Intervista Darkhold

I lombardi Darkhold sono uno dei migliori gruppi italiani e non solo, di thrash ed heavy metal, il loro ultimo disco “Centuries of Purgatory” su Nadir Music è un gran bel disco metal a trecentosessanta gradi, e abbiamo avuto la possibilità di parlare con Claudio dei Darkhold, grazie a Trevor di Nadir Music.

Ciao, ci potete raccontare la genesi e una breve storia del vostro gruppo ?

Claudio: la band viene fondata nel 2021 come naturale prosecuzione del progetto tributo ai Testament chiamato The Preachers, fondato nel 2015; nata da un’idea mia e di Eros Mozzi, rispettivamente ex cantante ed ex chitarrista solista dei death-thrasher Methedras, e completata la formazione dal chitarrista ritmico Giovanni Casagrande (ex Syndrome), dal bassista Giuseppe Celeste (ex Syndrome e Self Disgrace) e dal batterista Jacopo Casadio (ex Nefastis), questa combo pubblica il 31 marzo 2023, sotto Ghost Records Label, il debut album TALES FROM HELL, che con le sue 9 tracce ripercorre la risalita dai gironi infernali danteschi di famosi personaggi delle fiabe, la cui ricerca di pentimento per i peccati commessi è l’unica speranza di redenzione da una dannazione eterna.

Questo permette alla band di calcare molti palchi italiani, tra cui quelli di Bloodfeast 2023, Isola Rock 2024, Metal For Emergency 2024 e Rock Inn Somma 2025, e in contemporanea di creare i brani che sono andati a far parte del successivo capitolo discografico, “Centuries of purgatory”, pubblicato il 26 giugno 2026 sotto l’etichetta Nadir Music degli amici Trevor e Tommy dei Sadist: i 9 brani del nuovo album sono radicati nei peccati della quotidianità umana e nella paura delle loro conseguenze, proiettando la band verso un percorso tutto nuovo ma sempre marchiato a fuoco dalle sonorità che l’hanno fatta amare dai fan, tanto da poterlo già presentare all’edizione 2026 di festival italiani molto importanti come Luppolo In Rock e Rock And Bol.

Come nasce l’ultimo disco “Centuries of Purgatory “ ?

Claudio: “Centuries Of Purgatory” rappresenta la naturale evoluzione della band, delle persone che la compongono e della musica che creano, con lo scorrere della vita quotidiana, vero perno di tutto l’album. Se Tales From Hell definiva l’Ucronia di un passato fantastico immerso in una visione infernale dell’esistenza, questo nuovo album è letteralmente radicato nell’Agonia di un presente asfissiante e malato: i Peccati non sono più attribuibili a possibili scelte sbagliate a seconda di strade diverse intraprese ma sono paurosamente ancorati a decisioni volute, giornalmente perpetrate perché contemporaneamente schiave e dominatrici del relativo Peccato, che non a caso in Purgatorio viene chiamato e ben definito come Vizio. Un Vizio è chiaramente di base un Peccato ma è ancora più subdolo perché è ragionato, voluto, temuto, desiderato; un “Odi Et Amo” dal quale non ci si riesce a liberare. A livello personale negli ultimi anni siamo cambiati, abbiamo affrontato la quotidianità delle nostre vite, con i loro problemi e le loro sfide, abbiamo visto fare la stessa cosa al mondo che ci circonda, e quindi oggi come non mai il Purgatorio e suoi Vizi strisciano indisturbati sulla Terra senza freno alcuno; tutto ciò è decisamente marcato sia nei testi sia nella musica di “Centuries Of Purgatory”, nel quale contemporaneamente si possono trovare energia e disperazione, volontà e arrendevolezza, tutto comunque subordinato a una enorme Paura di base.

Quali sono le vostre influenze musicali ?

Claudio: i Darkhold nascono musicalmente e storicamente in tempi recenti per il pubblico, ma nella nostra concezione vengono strutturati idealmente già nel 2015, quando ormai liberi dai vincoli musicali della nostra precedente band io e il chitarrista solista Eros, con il quale condivido gioie e dolori da ormai 26 anni, abbiamo deciso di non appendere gli strumenti al chiodo o ammorbidirci causa “vecchiaia”, ma piuttosto abbiamo alzato l’asticella tecnica e creativa coinvolgendo in pochi giorni Giuseppe, Giovanni e Jacopo in un progetto tutt’ora unico e inimitato in tutta Europa, cioè una band tributo ai Testament chiamata The Preachers, che è stata congelata per un po’ ma con la quale a breve faremo nuovi concerti. Ciò la dice ovviamente lunga su quanto la band californiana sia molto presente nella nostra formazione: un perfetto mix di thrash, heavy e groove che abbraccia più sfumature valorizzandole tutte ai massimi livelli, si tratti di brani veloci e tirati, di composizioni ritmate e cadenzate o di ballads dall’alto potenziale emotivo; testi mai banali ma carichi di approfondimento, ironia e visione chiara di ciò che il mondo rappresenta in ogni sua epoca, e si sta parlando di una realtà musicale in ambito metal che è in giro da 40 anni e ancora oggi ha parecchio da insegnare sia su disco sia dal vivo. Noi non siamo e non saremo mai i Testament per ovvi motivi, né ne siamo la versione italiana, sarebbe un onore troppo grande, ma abbiamo di certo imparato molto dal loro modo di intendere la musica metal, ovviamente mettendoci la nostra personalità, le nostre sfumature e il nostro gusto, tutte caratteristiche che i miei compagni di band sanno esprimere decisamente molto bene, sia su disco sia dal vivo.

Questo vostro ultimo lavoro è veramente cupo e pesante, risente del vivere in questi tempi ?

Claudio: i 7 Vizi Capitali, che per la precisione sono Superbia, Invidia, Ira, Accidia, Avarizia, Gola e Lussuria, sono qui sviscerati in modo rigoroso e rispettoso della visione cronologica dantesca ma sono pennellati su persone reali, di mia precisa conoscenza, e sono tasselli di una escalation peccaminosa senza eguali, proprio perché vera e tangibile, quindi ancora più spaventosa di una “favola infernale” della buonanotte che ti lascia una morale e una speranza; in “Centuries Of Purgatory” non c’è speranza e soprattutto non ci sono né morale né etica, c’è solamente, si fa per dire, la malsana consapevolezza dei propri Peccati e della propria umana disumanità al servizio del Peccato puro. La realtà odierna, il “vivere in questi tempi”, ci offre su un piatto d’argento, sotto ogni più disparata forma, strisce bianche già tagliate di tonante arroganza, viscerale invidia, incontrollabile ira, disarmante pigrizia, avida avarizia, onnivora fame e incatenante piacere carnale; un vortice di estremismi che ti risucchia sempre più giù, sempre più solo, senza nulla a cui aggrapparsi per riprendere fiato, e qui i miracoli non esistono…

Vi ispirate alla realtà di tutti i giorni o siete più inclini al fantastico ?

Claudio: in questo album, rispettando la costruzione dantesca del Purgatorio, vengono vissuti in 9 tracce i 7 Vizi Capitali, il vero cuore di tutta l’opera, protetti da un Antipurgatorio iniziale e da un Paradiso Terrestre finale, e il tutto è vissuto come un nuovo viaggio nei meandri più oscuri ma terribilmente tangibili della perversione e dell’animo dell’umanità. Una umanità familiare: quella del vicino di casa, dell’amico, del parente stretto; quella che si può toccare, vivere, respirare, subire; quella per cui può cambiare tutto, nel bene e nel male, e che a sua volta ti cambia dentro, nel profondo; quella che non ti lascia scampo, perché ne sei schifato ma anche attratto, senza possibilità alcuna di sottrarti a essa. C’è una inesorabilità di fondo che è disarmante, una dipendenza incontrovertibile, una impossibilità di disintossicazione talmente palese che pare di stare con le gambe bloccate nel fango fino alle ginocchia: una situazione talmente critica dalla quale, per liberarsi, si è inevitabilmente obbligati a lasciare indietro per sempre qualcosa di sé stessi, pagando un prezzo inimmaginabile.

Quali sono le opere artistiche che vi influenzano di più ?

Claudio: in verità siamo 5 menti completamente diverse fra di noi, influenzati tanto dal cinema quanto dal teatro, tanto dallo sport quanto dalle rievocazioni storiche o fantasy, tanto da pittura e scultura quanto da diversi generi musicali, tutti fondati su gusti differenti e visioni diverse della vita, come approccio o pensiero generale; non nascondo che i dibattiti siano sempre accesi, ed è ciò che crea inaspettatamente e in modo imprevedibile la nostra influenza, quella che in modo poi naturale crea il nostro percorso originale musicale e lirico, senza la paura di osare e di differenziarsi in ambito metal, dove si rischia spesso e volentieri, molto facilmente, di essere velocemente etichettati, catalogati e archiviati nel calderone generale, a ogni livello.

Siete lombardi, ci potete consigliare qualche gruppo metal delle vostre parti ?

Claudio: nomi precisi ne avremmo tantissimi ma dovrei farti un elenco infinito e sicuramente dimenticheremmo qualcuno; sono sulla piazza da 29 anni ormai, di band validissime ne conosco davvero tante ma sono sicuro che tante ne citerei quante tante colpevolmente ne dimenticherei; però la mia verità sta nel fatto che ognuna di quelle che ho conosciuto, ascoltato e con cui ho condiviso o meno il palco, e non solo lombarde quindi, abbiano avuto e abbiano tutt’ora qualcosa da dire, pur se rimaste in un ambito underground, tanto pieno di rabbia e contraddizioni quanto carico di arte e talento, ma comunque sempre vivo e pulsante, per questo invito chiunque voglia davvero capire questo sottobosco a vivere i concerti, a usare intelligentemente i social per confrontarsi musicalmente e testualmente con queste realtà, non semplicemente per incontrarsi fugacemente dal vivo, farsi un selfie o bersi delle birre in compagnia, cose che ovviamente ci stanno eccome per carità, alla grande, ma che non dovrebbero essere le uniche cose da voler condividere con chi fa musica metal in Italia oggi.

Progetti futuri ?

Claudio: per ora siamo molto concentrati sulla nostra recentissima nuova uscita discografica e la sua promozione social e live, con interviste scritte e/o video e ovviamente concerti ovunque, si spera, perché la dimensione dal vivo ci permette di far vivere al pubblico il messaggio che ogni nostra canzone vuole trasmettere; non so quando inizieremo il processo per il prossimo album, è decisamente impensabile stabilirlo adesso e anche decisamente prematuro, nonostante ci siano già da tempo molte idee e una linea sia stata tracciata in tempi lontani, ma come dicevo prima l’imprevedibilità è sempre dietro l’angolo, così come le idee costruttive, così come vorremmo che il miglior progetto fosse vedere più gente possibile nelle sale concerti per riscoprire l’importanza dell’interscambio reciproco tra artista e ascoltatore, magari le parti si potrebbero tranquillamente invertire e far nascere di conseguenza nuove idee e nuovi stimoli artistici… imprevedibilità…

Grazie!

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