Recensione : Todo modo di Leonardo Sciascia

“Todo modo” è un romanzo giallo che denuncia la corruzione del potere, lo stretto legame che intercorre tra mafia e politica in Italia e la loro determinante influenza nelle scelte politico-economiche del Paese. Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1974, può essere letto come una guida alla storia italiana dei decenni successivi.

Todo modo di Leonardo Sciascia

“Todo modo” di Leonardo Sciascia, edito da Adelphi

“Todo modo” è un romanzo giallo che denuncia la corruzione del potere, lo stretto legame che intercorre tra mafia e politica in Italia e la loro determinante influenza nelle scelte politico-economiche del Paese. Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1974, può essere letto come una guida alla storia italiana dei decenni successivi.

Potrete leggere passaggi come questi:

(…) guardo troppo spesso la televisione, perché possa dirmi completamente immune dalla lebbra dell’imbecillità…

(…) mi abbandonai a riflessioni sulla Chiesa, la sua storia, il suo destino. E cioè il suo passato splendore, il suo squallido presente, la sua inevitabile fine.Soltanto le cose che si pagano sono vere, che si pagano a prezzo di intelligenza e di dolore. E io non pagavo ormai, soltanto, che attraverso le banche.

(…) ogni strumento che aiuta a veder bene, non può essere che opera e offerta del diavolo. Dico per voi, per la Chiesa.

(…) mi sentii come un cane in chiesa, ma per amore alle mie opinioni dico come un uomo in un canile, quando tutti si levarono in piedi, si segnarono, dissero la preghiera, si risegnarono.
Quando il cardinale voltò l’ultimo dei foglietti che era andato leggendo, il discreto respiro di sollievo di ognuno si fuse in un tutto che somigliò allo sbuffo di un aerostato che si sgonfia. Ci furono, alla fine del discorso, applausi. Il cardinale fece un gesto a farli tacere; e quando si spensero, don Gaetano prescrisse che ognuno si ritirasse nella propria camera, a far meditazione per un’ora sul discorso di sua eminenza. Colsi, nel gregge che usciva, tutt’altra intenzione. Si dicevano di libri da leggere, relazioni da fare, corrispondenza da sbrigare, telefonate che attendevano.

(…) i preti buoni sono quelli cattivi. La sopravvivenza, e, più che la sopravvivenza, il trionfo della Chiesa nei secoli, più si deve ai preti cattivi che ai buoni.
La Chiesa dà delle soddisfazioni anche ai non credenti.

(…) c’era impazienza e cautela, la curiosità di sapere e vedere e la paura per quel che avrebbero visto e saputo.

(…) i grandi guadagni fanno scomparire i grandi princìpi.
Quando uno che si crede potente entra in un posto di polizia e si sente ordinare di togliersi le stringhe dalle scarpe e la cintura dai pantaloni, crolla, mio caro amico, crolla che lei non se lo immagina nemmeno.
Il corrotto non può provocare rovina sul corruttore senza restare sepolto dalle stesse macerie.
Il commissario allargò le braccia, reclinò la testa sulla spalla sinistra: un crocefisso.

(…) un uomo è quale i primi dieci anni di vita lo hanno fatto; e nulla sappiamo di lui se nulla sappiamo di questi suoi dieci anni…
Come è stata la sua infanzia? Felice, infelice? Spero per lei che sia stata infelice, le infanzie felici germinano noia, tristezza, nequizia…
“Non c’è fuga, da Dio; non è possibile. L’esodo da Dio è una marcia verso Dio”. E lo disse con un che di disperato, o mi parve: ché togliendosi in quel momento gli occhiali e come per stanchezza chiudendo gli occhi, il volto gli prese un’espressione di fragilità e lontananza da farmi pensare ad uno che fosse invecchiato in prigione e ricordasse che una volta aveva tentato di evadere.
Lei, mi scusi, non sa di che cosa è capace la gente casa e chiesa, la gente col libro da messa in mano, la gente che dice di amare il prossimo suo come se stessa… tra due mesi, e non mi pare l’ora, avrò compiuto trent’anni di servizio nella polizia: ebbene, i delitti più efferati in cui mi sono imbattuto, i più razionali, i più difficili da scoprire, come anche i più folli e i più facili, sono stati quelli commessi da uomini e donne che avevano i ginocchi così – modellò come una grossa pagnotta – per lo stare dietro le balaustrate del coro e la grata del confessionale… E alcuni, si capisce, per sesso; ma la maggior parte, mi creda, per denaro: e quasi sempre per denaro da ereditare dal prossimo più prossimo.
Si fece silenzio: come tra gente educata che scopre nella compagnia un maleducato.

 

Cos’altro aggiungere?

Nell’agosto del ‘75, qualche mese prima d’essere barbaramente ucciso all’Idroscalo di Ostia, Pier Paolo Pasolini invoca un processo pubblico alla Democrazia Cristiana: “Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati e quivi accusati di una quantità sterminata di reati…”.

Nello stesso periodo, il regista Elio Petri adatta per il grande schermo “Todo modo”, mettendo in scena un feroce atto di accusa verso un’intera classe politica al governo ininterrottamente da trent’anni, preoccupata solo di mantenere il potere, legata in apparenza alle sue radici cristiane, ma che in realtà cerca di svincolarsi anche dall’ingombrante presenza della Chiesa cattolica come istituzione.

Marco Sommariva

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