AZKEN AUZI
“Infernua” su Argonauta Records è il secondo disco del gruppo francese Azken Auzi, ed arriva tre anni dopo il loro debutto, sempre su Argonauta Records. Questo gruppo è nato nel 2021 e dal quel momento ha sparso per il mondo uno sludge doom pesante, monolitico e appunto infernale come dice questo loro ultimo titolo. Il suono degli Azken Auzi è uno sludge doom con influenze stoner, molto monolitico e granitico ma anche dinamico e pesantemente psichedelico, un fluire di calore, freddo e visioni.
Il gruppo ci prende per mano e ci conduce là dove non c’è salvezza, dove i dannati sopravvivono per poter essere ancora più dannati, dove il suono erutta. Il taglio musicale di “Inferna” è netto e preciso, non vi sono compromessi, ci si muove fra fango e morte, fra calore torrido e gelo paralizzante, siamo a sud del paradiso e la situazione non può migliorare, anzi.
Suoni cupi, progressioni composte da grandi riffs e da una sezione ritmica pulsante, canzoni che tagliano la nostra carne e arrivano al sangue, un’atmosfera speciale. Il retroterra musicale dei componenti del gruppo è disparato, rientrando sempre nella musica pesante e sporca, e i risultati si sentono, non sono affatto il solito gruppo sludg doom, ma hanno un tiro diverso, le loro tenebre sono nettamente differenti. Il risultato è un disco affilato come una katana, un viaggio dentro i gironi infernali, sludge di altissima qualità.
BEKOR QILISH
“Consecrated Abysses Of Dread”su I, Voidhanger Records, è il nuovo lavoro di Bekor Qilish il nom de plume in uzbeko scelto da quello straordinario artista che è Andrea Bruzzone. Il disco, della durata di circa 30 minuti, è interamente composto, suonato e cantato da Bruzzone, ma include collaborazioni di spicco come Mick Barr dei Krallice alla chitarra e voci ospiti di Gabriele Gramaglia uno dei migliori cantanti metal e oltre degli ultimi anni in Italai e Lisa Voisard, bella voce svizzera.
Questo terzo disco di Andrea segna una netta svolta in questa poetica musicale dal respiro molto ampio e che sta facendo nascere un universo musicale molto particolare ed unico. Il suono si discosta dal death metal tecnico e psichedelico dei due precedenti lavori, puntando maggiormente sulla componente progressive e djent. “Consecrated Abysses Of Dread” è una discesa nella forza e nella schizofrenia dell’atto creatore, Andrea è molto sincero e mette tutto in musica, non trattenendo lo sgorgare del suo estro creativo, e in mezz’ora ci sono più cose che in discografie intere di altri gruppi. Una della tante peculiarità di Beqor Qilish è il non posizionarsi in un genere, creando un qualcosa di unico ed originale, che non si piega a nulla e a nessuno, non ha pose o interessi, se non quello di mostrarci un mistero musicale, la creazione di un mondo di riff e ritmica che prima non c’era.
Certamente i padri tutelari di questo disco possono essere ritrovati nei Cynic e nell’avanguardia metal, ma ascoltando questo ultimo lavoro si percepisce chiaramente che non ci sono vere e proprie derivazioni ma una creazione assoluta, nel senso di slegata.
I riffs sono vorticosi, le tastiere sono impetuose e hanno un compito di punteggiatura, il cantato è ,davvero un qualcosa di particolare, e il risultato è un disco che stupisce come sapevano fare quei dischi progressive di tanti anni fa, non importa poi il genere preciso, ma che sapevano stupire l’ascoltatore non dando punti di riferimento, la gioia di stravolgere tutto con le note che verranno e quelle che sono passate. Come pochissimi altri artisti Andrea deforma il tempo e lo spazio attraverso la sua musica, creando una fisica ed una metrica musicale tutta sua, particolarissima e importante
DIONYSIAQUE
Rimaniamo in casa I, Voidhanger Records, una delle etichette più innovative e creative in giro, per il secondo disco dei francesi Dionysiaque, “La Tourbe Des Rêves “, un disco fortemente politico di doom metal totalmente altro, con forti influenze hardcore punk, e molto, molto oscuro.
Quanto detto sopra è soltanto un timido tentativo di spiegare la natura e la direzione della musica dei Dionysiaque che fanno qualcosa di totalmente loro e quasi inedito, anche se prendono vari elementi da cose differenti. Il cantato in francese o in inglese si sposa molto bene con un tappeto sonoro che è un groove continuo davvero arduo da catalogare, una potenza espressa in maniera molto calma eppure, ferma.
Questo suono peculiare con un disco molto politico, che si apre con la bellissima “Aaron”, dedicata a Aaron Bushnell, giovane marine americano che si diede fuoco davanti all’ambasciata israeliana di Washington D.C. il 25 febbraio 2024, per protesta contro il genocidio sionista nella Palestina occupata. Il disco poi continua in maniera magistrale, con un suono strutturato e drammatico, i Dionsiyaque suonano con il cuore in mano e con il dolore ben presente, con forme musicali pazzesche, ad esempio la seconda traccia “Accabadora”, è un concentrato di cosa sia questo gruppo e di quanto sia diverso dalla miriade di altri gruppi affini.
Non è affatto comune mettere assieme doom metal, una spruzzata di death metal, oscurità e pezzi politici sulla comune di Parigi o sugli antifascisti italiani durante la seconda guerra mondiale. Oltre a tutto ciò, che sarebbe già tantissimo, ci sono anche momenti psichedelici di rara bellezza come la parte centrale di “Hate fruit”. “La Tourbe Des Rêves “, è un disco particolare, con un sentimento unico e magnifico, uno stile musicale che non ha davvero paragoni in senso letterale, e che fa suscitare in noi quella meraviglia musicale che scaturisce sempre meno, quando ascoltiamo dischi come questo che sono bellissimi e originali in una maniera quasi dolorosa, in un’epoca di copie e di sentimenti precotti.
Un altro disco immenso di un’etichetta che ha una proposta musicale che è davvero di un altro mondo.










