Parlare di David Bowie significa parlare di una delle figure che hanno ridefinito cosa può essere un artista. Camaleontico, inafferrabile, sempre un passo avanti a tutti: Bowie è stato molte cose e molti personaggi, ma dietro ognuno c’era la stessa incrollabile idea che la musica potesse essere anche arte, teatro, provocazione. Su In Your Eyes Ezine lo abbiamo raccontato soprattutto negli ultimi anni della sua parabola, quelli del commiato.
Quando nell’inverno del 2016 se n’è andato, se n’è andato uno degli artisti più immensi del Novecento, nel senso vero e ormai abusato della parola. Lo abbiamo salutato a modo nostro: non con il coccodrillo di circostanza, ma cercando di scrivere quando eravamo finalmente abbastanza freddi da poterlo fare con onestà.
Blackstar: l’ultimo atto
Il disco che ci ha costretti a fare i conti con la sua eredità è Blackstar (2016), uscito pochi giorni prima della sua morte e rivelatosi, col senno di poi, un vero e proprio testamento artistico. Recensire l’ultimo lavoro di Bowie è stato insieme un onore e un peso: un album che trasforma la fine in gesto creativo, lucido fino all’ultimo.
A mente fredda
A distanza di tempo abbiamo voluto tornare su di lui a mente fredda, proprio per evitare la retorica del momento. Perché Bowie non fu solo un’icona pop: fu un innovatore continuo, capace di reinventarsi restando sempre riconoscibile, di attraversare glam, soul, elettronica e sperimentazione senza mai perdere se stesso.
Perché David Bowie conta
Bowie ha insegnato a generazioni di musicisti che si può essere popolari senza essere banali, che l’immagine è parte del discorso e non un accessorio, che cambiare non è tradirsi ma restare vivi. È il tipo di lezione che a noi di In Your Eyes Ezine sta a cuore: quella di chi non si accontenta e non smette mai di cercare.
Un artista totale
La grandezza di Bowie sta anche in quello che ha rappresentato al di là dei singoli dischi. È stato uno dei primi a capire che l’identità di un artista poteva essere fluida, mutevole, teatrale: Ziggy Stardust, il Duca Bianco, gli anni berlinesi con Brian Eno, la svolta pop degli anni Ottanta. Ogni fase è stata un piccolo terremoto culturale, capace di influenzare moda, cinema, arti visive ben oltre i confini della musica. Ecco perché parlarne su una webzine come la nostra non significa solo recensire dei dischi: significa fare i conti con una figura che ha cambiato il modo stesso in cui pensiamo il pop e il rock. E significa ricordare che, fino all’ultimo respiro con Blackstar, Bowie non ha mai smesso di sorprendere.
Non è un caso che, a distanza di anni dalla sua morte, la sua figura continui a essere un riferimento imprescindibile per chiunque faccia musica con un minimo di ambizione. Bowie è la dimostrazione vivente che si può essere allo stesso tempo popolari e radicali, accessibili e sperimentali. Un equilibrio rarissimo, che pochissimi hanno saputo tenere per un’intera carriera come ha fatto lui.
Le recensioni e gli articoli su In Your Eyes Ezine
Ecco cosa abbiamo scritto su di lui:
- David Bowie – Blackstar (2016) — l’ultimo, definitivo lavoro
- David Bowie – A Mente Fredda (2016) — un ritorno su di lui senza retorica
- Marc Bolan, David Bowie: A Tribute To The Madmen (2018) — l’omaggio a due immensi
Domande frequenti










