiamo Giorgio Trombino del quale, consiglio caldamente di ascoltare e seguire tutti i suoi svariati progetti: Assumption, Haemophagus, Furious Georgie, Dolore, Sixcircles (con Sara dei Messa) ecc… al basso Giuseppe Ferrara, alla batteria Giulio Scavuzzo e alla voce il sotto scritto, Sandro Di Girolamo. MC Nude è il vostro nuovo album. Chi ha scritto i testi e le melodie? Il processo compositivo è gestito principalmente da me e Giorgio, ma anche Giuseppe scrive molti riff che hanno avuto un ruolo determinante. Per quanto riguarda i testi, sono tutti quanti “farina del mio sacco”. Giorgio suole dire sempre che: “gli Elevators sono il diario personale di Sandro”. Metto tutto me stesso e l’amore per la musica nel scriverli. Sono veramente parte di me e spero che gli ascoltatori riescano a percepirlo. Se penso ai versi scritti da Chris Cornell, Layne Staley, Scott Weiland, Peter Steele, Mark Lanegan, Josh Homme ecc… non posso fare a meno di dire quanto mi abbiano davvero formato e aiutato, soprattutto in periodi della mia vita non proprio così esaltanti. MC Voi siete siciliani, di Palermo. Riuscite a trovare facilmente spazi dove esibirvi? La situazione a Palermo è stata difficile in questi anni, ma grazie all’impegno e alla dedizione di persone come Vincenzo Frisella (Krust, Alibi), Marco Bianco (Rocket) e a tutti i ragazzi della V.O.V. Eventi le cose stanno cambiando. MC Ci saranno dei live a supportare il nuovo album? Ahimè viviamo una situazione complessa a livello di band. Giuseppe vive a Malta, Giorgio a Treviso e Giulio (pur se a Palermo) è molto impegnato con i suoi impegni al Conservatorio e con la band jazz di Palermo. Cercheremo sicuramente, di organizzare una data a Palermo e un mini tour in Italia, nei prossimi mesi. MC Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi? Principalmente sulla nostra pagina facebook e profilo bandcamp, ma anche su itunes, spotify, youtube ecc… MC Grazie di essere stato con noi. Grazie mille e spero che vi piaccia il nostro Nude, mi raccomando, sempre comfort e rock!

MUSICI, CASINARI, SMANETTATORI… E FOTTUTI FUN Inizio contest: 25 giugno 2019 Termine Contest: 30 luglio 2019 Ed eccoci a presentarvi il primo di una lunga serie di contest che troveranno spazio sulle pagine elettriche di In Your Eyes. Come avrete già capito dal titolo, il tema di questo contest sarà la musica dal vivo: vi chiediamo infatti di andare a rovistare nei vostri polverosi archivi e di inviarci due foto, o meglio le due foto piú incredibili che avete mai scattato a un concerto, a un rave party oppure in strada. Due foto, in grado di trasmettere a chi le osserva l’attitudine della band, del dj o del musicista di strada, senza dimenticare i “fottuti fun”, elemento essenziale di ogni evento musicale. Regole 01 Accetteremo foto di qualsiasi genere, quindi anche istantanee (polaroid o simili) o foto scattate con il cellulare. 02 Non accetteremo foto scattate a centinaia di metri dal palco: l’artista dovrà essere ben visibile. 03 Tutte le foto dovranno essere scattate durante un esibizione musicale. Quindi niente foto di musicisti in sala prove o simili. 04 Non accetteremo foto con loghi di qualsiasi genere (anche di etichette musicali), a parte l’eventuale firma dell’autore. 05 Non accetteremo selfie. 06 Tutte le foto, prima di essere postate dovranno essere ridimensionate in modo tale che il lato più lungo sia di dimensione uguale a 1000 pixel 07 Non accetteremo foto di nazi band o simili. 08 Tutte le foto dovranno essere postate dallo stesso autore dello scatto. Non inviate foto trovate su internet o anonime. 09 Nello spazio predisposto del form di invio, dovrete inserire i seguenti dati: Nome dell’autore dello scatto (obbligatorio) Eventuale copyright, copyleft o creative commons license (facoltativo) Eventuali siti, blog o social dell’autore (facoltativo) Nome della band (obbligatorio) Dati riguardo l’evento (facoltativo se non si ricordano) Se vorrete scrivere due parole sull’evento che avete vissuto non ci dispiacerà affatto. Come si svolgerà il contest Tutte le foto verranno visionate e successivamente postate su: https://iyephotocontest.tumblr.com/ utilizzando il seguente form: https://iyephotocontest.tumblr.com/submit Una volta pubblicate, verranno postate anche sui seguenti siti e social: https://www.iyezine.com/ https://www.instagram.com/in_your_eyes_ezine/ https://www.facebook.com/groups/695776794171790/ Al termine del contest verranno scelte 10 foto che saranno pubblicate sull’home page di iyezine.com fino al termine del successivo contest Per trovare le foto di questo contest o dei successivi digitate su facebook, instagram e tumblr, il seguente #hashtag: #iyephotocontest Un grazie a tutti coloro che parteciperanno Artwork di Claudio Parentela

Grazie alla reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni domenica alle 21.30 su Witch Web Radio. Questa volta è il turno della one man band horror metal Blood Thirsty Demons. MC Nuovo album per la storica band horror metal Blood Thirsty Demons: con noi Cristian! Bentornato su Overthewall. Ciao e grazie per questo spazio che mi dedichi. MC Circa vent’anni fa ti affacciavi sulla scena metal italiana, ci racconti i primi passi della band? Allora, i Blood Thirsty Demons nascono nel 1997, periodo in cui la band non aveva un genere ben definito, ma univamo tutto quello che più ci piaceva, dal thrash,al heavy classico. Poi ci fu un momentaneo scioglimento e in quel periodo iniziai ad interessarmi allo studio dell’occulto. Da qui la rinascita della band con un genere ben definito, ovvero l’horror metal, ispirato da band come Death SS, Mercyful Fate, King Diamond ecc…; da lì i primi demo, poi ristampati dalla danese Horror Records che fu la prima etichetta a credere in noi e ci aiutò a farci conoscere un po’ in tutta Europa. Da quel momento non mi sono più fermato, neanche dopo l’ennesimo scioglimento che mi ha portato a trasformare il progetto in una One Man Band. MC Tu sei leader anche di un progetto parallelo, gli Human Degrade. E’ da un po’ che non ne sento parlare.Ti sei dedicato esclusivamente ai Blood Thirsty Demons? Per non metterci troppo tempo a fare uscire questo disco, ho dovuto mettere un attimo in stand by la lavorazione del nuovo Human Degrade, ma al momento sto andando avanti a lavorarci. E’ un progetto in cui suono thrash e dalle tematiche più di disagio sociale, rispetto a quelle esoteriche che tratto con Blood Thirsty Demons. MC Circa tre anni fa pubblicavi Voices From The Dark, quest’anno nuova etichetta discografica e nuovo disco,l’ottavo per la precisione. Ci parli della gestazione di In Death We Trust? Allora, nel penultimo lavoro ero sotto contratto con la Barbarian Wrath, ma per problemi di salute di chi la gestiva l’etichetta ha dovuto chiudere e ho dovuto guardarmi in giro alla ricerca di un’altra label. A questo punto ho trovato nella The Triad quella giusta per quello che stavo cercando, anche per il fatto di avermi già seguito in passato dimostrandomi sempre di apprezzare la mia musica, cosa che per me è molto importante; quindi abbiamo deciso una co-produzione con la mia C.M. Releases. MC Le tematiche ricorrenti nei tuoi dischi sono alquanto orrorifiche ed inquietanti. Da dove arriva questa tua passione per l’occulto? E’ nata da ragazzino, dalla passione per la demonologia. Da lì e anche dall’ascolto di determinate band del genere horror, mi venne questa curiosità, questa voglia di conoscere meglio questi determinati argomenti, cosa che negli anni mi è stata molto d’aiuto anche per trovare un mio personale equilibrio nella vita di tutti i giorni. MC Otto album sono un bel bagaglio per un artista. Che consiglio daresti a chi si cimenta a fare horror metal? Innanzi tutto di capire cos’è davvero l’horror metal, di studiarne le origini e di capire che non basta un semplice face painting per farsi definire horror. L’horror classico, che tutto il mondo ci invidia perché solo in Italia sappiamo comporre determinate atmosfere, è legato a una certa cultura musicale che bisogna studiare prima di mettersi a suonarlo. Aggiungere suoni elettronici o sonorità moderne non serve in questo genere e non bisogna avere paura di essere paragonati a band storiche per questo. Modernizzarsi non vuol dire sempre evolvere, anzi, spesso ha rovinato tutto. MC Quali sono i tuoi progetti futuri? C’è qualcosa che vorresti realizzare con la musica? Ogni giorno mi alzo e penso a un possibile progetto… amo troppo la musica e farei mille cose, ma il tempo non sempre si trova. Sicuramente andrò avanti con Blood Thirsty Demons e Human Degrade, ma mi piacerebbe in futuro avere anche un progetto doom, vediamo cosa partorirà la mia mente. MC Secondo te qual’è il danno maggiore e la miglior qualità della scena metal italiana? Il danno sicuramente è quello di non unirsi. L’unione fa la forza, ma qui tutti si mettono in competizione. Molti musicisti hanno più interesse a voler essere considerati migliori di altri piuttosto che pensare a far apprezzare la propria musica ed essere contenti del loro seguito, sempre che riescano ad averlo. La miglior qualità sta forse nelle band storiche che hanno scritto pagine importanti e che potevano competere benissimo con le band inglesi. Nell’horror, invece, credo che gli italiani facciano da sempre scuola a tutti. MC Dove i nostri ascoltatori possono seguirti? Possono seguirmi principalmente sulla pagina Facebook, oltre che su Bandcamp e tra poco troveranno su tutte le piattaforme digitali anche il nuovo album in tutti i formati. Grazie per l’intervista e per lo spazio che mi hai dedicato.

La nuova edizione del festival di Barcellona inizia oggi, in un anno in cui la giornata di sabato Primo Giugno supererà tutti i record di presenze In parallelo, a partire da Mercoledì il Primavera Pro festeggerà dieci anni di incontri tra professionisti della musica, presso il CCCB (Centre de Cultura Contemporània de Barcelona) Se dovete battere ciglio, fatelo ora. Perché la diciannovesima edizione del Primavera Sound inizia ufficialmente oggi, con il concerto del quintetto di Barcellona Kelly Kapøwsky al Teatro Apolo e non si concluderà fino alle ore piccole di Lunedì 3 giugno, quando DJ Coco darà il tocco finale al festival in quella stessa location. Quello sarà anche l’inizio del viaggio che ci porterà verso il ventesimo anniversario del festival. Ma prima succederanno tante, tante cose. Cose che non succedono in nessun altro festival al mondo e che dovrete vivere per poter capire perché il Primavera Sound è una tale rarità. Un’anomalia. Un’eccezione. Se dovete battere ciglio fatelo ora, perché quest’anno c’è più Primavera Sound che mai. Sono 295 gli artisti che si esibiranno in 331 concerti nel corso della settimana. Stanno arrivando da 40 paesi diversi, ognuno col suo personalissimo modo di intendere la musica. Può essere l’esuberanza teatrale di Janelle Monáe o il minimalismo di Terry Riley e Gyan Riley. La trap senza compromessi di Rico Nasty o il folk omnicomprensivo di Big Thief. Lo spudorato spettacolo degli artisti giapponesi Chai o la precisione scientifica di Apparat. Le quattro batterie di Sons of Kemet XL. J Balvin, icona internazionale della Latin music. I Messthetics, che al loro interno hanno due membri dei Fugazi. Il ritorno sulle scene degli Stereolab. Solange. Shellac, sempre Shellac. Nina Kraviz. DJ Playero. Miley Cyrus. Él Mató a un Policía Motorizado con J dei Los Planetas, Amaia e Manu Ferrón. Rosalía che ritorna alla sua città natia dopo aver conquistato il mondo partendo proprio da Barcellona. Jarvis Cocker con un suo nuovo progetto e anche come DJ. Tame Impala. DJ Rosario & Sama Yax, le nostre due DJ di casa, che chiuderanno il Ray-Ban stage alla fine del sabato sera. E potremmo andare avanti per ore, ma ogni membro del pubblico troverà senza dubbio uno di quei momenti speciali che non si possono quantificare. Al Primavera Sound ci sono sempre tante cose che prendono le distanze dalla norma. Ci sarà un numero di presenze da record. Avendo aumentato la capienza giornaliera del Parc del Fòrum a 64.500 persone al giorno, possiamo ora confermare che sabato primo giugno sarà la giornata con maggior affluenza di pubblico nella storia del Primavera Sound. Anche se le cifre degli ultimi giorni sono ancora da scoprire, la previsione è che le presenze aumenteranno anche in termini assoluti e che l’attrattiva che il festival esercita su un nuovo pubblico sarà confermata, senza lasciare indietro la generazione che è cresciuta col Primavera Sound. Quel giorno, senza dubbio, avremo tanto da festeggiare… per cui tenete gli occhi (e orecchie) aperti. Ci sono 22 palchi. 17 al Parc del Fòrum e altri 5 sparsi per il Primavera a la Ciutat. Nell’area principale presentiamo per la prima volta El Punto by adidas Originals, uno spazio dalla forma di un campo da calcio di quartiere, curato da Yung Beef, insieme al Your Heineken Stage con il suo omaggio ai fan più autentici, il Seat Village Stage con la sua inequivocabile dedizione all’hip hop e le OCB Paper Sessions con concerti intimi circondati dal mare. Senza dimenticare Abaixadors10 nel centro città, che oltre a essere la sede di Radio Primavera Sound ospiterà quest’anno tre concerti gratuiti di Cuco, Hatchie e Tirzah, grazie a Living Primavera by IKEA. Uguaglianza di genere e molto di più. Con tutte queste cifre, i numeri smettono di avere senso… però eccoli: The New Normal è, tra le altre cose, il fatto che il 50,77% del cartellone del Primavera Sound è composto da donne. Il 41,92% è al maschile, il 6,53% è composto da progetti misti, e lo 0,76% si definisce come non binario. Speriamo che da ora in poi non sia più necessario sottolineare dati come questi. Sono coinvolte oltre 6000 persone. Produzione, bar, informazioni, pulizie, artisti, tecnici, logistica, sicurezza, trasporti… migliaia di persone sono al lavoro per far sì che il festival sia facile da vivere, sicuro e più divertente possibile. Senza tutti loro, il Primavera Sound non potrebbe esistere. C’è l’impegno. Con i 17 Traguardi delle Nazioni Unite per uno Sviluppo Sostenibile, a cui il Primavera Sound ha aderito con un accordo che mira a battersi per un festival migliore e per un mondo migliore. Con Nobody is Normal, il nuovo progetto per segnalare e indagare su ogni possibilità di violenze di genere o molestie di genere a cui sono esposti individui che non si conformano a modelli normativi di genere. Con le azioni di Responsabilità Sociale d’Impresa attuate dal Primavera Sound, che quest’anno includono per la prima volta i bicchieri riutilizzabili (un altro aspetto da tenere d’occhio da vicino) e che consolida le sue collaborazioni con Formació i Treball, the Food Bank e Save The Children, tra le altre organizzazioni. C’è molto più che solo musica. Ci sono tante cose che succederanno a contorno della musica nel corso della settimana, come la nuova edizione di Primavera, il cartellone gastronomico del festival, che come novità di quest’anno presenterà un bar gourmet con la collaborazione di Josper e il Go Beach Restaurant, insieme alla proposta culinaria internazionale portata sia dai ristoranti della città, sia da food truck di tutti i tipi. Verrete sorpresi dalla nuova rambla all’ingresso del festival, presentata da Pull&Bear, oltre che dall’area dei due palchi principali, ora coperta di verde e dal fatto che pochi fortunati potranno vivere il festival dall’interno, nella Casa Ikea installata nell’area Primavera Bits. Primavera Sound è anche un’esperienza. Ci saranno ore e ore di streaming. Grazie a Radio Primavera Sound, Primavera Sound si potrà vedere e ascoltare in tutto il mondo in due modi: una trasmissione audiovisiva in cui sarà possibile vedere concerti completi, interviste agli artisti,e altri contenuti esclusivi, e in formato radio digitale, raccontando in tempo reale tutto ciò che avviene al Parc del Fòrum insieme ai suoi protagonisti. Presto nuovi dettagli! In breve, Primavera Sound 2019 va ben oltre The New Normal. Il concetto del festival su cui più si è chiacchierato negli ultimi mesi. La parità di genere, la musica urban, l’impegno sociale. Ma cosa importa il significato di The New Normal? Il dado ormai è tratto, per cui finiamola con le parole, gli slogan e i dibattiti. Adesso è il momento di mettersi in gioco, dare realtà ai proclami, farsi una opinione e, soprattutto, godersi il semplice e fantastico splendore che è il Primavera Sound. PRIMAVERA PRO: UN DECENNIO DI INCONTRI MUSICALI Al Primavera Sound c’è anche il dibattito culturale. Nel 2010, il Primavera Pro ha organizzato per la prima volta una manciata di discussioni in riva al mare, ambientazione poco convenzionale per lanciare un incontro professionale. Dopo nove anni e diversi cambi di location, il punto d’incontro del settore musicale raggiunge la sua decima edizione, avendo moltiplicato il suo numero di attività e di partecipanti pur mantenendo la sua personalità eterodossa, personificata da una programmazione che va oltre l’industria e anche oltre lo strettamente musicale, abbracciando il dibattito culturale nel senso più ampio del termine. È da questo stesso spirito che sorge Insumisas, una sezione organizzata in collaborazione con l’associazione Mujeres de la Industria de la Música, che si aggiunge alla programmazione centrale dell’incontro offrendo dibattiti sulla dimensione politica del femminismo a cui parteciperanno rapper, DJ, attiviste, scrittrici e giornaliste che includono Rebeca Lane, Brigitte Vasallo, Remedios Zafra e Lucía Lijtmaer. Nelle tre giornate del Primavera Pro al CCCB, dal 29 al 31 maggio, ci saranno anche altre attività che vanno oltre gli schemi della normalità. Per esempio la conversazione tenuta da Stephen Malkmus, che ha preparato una selezione dei suoi momenti musicali preferiti della storia del cinema (e oltre), consentendoci di scoprire la sorprendente cinefilia di un’icona dell’indie rock. Ugualmente rivelatrice sarà l’intervista a Neneh Cherry, che parlerà della sua imprevedibile carriera artistica e a cui sarà assegnato il Primavera Award, premio attraverso il quale il festival le riconosce lo status di pioniera nell’apertura di spazi per una nuova normalità nel mondo della musica. Da parte loro, Fermín Muguruza e il sociologo Iki Yos Nárvaez parteciperanno a una tavola rotonda su una delle questioni più preoccupanti a essere emerse negli ultimi tempi nell’ambiente musicale: l’identità culturale in musica, e quali strade deve prendere un artista quando fa ricorso a suoni provenienti dal folclore di popolazioni distanti. “Tradizione”, “fusione” e “modernità” sono parole che molto probabilmente sentiremo in questa discussione aperta al pubblico, e che sarà trasformata in ritmo grazie al workshop sul Candombe fornito dalla band F5, dall’Uruguay, che suonerà anche negli showcase internazionali organizzati al Pati de les Dones del CCCB e nel Parc del Fòrum. www.primaverasound.es UFFICIO STAMPA IN ITALIA A Buzz Supreme è l’ufficio stampa che rappresenta il Primavera Sound, il Primavera PRO e il NOS Primavera Sound in Italia. Per informazioni contattate A Buzz Supreme alle seguenti email: andrea@abuzzsupreme.it leonardo@abuzzsupreme.it

Il 29 maggio 1989 ci lasciava ad appena quarantasei anni il grande John Cipollina, uno dei maggiori musicisti e session-man californiani di sempre.

Nobody Is Normal: Il Primavera Sound:
Uno spazio libero dalla violenza e dalle discri…

Nella cornice dello storico Crazy Bull, Genova ha ospitato la prima semifinale del Wacken Open Air Metal Battle 2019, il concorso che porterà un gruppo italiano ad esibirsi sul palco dello storico e blasonato festival tedesco. A questa semifinale sono arrivati gruppi davvero validi, e siamo sicuri che per i giurati scegliere i due gruppi per la finale nazionale del 25 maggio all’Arci Tom di Mantova non deve essere stato facile. Come non facile è suonare solo mezz’ora per ogni band, con un quarto d’ora per il cambio palco, tutti gestiti dallo stesso fonico. I primi a calcare le assi del palco genovese sono stati i Game Zero, gruppo di una certa esperienza con un nuovo disco di prossima uscita, che segue il successo di pubblica e critica di Rise. I romani sono molto rodati ed offrono uno spettacolo che è già stato portato in giro per l’Europa, sono sicuri e il loro hard rock bordato di heavy metal è una garanzia. Dopo i Game Zero salgono sul palco i concittadini Blodiga Skald, e qui si cambia totalmente: la band offre un folk metal molto godibile e sul palco, fra travestimenti e mosse, offrono davvero uno spettacolo inusuale, con violino e tastiere sugli scudi. Si vede che dietro questo modo di suonare e stare sul palco c’è molto lavoro. Chiusa la parentesi folk metal, è il turno dei ventimigliesi Shockin’ Head, che con una performance davvero convincente e piena di energia, piena di metal a tutto tondo, tra power, thrash e hard rock, ci ricordano quanto siano importanti e ancora contundenti le origini del metal. Degno di nota particolare il cantante Daniele Sedda, un animale da palco che colpisce in fronte l’ascoltatore, risentiremo ancora parlare di lui e del suo gruppo. Chiudono la serata i Big Hate, anch’essi provenienti da Roma, un combo che sparge un letale mix di death, thrash e groove metal, guidati dalla potenza e dalla presenza della cantante Heleonore. La loro mezz’ora risulta piacevole e ben strutturata. Finisce la serata, piena di passione e di gruppi validi che dimostrano che il sottobosco metal è vivo e colpisce anche vedere tutti i gruppi in competizione bere e ridere assieme. Alla fine a spuntarla sono la spuntano i Blodiga Skald e i liguri Shockin’Head, che andranno alla finale di sabato 25 maggio a Mantova, ma segnatevi tutti questi nomi e soprattutto ascoltateli perché sono tutte band davvero meritevoli.

The Cure Disintegration: il motivo principale che mi ha portato a immergermi a mio rischio e pericolo ancora una volta tra le tracce di questo disco per provare a tirarne fuori una mezza esegesi credibile è sicuramente l’anagrafica.

Quando parliamo di procrastinazione, in psicologia, ci riferiamo a quel comportamento che ci porta a rimandare consapevolmente un’azione nonostante sarebbe nell’interesse della persona svolgerla nell’immediato. Dalla consegna di un lavoro importante, alla ricerca dei regali di Natale, allo svolgimento delle faccende domestiche… chi più chi meno ci siamo passati tutti: l’idea è quella d’impegnarsi anima e corpo in un’attività di estrema importanza e urgenza e prima ancora di accorgercene ci troviamo a mandare un messaggio a un amico che non sentiamo da tempo, a cercare di battere il nostro ultimo record a Tetris oppure avvertiamo un impercettibile languorino che ci catapulta nella dimensione parallela del nostro frigorifero. È chiaro che quando ciò avviene occasionalmente non comporta particolari ripercussioni. Ma allora quand’è che il procrastinare diventa un problema? Nel momento in cui l’individuo posticipa azioni o decisioni in modo inadeguato alla situazione con il rischio di pagarne le conseguenze, probabilmente, siamo difronte a una condotta patologica. Nella procrastinazione vi è una percezione negativa di ciò che è nel proprio interesse fare, accompagnata dalla necessità di sostituirla con qualcosa di meno rilevante, ma che comporta meno rischi nell’immediato. Non tutti i procrastinatori sono uguali però, né mossi dalle stesse motivazioni: esiste il procrastinatore da arousal, che rimanda un’azione per ricercare sensazioni nuove e forti, c’è quello evitante, che lo rimanda per evitare un eventuale fallimento e infine c’è quello decisionale, che posticipa intenzionalmente le decisioni da prendere in un determinato lasso di tempo. Ma quali sono i motivi più frequenti per i quali procrastiniamo? Molti studi indicano come la procrastinazione cronica possa dipendere da alcune variabili personali qui di seguito elencate. 1) Sensation-seeking: chi presenta questo tratto sperimenta facilmente stati di noia e ricerca emozioni forti per poterne uscire. In questo caso, la scelta di rimandare il compito rappresenterebbe un tentativo di sperimentare una maggiore tensione, derivante dall’avvicinarsi della scadenza. 2) Perfezionismo: in questo caso la procrastinazione scaturisce da un’eccessiva preoccupazione rispetto alla propria prestazione e al possibile giudizio negativo da parte degli altri, che impedisce di impegnarsi realmente nello svolgimento del compito. 3) Impulsività: le persone impulsive perdono più facilmente il controllo in vista di una gratificazione immediata, pur sacrificando un progetto importante, e tendono a evitare il più a lungo possibile l’ansia suscitata dalle scadenze o dai compiti. 4) Autoefficacia e autostima: tali variabili correlano negativamente con la procrastinazione, ovvero più si crede nelle proprie capacità e più si tenderà a impegnarsi in un compito; analogamente, meno fiducia si avrà in sé stessi e più si tenderà a evitare il compito. 5) Aspetti relazionali: la procrastinazione potrebbe essere un modo per esprimere la propria autonomia, attraverso una modalità passivo-aggressiva (“mi ribello a ciò che dovrei fare per poter controllare gli altri!”) o la propria rabbia (“non lo faccio perché me l’hai chiesto tu!”) o ancora per difendersi dalla solitudine (“se ho sempre tante cose da fare non resterò mai senza far nulla e non mi sentirò solo!”) 6) Credenze disfunzionali, biases ed euristiche: avere delle credenze negative su di sé può portare a dubitare delle proprie abilità e incidere in maniera negativa sulla motivazione, alimentando quindi la tendenza alla procrastinazione e il circolo vizioso che viene a crearsi. 7) Cattiva gestione del tempo: responsabile della procrastinazione sarebbero anche la visione irrealistica del tempo, che tende a essere sottostimato, e la valutazione erronea delle risorse a disposizione, che vengono invece sovrastimate. 8) Aspetti neurobiologici e genetica: un’altra fondamentale variabile risiede nel nostro cervello, infatti, quando il sistema limbico ha la meglio sulla corteccia prefrontale la procrastinazione sconfigge clamorosamente i progetti per il futuro. Cosa fare quindi se ci rendiamo conto di procrastinare in maniera sistematica e di ostacolarci nel raggiungimento dei nostri progetti? Evitiamo i rimedi fai da te perché, come abbiamo visto, le motivazioni che stanno alla base della procrastinazione sono diverse e, di conseguenza, diverse sono anche le modalità di intervento. Certo è che la procrastinazione assume una rilevanza clinica perché spesso rappresenta una conseguenza di diverse difficoltà psicologiche, ma soprattutto perché altrettanto spesso le alimenta costruendo un pericoloso circolo vizioso accompagnato da rimpianti e sensi di colpa. In questi casi, rivolgersi a uno specialista rappresenta una possibilità concreta per approfondire la questione e intraprendere un percorso che conduce a un miglioramento della qualità della propria vita: la terapia cognitivo-comportamentale, ad oggi, è quella maggiormente utilizzata per trattare questo tipo di comportamento poiché promuove misure comportamentali volte all’esposizione del compito e alla prevenzione della distrazione e allo stesso tempo espone l’individuo a quelle emozioni che generalmente preludono la procrastinazione.

Tutto pronto per il Primavera Sound Festival 2019 e la sua “nuovo normalità”, che prevede un numero uguale di act maschili e femminili tra cui Robyn, Miley Cyrus, Solange e Charlie XCX e tant_ altr_. Manca ormai pochissimo a questa nuova edizione del Primavera Sound di Barcellona, che nel 2019 si presenta con l’ambizioso e prorompente slogan “The New Normal”, sottolineando l’importanza della scelta che li vede come unico festival musicale al mondo a proporre una totale parità tra artisti di genere maschile e femminile. A fronte di una maggioranza di band maschili bianche, il claim “New Normal” – si tratta appunto di una suddivisione di genere in egual numero tra artisti e interpreti – spera di portare un cambio di direzione nella scelta dei nomi che compongono i cartelloni dei festival musicali e si spera non solo quelli. Il Primavera è il primo festival a far parlare di sé per la sua line-up equilibrata quanto a genere e l’iniziativa è stata lodata da molte personalità del settore musicale, tra cui Emily Eavis, co-organizzatrice del Glastonbury Festival, che ha parlato alla BBC nel marzo 2019 a proposito della mancanza di act femminili in cartellone. Eavis ha detto: “Non siamo neanche lontanamente dove vorremmo essere. Stiamo facendo progressi lenti, ma c’è ancora molta strada da fare”. Nonostante questo tipo di difficoltà nell’inserimento di artiste tra i tantissimi concerti che popoleranno Barcellona e il Parc del Forum a fine mese il Primavera Sound è riuscito nel suo intento, e Marta Pallarès, responsabile della stampa internazionale e portavoce per l’iniziativa “The New Normal”, è incredibilmente orgogliosa del risultato ottenuto. Mentre lo scorso anno il cartellone era composto per il 35% da donne, con Björk, Lorde, Lykke Li, Fever Ray, HAIM protagoniste sui vari stage del festival con sede a Barcellona – per questo nuovo appuntamento sono riusciti a raggiungere l’obiettivo del 50%. Pallarès sostiene che si tratta di qualcosa di più dell’intrattenimento, che “se viviamo in un mondo che afferma che uomini e donne hanno gli stessi diritti, che siamo uguali su ogni aspetto – o così almeno dovrebbe essere – come è possibile che ciò non riuscisse a tradursi anche sul palcoscenico?” Pallarès ha inoltre aggiunto che il concetto di “New Normal” è solo un primo passo nella giusta direzione e che hanno cercato di garantire una linea più diversificata in generale. Pallarès afferma: “Abbiamo inserito in line up molti artisti che affrontano con decisione e positività temi legati alla corporeità e al genere, e ovviamente perché crediamo che sia un cartellone straordinario”. “C’è così tanta buona musica fatta dalle donne come quella fatta dagli uomini al giorno d’oggi, e quando capisci che il concetto di headliner non è lo stesso oggi come lo era nel 2008, è più facile essere convinti di quello che stai facendo. Una donna che fa R&B nera merita tanto quanto una band di chitarre maschile bianca per essere un headliner – se la sua musica è valida, e crediamo che questo sia il nostro caso”. “Abbiamo iniziato questa campagna con il municipio di Barcellona intitolato” No Callem “(We Will Not Keep Quiet) contro le molestie sessuali nelle notti e nei luoghi musicali, quindi le questioni di genere fanno parte del nostro credo da molto tempo ormai”. E ancora: “Non avevamo in mente alternative, e questo dimostra che se vuoi farlo nel 2019, puoi farlo. Non ci sono scuse.”. I festival musicali più importanti potrebbero ancora avere una lunga strada da percorrere – lo scorso anno il Wireless Festival di Londra aveva solo tre donne in line up e rimanendo all’interno dei confini nazionali anche peggio è riuscito a fare il concertone del Primo Maggio di Roma – ma il Primavera Sound ha dato con questa scelta un segnale forte, dimostrando che seppur tra molte difficoltà la parità di genere in un festival così importante e dalle dimensioni così imponenti sia fattibile.