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Webzine dal 1999

Columns

Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

GAME OVER

A poco meno di 3 anni dal momento in cui MetalEyes ha mosso i primi passi è arrivato il momento di mettere la parola fine a questa avventura; paradossalmente questo avviene proprio in un momento in cui la nostra webzine si è ritagliata un suo spazio e con un numero di contatti in lenta ma costante crescita, ma non sono solo questi i parametri sui quali si devono basare le proprie decisioni quando arriva il momento di prenderle. Per noi tre (Alberto Centenari, Massimo Argo ed il sottoscritto), infatti, MetalEyes aveva da tempo cessato d’essere un hobby con tutti i crismi per trasformarsi in un vero e proprio lavoro non retribuito, un qualcosa forse di gratificante nei primi tempi, quando l’entusiasmo ha relegato in secondo piano qualsiasi aspetto negativo, ma che alla lunga ci ha imposto di fare i conti con il tempo sottratto alle normali attività quotidiane al di fuori del lavoro (quello vero). in buona sostanza, la creatura alla quale abbiamo dato vita ha finito per assumere il controllo delle nostre vite, dettandoci i tempi e facendoci percepire come un compulsivo obbligo quello che altro non sarebbe dovuto essere se non una libera scelta. Negli ultimi tempi abbiamo provato a ritarare i nostri obiettivi, ma questo non è valso, se non per poco tempo, a sgravarci di quella stanchezza, soprattutto mentale, che nel momento in cui è stata messa a fattor comune non ci ha lasciato altra scelta che la chiusura, dolorosa per certi versi ma liberatoria per altri. Del resto proprio il nostro spirito di servizio nei confronti degli appassionati musica e, di riflesso, dei musicisti in primis e poi delle etichette e delle agenzie che ci proponevano incessantemente materiale da recensire, ci ha portati a raggiungere livelli quantitativi (e si spera anche qualitativi) tali da impedire un possibile passo indietro. La gestione di un sito così strutturato, con centinaia di mail settimanali alle quali rispondere o dare seguito in un senso o nell’altro, la correzione delle bozze, la pianificazione delle uscite giornaliere, il feedback a tutti gli attori coinvolti dopo ogni recensione più altri annessi e connessi, necessitava ormai di qualcuno che potesse seguirne l’andamento a tempo pieno o quasi e visto che farlo gratis ha un che di masochistico, a meno che non si sia sgravati da impegni lavorativi, la decisione presa è stata inevitabile. L’innaturale senso di liberazione da noi provato in queste settimane in cui ci stiamo limitando a pubblicare poco per volta le recensioni ancora giacenti è stata la riprova di quanto tale scelta sia stata fin troppo a lungo procrastinata; inoltre, la possibilità di ascoltare nuovamente musica godendosela senza avere l’impellente necessità di scrivere una recensione è un qualcosa di impagabile … Questi tre anni di attività ci hanno lasciato in eredità comunque molte cose positive, a partire dalla possibilità di conoscere persone con le quali è nata una vera e propria amicizia o si è palesata una forma di reciproca stima sul piano personale; abbiamo avuto la possibilità di ascoltare dischi che, probabilmente, sarebbero sfuggiti ai nostri radar di comuni appassionati, ma abbiamo anche constatato come ormai l’offerta sia incommensurabilmente superiore alla richiesta, sia a livello discografico che sotto forma di eventi dal vivo. La scena rock e metal italiana, almeno per quanto riguarda quella ancora definibile underground, possiede un enorme potenziale dal punto di vista qualitativo ma deve far i conti con la realtà di una nazione in forte regressione dal punto di vista culturale (non solo musicalmente) e con un movimento che, invece di farsi coeso per avere maggior forza, è frammentato e afflitto da ripicche, gelosie e da tutto quel campionario di piccolezze che il maestro Battiato avrebbe liquidato con la frase “quante stupide galline che si azzuffano per niente” … Questo al netto di quei pochi che provano meritoriamente a valorizzare quanto viene prodotto all’interno della nostra nazione (porto ad esempio realtà come Facciamo Valere il Metallo Italiano di Silvia Agnoloni, Band Rock e Metal Italiane di Caterina Zarpellon ed il programma radiofonico Overthewall di Mirella Catena, al quale ho personalmente contribuito fino a qualche tempo fa con una rubrica settimanale) ai quali va tutta la nostra stima e l’incoraggiamento a proseguire su questa strada, nonostante spesso ciò rischi di sembrare un’impari lotta contro i mulini a vento. In conclusione, non possiamo che ringraziare Massimo Pagliaro, Davide Arecco e Michele Massari, che hanno collaborato con noi fino alla fine, e tutti coloro i quali ci hanno sempre sostenuto e gratificato con il loro apprezzamento (tra tutti cito Alberto Carmine di Doom Heart, al quale non verrà meno la nostra partnership, per quanto postuma, al suo festival previsto il prossimo 2 novembre), senza dimenticare Simone Benerecetti che, oltre ad essere l’anima di In Your Eyes (la nostra prima casa), ha progettato e seguito in questi anni la funzionalità del sito. A questo punto è sottinteso che tutto il materiale che ci verrà inviato non sarà più preso in considerazione: lo diciamo soprattutto ad uso e consumo di chi ha sempre optato per l’invio in formato fisico, cosa che ha pur sempre un costo, poco o tanto che sia. Più o meno fino a tutto agosto continueremo con qualche pubblicazione giornaliera di recensioni residuali, dopo di che torneremo a rivestire i nostri abituali panni di “normali” malati di musica; non sappiamo se il futuro ci riserverà qualche nuova avventura, assieme o singolarmente: di sicuro, almeno per quanto riguarda Genova e il Nord Ovest, ci troverete a qualche concerto o, comunque, in occasione di quegli eventi capaci di radunare tutte quelle persone che, come noi, considerano la musica molto più di un semplice passatempo. Grazie ancora per il vostro supporto. Stefano Cavanna English version A little less than 3 years from the moment in which MetalEyes took its first steps, the time has come to close to this adventure; paradoxically this happens in a phase when our webzine has carved out its own space and the number of contacts is in slow but constant growth, but these are not the only parameters to take a decision when comes the time to do it. For us three (Alberto Centenari, Massimo Argo and myself), in fact, MetalEyes had long ceased to be an hobby to become a real unpaid job, something perhaps gratifying in the early times, when enthusiasm has relegated any negative aspect into the background, but that later has saturated our free time outside of our job (the real one). In essence, our creation took control of our own lives, dictating the times and making us perceive as a compulsive duty what should have been just a free choice. In recent times we have tried to recalibrate our goals, but this has only raised for a short time that fatigue, mental above all, which when it emerged simultaneously has left us with this choice, surely painful but also liberating. Moreover our spirit of service towards music lovers and, consequently, of musicians first and then of labels and agencies that offered us incessantly material to review, led us to reach quantitative levels (and hopefully also qualitative ) such as to debar a possible step backwards. The management of a so structured site, with hundreds of weekly emails to answer or to sort out, the proofreading, the daily issues planning, the feedback to send to all the actors involved after each review and countless other aspects yet, needed someone who could follow the progress full-time or almost and, since doing so without remuneration has something of masochistic, unless one is completely free by other work commitments, the decision taken was unavoidable. The unnatural sense of liberation we felt in these weeks, in which we limited ourselves to publishing the still lying reviews, has been proof how this choice has been delayed for too long time; the opportunity to listen to music again without the urgent need to write a review is really priceless… These three years of activity have left us a lot of positive things, starting from the possibility to know people with whom a true friendship or a form of mutual esteem on a personal level was born; we had the chance to listen to records that probably would have escaped by our radar, but we also discovered that today the offer is immeasurably superior to the demand, both records and live events. Particularly, the Italian rock and metal scene, at least as far as the still definable underground is concerned, has enormous potential in terms of quality but has to deal with the reality of a nation in strong cultural regression (not only musically) and with a movement that, instead of becoming cohesive to have more strength, is fragmented and plagued by resentments, jealousies and all the pettiness that the master Battiato would have liquidated with the phrase “how many stupid hens that fight for nothing” … This net of those few who meritoriously try to exploit what is produced within our nation, such as Silvia Agnoloni’s Facciamo Valere Il Metallo Italiano FB page, Caterina Zarpellon’s Band Italiane

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D'ambra Sono I Tuoi Baci Scassati - Columns

D’ambra Sono I Tuoi Baci Scassati

Erano 3-6 ore che aspettavo di morire di senti e d’eroina quando all’improvviso ho sentito un rumore lì in fondo all’armadio. Mi sveglio da morto crepato e capisco che era un ratto famelico… Mi sono avvicinato e me lo sono mangiato ovviamente,perché non mi fa schifo nulla neanche me medesimo. Il richiamo del selvatico che è in te o meglio della bestia stramazzata di scopate in testa si faceva sentire sempre più spesso del solito è vero che l’eroina gioca con me ma anche con te che non ti sei mai fatto e strizzi l’occhio come una suora smaliziata e pervertita anzi e di più,ma mi ascolti scusami? Non è affatto piacevole sedermi qui e tu che mi fissi inebetito,si lo so neanche per te è un piacere ma sai a volte ci si illude o meglio non si ha nessuno con cui spettegolare e allora eccoci qui con le nostre banalità tritate da mille volgarità pessime come il tuo puzzo;oggi la macchina non mi partiva è ovvio che ci ha pisciato qualcuno come al solito,forse quella del palazzo accanto che proprio ci odia e ci segherebbe a pezzi ,eh però è una seccatura ogni volta che poi mi tocca chiamare il meccanico e sono soldi. Certa gente dovrebbe morire si eh se solo funzionassero le mie maledizioni,l’umanità tranne me e te escluso sarebbe estinta,sai che bello….nessuna rottura di balle ,vederti estinto,non il caro estinto in questo caso cioè te,nessun caro affatto,perché non sei stato caro mai per me. Vabbè la sincerità non è mai stato il tuo forte,ma farmele in faccia così senza nessun ritegno,sei un poveretto,questo sei,perciò si che auguro pure a te oltre che alla vicina che mi piscia la benzina adulterandola col suo ph acidissimo.Il mese prossimo è il mio compleanno e perciò quel cazzo di giorno mi prendo il permesso,ora ti dico quello che mi mangio ,allora non lo so ancora e mi stufo anche a farti morire d’invidia e di diabete che ce l’hai grazie al cielo,intanto non so neanche che faccio,l’ideale è starmene al letto davanti alla tv ad abbuffarmi,bere e drogarmi,questo è il programma,sul menù che cazzo ne so,voglio dolci,parmigiana,salami vari,e pecorino,patate,pasta alla carbonara.No musica non ne voglio no,solo bere e abbuffarmi. Se resta qualcosa te la lascio in frigo ok? Erano ragni rossi e grossi come patate quelli che avevo trovato sotto le lenzuola,li avevo uccisi quasi tutti a calci e tallonate,c’erano le lenzuola ridotte da vomitare ma ho dormito ,ci ho dormito dentro lo stesso ,sono troppo pigro e poi chi se ne frega domani le metto in lavatrice .E’ strano accorgermi solo ora di tutte le cose splendide che non ho vissuto con te.

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Intervista con L’esperimento del Dr. K: alle radici dell’horror punk

Nel 1958, diretto da Kurt Neumann per la 20th Century Fox, usciva negli Stati Uniti The Fly, prima versione cinematografica de La mosca, tradotta da noi in Italia come L’esperimento del dottor K. A quel mitico horror fantascientifico si ispira il quasi omonimo gruppo genovese, che ha pubblicato da pochissimo il suo primo lavoro, in formato CD + 45 giri. Un autentico gioiellino di horror punk che guarda ai Misfits di Glenn Danzig e alla gloriosa tradizione dei B-Movies americani anni Cinquanta e primi Sessanta, non senza poi un giusto orgoglio amorevolmente underground. I brani del singolo sono quattro e diventano sei nel compact, entrambi pubblicati dalla Flamingo Records di Genova (flamingorecords@outlook.com). I pezzi del quartetto sono di una notevole intensità e freschezza, genuinità e forza, essenzialità e bellezza. Abbiamo incontrato colui che è il fondatore e vocalist de L’esperimento, Dario Gaggero, per realizzare l’intervista che segue. Chi volesse intanto acquistare questo debutto, può rivolgersi al Disco Club di Genova, oppure scrivere a kleppini@gmail.com. Il tuo gruppo suona horror punk. Cosa sono per te horror e punk? ‘Horror Punk’ è una definizione di comodo che ho usato per far capire a un potenziale ascoltatore cosa avrebbe potuto aspettarsi, magari sbagliando. Non sono molto affezionato al termine e – francamente – non apprezzo particolarmente nessuno dei gruppi associati al genere. L’horror, in tutte le sue forme, è una mia grande passione sin dalla tarda infanzia; una passione che mi accomuna a molti degli amanti del metal, tra l’altro. Faccio parte della generazione che è cresciuta con Dylan Dog, Stephen King e H/M, quindi immagino di avere diverse affinità con i lettori di Metal Eyes. Persino la mia ‘iniziazione’ musicale è legata inscindibilmente al tema – la mia fascinazione adolescenziale con gli Iron Maiden parte dalle bellissime copertine degli album e dalle mille trasformazioni di Eddie. Se all’epoca mi accontentavo di quel che passava il convento (improbabili film dell’orrore su Italia 1, qualche raro classico che passava a tarda notte su Rai 3) col tempo ho visto (quasi) tutto il campionario horror disponibile – dal ‘Gabinetto del Dr.Caligari’ a ‘Cannibal Holocaust’, dai film messicani tipo ‘Santo vs. las Momias de Guanajuato’ al vituperato ‘Nekromantik’, da ‘Tempi duri per i Vampiri’ a ‘Le Facce della Morte’. Ancora oggi mi butto su tutto quello che trovo, nuovo o vecchio che sia: anche se molti fanno veramente pena e non hanno nessuna qualità redimente manco a cercarla col microscopio va benissimo così. A volte capita un tesoro inaspettato e ti ripaga di tutte le ore perse a guardare mostri di gomma e attori da film porno. Per fortuna alcune case specializzate stanno facendo uscire sul mercato italiano classici ‘minori’ dell’horror in edizioni curate e rispettose (penso soprattutto alle nostrane Home Movies e Midnight Factory). Diverso il caso per la letteratura di genere: a parte i superclassici tipo Edgar Allan Poe e H.P.Lovecraft – letti e riletti in italiano e in originale sino alla nausea – e l’occasionale ritorno a Stephen King e Clive Barker non mi sono tenuto particolarmente aggiornato e faticherei a citarti uno scrittore horror contemporaneo. Idem per i fumetti: gli unici che riesco a leggere con grande divertimento sono i vecchi classici della EC Comics. Arrivati al punk, invece, la cosa si fa più complicata: diciamo che per me è la forma più immediata, grezza e vitale di rock che si possa immaginare. Potrei dirti che del punk ho sposato solo l’estetica musicale ma non sarebbe completamente onesto, anche perché dipende di che punk stiamo parlando. Se da un lato L’Esperimento del Dr.K è effettivamente un gruppo distante dallo pseudo-situazionismo alla ‘épater le bourgeois’ dei Sex Pistols (seminali e mai abbastanza lodati, checché se ne dica), dalla rabbia barricadera di Clash e derivati o dal neofascismo di gente che non voglio manco citare (vergogna!), dall’altro è molto vicino all’autoproduzione, agli spazi autogestiti e al Do It Yourself che da sempre contraddistinguono l’etica – più che l’estetica – del punk come lo intendo io. A te le conclusioni. So che hai un grande amore per Misfits e Danzig… Nel 1990 ho comprato ‘Legacy of Brutality’ dei Misfits (una specie di compilation di inediti remixata e in parte risuonata da Danzig stesso) e la mia vita non è più stata la stessa! Spinto inizialmente da una fascinazione solo superficiale (ah, quelle foto dei Metallica!) sono stato risucchiato in un mondo misterioso e affascinante dal quale non sono più uscito. Quelle grafiche rubate ai film horror degli anni ’50, la voce alla Elvis, il basso distorto, le foto in bianco e nero…non riuscivo a sentire altro, parlare d’altro, pensare ad altro. All’epoca per uno come me – senza fratelli maggiori e con amici che ascoltavano tutt’altro – recuperare qualche straccio di informazione su discografie e formazioni è stato tutt’altro che facile e comprare tutto quello che vedevo (e potevo permettermi) era l’unica soluzione. Come unica arma avevo nel portafogli il ritaglio di un articolo scritto da Heintz Zaccagnini per Metal Shock e cercavo inutilmente di usarlo per orientarmi in un mare magnum di bootleg e live tarocchi. L’Esperimento del Dr.K è principalmente un mio tributo, a volte smaccato, ai Misfits e alla loro discografia. Credo fermamente che Glenn Danzig abbia creato una band senza precedenti e che il suo percorso artistico (pur con qualche appannamento, comprensibile in una carriera quarantennale) mantenga una cifra stilistica sorprendentemente valida e riconoscibile. Potete dire quel che volete sull’uomo e sul personaggio (e il suo prendersi molto sul serio a volte ha ottenuto esattamente l’effetto contrario) ma i suoi dischi sono veramente belli e la (mia) sensazione è che abbia fatto il cazzo che ha voluto sino a oggi, facendo anche un bel po’ di soldi. Non tutti i musicisti possono dire lo stesso. Vuoi raccontarci la vostra storia? La formazione originale de ‘L’esperimento del Dr.K’ (un trio con me alla voce e batteria) nasce nel 1997 o giù di lì. Non abbiamo mai inciso nulla e fatto un solo, disastroso, concerto. Ma l’idea di cantare i MIsfits in italiano o giù di lì mi è sempre rimasta nel cuore e dopo mille false partenze alla fine del 2017 ho tirato su una formazione nuova. La band oggi è composta da Matteo Pascotto alla chitarra, Stefano Pecchio al basso, Paolo Bottiglieri alla batteria. E da me alla voce, ovvio. Cosa rappresenta per voi questo disco? Per me è la concretizzazione di un sogno, realizzatosi grazie all’entusiasmo dei miei compagni di cordata e a quello – importantissimo – dei ragazzi di Flamingo Records che lo hanno co-prodotto e hanno investito tempo, denaro e tanta passione nel realizzarlo. I tuoi progetti passati e futuri? Anni fa cantavo nelle Formiche Atomiche (due album e un 7” all’attivo), un gruppo di pop-punk cantato in italiano che si è sciolto nel 2003. Dopo molte incertezze ho intrapreso la dura e difficile strada del blues: ho registrato un paio di dischi e collaboro tuttora con i Big Fat Mama (uno dei più antichi gruppi blues italiani, fondati nel 1979) e ho un mio progetto più vicino al rock’n’roll, gli Snake Oil Ltd (due dischi anche per loro). Mi piacerebbe registrare a breve un full lenght con L’Esperimento del Dr.K e farli suonare dal vivo il più possibile. Contattateci! Le vostre top ten? Invece di scriverti una roba noiosissima e dispersiva come i nostri dischi preferiti (4 x 10 = 40. Mi annoia il solo pensarci!) preferisco citarti i dieci dischi che ritengo più importanti per la realizzazione del nostro 7” d’esordio, in rigoroso ordine cronologico. The Doors: ‘Strange Days’ (1967) – Danzig come Evil Elvis? Evil Morrison, semmai! Avvolto da un’atmosfera cupa e decadente, dalla copertina circense in poi. Iggy & the Stooges: ‘Raw Power’ (1973) – proto-punk, proto-metal, proto-tutto. Il terzo album degli Stooges è un tale massacro sonoro che si fatica a ricordare l’anno nel quale è stato inciso. Ramones: ‘Ramones’ (1976) – che dire? Il capolavoro del punk rock e uno degli album più influenti di tutti i tempi. Brutale nella sua primitiva separazione basso/chitarra, perfetto nella sua reinvenzione del pop e molto più ‘artistico’ di quanto comunemente si creda. Damned: ‘Damned Damned Damned’ (1977) – dirompente esordio del quartetto inglese. Mai più così duri, mai più così efficaci. The Misfits: ‘Static Age’ (1978) – potevo barare e citare l’opera omnia, invece mi sono trattenuto. Uscito postumo nel 1997 questo rimane il loro capolavoro. The Cramps: ‘Songs the Lord Taught Us’ (1980) – Voodoobilly? Psychobilly? Imitati da molti ma mai eguagliati condividevano con i Misfits l’immaginario da b-movie anni ’50. Incredibili. Non se ne parla abbastanza. Bauhaus: ‘In the Flat Field’ (1980) – primo, ossessivo, album per Peter Murphy & co. Anche se nessuno lo dice non così distanti da certi Samhain, ad esempio. Undead! Undead! Undead! The Fuzztones: ‘Leave your mind at home’ (1984) – mini-album live per gli specialisti del garage-revival. Perfetto nella sua acida dissolutezza. Samhain: ‘Initium’ (1984) – terminata l’esperienza Misfits Danzig opera un netto cambiamento di rotta e dimentica le accelerazioni in odor di thrash metal di ‘Earth

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LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: AIRBORN

Grazie alla reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni domenica alle 21.30 su Witch Web Radio. Questa volta è il turno degli Airborn. MC Con noi Alessio Perardi voce e chitarra degli Airborn. Le radici della band affondano già negli anni 90. Ci parli degli inizi degli Airborn e da dove avete tratto ispirazione per il nome della band? La band è nata nel 1995 e l’ispirazione per il nome viene dal titolo di un brano di Mike Oldfield tratto dall’album Platinum. Il nucleo principale degli Airborn, composto da me, il bassista originale Alberto Leschi e il chitarrista Roberto Capucchio, è stato l’inizio di tutto. Dopodiché sono venuti i primi demo, la formazione completa col batterista Tony Serra e dopo qualche anno il debutto con l’album Against The World. MC Nel 2009 la band rinasce con una nuova line up. Quali sono stati i cambiamenti più significativi rispetto la formazione precedente? Dopo il nostro secondo album D-Generation la formazione ha subito l’unico cambiamento in quasi 25 anni, cosa abbastanza incredibile. Dall’album Legend Of Madog in avanti, entrano Domenico Buratti al basso e Roberto Gaia alla batteria. Una ventata di gioventù e una nuova sezione ritmica! Secondo me con questa formazione abbiamo trovato la combinazione perfetta sia a livello musicale che umano. Ormai da oltre 10 anni! MC Lizard Secrets – Part One è l’ultimo album da voi pubblicato nel 2018. Il titolo lascia presagire che ci sarà un seguito. Quali sono le tematiche contenute in quest’album? Come hai intuito ci saranno altri due capitoli di Lizard Secrets, infatti il progetto è pensato come una trilogia. Non si tratta di un vero e proprio concept, ma le canzoni hanno una filosofia di fondo simile e raccontano storie fantascientifiche o riflessioni sui problemi dell’umanità legati al futuro. MC Qual è il vostro approccio compositivo? Come nasce un vostro brano? I compositori principali siamo io e Roberto Capucchio, in media io scrivo 8-9 pezzi per album e lui 2 o 3. Solitamente da me arrivano i brani più melodici e da lui i momenti piú duri degli album. Ma non è una regola fissa che ci autoimponiamo, semplicemente sembra che le cose si sviluppino così in modo naturale. Gli arrangiamenti poi sono a cura di tutta la band e ognuno aggiunge un po’ del suo gusto e inventiva. MC Mi parli dell’artwork della copertina? Chi l’ha realizzato e a cosa vi siete ispirati? La copertina è stata disegnata dall’artista britannico Trevor Storey. Lui è specializzato in queste atmosfere cyberpunk ed è proprio quello che volevamo per l’album, anzi per gli album, visto che il misterioso uomo lucertola tornerà anche nelle prossime puntate. Siamo molto contenti della collaborazione con Trevor, è un grande artista e dona un gran valore aggiunto alla trilogia, sia con le copertine che con le illustrazioni all’interno del libretto. MC In uno spettacolo dal vivo quanto l’illuminotecnica del palco e i vari effetti influenzano lo show? Questa è una domanda interessante! Secondo me, molta. Il problema è che nel nostro genere, in cui si suona in piccoli locali o in festival, cioè con cambiamenti di attrezzature e situazioni tecniche notevolissimi, diventa difficile poter studiare uno spettacolo costante di luci per tutti gli spettacoli. Dal lato positivo, devo dire che la qualità degli impianti luce della maggior parte dei locali dove abbiamo suonato è quasi sempre molto valida. MC Sono previsti dei live in Italia in questo periodo? In estate ci chiuderemo in studio per finire le registrazioni di Lizard Secrets – Part Two, ma a settembre ripartiremo subito col nostro festival Born To Fly a Torino, con ottime band italiane e straniere e in seguito avremo qualche show con i nostri vecchi amici Iron Savior fra Italia e Germania. Notizie piú dettagliate arriveranno in seguito. Se passate dai nostri concerti, non fatevi problemi e venite a salutarci! C’è sempre tempo per una birra e due chiacchiere! MC Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi? Ti elenco un po’ di link sui social: http://www.facebook.com/airbornband http://www.youtube.com/airbornband http://www.twitter.com/airbornmetal http://www.instagram.com/airbornband …e il nostro shop online: http://airborn.bigcartel.com Grazie mille per questa chiacchierata e per l’occasione di parlare della nostra band!

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The Best Gigs Cost Five Bucks, Institute Live - Live Report

The Best Gigs Cost Five Bucks, Institute Live

Institute live at EKH, Vienna, Austria/31 Maggio 2019 È una calda serata di fine primavera quella in cui vengo accolto nella capitale austriaca; Vanja, mia storica compare di marachelle in provincia, stabilitasi da due anni al nord, viene a raccattarmi in stazione con l’indispensabile bicicletta rosa. Dopo il gossip di rito, le fresche notizie da portineria che porto in grembo dalla riviera, giungiamo in Rüdengasse (letteralmente “la strada delle cagne”), nel palazzo dove la “sister” condivide casa con una manciata di ragazzi e ragazze prevalentemente altoatesini. Giusto il tempo di sorseggiare un par de birrette (rigorosamente viennesi e in maxi-latta)di accomodamento che si fa ora di mondanità; non volendo sprecare nemmeno un istante di questa mia rara comparsata lontano dal focolare domestico, mi lascio trascinare in uno storico edificio occupato di Keplerplatz, l’E.K.H.. Entrati, preso d’assedio il giardinetto interno, apprendiamo di un fatto singolare: quella stessa sera suona uno dei gruppi più interessanti del nuovo punk a stelle e strisce, gli Institute from Austin, TX. I miei commensali non si sorprendono del mio malcelato entusiasmo, dicono: “You’re a fuckin music nerd, Puglia” e mi trascinano al piano di sopra dove si trovano due luoghi di grande interesse sociale, il bar e la minuscola ed oscura sala concerti. Attaccano gli americani. Dopo dieci secondi di rullate marziali siamo travolti da una miscela sonora unica e travolgente. Scampanellii chitarristici degni del Metal Box, varie attestazioni di stima verso Rikk Agnew e altro punk americano vedi i Flipper (il cui adesivo campeggia sul thunderbird del bassista), debito verso la nuova scuola wavepunk nordeuropea, vedi IceAge e Lower, la cui foga hardcore è però rimpiazzata dallo stilealbionico ’77 del cantante (frangetta, movenze epilettiche e rantolo irresistibili). Gruppo EXTRAORDINAIRE, per dirla con Arrigo. Notare che nonostante la violenza del sound gli uditori fossero molto focalizzati sulla musica e poco sull’attitudine, certamente travolgente, della band, ovvero, delle volte ho come l’impressione che basti sconfinare dal bel paese per trovare, a parità di contesto e ambiente, chi esca di casa per ascoltare della buona musica e non per scaricare le frustrazioni della working week in atti di violenza e virilità non dissimili dalle pratiche di chi si diverte a far cinghiamattanza. Comunque… mi ritrovo a fine live ancora ebbro di suoni mirabili e birre bianche a gridare che “(Post) Punk’s still alive!!!” tra l’imbarazzo e l’ilarità dei presenti. Compro una cassetta live (The Beat Session – Shout recordings, 2018) contenente una versione dilaniata di Pictures of Matchstick Men originally by Status Quo e torno a casa senza pive nel sacco. Il più bel live a cui mi sia capitato di assistere negli ultimi tempi mi è costato cinque euri e l’affluenza non superava i trenta cristiani, tutto questo nei giorni del Firenze Rocks e dei grandi festival. Rimango inamovibile nel pensare che quel tipo di format consti di una dimensione dispersiva e disumanizzante dell’esperienza live, che sia raro incontrare gruppi che non siano dinosauri semoventi del rock sui palchi grossi, quindi in ultima analisi, sparatevi voi e i fottutissimi Cure.   Readjusting the Locks by Institute

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METEORE: ALTAR - Meteore

METEORE: ALTAR

Un buon combo che offrì scampoli di buon Death nordico; produzioni di medio/basso livello, e capacità strumentali un poco sotto alla norma, non gli permise mai di emergere ed elevarsi sino a garantirsi un posto a fianco di Dismember, Entombed o Unleashed, nell’Olimpo del Death Metal Svedese.

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Primavera Sound  -  Report - Live Report

Primavera Sound – Report

A più di una settimana dal mesto ritorno a casa dopo quattro giorni intensi passati a Barcellona per il Primavera Sound rieccoci pronti a buttar giù delle memorie che sappiano raccontare in maniera esaustiva ciò che è stata questa edizione appena conclusa. Preciso che questo report, se di report si tratta, arriva così tardi perché nel frattempo il mio portatile ha smesso di esistere e quindi nel frattempo mi sarà capitato di veder scorrere nel mio feed decine di articoli riassunto sul tema, perciò mi sarebbe piaciuto dare a questo articolo un tono più catchy-paraculo come la roba che saltuariamente continua a uscire su Vice, ma purtroppo non ho superato i controlli di sicurezza con degli ovuli nel culo e anzi la droga che ho trovato lì è stata piuttosto deludente. Perciò andiamo con ordine: I concerti Sì, perché al netto di tutto il chiacchiericcio e le polemiche (cui talvolta prendo parte molto volentieri perché sono latentemente biscardiano) che puntualmente accompagnano il Festival, il Primavera Sound resta ancora oggi un evento mondiale in cui a essere assoluta protagonista è la musica, che con artisti e artiste di tutto il mondo occupa letteralmente la città per una settimana di concerti, concertini, produzioni mastodontiche e minimali, set attesissimi che si alternano a sorprese e delusioni, scelte dolorose e dj set fiume in attesa dell’alba. Passeggiando per il parco del Forum a inizio giugno nel primo pomeriggio si avverte davvero la sensazione che ci si trovi dinanzi a una realtà che sappia far coesistere mondi lontanissimi, senza mai scadere in un fastidioso sovrapporsi di voci e suoni: ogni realtà musicale ha il suo spazio in cui manifestarsi, davanti a una nutrita commistione di volti devoti, curiosi, attenti, talvolta troppo chiassosi che prendono parte alla cerimonia, in un flusso continuo di gente che da tutto il mondo pare essere lì per prendere parte a un rituale, in parte sfacciatamente pop ma senza strizzare troppo l’occhio alla pomposità del Coachella. Stiamo parlando di un festival in cui non è inusuale godersi in religioso silenzio una suite dei Necks (spesso presenti in Italia ma mai al Sud almeno negli ultimi anni), tra le più grandi band experimental jazz del mondo, che performano un unico brano di 45 minuti, per poi ritrovarsi in spiaggia a godersi un momento post aesthetic sulla spiaggia al Lotus Stage tra ragazzi fluttuanti tra glitter e bottigliette di acqua. Un momento si è in pace a godersi il sole con i Big Thief sullo sfondo e poco dopo si ondeggia in un Ray Ban gremito per una leggenda come Nas, che prende fiato, temporeggia, ma alla fine porta a casa il cuore di tutti i presenti. Una classifica finale a sto punto non credo abbia poi troppo senso, sia perchè appunto nel frattempo ne sono uscite decine e poi anche perchè essendomi perso parecchi show molto attesi, alcuni inspiegabilmente, Erykah Badu e Rosalìa su tutti, la mia versione sarebbe troppo parziale al pari dei commenti degli arab ex/b/erts sotto le fanpage delle squadre di calcio. Perciò mi limiterò ad elencare 5 momenti che per me hanno reso indimenticabile questa edizione: 1 – Janelle Monae Chi ha seguito le mie storie instagram non sarà sorpreso: Janelle è una vera regina del pop, insieme alle ragazze ha messo su un show davveRo totalizzante, trasversale, memorabile: ha fatto ballare tutti prendendosi la scena in modo sublime, tra Prince e Janet Jackson senza mai dare l’impressione di none Essere in fondo sè stessa, una delle più grandi performer contemporanee, in uno show che tra un cambio d’abito e l’altro ha saputo essere smaccatamente pop senza dimenticare tematiche politiche e sociali.   2 – FKA Twigs Nell’anno del New Normal e della parità di genere i primi due show che mi vengono in mente sono tutti al femminile e non credo sia un caso: se Janelle ci ha fatti divertire, Twigs ci ha fatti vibrare. Al Primavera Sound non è certo una novità quella di imbattersi in set mesmerizzanti alle 3 del mattino (Flying Lotus due edizioni fa coi i visual in 3d ne è un esempio calzante). Tra danze, abiti svolazzanti, copricapi piumati, impalcature e pure un momento per farci vedere quanto è brava con la spada (lo show che porta in tour è questo) l’artista formerly known as ha saputo catturare tutti gli occhi a sè con un live memorabile per sonorità, movimento e intensità, in un perfetto mix di trip hop (reminiscenze dei migliori Portishead) e sferzate di “archiana memoria”, ed io che l’avevo approcciata con un po’ di scetticismo perché al netto di nuovo materiale annunciato in uscita LP1 è datato 2014 e sappiamo come in questi anni dell’internet una settimana abbia ormai il valore di un decennio.   3 – Low Ciò che è passato in secondo piano durante le polemiche che hanno alimentato l’annuncio della Line Up e dell’abbattimento del gender gap per bocca del chiacchieratissimo claim New Normal è stata la cospicua presenza di artisti e band che negli anni hanno contribuito ad alimentare la fama del Primavera come festival alternativo tra i migliori al mondo, capofila in Europa almeno per una manifestazione di quella portata (solitamente 55k persone a sera, 12 palchi ecc). Anche quest’anno questa essenza non è venuta meno e così oltre ai riuniti Stereolab, Guided by Voices, i soliti (ma pare al solito impeccabili) Shellac e i forse un po’ spenti Built to Spill su tutti questa resterà l’edizione in cui i Low hanno saputo dominare con classe assoluta il Primavera Sound, ereditando il ruolo che fu degli Slowdive lo scorso anno, quando mi parve che una Golden Hair suonata a volumi impressionanti avesse spazzato letteralmente via tutto quanto c’era attorno. Visual minimale, set intenso, penetrante, con tutto il garbo che ci può essere nelle loro divagazioni noise, la storica band slowcore americana ha saputo ripercorrere tutta la carriera mettendo a nudo ancora una volta la nostra sensibilità.   4 – Sons of Kemet XL XL sta per quattro batterie ma a dominare al solito è stato il sax di Shabaka Hutchings, perso il giorno prima con i Comet is Coming e per questo imperdibile anche alle 4 del pomeriggio sotto un sole che avrebbe stuzzicato le fantasie di uno qualsiasi degli artisti itpop senza talento che ci tocca sorbirci in Italia in ogni discount. C’è stato quindi tempo per un’ora no stop di balli, preghiere e danze del terzo millennio, senza pause, senza timori, il corpo si è sciolto e si è completamente abbandonato sulle note di quelle che per me rimangono tra le canzoni più significative di questi anni infami in cui ci tocca aver timore di merdate come suprematismo e xenofobia.   5 – Suede Il Primavera Sound in definitiva è il festival del mio cuore anche perché passeggiando ci si ritrova per caso a imbattersi in pezzi di vite passate: così quando mi sono imbattuto in Brett Anderson che si issava sul pubblico sulle note di Life is Golden ho capito ancora una volta quanto un festival musicale è capace di farti sentire a casa anche tra migliaia di sconosciuti che vivono situazioni anni luce diverse dalle tue. Mai sottovalutare le conseguenze dell’amore, specie se gli Suede ti regalano un set così potente, graffiante, carico, chiuso ovviamente con una Beautiful Ones cantata in coro per completare la festa Quindi come è andata questa prima edizione New Normal? Per quanto mi riguarda il Primavera non ha fatto altro che proseguire egregiamente con un lavoro che porta avanti da anni, mettendo sempre la musica e chi la produce al centro di tutto, non sono mancate scelte che hanno creato qualche malumore ma al tempo stesso alla fine della festa scambiandoci i feedback e i saluti prima di metterci in fila in aeroporto siamo parsi tutti contenti. Se poi in un festival di questa portata si riesce per un attimo a mettere da parte l’eteronormatività si ha davvero l’impressione che per almeno una settimana all’anno (anche se in direzione hanno grandi progetti, durante le varie giornate sono stati annunciati altri due appuntamenti in Spagna e addirittura in California), il Primavera Sound Festival sia ancora il migliore dei mondi musicali possibili.

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ROCK ANNI 80

Rock anni ’80: guida definitiva ai brani essenziali e agli artisti chiave

Rock anni ’80: un’epoca d’oro per la musica Negli anni ottanta il rock h͏a͏ a͏vuto un cambiamento stupendo, andando dalle͏ sue basi punk e n͏uove a una forte esplosione di suoni più cantabili ͏e visivi, vista con ͏l’hair metal. Gruppi c͏ome ͏i Bon Jovi ͏e ͏Po͏ison hanno spinto il glam rock a nuovi livelli mescolando ritmi orecchiabil͏i con ͏testi che fe͏steg͏giavano la vita notturna e l’ ribellione giov͏anile. Q͏uesta era non era͏ so͏lo formata dalla musica ͏m͏a anc͏h͏e ͏da una apparenza͏ audace ed c͏olorat͏a che ha catturato nella m͏ente di milioni. L’effetto di MTV è stato molto i͏mpo͏rtant͏e per la ͏diffusione de͏lla musica rock anni ’80; il canale ha reso il videoclip musicale un forte strumento pubblicitario, facendo na͏s͏cere star come Michael Jackson e Madonna, che hann͏o usato bene questo͏ nuo͏vo ͏modo.͏͏ Ev͏enti importanti come il Live Aid ͏nel 1985 hanno mostrato come il rock può u͏nire la gente͏ per buone cause;͏ invece concerti famosi e festival ͏hanno r͏end͏uto d͏ecennio un’epoca d’oro. In ͏somma, gli anni ’80 hann͏o segnato un cambiato nel qua͏le i͏l rock ha preso la cultura pop in modo nuovo creando legami lunghi tra ͏artisti e fan. Artisti che hanno definito il rock anni ’80 Bon Jo͏vi ha ͏preso͏ lo ͏spirito del rock anni ‘͏80 con il suo s͏u͏ono dolc͏e e le pa͏role d’amore, div͏entando un simbolo del glam metal. Iniziato nel 1983, il gruppo ͏ha ͏a͏vut͏o fama co͏n l’al͏bum “Slippery When Wet”, che conta successi come “Livin’ on a Prayer” e ͏”Yo͏u Give ͏L͏ove a͏ Bad Na͏me”. La͏ forte voce d͏i Jon Bon Jovi e͏ le elettrizzanti͏ chitarre͏ di Richie Sambora hanno f͏at͏to un mix irresistibile che ha segnato una ge͏nera͏zi͏one.͏ Bruce Springsteen, spesso n͏om͏inato “͏Il Bo͏ss”, ha portato una profonda sto͏ria al rock degli anni ’80 con il suo fa͏m͏oso album “͏Born in͏ the U.S.A.”. Con canzoni come la title track e ͏”Da͏ncing in the Dark”, ͏ha guardato temi di lotta e spera͏n͏za, facendo ͏la sua musica non solo un divertimento ma anche un commento͏ sociale forte. I͏l suo modo, caratterizzato da una mescolanza di rock, folk e blues͏ ha inspirato molti artisti͏ e continua a s͏uonare oggi. I Guns N’ Roses, con il loro primo album ‘Appetite for Destructi͏on’, han͏no sorpreso la scena musicale con i͏l loro rock ruvido e provocatorio. Canzoni come͏ ‘Sweet Child ͏o’ Mine’ e ‘Welcome to the ͏Jungle’ ha͏n͏no mostrato la voce unica di Axl Rose e bravura di Slash alla chitarra dando vita a un sound che ha cambiato il͏ mondo del rock anni Ottanta. P͏ersone come il Def Leppard͏ hanno mixato note o͏recchiabili͏ e riff fori in album come “Hysteri͏a”, rendendoli protagonista͏ dell’epoca con canzoni ͏indimenti͏cabili ͏co͏me ‘Pour Some Sugar ͏on Me͏’. L’eredità del rock anni ’80 L’eredità del rock degli anni ’80 continua a͏ risuonare ͏forte͏ nella musica d’oggi, toccando generi da pop a͏ alternative. I͏l modo caratteristico di fare musica d͏i quel tempo, con le s͏ue͏ chitarre distorte e͏ melodie͏ semplici, ha lasciato un s͏egno chiaro. Cantautori come The Wee͏knd e Dua Lipa spess͏o prendono elementi sonori tipici del͏ rock degli anni ’80, creando un collegamento tr͏a p͏assato e pr͏esente. Le loro c͏anzoni ͏richiamano atmosfere nos͏talgiche mostra͏ndo quanto ͏sia profonda questa estet͏ica nel ͏panorama musicale attuale.͏ La forte fama del rock anni ’80 si vede n͏on solo n͏elle liste musicali dei giovani ma͏ anche nei film ne͏lle serie TV ͏e͏ bella͏ moda. Simboli come Madonna ͏e Prince sono mo͏strati in m͏odo nuovo, ispirando i giovani creativi.͏͏ Ques͏ta͏ riscoperta ͏non è solo un͏a cosa di nostalgia ma͏ ͏un riconoscimento͏ della forza del r͏ock anni’80 di toccare temi normali, da amore a ribel͏lione. Così mente͏ ritmi musica ͏cambia l’influsso che v͏enne in quel tempo è an͏cora forte mostrando la sua potenza durata ͏nell cultura pop moderna Approfondimenti sul rock anni ’80 Rock degli anni Ottanta è uno momento speciale e͏ com͏plesso,͏ pieno di nuova mu͏sica e cultur͏a pop. Per saperne ͏di più su que͏sti int͏eressante de͏cennio, ti sugge͏risco di leg͏gere “Rip It Up and Start Again: Postp͏unk 1978͏-͏1984” di S͏imon Reynolds; s͏tor͏ia che va ai͏ n͏ati͏ e al cam͏biamento del rock in un tempo diverso. Inoltre, video “The Decline of Western Civilization Part II: The Metal Years͏” dà͏ uno sguardo vero sul mondo rock metal degli anni ’80͏ prendendo l’essenza da era ͏ic͏oni͏ca P͏er chi guarda online, il sito “Rock’s͏ Backpages” è un tesoro ver͏o d͏i articoli da͏l passato e͏ interviste che͏ raccontano le storie dietro ai gruppi e ai c͏o͏ncerti che segno͏n͏o 10 anni. ͏Inoltre, il forum “Ultimate Classic Rock” è un bel posto per parlare con altri fan e tro͏vare n͏uove band ch͏e prendono dal rock anni ’80. Non s͏c͏ordat͏e d͏i andare s͏u blog come “The Rock and Roll Hall o͏f Fame” per sta͏re a͏ggiornati su even͏ti ͏e pr͏oblemi legati a questo tempo da legg͏enda. Chi fu il primo cantante rock? Difficile a dirsi! Il rock è nato da un mix di blues, country e rhythm & blues, quindi è impossibile individuare un solo pioniere. Figure come Chuck Berry, Elvis Presley e Little Richard sono tra i primi grandi nomi che hanno contribuito a definire il genere. : Quale fu la prima canzone rock? Anche qui, impossibile decretare un vincitore assoluto. “Rocket 88” di Jackie Brenston and His Delta Cats (1951) è spesso citata come una delle primissime tracce rock, ma il dibattito è aperto e include brani come “The Fat Man” di Fats Domino (1949) e “King of the Road” di Roger Miller (1964). Chi ha fatto la storia del rock in Italia? L’Italia ha una ricca storia rock! I pionieri includono nomi come Celentano e Little Tony negli anni ’60, seguiti da gruppi progressive come PFM e Banco del Mutuo Soccorso negli anni ’70. Negli anni ’80, la scena si è diversificata con band come Litfiba e CCCP, aprendo la strada a gruppi alternative rock come Afterhours e Marlene Kuntz.

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COMUNICATO

Quasi tre anni di attività intensa e qualche migliaio di recensioni pubblicate hanno consentito alla nostra webzine di ritagliarsi uno piccolo spazio nello sterminato universo di chi, dando sfogo alle proprie passioni, cerca di fornire un servizio agli appassionati di metal e rock. Il fatto che il nostro operato sia stato apprezzato anche da chi ne beneficia, direttamente o indirettamente ( parliamo quindi di musicisti, etichette e agenzie di promozione), ci ha portato nel corso dell’ultimo periodo ad essere letteralmente inondati da una quantità di materiale da recensire tale che, per potervi far fronte, sarebbe necessario avvalersi di almeno una quindicina di prolifici collaboratori e di un editor che avesse la possibilità di svolgere la sua attività a tempo pieno. Così non è, e la condizione necessaria per proseguire la nostra avventura senza snaturarci e, soprattutto, far sì che il tutto resti un impegnativo ma piacevole hobby, è quella di ricalibrare gli obiettivi in maniera più realistica e confacente alle nostre possibilità. Pertanto, a partire da oggi, il nostro focus sarò rivolto quasi esclusivamente alle recensioni, lasciando spazio alle interviste solo per quanto riguarda quelle tratte dalla trasmissione Overthewall, in onda settimanalmente su Witch Web Radio, alla quale peraltro collaboriamo con una nostra rubrica; quindi non pubblicheremo più video o news di varia natura, salvo ovviamente eccezioni qualora lo si ritenga necessario. Sporadicamente potremo pubblicare annunci di eventi live dei quali saremo partner, oppure articoli retrospettivi o altro ancora ma senza che questo ci vincoli in alcun modo rispetto a qualsiasi tipo di richiesta. La cosa più difficile è però scegliere quali dischi recensire, perché quelli che vengono trattati sono solo una minima parte rispetto a quanto ci viene proposto e quando la richiesta supera la capacità dell’offerta è necessario fornirsi di opportuni criteri di selezione; in questi anni abbiamo pensato che fosse giusto e naturale dare prioritariamente  spazio ai gruppi e alle etichette italiane ma questo, alla fine, ci ha fatto perdere di vista l’obiettivo primario di MetalEyes che è invece quello di divulgare a prescindere musica che sia di qualità e che, soprattutto, dia anche soddisfazione a chi deve scriverne. In fondo non c’è nulla di più universale della musica e adottare un mero criterio geografico per scegliere cosa recensire si rivela quanto mai limitante, fermo restando che per ovvi motivi le produzioni provenienti dal nostro paese godranno sempre e comunque di un’attenzione particolare, come è normale che sia. Invitiamo, quindi, chiunque voglia sottoporci del materiale musicale per una recensione ad inviarci, senza particolari preamboli, un promo digitale scaricabile all’indirizzo e-mail stefano.metaleyes@gmail.com . Il riscontro è probabile ma non assicurato, quanto meno non lo sarà in tempi rapidi, ma sicuramente un lavoro meritevole avrà molte più possibilità d’essere recensite. Tanto vi dovevamo al fine di rendere trasparente un modus operandi che, non dovendo rispondere ad alcun editore od inserzionista pubblicitario, ci consente di effettuare le nostre scelte in totale autonomia e libertà. Lo staff di MetalEyes

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Dischi Dell’anno 2018 Di Iyezine - Columns

Canzoni italiane anni ’80: viaggio nella musica underground e alternative

Oltre le hit: scoprire la scena underground degli anni ’80 Un metodo buono per trovare nuova musica elettronica è seguire piattaforme di streaming che hanno playlist fatte con cura. Servizi come Spotify͏ e Apple Music ͏hann͏o spazi dedicati ai generi nuov͏i, do͏ve p͏uoi͏ tr͏ovare ͏artisti ͏di͏ musica elettr͏onica meno not͏i ma molto b͏ravi. N͏on fermarti ai͏ brani p͏iù comuni; ͏guarda le segnalazioni e i mix sug͏geriti da espert͏i nel ramo͏, che ͏spesso contengono g͏i͏oielli nascos͏ti pronti a stupire il tuo orecchio. Inoltre, vi invitiamo a tuffarvi in generi vari dentro la musica elettronica. Prova a ͏guar͏dare stili co͏me dow͏ntempo, ambient o ͏tecno minima͏le: qui potresti trovare artisti inno͏vati͏vi che spostano i͏ limi͏ti della creatività. Per ini͏zia͏re͏ il vo͏stro viaggio s͏onoro andate a iyezine.com,͏ dove ci sono playlist scelte da professionisti che ͏possono aiutarvi t͏raverso un mond͏o ͏sonoro pieno e vivo. Sii ape͏rto alle nuove sonori͏tà e lasciati ispirare da͏lle vibrazioni speciali d͏i quel͏li artisti di mus͏ica elettronica!Un buon modo per trovare͏ nuova mus͏ica elettroni͏c͏a è seg͏uire siti di ͏musica che hanno͏ playlist scelte͏. Serviz͏i co͏me Spotif͏y e A͏pple Musi͏c hanno pa͏rti per gli stili ͏nasc͏enti dove puoi trovar͏e a͏rtisti che fanno musica elettronica meno noti ma molto bra͏vi.͏ No͏n rester͏e solo a͏lle canzoni più comuni͏;͏ prova le i͏n͏d͏icazioni e i mix fatti da esperti di questo camp͏o ch͏e sp͏esso prendono gemme nascoste pronte a colpire͏ il tu͏o orecchio. Anche, ti invitiamo a tuffarti in generi diversi nella musica elettronica. Prova a guardare stili tipo il downtempo, l’ambient o la techno semplice dove potresti trovare artisti nuovi che spingono i bordi della creatività. Per com͏inciare il tuo viaggi͏o sonoro vai su iyezine.com dove ci sono playlist scelte da esperti del campo che t͏i possono aiutare a passare tra un univers͏o sonoro pieno e vario. Sii ape͏rto a nuove sonorità e fati͏ ispirare dalle vibrazioni uniche di ques͏ti artisti di mu͏sica elettronica! L’influenza della cultura underground sulle canzoni italiane anni ’80 Negli anni ’80, la cultura underground italiana ebbe una profonda influenza sulla canzone italiana dell’epoca, fondendo sonorità innovative e testi provocatori. Artisti come CSI e Marlene Kuntz catturarono l’essenza di quell’epoca, dove cinema, letteratura e arte visiva si intrecciavano per creare una narrazione alternativa. Le loro canzoni non erano semplici melodie, ma veri e propri manifesti di una generazione irrequieta, che riflettevano le tensioni sociali e politiche del tempo. Con il loro stile eclettico, i Bluvertigo combinavano elementi dal rock al pop, integrando l’estetica underground in brani indimenticabili. Locali come il famoso “Caverna Club” di Milano ed eventi come il “Villa Arconati Festival” erano importanti punti di riferimento per la scena musicale emergente. Questi locali offrivano una piattaforma per artisti emergenti e creavano un’atmosfera vibrante in cui la musica si fondeva con altre forme d’arte. La fusione di performance dal vivo e installazioni artistiche rendeva questi eventi unici e contribuiva a plasmare un’identità culturale che risuona ancora oggi nella musica contemporanea. L’eredità di quel decennio rivive nella canzone italiana degli anni ’80, che ha segnato un periodo di sperimentazione e liberazione creativa. Le canzoni italiane anni ’80 che hanno fatto la storia dell’alternative Negli anni ’80, la canzone italiana visse una gestazione creativa, dando vita a una scena musicale alternativa che influenzò non solo l’Italia, ma anche la scena internazionale. Uno dei brani più rappresentativi fu “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano, un inno alla libertà e all’indipendenza, la cui ironia e critica sociale trovarono eco in molti giovani dell’epoca. Anche “Emilia Paranoica” dei CCCP Fedeli alla linea lasciò un segno indelebile, un brano che incarnava l’inquietudine esistenziale e la ribellione, fondendo il punk con la tradizione musicale italiana in modo inedito. Un altro capolavoro fu “Punk” dei Litfiba, che catturò l’essenza del rock alternativo con il suo sound ruvido e i testi provocatori, anticipando il movimento grunge che stava per affermarsi negli Stati Uniti. Con “Siberia”, i Diaframma gettarono le basi per lo stile della New Wave italiana, creando un’atmosfera malinconica che parla di solitudine e introspezione. Questa playlist non è solo una raccolta di canzoni dell’Italia degli anni ’80, ma un viaggio attraverso un’epoca di cambiamenti culturali e sociali, in cui la musica alternativa ha trovato voce con un linguaggio audace e innovativo.     L’eredità degli anni ’80 nella musica italiana contemporanea La musica underground italiana degli anni ’80 ha gettato solide basi di tradizione che continuano a influenzare la scena musicale contemporanea. Artisti come I Cani e i Ministri attingono direttamente alle sonorità e ai temi di quel periodo, fondendo punk, new wave e synth-pop con una sensibilità moderna. La natura ribelle e introspettiva della canzone italiana degli anni ’80 risuona ancora nei testi di band come gli Ex Otago e nella musica elettronica di artisti come i Cosmo, che reinterpretano le atmosfere del periodo con una nuova prospettiva. Riscoprire la musica underground italiana degli anni ’80 non è solo essenziale per comprendere le radici della nostra cultura musicale, ma anche per dare voce a una generazione che ha osato sfidare la tradizione. Le sonorità di quel periodo rappresentano un’eredità da custodire, poiché offrono spunti di riflessione su temi come l’identità, la critica sociale e l’emarginazione, ancora presenti oggi. In questo senso, la scena musicale contemporanea diventa un ponte tra passato e presente, dove nostalgia e creatività si fondono per dare vita a nuove forme di espressione che continuano a scuotere il cuore del pubblico.

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