Recensione : The Queen Is Dead Volume 216 – Giorgia Faraone, Dark Millennium, Solar Mantra

Giorgia Faraone, Dark Millennium, Solar Mantra: partiamo con un gran disco di black music italiano, poi death metal d'avanguardia tedesco e si chiude con disco grunge stoner e doom

Giorgia Faraone, Dark Millennium, Solar Mantra

Partiamo con un gran disco di black music italiano, poi death metal d’avanguardia tedesco e si chiude con disco grunge stoner e doom.

GIORGIA FARAONE

La conferma che la black music in Italia non è solo un ricordo o un import ecco Giorgia Faraone, cantautrice salentina classe ’92, premiata come miglior musicista al Premio Bindi 2025, ci regala con “Primo tempo” un EP che è una perla di soul-R&B contemporaneo, intimo e sofisticato come poche cose sentite ultimamente.

Giorgia Faraoni è un’autrice a 360 gradi: diplomata in canto jazz al Conservatorio Tito Schipa di Lecce e alla scuola di Mogol (CET), qui si muove con una maturità che stupisce. Andrea Rossetti, artista salentino con una solida formazione jazz e una passione viscerale per la black music, le firma una produzione calda, avvolgente e mai banale, che lasciano respirare la voce di Giorgia, capace di passare di registro in registro, dal sussurro fino alla massima potenza, il tutto con una naturalezza disarmante. “Primo tempo” è un viaggio in sei brani tutti incentrati sull’amore, ma non quello sdolcinato e scontato: qui si parla di fragilità, malinconia e romanticismo con una sincerità che colpisce dritto allo stomaco. I singoli che hanno anticipato l’uscita — “Fragile”, “Cento felpe” (feat. Soulcè, un duetto che è una bomba di groove e sensibilità) e “Come fanno i fiori” — sono già una dichiarazione d’intenti: soul moderno con radici profonde, dove le melodie si intrecciano a testi che non hanno paura di mostrare le crepe.

“Primo tempo” non è solo un esordio: è la prova che in Italia si può fare soul-R&B di altissimo livello senza scimmiottare nessuno. Un disco da ascoltare con le cuffie, al buio, per lasciarsi travolgere da ogni dettaglio. E se avete ancora dubbi, basti pensare che Giorgia Faraoni non è una meteora: è una musicista che ha pagato il suo percorso, e qui lo dimostra con i fatti.

DARK MILLENNIUM

I Dark Millennium, pionieri tedeschi dell’avantgarde death metal, tornano con “Come” e sconvolgono ancora una volta le regole del gioco. Il disco è uscito il 22 maggio 2026 per Massacre Records, questo sesto album in studio non è un semplice disco: è un viaggio in stati di percezione alterati, dove la realtà si dissolve e la musica diventa pura esperienza sensoriale.

Il suono di “Come” è denso, ipnotico, immersivo: un mix di progressive death metal, doom e atmosfere oniriche che fluiscono senza soluzione di continuità. Le composizioni, complesse e non lineari, si intrecciano come in un sogno lucido, dove ogni traccia, da “Amber” ,il singolo, un capolavoro di suggestione sonora a “Fear Forest”, “Winter Of Wizards” o “Witchcraft Island” — porta l’ascoltatore in un vortice di emozioni contrastanti. La produzione, curata da Hilton Theissen al Wide Noise Studio, abbraccia un suono organico e retro, con una calda patina analogica che esalta la profondità degli arrangiamenti.

Il duetto alla batteria tra Andre Schaltenberg e il fondatore Christoph Hesse aggiunge una dinamica unica, rendendo ogni brano un’esperienza viva e pulsante. I Dark Millennium, con “Come”, non si limitano a suonare: raccontano. Il tema portante è l’intossicazione, non solo fisica, ma come esplorazione di una coscienza alterata, dove il confine tra realtà e illusione svanisce. Un gran bel disco di avanguardia metal, dove i confini fra i generi si spostano e sono sfocati, tutta l’attenzione rimane sulla musica, il motore primo di un oceano di emozioni.

I Dark Millennium si confermano con questo lavoro si confermano come uno dei gruppi più innovativi ed emozionanti del panorama metal mondiale, e “Come” è un disco di livello superiore.

SOLAR MANTRA

“State of joyful lightness” su Argonauta Records è il nuovo disco dei romani Solar Mantra, un gruppo di musica pesante intesa in maniera cosmica. Cinque anni dopo l’esordio “Away”, i Solar Mantra tornano con un album che alza ulteriormente l’asticella, il suono è più scuro, più compatto, più cattivo.

Lo stoner-psych delle origini, già molto solido e ipnotico, qui si tinge di ombre grunge e un pò di doom strisciante (grazie a Carlo Loffredo al basso, che scava solchi profondi come trincee), e di una produzione analogica che regala al disco una patina vintage ma mai polverosa.

Danilo Silvestri ai comandi della registrazione ha saputo catturare l’energia live della band, trasformando ogni brano in un muro di suono organico, dove le chitarre di Francesco Carretti tagliano l’aria come lame arrugginite e la batteria di Simone Bianchini martella senza pietà, con il basso di Carlo “Falcor” Loffredo che segna i tempi e la particolare voce di Tommaso Santillo che arricchisce il tutto. I riferimenti sono quelli classici, ovvero i Kyuss, i Queens of the Stone Age soprattutto per una certa ricerca della melodia e i migliori Clutch per quel groove sporco e ipnotico, ma i Solar Mantra non si fermano a citare i maestri, anzi li divorano e li rigurgitano in una forma tutta loro, arricchita da un tocco mediterraneo che non è folclore, ma sudore e rabbia.

“State of Joyful Lightness” è un disco indomabile e che tende verso le profondità dell’universo dentro e fuori di noi: è un viaggio nel buio, dove la luce, quando c’è, è quella di un falò che illumina solo il prossimo passo, mai la meta. Se vi piacciono i dischi che lasciano il segno , questo è il vostro prossimo acquisto. Argonauta Records ha colto nel segno: i Solar Mantra non sono più una promessa, sono una certezza.

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