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Recensione : Lightless Moor – Hymn For The Fallen

Il secondo lavoro dei Lightless Moor non può che meritarsi l'etichetta di opera riuscita, costituendo un enorme passo avanti per il gruppo

Lightless Moor  -  Hymn For The Fallen - Recensioni Metal

Vero è che alla nostrana WormHoleDeath non si può negare un fiuto incredibile nel pescare, nel metal estremo in giro per il mondo, talenti che impreziosiscono l’underground e non sono neppure pochi i generi che la label colma di opere davvero interessanti, sempre con un orecchio attento ai suoni più violenti ma anche madrina di un ormai folto numero di gothic metal band sopra le righe.

In questo anno solare l’etichetta di Carlo Bellotti ci ha deliziato con una manciata di lavori bellissimi e soprattutto mai banali, a conferma di ciò arriva questo ottimo Hymn For The Fallen, seconda prova sulla lunga distanza per gli italiani Lightless Moor.
Ormai attiva da più di dieci anni, la band sarda esordì nel 2006 con l’ep Renewal, che li portò alla firma con Worm e al primo lavoro (The Poem – Crying My Grief to a Feeble Dawn), recensito su queste pagine tre anni fa e che faceva intravedere le ottime potenzialità del gruppo capitanato dalla sublime Ilaria Falchi.
Preciso che il sottoscritto predilige le sonorità che guardano ai maestri dei primi anni novanta, diciamo old school, lasciando in disparte le patinate e bombastiche parti sinfoniche care alle band di oggi, a favore di un approccio più gotico e doom, proprio come nelle corde dei primi The Gathering, Celestial Season e Within Temptation e come molti dei gruppi sotto l’ala della label fiorentina.
Hymn For The Fallen continua l’ascesa della band, migliorata di molto dal primo lavoro e sapiente nel proporre il proprio sound, non dimenticando qualche spunto e sfumatura ruffiana che aumenta l’appeal di alcuni brani, pur mantenendo le caratteristiche del genere proposto.
La Falchi è splendida nel proporre con la sua voce, ripulita in parte dalla verve operistica, tutte le atmosfere decadenti di Hymn For The Fallen, duettando con la “bestia” Federico Mura, dal growl profondo e feroce, creando un contrasto dall’alto tasso emozionale e incantando quando il gruppo concede sprazzi di gothic sinfonico.
L’album procede in linea con queste caratteristiche, più di un’ora di musica immersi nel mondo decadente e raffinato dei Lightless Moor dove non mancano songs oscure e contornate da lucida disperazione, altre dove un lieve mood sinfonico alleggerisce il pesante fardello ritmico, altre dove sfumature elettroniche e moderne avvicinano il gruppo a sonorità care ai Lacuna Coil, ma sempre rimanendo nei confini del gothic doom di storica memoria.
Le asce non mancano di graffiare, valorizzate dal gran lavoro di Federico Mura e Alberto Mannucci Pacini, le sezione ritmica a tratti forma un muro sonoro che lentamente ma inesorabilmente avanza e travolge (Giuseppe Siddi al basso e Stefano Spanu alle pelli) mentre i tasti d’avorio legano e avvolgono il sound con ricami melanconici e suadenti.
L’opener Fairytales of Lies, The Rain that Clears My Sins Away, When My Mind Sleeps e The Cascade and the Shadow possono essere certamente considerate come le canzoni più significative dell’album, anche se Hymn For The Fallen va assaporato in tutta la sua oscura e melanconica bellezza.
Il secondo lavoro dei Lightless Moor non può che meritarsi l’etichetta di opera riuscita, costituendo un enorme passo avanti per il gruppo: non lasciatevelo sfuggire.

TRACKLIST
1. Fairytales of Lies
2. Deadly Sin
3. The Unlocked Door to the Other World
4. The Rain that Clears My Sins Away
5. Qualcosa Vive Attraverso
6. The Greatest Lie
7. When My Mind Sleeps
8. King with the Sulphur Crown
9. In Death She Comes
10. A Dream Written in the Sand
11. The Cascade and the Shadow
12. Deviances

LINE-UP
Ilaria Falchi – Vocals
Federico Mura – Guitars, Vocals
Alberto Mannucci Pacini – Guitars
Giuseppe Siddi – Bass
Edoardo Fanni – Keyboards
Stefano Spanu – Drums

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