Arriva a raggiungere una importante cifra tonda – precisamente, quaranta anni – la parabola dei Bevis Frond, moniker dietro il quale opera il cuore e la mente del progetto, il chitarrista/cantante/songwriter inglese e membro fondatore Nick Saloman, in un prolifico percorso artistico che ha visto il nostro arrivare a sfornare la bellezza di trenta studio album in circa quattro decenni.
Proprio quest’anno ha visto la luce il trentesimo lavoro sulla lunga distanza del combo indie/alternative/neopsichedelico londinese, “Horrorful heights“, doppio album uscito il mese scorso per la Fire records, a due anni esatti di distanza dal precedente full length “Focus on nature” (anch’esso un doppio Lp). Numeri incredibili per una delle leggende viventi dell’underground del rock ‘n’ roll britannico.
Registrato insieme a Dave Pearce (batteria) Paul Simmons (chitarra) e una new entry al basso (Louis Wiggett) il nuovo long playing, come di consueto, mette tanta carne al fuoco, con ben venti brani (e nell’edizione limitata del platter sono contenute anche undici outtakes) che spaziano tra classic rock (come in “Silver insects“, “Square house” e nell’iniziale “A mess of stress” che nelle ritmiche può ricordare “Rockin’ in the free world” di Neil Young) heavy rock (“Hiss“) inflessioni country rock (“Momma bear“, “Best laid plans“) e quelle indianeggianti della title track, sussulti indie/guitar pop (“That’s your lot” e, in particolare, “Draining the bad blood” e “A simple pursuit“, in cui il cantato e lo stile si avvicinano a quello di Bob Mould) alt. rock anni Novanta à la REM (in “Animal man“) jingle-jangle di matrice Byrdsiana (in “Buffaloed” e “I’m gonna drag you into my world“, quest’ultima un duetto tra Nick e sua figlia Debbie alla voce) ma, nell’economia complessiva dell’opera, a livello qualitativo, i momenti migliori vanno ricercati nei brani più lunghi ed elaborati come la lunga suite psichedelica “Space age eyes“, la cavalcata “Mossback’s dream” e la conclusiva, dinamica e grintosa “King for a day“.
“Horrorful heights” è il disco eclettico di un ensemble – del suo factotum creativo, Saloman, uno dei musicisti e autori più stacanovisti dell’indie rock mondiale, giunto a 73 primavere con l’energia e la vitalità di un ragazzino – che con quaranta anni di esperienza sul groppone entra nel periodo della sua fase matura e invecchia benissimo, rappresentando un porto sicuro per chi non vuole rinunciare al godere di rielaborazioni di tanto R’N’R del passato, ma che non risultano nostalgiche e, anzi, vogliono ancora sperimentare e stupire.
TRACKLIST
1. A Mess Of Stress
2. Best Laid Plans
3. Square House
4. Quietly
5. Space Age Eyes
6. Naked Air
7. Horrorful Heights
8. Draining The Bad Blood
9. A Simple Pursuit
10. Hiss
11. Animal Man
12. Romany Blue
13. Mossback’s Dream
14. Buffaloed
15, Silver Insects
16. That’s Your Lot
17. Sink Estate
18. I’m Gonna Drag You Into My World
19. Momma Bear
20. King For A Day










