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Gruppi folk italiani

Gruppi folk italiani: scopri l'eredità musicale che unisce tradizione e innovazione. Esplora dieci band emergenti che danno nuova vita al folk!

gruppi folk itlaiani

Chi sono i cantanti folk?

Il folk in Italia vive e respira la tradizione, spesso dimenticata e schiacciata dall’immagine stereotipata della musica folk straniera. In realtà il nostro paese custodisce un’eredità ricchissima di suoni e ritmi legati ai racconti locali, ai dialetti e alle culture contadine.

Realtà come l’Officina Zoè o cantautori come Alessandro Sipolo non si limitano a conservare queste tradizioni: le rimettono in circolo, iniettando vita nuova in melodie e danze antiche.

Negli ultimi anni la scena folk internazionale ha esercitato un’influenza notevole sugli artisti italiani, spingendoli a confrontarsi con suoni e stili provenienti da altri paesi.

Ma la scena folk italiana non ha nulla da invidiare: dalla pizzica del Salento alle ballate alpine, passando per le tarantelle e il canto a tenore sardo, ogni regione offre un patrimonio di forme musicali che aspetta solo di essere esplorato.

Questa ricchezza non è folklore da cartolina: è un’identità culturale viva, che continua a evolversi e a ispirare musicisti di ogni generazione.

Pop Folk Music

3 gruppi folk italiani da ascoltare assolutamente

Il panorama folk italiano è una costellazione di realtà sorprendenti, radicate nelle tradizioni locali ma capaci di evolversi in modo originale. Ne abbiamo scelte tre, da tre regioni diverse, per dare un’idea della varietà di questa scena.

Tenores di Bitti (Sardegna)
Il canto a tenore della Barbagia è una delle tradizioni vocali più antiche del Mediterraneo, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità. I Tenores di Bitti ne sono gli ambasciatori più noti: quattro voci — bassu, contra, mesu boche e boche — che si intrecciano in un suono arcaico e ipnotico, capace di affascinare anche chi arriva da tutt’altri mondi musicali. Non a caso hanno collaborato con artisti internazionali e calcato palchi in mezzo mondo.

Officina Zoè (Puglia)
Tra i protagonisti della riscoperta della pizzica salentina, gli Officina Zoè portano avanti dalla metà degli anni ’90 un lavoro rigoroso e al tempo stesso travolgente sulla musica tradizionale del Salento. Tamburelli, voci e organetto costruiscono un rito collettivo: ogni loro concerto è una festa che unisce musica e danza. Per seguire le loro attività si può visitare il loro sito ufficiale.

Modena City Ramblers (Emilia-Romagna)
Nati nei primi anni ’90, i Modena City Ramblers hanno inventato un linguaggio tutto loro, il “combat folk”: ballate irlandesi, tradizione emiliana, canzone politica e energia punk. Album come “Riportando tutto a casa” hanno fatto conoscere il folk a un pubblico che non l’avrebbe mai incrociato altrimenti, e dal vivo restano una delle macchine più trascinanti della scena italiana.

La storia del folk rock in Italia

Le radici del folk rock italiano affondano negli anni ’60, quando la riscoperta della musica popolare incrociò il fermento del beat e della canzone d’autore.

In quel decennio il lavoro di ricerca sul campo di studiosi come Roberto Leydi e le esperienze del Nuovo Canzoniere Italiano riportarono alla luce un repertorio popolare che sembrava destinato all’oblio. Nel 1967 nasce a Napoli la Nuova Compagnia di Canto Popolare, che con la guida di Roberto De Simone trasforma la tradizione campana in materia viva per la scena musicale nazionale.

Negli anni ’70 la contaminazione si fa più audace: gruppi come il Canzoniere del Lazio innestano la tradizione su strumenti elettrici e improvvisazione, mentre il progressive di Area e Banco del Mutuo Soccorso attinge a piene mani da suggestioni popolari e mediterranee, portando quelle sonorità su palchi e dischi di enorme diffusione. È il decennio dei grandi festival e dei raduni, che danno a queste esperienze un pubblico sempre più vasto.

Oggi il filo non si è spezzato: realtà come Il Parto delle Nuvole Pesanti o gli stessi Modena City Ramblers mescolano folk e nuove influenze senza dimenticare da dove vengono, mentre l’elettronica e le tecnologie moderne hanno arricchito il vecchio suono di possibilità inedite.

I festival, un tempo una rarità, sono ormai numerosi e ben radicati, e continuano a tenere viva la tradizione adattandola ai tempi nuovi.

Le influenze del folk italiano

Il folk italiano è una delle espressioni musicali più ricche e variegate del panorama culturale del paese, e si nutre di influenze diverse che si intrecciano di regione in regione.

La prima è naturalmente la musica popolare regionale: ogni angolo dello stivale ha la propria identità musicale, con melodie e testi che raccontano la vita quotidiana, il lavoro e la natura. La pizzica pugliese, la tammurriata campana, il canto a tenore sardo e i repertori alpini sono mondi diversi che convivono sotto la stessa etichetta.

Una seconda influenza importante arriva dalla cultura musicale celtica, che ha trovato terreno fertile soprattutto al nord. Band come i Folkstone, con le loro cornamuse innestate su una base rock, o gli stessi Modena City Ramblers con il loro debito dichiarato verso la musica irlandese, mostrano quanto il dialogo tra tradizione italiana e Nord Europa sia fecondo.

C’è poi la lezione dei cantautori: Fabrizio De André, che alla musica popolare ha dedicato dischi interi, ha mostrato a tutti quanta profondità di scrittura potesse convivere con le radici. E infine il rock internazionale degli anni ’60 e ’70, che ha spinto molti gruppi a elettrificare il folk e a sperimentare nuove sonorità.

Queste contaminazioni hanno reso lo scenario del folk italiano più ricco e dinamico, aprendo strade nuove per le generazioni a venire.

Dove ascoltare folk italiano dal vivo

Se la tradizione italiana vi appassiona e volete ascoltarla di persona, le occasioni non mancano: locali, festival ed eventi si svolgono in tutta Italia, dalle grandi città agli angoli più remoti.

A Torino il FolkClub è da decenni un punto di riferimento assoluto: una sala storica che ha ospitato il meglio del folk italiano e internazionale. A Bologna, locali come il Covo Club danno spazio anche a progetti emergenti che si muovono tra folk, cantautorato e dintorni.

Tra i festival, il Folkest in Friuli Venezia Giulia richiama ogni estate artisti da tutta Italia e dal mondo, mentre La Notte della Taranta nel Salento è ormai il più grande evento europeo dedicato alla musica popolare, con il suo Concertone di Melpignano che porta la pizzica davanti a decine di migliaia di persone.

Oltre ai grandi appuntamenti, innumerevoli sagre, feste di piazza e rassegne nei teatri dei centri storici permettono di vivere l’esperienza più autentica: quella dei suoni radicati nella tradizione, ascoltati nei luoghi dove sono nati.

Approfondimenti e risorse utili

Per chi vuole approfondire, il punto di partenza obbligato sono le ricerche sul campo: le registrazioni italiane di Alan Lomax e Diego Carpitella degli anni ’50 e i lavori di Roberto Leydi (a partire dal classico “I canti popolari italiani”) restano la porta d’ingresso migliore alla musica di tradizione orale del nostro paese.

Per restare aggiornati sulla scena attuale, webzine specializzate e i programmi delle rassegne citate sopra sono ottime bussole. E naturalmente potete esplorare la nostra sezione dedicata alla musica folk, dove recensiamo dischi e raccontiamo artisti che tengono viva questa tradizione, tra fedeltà alle radici e voglia di sperimentare.

Un consiglio finale: il folk è musica nata per essere condivisa dal vivo. Leggete, ascoltate, ma soprattutto andate a sentirlo suonare in una piazza: è lì che questo patrimonio dà il meglio di sé.

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