Recensione : Paul Janoschka – Trio

Tre moschettieri che alle avventure e ai duelli preferiscono un jazz tranquillo e raffinato. Paul Janoschka guida una squadra infallibile in "Trio", inno alla quotidianità e alla bellezza di fare musica senza pensarci troppo.

Paul Janoschka - Trio

Paul Janoschka intitola il suo album di debutto “Trio”. Tre per tre fa nove, come le tracce del disco, tre pianoforti diversi (o forse più?) su cui compone tutte le tracce, tre singoli estratti prima dell’effettiva uscita del progetto. Il numero tre ricorre tra le note, gioca tra le dita di Janoschka mentre scorrono sui tasti, prende la rincorsa e si lancia. Cade tra le corde della chitarra e sui piatti della batteria dei suoi compagni di squadra che compongono il trio che dà il titolo all’LP. Insieme suonano un jazz strumentale divertente, a tratti più serio, ma soprattutto leggero, su cui diventa facile dimenticare i problemi. 

Nato e cresciuto a sud-ovest della Germania, Paul Janoschka prende lezioni di pianoforte classico dal padre da piccolo, poi con l’acclamato professore Jörg Schöllhorn da adolescente, poi all’Università di Musica e Arti dello Spettacolo di Mannheim da quasi adulto. Inizia a produrre i suoi primi beat jazz e hip hop, a cui lavora durante gli anni del City College di New York. È qui che, insieme all’amico di lunga data Jonas Esser, batterista, incontra Simon Willson, bassista. Su Endectomorph Music, la squadra si battezza “Trio”, e dà lo stesso nome alle composizioni da loro firmate. Nove tracce dai titoli più disparati e comici, ispirati alla vita di ciascuno di loro, alla quotidianità. È qui che risiede la bellezza del disco: Janoschka e i suoi moschettieri non vanno alla ricerca di temi importanti, ideologie per cui combattere, slogan da annunciare. Il centro dell’attenzione non è il loro campo di gioco. Preferiscono fare da colonna sonora alla vita di tutti i giorni; e come la vita, la musica a volte va piano altre veloce, a volte è accompagnata da una batteria squillante altre da una corda di basso malinconico.

Janoschka è un po’ jazz, un po’ funky, se si ascolta bene c’è anche un classicismo sbruffone, giusto a dimostrare che di quelle dita che si muovono veloci se ne intende. Ha studiato con Kevin Hays e Fred Hersch, teoria e pratica non gli mancano di certo. Quella che non viene insegnata, l’emozione di fare musica per davvero, la si può ritrovare nelle sessioni più intime di Robert Glasper, o tra le note dell’ultimo, maestoso album di Sofiane Pamart. Esempi da cui “Trio” mantiene le distanze, per rimanere in una nicchia più leggera e consueta, sullo sfondo piuttosto che al centro, amico piuttosto che severo insegnante.

Il primo brano è “Edits”: inizia come un allegretto spedito, per trasformarsi in un caos variopinto messo in riga dal basso di Willson; “2 30” segue la stessa linea allegra e spensierata. “101 West 85th Street” traduce la solitudine del periodo Covid alla perfezione. Delinea un volto spiattellato contro la finestra per guardare fuori, consapevole di non poter lasciare la propria casa intrisa di un’aria pesante. Non so chi sia la Sofia di “Jonas & Sofia”, ma mi piace immaginarla come la protagonista di una notte romantica alla Before Sunrise, la luna che lascia il posto all’alba tra le note veloci del pianista.  “CMD” è tetra, misteriosa, Janoschka esprime un sentimento con poca chiarezza, qualcosa talmente in fondo al suo inconscio da non riuscire a raccontarlo del tutto. Le spazzole sui piatti della batteria rendono il suono paludoso, aggiungono la nebbia alla melodia inquietante del pianoforte. La maestria nel jazz dei tre viene fuori nel ritmo bop di “My Friend Jojo”. Il pianoforte sembra prendere in mano la situazione e rappare su basso e batteria, come in una sessione di scat. 

In un mondo di musicisti impegnati, temi da trattare con urgenza e significati politici nascosti tra le righe, ascoltare pura e semplice normalità diventa uno sforzo necessario. “Trio” si pone l’unico obiettivo di intrattenere, fare compagnia mentre si vive la giornata. Io per primo ho messo il CD, dalla grafica stupenda, e l’ho ascoltato in loop per più di due ore mentre passeggiavo per casa distraendomi da cosa dovessi realmente fare. E nemmeno per un attimo mi sono accorto che le tracce si ripetevano una seconda, terza, quarta volta, come se ci fosse ogni volta qualcosa di nuovo da scoprire. Più jazz così, più musica da vivere e non da pensare.

 

Paul Janoschka – Edits

Paul Janoschka – Trio trakclist

  1. Edits 05:13
  2. Some Wasabi 0:53
  3. Another One 05:28
  4. 101 West 85th Street 05:03
  5. 2 30 06:07
  6. Jonas & Sofia 04:33
  7. CMD 04:22
  8. My Friend Jojo 03:23
  9. Outro 01:18

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