Siete in tour per promuovere il nuovo album “No Comply” il secondo lavoro uscito da pochissimo… che riscontri avete avuto?
L: Diremmo buoni, anche nei live la gente risponde ottimamente, anche chi non ci ha mai visti ha un impatto positivo, siamo contenti!
Una grande ed inedita notizia, l’ingresso in formazione di Matteo con il suo violoncello.
F: Sì, all’inizio eravamo Luca alla batteria, Dave al basso ed io, Federico, alla chitarra.
Nel precedente lavoro Matteo aveva suonato nell’ultimo brano, abbiamo fatto qualche concerto, ci siamo trovati bene, così è stato aggregato in via definitiva alla band, per produrre il nuovo album.
Come è stato inserire uno strumento così insolito nel processo compositivo?
L: È stato un ulteriore input in fase di scrittura, cercando di lasciarlo il più spontaneo possibile, ma per forza di cose è andato in un’altra direzione rispetto alle nostre sonorità.
Ci siamo impegnati a lasciare spazio a Matteo, perché potesse esprimere la sua creatività ed è stato tutto molto naturale.
Matteo, come ti sei avvicinato a questa nuova esperienza?
Avevi già preso parte ad altri progetti musicali?
M: Sì, avevo intrapreso un progetto solista che si è realizzato con l’uscita di un disco, ma anche a causa del covid, ho presto abbandonato allontanandomi dalla scena musicale. Anni dopo, incontrando loro, il fatto di ritornare in saletta, il r’n’r mi ha fatto risalire tutto, e oggi sono molto contento.
La copertina del disco ritrae un ragazzo che fa skate tra le rovine di Gaza. (vedi la nostra rubrica Gaza Surf Chronicles).
Ci potete dire qualcosa di più?
L: Il ragazzo è Rajab Al Reefi, un membro del Gaza Skate Team, che organizza attività soprattutto per i bambini.
Il tema di Gaza è una questione che ci ha accompagnato per tutta la realizzazione del disco ed ha impattato notevolmente sulle nostre vite.
Da tempo seguivo sui social il GST, così quando Dave propose il titolo “No Comply”, che è anche un trick dello skate, lo associai alla foto e decidemmo quindi di usarla.
Siamo ancora in contatto con loro e presto stamperemo la maglietta con la cover del disco, e gli manderemo i relatività proventi.
F: Ci hanno scritto l’altro giorno dicendoci che siamo parte della loro famiglia.
La cosa ci ha emozionato molto, perché nonostante non stiamo mandando loro migliaia di euro, cerchiamo di aiutare comunque queste persone che soffrono.
Il fatto che siano ancora vive, è già tantissimo.
A tale proposito, mi vengono in mente le parole di De Gregori e le polemiche successive, circa lo schierarsi o meno dell’ artista.
F: Anche noi ci siamo posti questa domanda perché non siamo mai stati una band politica, però abbiamo capito che è più una questione umana che politica, non vogliamo convincere nessuno, anche se inevitabilmente diventa un discorso politico che non si può ignorare.
L: Nei Baratro, non c’è mai stata un’influenza politica, semmai una componente sarcastica e di humor nero, che continuiamo ad applicare.
Però la situazione di Gaza, è stata talmente sentita da noi che non potevamo permetterci il lusso di non prendere una posizione, pertanto, questo ci è sembrato un gesto minimo di umanità da mostrare a quelle persone nate per caso laggiù.
Nel disco troviamo ottime collaborazioni.
In “Not all there”, alla batteria troviamo una vecchia amicizia di Dave, ovvero, Vincent Signorelli.
Siete rimasti in contatto?
D: Si’, Vinnie adesso si trasferisce a Vigevano dove abito io, per un po’ ha fatto avanti ed indietro, ora sta facendo il passaporto.
Abbiamo sempre pensato di fare un progetto ed ora dopo un bel concerto nel castello di Vigevano, abbiamo registrato questo brano interessante.
È vero che per un periodo, ha suonato anche negli Shelter con Ray Cappo?
D: Sì, prima è stato negli Swans, poi è entrato negli Shelter, ma non ha mai registrato nulla. Serviva un batterista per il loro tour, così sono stati insieme per un anno.
F: La cosa bella di Vinnie, è che spesso ci fa compagnia durante i concerti, ma oggi è andato a fare un giro con la bici e non è venuto.
D: Lui è il “nonno”, è sempre bello averlo insieme a noi.
Altra grande collaborazione nel brano “120 on 280”, con Eugene
Robinson ex Oxbow, ora con i
Bunuel, di Xavier Iriondo.
D: Lui è un amico storico, conosco Eugene da trent’anni.
L: Si era trasferito a Malaga con la famiglia e l’avevo intervistato dieci anni fa, per un sito di arti marziali per il quale scrivevo, quindi siamo finiti a fare delle mosse di ju jitsu sul pavimento del camerino.
Siamo rimasti in contatto, quando i Bunuel hanno suonato in Italia abbiamo fatto delle date insieme.
Proponendogli di fare un brano, ha accettato e compare anche nel video, molto bello ed interessante.
Dave, con gli Unsane, insieme ad Helmet e Surgery, avete dominato la scena noise durante gli anni ’90.
È rimasto qualcosa di quel terremoto sonoro?
Oggi c’è qualcuno che ha preso la vostra eredità?
D: Purtroppo c’è rimasto poco di quel periodo e nel mondo la scena è cambiata parecchio.
Ci sono certo paesi che sono più interessati al noise come la Francia e l’Italia, mentre in Germania non gira nulla.
L: Diciamo che è tornato ad essere un po’ più di nicchia, rispetto agli anni novanta.
Ci sono bands che si avvicinano a queste sonorità, l’ultimo grande gruppo noise sono stati i Daughters, finiti male come purtroppo sappiamo, es parecchio altri nomi che però non vanno oltre la soglia di sopravvivenza.
Bands che comunque non riusciranno a raggiungere i livelli di una volta, anche a causa dell’evoluzione odierna dell’industria discografica.
D: È cambiato tutto!
L: L’industria discografica è implosa, gruppi come quelli da te citati, non potranno mai più uscire su majors.
Oggi queste etichette vivono di tendenze, con questi artisti usa e getta, di livello discutibile, ponendo l’attenzione ad altri mercati.
Dave, dopo tanti anni che sei nella scena, cosa ti spinge ancora ad andare avanti?
D: La musica! Sono troppo stupido per fermarmi.
Per l’ultimo album, poi, la facilità di scrivere, una sensazione piuttosto rara per me, e super motivante.
E’ bello stare con questi tre ragazzi.
Bene, quindi la prospettiva è di proseguire, continuare ad andare avanti.
D: Sì, fare altri concerti, altri lavori. Ho già scritto un pezzo per il nuovo album.
L: Quando registri, il disco è già vecchio, quindi ti focalizzi sul prossimo.
F: In realtà, avevamo già delle cose che volevamo inserire su questo che poi non sono state messe, così partiamo già bene!
Chiudiamo con una curiosità.
Chris Spencer che suonava negli Unsane, è il fratello di John Spencer?
D: No! È una voce che hanno messo in giro lui e John, per prendersi gioco dei giornalisti.
Quando gli facevano la domanda, loro rispondevano sempre di sì, tanti ci credevano e loro si divertivano molto a reggere il gioco.











