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Recensione : Tuchulcha – Legions Of Etruria

Si arriva alla fine del disco con la voglia di ripremere il tasto play ed immergersi, ancora una volta, nel cuore dello scontro.

Tuchulcha  -  Legions Of Etruria - Recensioni Metal

Chi è stato almeno una volta a Volterra sa di cosa parlo: tra quelle colline nell’entroterra toscano si respira la nostra storia, con paesi nascosti tra mura che una volta li proteggevano, incastonati su colline di una bellezza unica, splendenti in tramonti da mozzare il fiato, che sono stati, qualche migliaio di anni fa, la culla di una delle civiltà più misteriose e della quale sono state raccontate più leggende, tra quelle che la storia ha lasciato ai posteri: gli Etruschi.

Tuchulcha, da cui la band prende il nome, è un demone, signore dell’oltretomba e uno dei miti oscuri di questo leggendario popolo guerriero che ha abitato il centro Italia.
La band, all’esordio con un Ep nel 2011 (“Reflection Of God”), rilascia il suo primo full-length, questo Legions Of Etruria, album di buon death metal senza compromessi, di stampo americano, con più di uno sguardo oltremanica verso i mitici Bolt Thrower.
L’album è prodotto benissimo e ormai non è più una novità, anche in campo estremo, per le band nostrane, e i Tuchulcha, possono vantare anche una buona padronanza degli strumenti ed un vocalist Emiliano Pasquinelli, dal growl classicissimo ed efficace, assecondato da una buona prova di tutta la band.
Entriamo subito nel vivo della battaglia, con la title-track, aperta dal rumore delle spade che cozzano una contro l’altra, e dal demoniaco growl di Emiliano, sorta di comandante sul campo, che aizza i suoi alla carneficina.
Il gruppo compatto non lascia tregua e solo qualche piccola apertura melodica negli assoli lascia trasparire un pò di luce nel grigiore del campo di battaglia, trasformato in una devastazione di corpi, dove Tuchulcha si aggira soddisfatto a reclamare quello che gli appartiene: le anime.
Il massacro continua e tra brani che lasciano trasparire sprazzi di death scandinavo riconducibile agli Amon Amarth (Age Of Terror) e cavalcate epiche guerresche come la superba Return Of Supremacy, impreziosita da un bellissimo assolo slayerano, si arriva alla fine con la voglia di ripremere il tasto play ed immergersi, ancora una volta, nel cuore dello scontro.
Un plauso alla sezione ritmica, composta da David Borghi (basso) e Iago Brughi (batteria), magari non troppo varia nelle soluzioni, ma precisa e potente come deve essere in lavori del genere; insomma un disco consigliato ai death metal fans e una band dal buonissimo potenziale.

 

Tracklist:
1. Legions of Etruria
2. Age of Terror
3. Goddess of Pyrgi
4. Return to Supremacy
5. Memory Stone
6. Imperial Slavery
7. Shadows Fade
8. Cult of the Dead

Line-up:
David Borghi – Bass
Francesco Frosali – Guitars
Enrico Sabatini – Guitars
Emiliano Pasquinelli – Vocals
Iago Bruchi – Drums

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