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Recensione : Revolution Road – Revolution Road

Tempi bui gli anni ‘90 per l’hard rock classico e melodico.

Revolution Road  -  Revolution Road - Recensioni Metal

Prima l’esplosione del grunge, poi la nascita ed il successo del nu metal, avevano relegato il genere all’underground, tanto che gli appassionati erano costretti a rivolgersi alle edizioni giapponesi per reperire nuovo materiale, visto che le etichette promuovevano le band quasi esclusivamente nel paese del sol levante dove il genere continuava ad avere un minimo di interesse.
Così in Europa, senza prestarvi la minima attenzione, si perdevano di vista band dal valore assoluto come gli Snakes In Paradise del vocalist Stefan Berggren, autori di almeno due album memorabili: l’omonimo del 1992 e “Garden Of Eden” del 1998.
Il vocalist svedese torna in questo fine 2013 ed accompagna una band dallo spirito italico, pensata e gestita da Gregor Klee della Avenue Of Allies e dal nostro Alessandro Del Vecchio che, oltre a produrre e registrare l’album, suona le tastiere e appare come corista.
Un lavoro questo di altissima qualità, sia nella produzione che nel songwriting, nel quale Del Vecchio regala al vocalist dieci perle di hard rock melodico che, insieme all’ultimo Place Vendome, giganteggia tra i top album del genere di quest’anno.
Il disco è praticamente diviso in due parti, con la prima orientata verso l’hard rock arioso di fine anni ‘80 e più vicino allo spirito degli Snakes In Paradise, grazie a brani dall’impronta tastieristica, spezzati da assoli iper-melodici dei due chitarristi, Francesco Marras e Carmine Martone.
Il trittico iniziale, Wings Of Hope, Shooting Star e la title-track sono bellissimi esempi di AOR d’autore,ma il bello deve ancora arrivare: dopo l’ordinaria e ruffiana Hold On, il disco cambia marcia con un blues d’antologia a titolo Ain’t Gonna Give My Heart Away, Stefan si trasforma in re Coverdale e fino alla fine sarà uno spettacolo sonoro dedicato al serpente bianco.
Scorrono così Losing You, brano dal riff tagliente, con un assolo hard blues e un ritornello melodicissimo, Take Your Love To Down, grandissimo brano cadenzato con Coverdale a mangiarsi le mani pensando che nell’ultimo Whitesnake un pezzo così non si trova.
Dopo Pretending Hearts, l’album si chiude con la stupenda Balloon, ancora hard blues con un tocco di sound americano e la grande prova all’hammond di Del Vecchio.
Ad impreziosire un lavoro già di per sè bellissimo, ricordo Alex Beyrodt, Marcus Jidell, Stefan Jonsson e Thomas Jakobsson,in qualità di ospiti alle chitarre nei diversi brani dell’album.
La speranza è che questa band non sia solo un project estemporaneo, ma che ci siano i presupposti per la prosecuzione come un gruppo vero e proprio.

Tracklist:
1. Wings Of Hope
2. Shooting Star
3. Revolution Road
4. Hold On
5. Ain’t Gonna Give My Heart Away
6. Love’s Got A Hold On Me
7. Losing You
8. Take Your Love To Town
9. Pretending Hearts
10. Balloon

Line-Up:
Stefan Berggren – Voce, Chitarra, Cori
Francesco Marras – Chitarra
Carmine Martone – Chitarra
Alessandro Del Vecchio – Tastiere, Organo Hammond, Cori
Paul Logue – Basso
Francesco Jovino – Batteria

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