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Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

Electro Malicious - Columns

Electro Malicious

Electro Malicious: Artista: Electro Malicious
Titolo del singolo: Hollywood Trap

Singolo tratto dal primo lavoro intito…

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La Dura Via Della Liberta' - Columns

La Dura Via Della Libertà

Sarebbe tanto facile solidarizzare col popolo curdo in questi giorni tanto drammatici per questa etnia. Il loro alleato americano contro l’ Isis li pianta in asso e la Turchia si arma per l’ ennesimo tentativo di annientarli definitivamente. Tutta la stampa mondiale, a parole, si schiera dalla loro parte, ma a NESSUNO passa per la mente di intervenire in loro aiuto. Nessuno vuole inimicarsi un alleato tanto scomodo ma tanto coinvolto nei giochi di potere economico, politico, strategico di quella area, quale è la Turchia. . Ma è veramente tutta qui la motivazione dell’ imbarazzo, del defilarsi dalla questione curda di tutti i governi occidentali? O non vi è qualcosa di più profondo e indefinibile che sta sotto a questa inettitudine? Qualcuno, in occidente, ignaro della stratificazione storica, culturale e religiosa di quel popolo ha pure paventato, che avvenga da parte loro, una volta ottenuta l’ indipendenza, una involuzione massimalista o comunista e che questo sia un serio motivo dell’ atteggiamento refrattario verso un sostegno concreto alla loro causa. . Penso che dovremmo evitare di essere ipocriti, anche verso noi stessi, e provare a domandarci se il comportamento di tutti noi, in altre circostanze simili, non sia stato di eguale imbarazzo e defilamento. . Tutte le repressioni del popolo curdo hanno avuto sempre un solo movente : REPRIMERE LA LORO ASPIRAZIONE DI AUTONOMIA, DI ESSERE UNO STATO INDIPENDENTE. Di essere cioè liberi dalla dipendenza politica, culturale, economica, religiosa degli alieni Stati in cui erano e sono confinati. E se abbiamo sufficiente memoria e onestà storica possiamo chiederci come ci siamo defilati quando l’ indipendenza e la libertà della Cecoslovacchia e della Ungheria venivano represse coi carri armati. O quando l’ Irlanda reclamava l’ indipendenza dall’ Inghilterra, come pure i Paesi Baschi e la Catalogna dalla Spagna. Sempre solidali, a parole, con questi popoli ma sempre refrattari a qualunque coinvolgimento. . Cosa veramente blocca il nostro substrato psicologico dall’ andare oltre le vuote e ipocrite parole di solidarietà? Cosa avvertiamo di insufficiente, se non di ingannevole, in queste eclatanti e violenti manifestazioni di richieste di indipendenza da altre vicinanza, altre persone, altri modi di vivere, altre mentalità? Certamente, viste le recenti esperienze delle ” primavere arabe” possiamo appellarci al timore di una altra involuzione integralista e di altre guerre fra tribù curde, dato che già ora sono divisi in 5 o 6 partiti in contrasto fra loro. . Ma è solo anche questo timore a frenare gli Stati occidentali dal compiere una decisa scelta in loro supporto? . È mio modesto pensiero che oltre ai tanti validi motivi politici e strategici che fanno glissare i governi e ciascuno di noi da questo problema, ve ne sia uno che ha nome IDENTITÀ! E provo a spiegarmi. Tutta l’ Europa, per secoli si è dilaniata in guerre di identità etniche, territoriali, religiose, linguistiche, economiche, imperialistiche. Guerre fra stati, fra maggioranze e minoranze, fra monarchie e repubbliche, fra città, fra paesi, fra campanili. E tutte per rivendicare la propria identità, la propria LEGITTIMA identità, la propria SUPERIORE identità. E tutto questo per rifiutarsi di IDENTIFICARSI E INTEGRARSI con altri popoli, altre culture. Ed ora, dopo tanti secoli e divisioni abbiamo una Europa fatta di decine di stati appiccicati l’ uno all’ altro separati da ridicoli confini di carta ma ferree frontiere campanilistiche. Ma la Storia evolutiva del mondo, quella con la esse maiuscola, va ben oltre le piccinerie degli Stati e nostri singoli e ci forza, ci chiama a scoprire una nostra nuova identità di nome IDENTITÀ UMANA. E lo fa con armi che si chiamano: cambiamento climatico, inquinamento, esaurimento delle fonti alimentari, sovrappopolamento del pianeta, carestie, terremoti, nuove malattie, ecc… ecc… Tutto per stimolarci, forzarci, educarci a scoprire in ciascuno di noi di appartenere ad una unica e vera identità, la IDENTITÀ UMANA. E per questo imparare a INTEGRARE LE NOSTRE CULTURE E I NOSTRI SFORZI PER VINCERE LA GUERRA GLOBALE CHE INCOMBE SULLA IDENTITÀ UMANA. . Certamente esistono spettri dal nome GLOBALIZZAZIONE che ancora ci spaventano e spingono alla separazione, alla individualizzazione politica, economica, culturale, al pensare solo al proprio orticello ( Trump e Brexit docet), ma uno spirito attento al moto inarrestabile della evoluzione umana ha ormai avvertito che non può più avere alcun SENSO STORICO la affermazione di una IDENTITÀ separata che non sia INTEGRATA IN UNA IDENTITÀ MONDIALE. . Ecco, forse è per questo che nel fondo di ciascuno di noi avvertiamo, intuiamo, nelle, seppure e legittime lotte del popolo curdo, un certo stridore, un ANACRONISMO STORICO, che ancora non trova la parola per esprimersi col corretto termine di: GLOBALE IDENTITÀ UMANA. . Altre lotte, altre sofferenze, altre divisioni vedremo sino a che non un cannone o una bomba vinceranno la nostra cecità spirituale, ma un semplice pezzo di pane mancante dalla nostra tavola o un’ onda anomala che travolgerà i nostri castelli di gloria. . Ma le mie sono solo opinioni di un piccolo, sconosciuto, alieno. Altre riflessioni di epi: Ferlinghetti La Paura

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Francesco Cirillo - Iyelab

Francesco Cirillo

Le lame quelle affilate tagliano spesso,volentieri …a volte….quando capita,quando ci si medita e ci si pensa e ripensa su ovviamente. Quando i sensi sono concentrati altrove e si cerca di riportarli tutti ma proprio tutti,all’ unisono a colpire inconsapevolmente,ma con tutta la rabbia possibile e l’amore e l’odio di cui si è capaci,il nostro ,malgrado  tutto,obiettivo. Gli utensili e modalità sono vari tanti ,diversi, tutti,pochi,uno…quello che meglio  di altri abbiamo e sappiamo usare. C’è chi lo sa fare con leggerezza,chi sa portare la poesia e la leggerezza nel fetore più assoluto,nell’ oscuro buio del nero + assolutamente nero. E l’impegno politico può illuminare/si/ci con intelligenza,ironia,con mille colori,col bianco e il nero,con tutta la fantasia delle nubi e del cielo più azzurro. Francesco Cirillo è tutto questo….ci conosciamo poco io e lui ,e siamo diversi io e lui,ci unisce l’unico e strano e straordinario modo che hanno gli artisti per comunicare tra di loro e di essere al mondo,che abbatte molti muri,che abbatte tutti i muri,che colora là dove non c’è colore,che capisce là dove la comprensione è difficile e difficilmente può penetrare. Francesco è tante altre cose e persone e fa tante cose belle ed è molto sincero e coraggioso. E’nato a Diamante nel 1950 Link Link

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Video Esclusiva - Columns

Video Esclusiva

Dopo la nostra intervista a Gevona, ecco il suo primo videoclip, in anteprima per noi, dal titolo “Zou” che anticipa l’uscita del suo album d’esordio “Anni90”. Il video è stato realizzato utilizzando vecchie riprese del 2000 fatte da lui con una 8mm sulle alture di Cogoleto assieme a Stefano, amico e videomaker, con il quale, in quel periodo, stavano scrivendo un corto (scritto sul blocknotes che appare nel video andato poi perso). “Zou” è un brano fortemente collocato nella musica dance di fine millennio, da fare ritornare in mente le sonorità che spesso abbiamo disprezzato di quegli anni, un mondo, quella della discoteca, lontano anni luce dai palchi rock. Ma, a distanza di tutti questi anni, Gevona, riesce a trasportarci in quella epoca senza più pregiudizi e astio. Tutto “Anni90” è volto a farci fare quel viaggio. Un viaggio che potrebbe farci pure ballare.

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GRAZIE A TUTTI

Come preannunciato all’inizio dell’estate, l’attività di MetalEyes è cessata ufficialmente dal 31 agosto con la pubblicazione dell’ultima recensione. Il sito rimarrà comunque online ancora per un periodo non quantificabile (la cosa non dipende più da noi ma chi lo cura dal punto di vista informatico) e quindi chi vorrà potrà sempre avere accesso agli oltre tremila articoli ivi contenuti. Con l’occasione ribadiamo che, ovviamente, qualsiasi richiesta che ci perverrà non verrà più esaudita e che, di conseguenza, se non si risponde non è per mera scortesia ma sostanzialmente solo perché la notizia della nostra chiusura è di dominio pubblico da oltre due mesi e chi di dovere ha avuto tempo e modo d’esserne messo al corrente. Per quanto ci riguarda, sarà sempre un piacere presenziare ai concerti e ovunque ci sia “musica che gira intorno”, più avanti… chissà. Grazie di nuovo a tutti i voi per il sostegno fornitoci in questi tre anni.

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GAME OVER

A poco meno di 3 anni dal momento in cui MetalEyes ha mosso i primi passi è arrivato il momento di mettere la parola fine a questa avventura; paradossalmente questo avviene proprio in un momento in cui la nostra webzine si è ritagliata un suo spazio e con un numero di contatti in lenta ma costante crescita, ma non sono solo questi i parametri sui quali si devono basare le proprie decisioni quando arriva il momento di prenderle. Per noi tre (Alberto Centenari, Massimo Argo ed il sottoscritto), infatti, MetalEyes aveva da tempo cessato d’essere un hobby con tutti i crismi per trasformarsi in un vero e proprio lavoro non retribuito, un qualcosa forse di gratificante nei primi tempi, quando l’entusiasmo ha relegato in secondo piano qualsiasi aspetto negativo, ma che alla lunga ci ha imposto di fare i conti con il tempo sottratto alle normali attività quotidiane al di fuori del lavoro (quello vero). in buona sostanza, la creatura alla quale abbiamo dato vita ha finito per assumere il controllo delle nostre vite, dettandoci i tempi e facendoci percepire come un compulsivo obbligo quello che altro non sarebbe dovuto essere se non una libera scelta. Negli ultimi tempi abbiamo provato a ritarare i nostri obiettivi, ma questo non è valso, se non per poco tempo, a sgravarci di quella stanchezza, soprattutto mentale, che nel momento in cui è stata messa a fattor comune non ci ha lasciato altra scelta che la chiusura, dolorosa per certi versi ma liberatoria per altri. Del resto proprio il nostro spirito di servizio nei confronti degli appassionati musica e, di riflesso, dei musicisti in primis e poi delle etichette e delle agenzie che ci proponevano incessantemente materiale da recensire, ci ha portati a raggiungere livelli quantitativi (e si spera anche qualitativi) tali da impedire un possibile passo indietro. La gestione di un sito così strutturato, con centinaia di mail settimanali alle quali rispondere o dare seguito in un senso o nell’altro, la correzione delle bozze, la pianificazione delle uscite giornaliere, il feedback a tutti gli attori coinvolti dopo ogni recensione più altri annessi e connessi, necessitava ormai di qualcuno che potesse seguirne l’andamento a tempo pieno o quasi e visto che farlo gratis ha un che di masochistico, a meno che non si sia sgravati da impegni lavorativi, la decisione presa è stata inevitabile. L’innaturale senso di liberazione da noi provato in queste settimane in cui ci stiamo limitando a pubblicare poco per volta le recensioni ancora giacenti è stata la riprova di quanto tale scelta sia stata fin troppo a lungo procrastinata; inoltre, la possibilità di ascoltare nuovamente musica godendosela senza avere l’impellente necessità di scrivere una recensione è un qualcosa di impagabile … Questi tre anni di attività ci hanno lasciato in eredità comunque molte cose positive, a partire dalla possibilità di conoscere persone con le quali è nata una vera e propria amicizia o si è palesata una forma di reciproca stima sul piano personale; abbiamo avuto la possibilità di ascoltare dischi che, probabilmente, sarebbero sfuggiti ai nostri radar di comuni appassionati, ma abbiamo anche constatato come ormai l’offerta sia incommensurabilmente superiore alla richiesta, sia a livello discografico che sotto forma di eventi dal vivo. La scena rock e metal italiana, almeno per quanto riguarda quella ancora definibile underground, possiede un enorme potenziale dal punto di vista qualitativo ma deve far i conti con la realtà di una nazione in forte regressione dal punto di vista culturale (non solo musicalmente) e con un movimento che, invece di farsi coeso per avere maggior forza, è frammentato e afflitto da ripicche, gelosie e da tutto quel campionario di piccolezze che il maestro Battiato avrebbe liquidato con la frase “quante stupide galline che si azzuffano per niente” … Questo al netto di quei pochi che provano meritoriamente a valorizzare quanto viene prodotto all’interno della nostra nazione (porto ad esempio realtà come Facciamo Valere il Metallo Italiano di Silvia Agnoloni, Band Rock e Metal Italiane di Caterina Zarpellon ed il programma radiofonico Overthewall di Mirella Catena, al quale ho personalmente contribuito fino a qualche tempo fa con una rubrica settimanale) ai quali va tutta la nostra stima e l’incoraggiamento a proseguire su questa strada, nonostante spesso ciò rischi di sembrare un’impari lotta contro i mulini a vento. In conclusione, non possiamo che ringraziare Massimo Pagliaro, Davide Arecco e Michele Massari, che hanno collaborato con noi fino alla fine, e tutti coloro i quali ci hanno sempre sostenuto e gratificato con il loro apprezzamento (tra tutti cito Alberto Carmine di Doom Heart, al quale non verrà meno la nostra partnership, per quanto postuma, al suo festival previsto il prossimo 2 novembre), senza dimenticare Simone Benerecetti che, oltre ad essere l’anima di In Your Eyes (la nostra prima casa), ha progettato e seguito in questi anni la funzionalità del sito. A questo punto è sottinteso che tutto il materiale che ci verrà inviato non sarà più preso in considerazione: lo diciamo soprattutto ad uso e consumo di chi ha sempre optato per l’invio in formato fisico, cosa che ha pur sempre un costo, poco o tanto che sia. Più o meno fino a tutto agosto continueremo con qualche pubblicazione giornaliera di recensioni residuali, dopo di che torneremo a rivestire i nostri abituali panni di “normali” malati di musica; non sappiamo se il futuro ci riserverà qualche nuova avventura, assieme o singolarmente: di sicuro, almeno per quanto riguarda Genova e il Nord Ovest, ci troverete a qualche concerto o, comunque, in occasione di quegli eventi capaci di radunare tutte quelle persone che, come noi, considerano la musica molto più di un semplice passatempo. Grazie ancora per il vostro supporto. Stefano Cavanna English version A little less than 3 years from the moment in which MetalEyes took its first steps, the time has come to close to this adventure; paradoxically this happens in a phase when our webzine has carved out its own space and the number of contacts is in slow but constant growth, but these are not the only parameters to take a decision when comes the time to do it. For us three (Alberto Centenari, Massimo Argo and myself), in fact, MetalEyes had long ceased to be an hobby to become a real unpaid job, something perhaps gratifying in the early times, when enthusiasm has relegated any negative aspect into the background, but that later has saturated our free time outside of our job (the real one). In essence, our creation took control of our own lives, dictating the times and making us perceive as a compulsive duty what should have been just a free choice. In recent times we have tried to recalibrate our goals, but this has only raised for a short time that fatigue, mental above all, which when it emerged simultaneously has left us with this choice, surely painful but also liberating. Moreover our spirit of service towards music lovers and, consequently, of musicians first and then of labels and agencies that offered us incessantly material to review, led us to reach quantitative levels (and hopefully also qualitative ) such as to debar a possible step backwards. The management of a so structured site, with hundreds of weekly emails to answer or to sort out, the proofreading, the daily issues planning, the feedback to send to all the actors involved after each review and countless other aspects yet, needed someone who could follow the progress full-time or almost and, since doing so without remuneration has something of masochistic, unless one is completely free by other work commitments, the decision taken was unavoidable. The unnatural sense of liberation we felt in these weeks, in which we limited ourselves to publishing the still lying reviews, has been proof how this choice has been delayed for too long time; the opportunity to listen to music again without the urgent need to write a review is really priceless… These three years of activity have left us a lot of positive things, starting from the possibility to know people with whom a true friendship or a form of mutual esteem on a personal level was born; we had the chance to listen to records that probably would have escaped by our radar, but we also discovered that today the offer is immeasurably superior to the demand, both records and live events. Particularly, the Italian rock and metal scene, at least as far as the still definable underground is concerned, has enormous potential in terms of quality but has to deal with the reality of a nation in strong cultural regression (not only musically) and with a movement that, instead of becoming cohesive to have more strength, is fragmented and plagued by resentments, jealousies and all the pettiness that the master Battiato would have liquidated with the phrase “how many stupid hens that fight for nothing” … This net of those few who meritoriously try to exploit what is produced within our nation, such as Silvia Agnoloni’s Facciamo Valere Il Metallo Italiano FB page, Caterina Zarpellon’s Band Italiane

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