Recensione : The Queen Is Dead Volume 215 – Buio Dentro, Dagerman, laCasta

Puntata interamente nel sottobosco musicale italiano, tra i perugini Buio Dentro ed il loro post-rock e post metal di grande effetto, il bellissimo magma sonoro dei Dagerman, per poi finire con il ritorno discografico dei LaCasta, un massacro.

Puntata interamente nel sottobosco musicale italiano, tra i perugini Buio Dentro ed il loro post-rock e post metal di grande effetto, il bellissimo magma sonoro dei Dagerman, per poi finire con il ritorno discografico dei LaCasta, un massacro.

BUIO DENTRO

Da Perugia arriva “Buio dentro”. il disco di debutto dei Buio Dentro per Mothership Records. Buio Dentro è un gruppo umbro fondato a fine 2023. Il nucleo della band è formato da Andrea Gentili alla batteria e Federico Mazzoli al basso, entrambi membri dei Northwoods, band post-hardcore di Perugia, affiancati dal chitarrista Federico Santi.

Il suono di questo gruppo è uno di quei miracoli sonori che si sentono raramente, poiché hanno quel fuoco post-rock e post metal, quell’incedere particolare e sincopato dei gruppi che fanno musica con una visione superiore, un senso del suono che non rientra nei soliti canoni. Le canzoni sono quattro e vanno tutte oltre gli otto minuti, il respiro compositivo di questo gruppo è molto ampio, nulla è casuale, tutto è consequenziale.

Suono strumentale, non ci sono parole, ma viene detto molto di più che in tanti libri, suono bastardo ed ibrido, meraviglia che entra sottopelle senza tanti fronzoli, minimale e brutale, colonna sonora per il massacro che viviamo ogni giorno, ma anche bellezza salvifica. La band descrive la propria intenzione come fare musica che sia «stomaco, polvere, sangue e lacrime — applicazione, delirio, memoria e oblio», tutto ciò è proprio quello che è questo disco, brezza che culla, ondate che spazzano via tutto, e ti riportano sulla spiaggia per ricominciare, naufrago e libero.

Tutto questo debutto omonimo è pervaso da una musica inquieta e maestosa, malmostosa e catartica, libera e fluente. I riferimenti musicali, se proprio dobbiamo darli, sono Swans, Zu e tutta la musica pesante libera, di cui i Buio Dentro fanno parte integrante. Un lavoro che una folle voglia di far ascoltare musica che sappia emozionare, commuovere, e anche fare male, emozioni che feriscono, perché siamo sangue, polvere e lacrime, e questa triade suona così, come i Buio Dentro.


DAGERMAN

“Di fronte a noi il nulla”, il nuovo disco dei milanesi Dagerman, è la colonna sonora delle fratture, del dolore e della morte che il capitalismo porta nelle nostre vite e nelle nostre morti. Con il loro bellissimo screamo, emoviolence e post-hardcore, coprodotto da Zegema Beach Records (US, CAN), Shove Records (ITA), Dancing Rabbit (DE), Fireflies Fall (FR) e Best Life Records (UK), i Dagerman parlano di noi e di ciò che ci circonda, con dei bellissimi testi in italiano.

I Dagerman riprendono in mano e nei loro strumenti quella voglia di gridare e di fare musica violenta e dolce che spesso abbiamo noi italiani, in un paese dove il capitalismo picchia fortissimo, provando a passare per benevolo e casereccio, ma che fa tantissimi danni.

Non bisogna avere una visione politica per capire che il capitalismo è il motore primo della nostra schiavitù, nemico difficilmente battibile, ma almeno ci si può consolare con dischi come questo, che è anche un grido di battaglia. Lo stile musicale dei Dagerman è uno screamo emoviolence post-hardcore molto ben fatto, con ripartenze e stacchi imponenti, un’ottima commistione di musica e parole.

Canzoni come “Oltre” e “Metamorfosi”, ma tutti i pezzi sono notevoli, sono dei veri e propri capolavori sonori di un malessere che diventa solidarietà e condivisione, stanchezza che diventa creatività, un suono violento che parla al cuore per scuotere e per incanalare in maniera positiva e costruttiva la nostra rabbia. Il suono dei Dagerman non è mera violenza ed aggressione, ma uno spazio sonoro e fisico di ribellione dove tutti noi possiamo starci dentro, ascoltando questo suono che parla al cuore e al nostro cervello, un ottimo esempio di screamo politico e soprattutto quotidiano, con bellissimi testi che parlano di noi e di ciò che ci circonda, con occhi che vedono e bocche che cantano.


LACASTA

“Olibanvm” su Argonauta Records è il nuovo lavoro dei pugliesi laCasta, un gruppo davvero particolare. L’album, registrato e mixato da Sebastiano Lillo e Paolo Palmieri agli Slap Studio, è una discesa negli abissi dove il black metal più ortodosso si scontra con la furia crust hardcore, creando un suono che è insieme opprimente e ipnotico, come il fumo dell’incenso che avvolge e soffoca. Fin dal primo secondo di “Manqaf”, si capisce che non siamo di fronte a un disco qualsiasi.

Le chitarre di Mario Morgante tagliano l’aria come lame, mentre la sezione ritmica di Marino Martellotta al basso e di Sbrough alla batteria martella senza pietà, trascinando l’ascoltatore in un vortice di blast beats e riff saturi che sembrano uscir fuori direttamente da un tempio in rovina. La voce di Alessandro Donnaloia è un urlo primordiale, un misto di disprezzo e disperazione che si sposa alla perfezione con le tastiere dissonanti che aggiungono un’aura di misticismo oscuro a ogni traccia.

“Olibanvm” non è solo un album, è un viaggio concettuale. Il titolo stesso, che richiama l’incenso, olibanum in latino, simboleggia un rituale di sofferenza e trascendenza: la resina estratta con tagli deliberati sulla pianta di Boswellia sacra, trasformata in fumo che sale verso il cielo. Ogni brano è una metafora di distruzione e rinascita, devastazione musicale, una nigredo per cominciare l’opera alchemica. I testi sono un capitolo a sé, evitando la narrazione diretta a favore di simboli e allegorie che lasciano spazio all’interpretazione personale.

Non c’è salvezza qui, solo conflitto, manipolazione e sofferenza come vie per raggiungere una qualche forma di illuminazione, perché il dolore e la fatica sono le uniche vie che permettono una distruzione che porta ad una ricostruzione totale, per rinascere differenti. Un’esperienza sensoriale e intellettuale, un rituale sonoro che richiede di essere vissuto ad alto volume, nel buio più totale, per lasciarsi travolgere dalla sua violenza sacra.Un magma musicale bellissimo e potentissimo, un disco di un gruppo che è lontano mille anni luce da sentieri battuti e dal consueto, uno dei migliori gruppi underground italiani.

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