Quella tra Cissné e Adiós Cometa (che significa "Addio Aquilone") è una collaborazione che non potevo non recensire perché unisce due dei miei grandi amori: il Giappone e l'America Latina. Non ho trovato molte informazioni sugli Adiós Cometa: solo che provengono da San José, in Costa Rica.
Quella tra Cissné e Adiós Cometa (che significa “Addio Aquilone”) è una collaborazione che non potevo non recensire perché unisce due dei miei grandi amori: il Giappone e l’America Latina. Non ho trovato molte informazioni sugli Adiós Cometa: solo che provengono da San José, in Costa Rica.
Le loro canzoni malinconiche e riflessive mi hanno ricordato i versi del poeta conterraneo
Jorge Debravo che nell’opera intitolata “Amanti” recita:
“Sono grandi, avventurosi, come fatti di luna nel
mezzo della notte.
Ardono come legno. Distillano un’acqua fresca e
deliziosa, come la linfa dei grandi alberi.
Non sembrano venire dalle rocce terrestri: li
immaginiamo germogliati dalle caverne più selvagge e
profonde.”
I Cissné, invece, sono nati a Tōkyō dall’incontro tra la cantante Hikage e il chitarrista Hiiro, insieme alla bassista Ai. Sono un’evoluzione del progetto solista di Hikage chiamato Swan Cry, partendo dalla leggenda per cui un cigno intonerebbe un bellissimo canto subito prima di morire. Questo spiega anche il nome un po’ criptico, infatti, volendo mantenere l’idea del cigno, è stato preso il termine francese “Cis”, stilizzandolo poi in “Cissné” (ma d’altronde in spagnolo “cigno” si dice “cisne”). E qui mi vengono per forza in mente gli Zwan di Billy Corgan; ma il concetto è diametralmente opposto: mentre la musica della band americana è tranquilla, la vocalist nipponica spiega in un’intervista uscita sei mesi fa che il nuovo progetto nasce dal bisogno di urlare.
Infatti nel suono del gruppo si fondono skramz, post-classica, blackgaze e hardcore, uniti a imitazioni quasi parodistiche delle sigle degli anime e dei tormentoni delle idol. Quindi si inseriscono in una corrente che sta crescendo negli ultimi anni sia in Giappone (con gruppi come i Kokeshi), sia a livello internazionale (ad esempio con i My Precious Solitude).
Al contrario, il repertorio degli Adiós Cometa è per lo più calmo e riflessivo, improntato su un indie che fa venire in mente gli Aubreys di Finn Wolfhard o le canzoni dei 7 Torpes del colombiano Efraím Medina Reyes (dovevo citarlo, dato che lo apprezzo molto come scrittore).
L’incontro tra due realtà così diverse somiglia allo scontro – casuale e violento – tra due automobili, proprio come si vede sulla copertina dello split da 7″ uscito per Lauren Records e che contiene i due brani “Zero”e “Uno” , con un’immagine che richiama una famosa serie di Andy Warhol.
Recensione di ‘Hun’, il nuovo disco dei The Hu: throat singing, violino a testa di cavallo e folk metal che trascina anche cantando in mongolo. Ascoltatelo.