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Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

INSOMNIUM + TRIBULATION – 4 aprile Legend Club, Milano

Reduci da due date di successo a Bari e Bologna il 27 e 28 marzo, la melodic death metal band INSOMNIUM, una delle più importanti realtà del genere, è pronta per suonare a Milano al Legend Club il prossimo mercoledì 4 aprile. La band è ripartita da metà marzo con la seconda parte del Winter’s Gate European Tour 2018 e sta percorrendo l’intera Europa, portando dal vivo la musica dell’ultimo epico concept album “Winter’s Gate” insieme ai migliori brani del repertorio Insomnium. Il disco è una lunga suite di 40 minuti che esplora musicalmente una short story scritta dal cantante e bassista della band Niilo Sevanen. Ma non è finita qui: per tutte le date italiane troviamo come special guest i TRIBULATION. La band svedese è tra le nuove proposte metal più acclamate, in uscita con il nuovo album “Down Below”. In grado di unire black metal, rock seventies, death metal e tanto altro in un melting pot unico. Uno show da non perdere! Questi i dettagli: MERCOLEDI’ 4 APRILE c/o LEGEND CLUB, viale Enrico Fermi 98, MILANO Evento FB -> http://bit.ly/2z7cKO3 Biglietto: In prevendita: 20 € + d.p. -> http://www.mailticket.it/evento/12271 In cassa la sera del concerto -> 23 € Apertura porte: ore 21.00 Inizio concerti: ore 21.30 www.insomnium.net www.facebook.com/insomniumofficial

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LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: THE CRYSTAL FLOWERS

Grazie all’avvio della reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni mercoledì alle 21.30 ed ogni domenica alle 22.00 su www.energywebradio.it. Oggi è il momento dei The Crystal Flowers, ottima band formata da esperti rockers romani. MC Benvenuto a Overthewall! Ti chiedo immediatamente la genesi della band: come si formano i Crystal Flowers e quali sono le vostre precedenti esperienze musicali? The Crystal Flowers è fondamentalmente un progetto esistenziale, risultato dei percorsi individuali di quattro “vecchi ragazzi” che, tuttavia, avevano in comune una inquietudine e insoddisfazione per quello che la proposta musicale contemporanea esprimeva in termini di conformismo musicale e commerciale, per certi versi anche nelle “nuove” tendenze. E’ stato quindi naturale convergere in una dimensione intima, privata… direi clandestina, per ricominciare partendo dal desiderio di ciascuno di scongiurare la “deriva professionale” e ritrovare essenzialità e autenticità delle origini. Tra le quattro mura di un seminterrato, come una società segreta… MC Il vostro album di debutto è un ritorno alle radici del rock degli anni 60/ 70. Ci parli di questo lavoro? Ritrovare le radici significa ritrovare, e senza compromessi tecnologici, quell’energia, ispirazione e suono definite dal perimetro chitarre basso batteria voce. Non come codice manieristico, ma come via espressiva fatta di analogico e acustico, di valvole e feedback, aliena a qualsiasi forma di contaminazione iperdigitalizzata. Crystallized suona come un vecchio vinile e parla con un sound e una energia che vengono da lontano. Utilizza un linguaggio evocativo (ma non rievocativo) senza tempo e comprensibile a chiunque. Anche i testi voglio raccontare tematiche riconoscibili e identificative, quali il disagio di un sentimento-prigione, la solitudine nell’epoca dei social, la vita come metafora del viaggio, la rabbia dei sopravvissuti nell’epoca dell’omologazione… Ecco, Crystallized è proprio questo: una chiamata a raccolta, un richiamo primordiale ai sopravvissuti… MC Come mai “ritorno alle origini”? Secondo voi c’è qualcosa che può ancora insegnarci il movimento ribelle e rivoluzionario di quegli anni? E’ ormai patrimonio comune la certezza che quel laboratorio trasversale (storico, sociale, culturale, artistico, ecc.) che sono stati gli anni tra la fine dei ’60 e l’inizio dei ’70, sia stato anche un big bang di ispirazione delle mille vie intraprese dal rock, nelle sue diverse declinazioni e direzioni. Allora, se di eredità universale dobbiamo parlare, riconosciamo davvero anche quella ingenua ma potente voglia di intraprendere, di sperimentare, di superamento dei limiti e delle convenzioni precostituite. Diventa perfino una necessità, quasi un obbligo, recuperare questa spinta originaria senza la contaminazione del “troppo già detto” della nostra epoca… quella illuminazione, quella visione che solo l’idea originale può generarti. E se perfino uno come Prince, raro esempio di trasversalità musicale, ha alla fine riconosciuto: “la musica deve tornare indietro”, allora forse la direzione dei The Crystal Flowers è quella giusta. Almeno per noi. MC Qual è l’elemento ideale per la band? Preferite esibirvi dal vivo o vi sentite più a vostro agio in studio di registrazione? Sicuramente il live è la nostra dimensione: perché il rock è comunicazione “in diretta”, è energia e empatia, è un circuito emozionale che molto ha a che fare con l’amore/odio e tutto ciò che di positivo e vitale passa tra questi due estremi nell’interazione tra persone. Voglio dire, la fase intimistica di clandestinità serve a strutturare il nucleo delle idee, ma le idee vanno poi raccontate, anzi… rappresentate e urlate. Se sono autentiche, allora il circuito nel live si attiva e tutto prende vita. MC Cosa è previsto nel futuro della band? Puoi darci qualche anticipazione per i nostri ascoltatori? Nonostante un mercato non esattamente orientato alle nuove proposte e agli inediti, abbiamo vari progetti diversificati che partiranno dalla primavera, e che invitiamo tutti a seguire sulla nostra pagina FB. Ci siamo inoltre ricavati la fama di “incursori e disturbatori” anche in contesti apparentemente innaturali per il rock ma di grande effetto comunicativo, quale ad esempio la nostra presenza come “guest star” alle finali del Cantagiro 2016, la madre storica di tutti gli eventi pop italiani, con considerevole eco e risalto sulla stampa di settore. Sicuramente proseguiremo anche in questa direzione, nella tradizione di ogni spirito ribelle… MC Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi? facebook: https://www.facebook.com/thecrystalflowersband/ web: www.thecrystalflowers.com @ : info@thecrystalflowers.com

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LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: SEPTEM

Grazie all’avvio della reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni mercoledì alle 21.30 ed ogni domenica alle 22.00 su www.energywebradio.it. Questa volta è il turno dei Septem, band spezzina messasi in luce negli anni scorsi. MC Su Overthewall una straordinaria band di La Spezia, i Septem! Diamo il Benvenuto a Daniele Armanini voce e leader della band! Ciao Daniele! Ciao Mirella e grazie per lo spazio che mi concedi. MC Partiamo dalle origini. Come si forma la band? I Septem si formano a La Spezia nel 2003 e sin da subito l’intenzione dei membri originari era quella di dare vita ad un gruppo che proponesse musica propria ed originale. Dopo inevitabili e numerosi cambi di line- up nel 2008, col mio ingresso e quello di Enrico Montaperto (chitarra) la band si stabilizza ed inizia un lungo periodo di prove, produzione di brani ed attività live che porteranno ad amalgamare e affiatare tutti i componenti, nonché a fare grande esperienza che servirà di li a poco per la produzione discografica della band. Nel 2011, infatti i Septem danno alla luce il primo demo registrato ai Nadir Studios di Genova e sempre sotto la sapiente guida di Tommy Talamanca (chitarrista dei Sadist), la band darà alla luce il primo album omonimo nel 2013 e il nuovo Living Storm nel 2016 sempre per Nadir Music. MC Il vostro sound è un heavy metal che mescola melodie e suoni potenti, quali band sono state per voi fondamentali per creare la vostra musica? Siamo cinque ragazzi con differenti gusti musicali ed influenze. Il nosto background comprende davvero di tutto, dalle grandi classiche band (Iron Maiden, Metallica, Deep Purple, Queen, Black Sabbath, Led Zeppelin) a gruppi moderni (Lamb of God, Killswitch Engage ed altri), ma pure ascolti che esulano dal contesto rock/metal, come Lucio Battisti per esempio e molte altre influenze musicali. Tutto questo si riverbera nella nostra musica trasformato però dalla nostra forte personalità. I Septem sono solo i Septem. MC Qual’è il metodo che seguite per la stesura dei pezzi? Chi si occupa di scrivere i testi e chi la melodia? E’ un gioco di squadra. Tutti e cinque partecipiamo alla stesura dei brani ed ognuno può portare idee valide che tutti sviluppano insieme e portano a compimento per ricercare la migliore forma possibile e la più grande qualità artistica di ogni singola canzone. MC Living Storm è il vostro ultimo lavoro discografico targato 2016. Ci parli di quest’album? Living Storm è un album di cui andiamo orgogliosi, così come lo eravamo di Septem. In questo album siamo migliorati sotto ogni punto di vista e abbiamo dato alla luce un lavoro che ci soddisfa in pieno. Potente, veloce, aggressivo, ma anche melodico e coinvolgente come piace a noi. Ci sono tutti gli ingredienti musicali che volevamo regalare alla gente per divertirsi e godere di buona musica. Living Storm inoltre è nato in maniera molto veloce e spontanea e senza studiarlo a tavolino ha assunto anche un filo conduttore (non un vero concept) che è quello del viaggio, che può essere inteso come fisico ma anche e soprattutto spirituale e mentale. Siamo entusiasti del risultato ottenuto. MC La vostra attività live vi ha portato a calcare palchi sia in Italia che all’estero. Mi dici quali differenze avete riscontrato? Dove vi siete sentiti veramente a vostro agio? Devo dire che siamo sempre stati molto fortunati nelle nostre uscite live, parlando di audience, perché abbiamo sempre trovato grande calore ed entusiasmo nei nostri confronti, anche grazie alla nostra attitudine in sede live, devo ammettere. Ricordo bei concerti un pò in tutta Italia e una grandissima accoglienza a Tirana e Londra. I Septem si sentono sempre a proprio agio sul palco e amano incontrare e stare insieme a fans ed amici ogni volta che c’è la possibilità. Vogliamo regalare divertimento ed energia a chi ci segue e amiamo ricevere il coinvolgimento e l’entusiasmo del nostro pubblico in modo da creare un circolo virtuoso che possa appagare tutti. MC Quali sono le difficoltà maggiori che incontra una band che produce musica originale? Le difficoltà sono tante e non starò qui ad elencarle perchè chi fa musica (o semplicemente la segue) sa benissimo di cosa parlo. Noi siamo una band che si autogestisce in tutto e per tutto. Facciamo enormi sacrifici a tutti i livelli, anche personali, per andare avanti. Non abbiamo mai scelto “scorciatoie facili” di vario tipo o mai abbiamo chiesto aiuti economici ad altri. Ci siamo sempre rimboccati le maniche e conquistato con le unghie e con i denti ogni spazio possibile per divulgare la nostra musica. Siamo i Septem, abbiamo le palle fumanti e ci mettiamo tutte le nostre forze ed impegno per andare avanti. Chi verrà ai nostri live potrà rendersene conto MC Ci sono novità nel futuro della band? Abbiamo in cantiere nuove idee e nuovi embrioni di canzoni, stiamo anche lavorando per avere nuove date. Ci stiamo dando da fare come sempre. MC Dove i nostri ascoltatori possono seguirvi sul web?  Ovviamente su Fb, Youtube, Spotify, ITunes, attraverso la nostra pagina e il nostro canale di cui vi lascio anche i vari links: Video: https://www.youtube.com/watch?v=DAVF0aukpqs https://www.youtube.com/watch?v=tKacyQTtHXg Youtube Official: https://www.youtube.com/channel/UChkISqjdeaT5t8vwYfT-nJw FB: https://www.facebook.com/SEPTEMheavymetal/ Spotyfy: https://open.spotify.com/album/0WqthYvvrYUpHcV4kCC1mR Ma come sempre vi invito a seguirci dal vivo, perché è li che vedrete il meglio. MC Grazie di essere stato su Overthewall! A te l’ultima parola! Grazie a tutta la redazione del supporto e dello spazio concessomi. Un saluto a tutti in nostri fans, amici e coloro che nel tempo ci hanno supportato e aiutato ad andare avanti; voi sapete chi siete. Torno ad invitare tutti ad ascoltare il nostro Living Storm (e anche il primo album), comprare i nostri album e venire ai nostri concerti. Ciao a tutti. Be good, drink beer, fuck and Rock’n’Roll

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Lenore S. Fingers - All Things Lost On Earth - metal

Lenore S. Fingers – All Things Lost On Earth

Un disco così profondo, intenso e nel contempo delicato, poteva scaturire solo dall’incontro tra il triste disincanto del gothic dark di matrice nordica ed il tepore mediterraneo, capace di sciogliere il ghiaccio trasformandolo in lacrime liberatorie.

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Vento di Nord-Est: ricordando il prog italiano anni Novanta - Retrospettive

Vento di Nord-Est: ricordando il prog italiano anni Novanta

Quando ormai la bella storia del new prog inglese degli anni Ottanta andava avviandosi verso il suo malinconico tramonto, gli echi – opportunamente rivisitati – cominciarono ad attecchire anche nel nostro paese. Tra la fine del decennio e il principio del successivo, alcune coraggiose formazioni, su tutti i Men of Lake (i quali si ispiravano al progressive britannico dei Rare Bird ed al kraut rock dei primi Tangerine Dream) e i Jester’s Joke (dal nome marillioniano, pure loro arruolati dalla francese Musea) iniziarono a muovere i primi passi, dapprima su cassetta. Erano, del resto, gli anni dei demo tapes, e non solo per il metal. I più longevi sarebbero stati i Twenty Four Hours, ancora su Musea, in bilico tra i Pink Floyd di A Saucerful of Secrets ed atmosfere magniloquenti ispirate ai primi King Crimson, con il mellotron sugli scudi. Impossibile è dimenticare poi i fiorentini Nuova Era (lanciati dalla mitica Contempo Records) e lo storico ed ottimo debut inciso dai genovesi Eris Pluvia (Rings of Earthly Light, Musea, 1991), dai quali sono derivati, in seguito, Narrow Pass ed Ancient Veil, oggi ancora sulla breccia, e con ottimi dischi di matrice canterburyana. Da ricordare anche i toscani (di Livorno, per la precisione) Egoband, che, con Trip in the Light of the World (1992), incantarono non solo i fans del new prog alla Marillion, ma anche quelli di sonorità più hard e dark, alla Van der Graaf-Peter Hammill, prima di virare coi lavori susseguenti verso un anonimo r ‘n’ b psichedelico. Sul finire degli Eighties, uno dei gruppi italiani più promettenti erano senz’altro i Black Jester, nati a Treviso e responsabili d’un entusiasmante hard prog, con magnifici impasti di chitarra e di tastiere, suoni barocchi e la particolarissima voce di Alex ‘The Jester’ D’Este (poi negli Snowblind, una cover band dei Black Sabbath). Dopo un promettente nastro omonimo, nel 1990, i Black Jester firmarono per la WMMS di Peter Wustmann, la label tedesca che – sino alla cessazione delle attività, tra 1996 e 1997 – tanto e bene avrebbe fatto, al fine di promuovere il nuovo progressive italiano. Nel 1993 e nel 1994, rispettivamente, i Black Jester pubblicarono i loro due capolavori: Diary of a Blind Angel e Welcome to the Moonlight Circus, felicemente impregnati di un pomp rock metallizzato, sinfonico e favolistico. Il gruppo si sciolse dopo avere tentato la difficile trasposizione di Dante su disco (The Divine Comedy, 1997). Alcuni dei suoi membri hanno successivamente suonato, con ex componenti delle Orme, nei più intimistici Faveravola (2006) ed, in particolare, nei Moonlight Circus. Questi ultimi hanno rilasciato Outskirts of Reality (2000) e Madness in Mask (2007): a tutti gli effetti, una ripresa e una continuazione, aggiornata al nuovo millennio, di quanto realizzato dai Black Jester nel 1994, assieme al paroliere Loris Furlan, oggi editore musicale, con la sua Lizard Records, presso la quale incidono interessanti artisti nostrani di prog, post rock, avanguardia e jazz rock. Affini ai Black Jester, per provenienza geografica e genere musicale di appartenenza, erano pure gli Helreid, nati anche loro a fine anni Ottanta. Esordirono solo nel 1997, con lo stupendo Mémoires e, quattro anni più tardi, sempre per la piemontese Underground Symphony, realizzarono Fingerprints of the Gods (il titolo veniva dal classico di archeologia spaziale di Graham Hancock, Impronte degli dèi). Gli Helreid, di cui resta realmente nella memoria Mark the Wizard, sono da pochi anni in pista di nuovo: il disco del ritorno (aggiungendo una ‘h’ alla fine del loro nome) è stato Fragmenta, uscito nel 2012, idealmente in linea con gli esordi, come se il tempo non fosse mai passato. La breve ma meritata stagione di gloria dei Black Jester, nella prima metà degli anni Novanta, fece altresì da traino per tutta una scena validissima ed in fermento, come quella del Nord- Est italiano di allora. L’epicentro era Treviso, dove tra il 1988 e il 1990 furono attivi gli Spleen (recuperati poi nel 1994 dalla Mellow), da cui sorsero i Marathon. Questi furono di fatto i Rush italiani. Dopo il demo World of Trend (1991), i Marathon si accasarono anche loro presso la WMMS e pubblicarono due strabilianti lavori, di metal-prog, melodico ed iper-tecnico: Impossible Is Possible (1993) e Sublime Dreams (1994), con la collaborazione di alcuni membri dei tedeschi Manner. Il gruppo però forse più importante – non solo di Treviso e dell’Italia nord-orientale, ma di tutto il new prog italiano – rimangono di certo gli Asgard. Nati nel 1984 e quindi ispirati ai Marillion era-Fish, parteciparono alle compilation Italian Rock Invasion (1987) ed Exposure (1988) e si esibirono spesso in concerto: ancora oggi c’è chi ricorda con misto di emozione e nostalgia la loro suite in due parti The Light Spring, tra l’altro mai messa poi su disco. Dopo anni di concerti e di crescita costante gli Asgard furono il primo gruppo italiano a firmare per la WMMS. Il debutto, Gotterdammerung, vide la luce nel 1991. Fu una vera rivelazione, uno stupendo incrocio di retaggi marillioniani e echi della mitologia germanica in musica, un disco che inaugurava il nuovo decennio del prog italiano ed illuminava una scena, in quei giorni, in espansione davvero pronunciata. L’anno successivo, apparve il mini-CD Esoteric Poem, che, in tutto e per tutto, teneva fede al titolo. Alcuni puristi storsero non poco il naso – lo rammento bene, come rammento quegli anni – per gli inserti dark-ambient (molti allora ragionavano intendendo i generi alla stregua di compartimenti stagni), tuttavia gli Asgard avevano dimostrato, solo e semplicemente, di voler progredire lungo la loro strada. Arcana, apparso nel 1993, trovò il perfetto punto di contatto tra lo stile del primo disco e le atmosfere del secondo, preparando la strada alla svolta. Nel 1993, sempre per la WMMS, uscì Imago Mundi: il sound si era indurito e faceva incontrare le origini neo-prog della band con il prog-metal dei Queensryche e dei Dream Theater, con risultati potenti e sublimi. Lo stesso percorso, sia detto per inciso, dei tedeschi – anche loro su WMMS – Ivanhoe, i quali – specie con Visions and Reality (1994) e Symbols of Time (1995), prima di perdersi nel banale heavy maideniano di Paralized (1997) – si mossero tra Rush e Marillion, Dream Theater e Queensryche. Imago Mundi fu uno dei migliori dischi dell’anno 1993, ma anche il canto del cigno di una stagione. Infatti, tra problemi di line-up e ritardi nell’incidere le canzoni del nuovo album, gli Asgard si arenarono e tornarono sulle scene, per una piccola etichetta, solo sette anni dopo. Per quanto discreto, Drachenblut (2000) soffriva del tentativo in verità un po’ artificioso di riportare in vita lo spirito bucolico dei primissimi Genesis, quando ormai il momento magico era passato e l’occasione per un successo su più larga scala purtroppo perduta. Membri degli Asgard, nel 1994, collaborarono altresì alla realizzazione di quello che resta uno dei migliori dischi di pomp rock anni Novanta (insieme A Blueprint of the World, degli americani Enchant, 1993). Mi riferisco ad Hunting the Fox di Ines, bella e brava tastierista tedesca, accompagnata tra gli altri pure da componenti degli storici progsters Anyone’s Daughter e dei friulani Garden Wall (i soli ancora attivi oggi di quella scena, autori di molteplici eccezionali lavori, fra thrash, dark, prog e elettronica robotica). Quanto ad Ines, dopo quel magico esordio, non seppe più confermarsi: Eastern Dawning (1996) esibì una piatta new age, alla Lanvall, appena innervata da spunti per radio FM e momenti di blando soft prog (alla Rebekka), mentre The Flow (1999) denunciò una crisi d’identità notevole e fin più preoccupante, all’insegna di una insignificante world music, etnica e modaiola. Il quarto lavoro, Slipping Into the Unknown (2002), tentò se non altro di tornare all’hard rock, con ballate acustiche e influenze pop desunte dai (peraltro prescindibilissimi) dischi solisti di Phil Collins e Tony Banks. Nei primi anni ’90, in Veneto, furono attivi anche i Top Left Corner, di Padova. Anche per loro un demo tape omonimo (1994), e due buonissimi dischi, per la WMMS: Mystery Book (1994) – col suo progressive epico alla Rush-Yes-Asgard – e Nowhere (1996). Sempre dal Nord-Est venivano inoltre i friulani Barrock, autentici maestri del prog sinfonico, guidati dal grande Walter Poles. Tre lavori, oltre alle tante cassette registrate tra il 1983 e il 1988: L’alchimista (inciso nel 1990 e pubblicato in Giappone dalla Moon Witch, l’anno dopo), Oxian (edito dalla olandese SI Music nel 1995) ed infine La strega, licenziato dalla ligure Mellow Records, nel 1999, proprio in conclusione della decade. In Friuli, ad Udine, furono attivi anche i Last Warning, nati nel 1987. Dopo il demo Bloody Dream (1992-1993), incisero per la WMMS il fantastico From the Floor of the Well (1994), a metà strada fra Threshold e Crimson Glory, per poi proseguire su Underground Symphony. Di Udine sono pure gli straordinari Quasar Lux Symphoniae, tra i maggiori e forse sottovalutati gruppi italiani di prog barocco ed orchestrale. Formatisi nel lontano 1976, incisero sempre per la WMMS due capolavori, quali la rock opera Abraham (1994) e il mitologico The Enlightening March of Argonauts (1997). E la

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ABORYM + PETROLIO + SPECIAL GUEST – 30 MARZO @ PADIGLIONE 14 – COLLEGNO(TO)

GLZ Events, Leynir Booking e Synth Agency sono orgogliosi di presentare, il primo live torinese degli italiani pionieri dell’industrial rock metal: ABORYM. L’evento si terrà Venerdì 30 marzo negli spazi del Padiglione 14 di Collegno (TO) e vedrà come opening acts il progetto Industrial/Noise, Petrolio + guest TBA. Fautori da sempre di un avanguardistico mix di metal estremo ed elettronica, gli Aborym non hanno mai smesso di evolversi e sperimentare, passando dal ridefinire i paradigmi del Black metal all’esplorare i territori dell’elettronica più claustrofobica e ossessiva. Nati A Taranto nel 1992, nella loro carriera venticinquennale hanno riscosso l’acclamazione di critica e pubblico arrivando alla fama internazionale e a collaborare fin dai primi albums con influenti musicisti della scena norvegese fra cui anche Attila Csihar (Mayhem), Bård “Faust” Eithun (ex-Emperor) e Roger “Nattefrost” Rasmussen (Carpathian Forest). Album dopo album la band non ha mai smesso di costruire il proprio sound distintivo discostandosi progressivamente dalle sue radici Black metal e integrando sempre più elementi elettronico/industriali. Shifting.negative, uscito il 25 gennaio 2017 è il risultato ma non la conclusione di questo continuo processo evolutivo. Facebook: https://www.facebook.com/aborymofficial/ Ad aprire la serata saranno le cupe atmosfere “Industrial Doom” di Petrolio, progetto solista di Enrico Cerrato già bassista e tastierista degli Infection Code storica realtà trash sperimentale piemontese e membro attivo di Gabbiainferno (industrial) e Moksa (jazz/noise/punk). Petrolio nasce nel 2015 e viene subito arruolato da diverse etichette indipendenti per l’originalità delle sue sonorità elettroniche, Ambient e Dark vischiose e dissonanti che accompagnano l’ascoltatore in un viaggio attraverso la decdenza della civiltà contemporanea, il debutto si chiama “Di Cosa Si Nasce” ed è uscito il 21 aprile 2017 per Dio)))Drone . Facebook: https://www.facebook.com/petruspetrolio Evento facebook: https://www.facebook.com/events/1716877725036814/ Apertura cancelli : 20:30 Prezzo del biglietto in cassa : € 10,00

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Rock In Park 2018

Rock In Park 2018: tutti i dettagli della decima edizione Anche quest’anno, arriva puntuale l’appuntamento che celebra la scena alternative e underground milanese, e non solo. Stiamo parlando del Rock In Park 2018, ormai diventato una conferma nel panorama italiano dei live show. Un’edizione speciale, quella 2018: quest’anno si festeggia la decima edizione del festival che, per l’occasione, assumerà una veste più imponente! Un unico appuntamento esclusivo, con una settimana in più di programmazione, dall’11 Maggio al 17 Giugno, come da tradizione al Legend Club di Milano. Il Rock In Park 2018 porterà novità interessanti: non si terrà l’edizione autunnale di settembre del festival, nuove sorprese sono in arrivo! Gli anni di successo hanno fatto sì che la filosofia del Rock in Park venisse apprezzata e ammirata anche in altre città, portando alla nascita di eventi in contesti al di fuori della scena milanese, permettendo all’iniziativa di acquisire gradualmente un carattere sempre più itinerante. Nasce quindi il Rock in Park On The Road: una serie di show sparsi per tutta Italia! Primo annuncio: il Rock My Life Festival che presenterà il Rock In Park, per la prima volta in versione Open Air, nella suggestiva cornice della Cava di Roselle, a Grosseto, i prossimi 13, 14 e 15 Luglio Secondo annuncio: Rock In Park On The Road a Mantova. Venerdì 16 e sabato 17 marzo, presso l’Arci Tom calcheranno il palco i Genus Ordinis Dei e Giacomo Voli, co-headliner i Wolf Theory. Evento Facebook 16 marzo Evento Facebook 17 marzo Tenetevi pronti: presto l’annuncio di tantissimi eventi! Legend Club Viale Enrico Fermi, 98 Milano (MM3 Affori Centro)

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BANDO DI PARTECIPAZIONE AL ROCK METAL FEST 2018 – “X Edizione”.

Il concerto si svolgerà Venerdì 17 Agosto 2018 a Pulsano (Taranto). Per celebrare il decennale la serata si concluderà con l’esibizione dei NECRODEATH (scelti come headliner). L’associazione “Rock Metal Events Onlus” ripropone il ROCK METAL FEST giunto alla sua DECIMA edizione con lo scopo di promuovere il movimento rock/metal. Sono dunque ufficialmente aperte già da un paio di mesi le selezioni per il Rock Metal Fest che quest’anno si svolgerà venerdì 17 agosto 2018. Le band hanno tempo fino al giorno 01 aprile 2018 (termine improrogabile) per compilare la richiesta di partecipazione e inviare il relativo materiale. La partecipazione alla selezione e alla serata del ROCK METAL FEST è gratuita per tutte le band. Non sono previste spese di iscrizione o contributi di partecipazione. Non sono altrettanto previsti rimborsi spese di alcun genere. L’associazione “ROCK METAL EVENTS Onlus” mette a disposizione delle band che si esibiranno il palco, l’impianto audio/luci professionale e fonico. Le band per partecipare dovranno compilare in ogni sua parte il bando di partecipazione, le condizioni generali, la scheda di iscrizione alle selezioni ed inviare il materiale richiesto, come specificatamente indicato, qualsiasi mancanza ne pregiudicherà la partecipazione. Dal materiale ricevuto verranno selezionate le band che si esibiranno nella sera del 17 Agosto; il materiale ricevuto dalla direzione artistica non sarà reso. Il materiale dovrà pervenire improrogabilmente entro il giorno 01 Aprile 2018. Le band che si sono esibite nell’edizione precedente, non potranno prendere parte alle selezioni. Questo per dare la possibilità di esibirsi al maggior numero di band possibile. Le band selezionate, così come gli orari di soundcheck ed esibizione saranno comunicati tempestivamente ed insindacabilmente dal Direttore Artistico Angelo Lippolis. Le band sono tenute a rispettare tali orari e a non creare problemi al sereno svolgimento della manifestazione. Il BANDO 2018, con le condizioni generali e la scheda di iscrizione, è disponibile collegandosi ai seguenti indirizzi web: SITO RME = http://www.rockmetalevents.it/ BANDO 2018 = http://www.rockmetalevents.it/wp-content/uploads/2017/11/BANDO-RMF-2018.pdf L’evento è organizzato con il patrocinio del Comune di Pulsano e della Provincia di Taranto. Ricordiamo sommariamente, per sottolineare l’interesse che ormai da alcuni anni suscita questo raduno metal, i nomi di alcune band che hanno partecipato con soddisfazione alle precedenti edizioni: Motherstone (Roma), Aevum (To), Hate Inc. (Ta), Assaulter (Ta), Soul of Steel (Ta), Legio Tenebrarum (Ta), Project 2501 (Macedonia), Rage of South (Agrigento), InAllSenses (Caserta), Elegy of Madness (Ta), Perseus (Br), The Strigas (BAT), Alldead (Ta), Overkhaos (Ta), Rublood (To), Blindcat (Ta), Whattafuck!? (Ba), Hangarvain (Na), Fall Has Come (Caserta), Adamas (Spoleto), C.O.B.R.A. (Ta), Subliminal Fear (Barletta), Deathless Legacy (Pisa), Implodead (Bari), Fake Heroes (Pescara), Mad Hornet (Ta) e Full Leather Jacket (Belluno).

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Tra Mozart e Lovecraft: le molte vite artistiche dei Mekong Delta - thrash

Tra Mozart e Lovecraft: le molte vite artistiche dei Mekong Delta

Questo straordinario gruppo, soprattutto ad inizio carriera, ha sempre saputo creare, attorno a sé, un alone di mistero, specie circa le sue origini e la sua prima formazione. Il nome, Mekong Delta, è da riferirsi alla foce di un fiume del Vietnam, mentre l’intero progetto venne organizzato dalla mente, a dir poco geniale, di Ralph Hubert, ingegnere del suono di Living Death, Warlock e Steeler, nonché proprietario e factotum dell’etichetta discografica Aaarrg dal 1985. I primi demo tapes dei Mekong Delta furono incisi da una line-up composta dal cantante Wolfgang Borgmann, dalle due asce dei Living Death (Reiner Kelch e Frank Fricke), da Hubert al basso (sotto lo pseudonimo di Bjorn Eklund) e da Jorg Michael, in quel momento già batterista di Avenger, Rage e Paganini (e in seguito con Tom Angelripper, Axel Rudi Pell, Headhunter, Schwarzarbeit, Running Wild, Grave Digger, Stratovarius e Saxon, tra i molti altri). Con questa formazione, i Mekong Delta realizzarono nel 1987 il loro primo album omonimo, contenente un thrash metal durissimo e vicino alla scuola newyorkese degli Anthrax. Nel 1988 apparve il capolavoro del gruppo, il concept album The Music of Erich Zann, prodotto dal medesimo Hubert, bissato dal mini Toccata, sul finire dell’anno. Con questi due lavori, in pratica, i Mekong Delta si posero come gli ELP del thrash. I testi e la copertina si ispirano alla fantascienza horror dell’omonimo racconto lovecraftiano ed offrono qualcosa di diverso ai tanti thrashers europei di fine anni Ottanta. In ambito techno-thrash, del resto, i precedenti erano pochissimi, solo Release From Agony dei connazionali Destruction e Killing Technology dei Voivod, oltre ai Watchtower. In anticipo pertanto su Coroner, Megadeth, Annihilator, Deathrow e Despair, i Mekong Delta mettono in mostra un approccio di tipo orchestrale, che necessita di ascolti ripetuti, per essere capito. Tempi dispari, riff imprevedibili, controtempi e cambi improvvisi di tempo abbondano. L’energia dei MD è inesauribile: si ascoltino Age of Agony, Confession of Madness, Prophecy e Memories of Tomorrow, oppure il thrash sinfonico dello strumentale Interludium (una versione riarrangiata della musica che Bernard Hermann scrisse per Psycho di Hitchcock, tratto dal noto romanzo di Robert Bloch, amico e discepolo di Lovecraft). Per dirla altrimenti, The Music of Erich Zann dimostra quanto la band di Ralph Hubert fosse “avanti” nella concezione musicale, sperimentale come negli Eighties sono stati in fondo pochi (vengono giusto in mente, per stare in territori metal, Celtic Frost e Prong). La band tedesca si conferma con il terzo disco, The Principle of Doubt (1989), apparso per la Major Records, label sorta dalla fusione tra la Aaarrg e la Atom H degli Accuser. Intanto, Mark Kaye, alla chitarra, ha preso il posto di Kelch. Per il lavoro di scrittura, registrazione e produzione del quarto lavoro, Dances of Death (1990, di nuovo per la sola Aaarg) i Mekong Delta si chiudono in studio e per un anno intero: il segno del modo di lavorare di Ralph Hubert, certosino e maniacale, attento ai dettagli ed alle sfumature anche più minute. Il Robert Fripp del metal, verrebbe da dire, anche se il techno-thrash mutante e progressivo dei Mekong Delta è maggiormente debitore verso il fantasioso gusto emersoniano del virtuosismo, mai fine a se stesso e spesso giostrato sulle scale minori. Nel 1991, mentre il thrash canonico si avvia ad entrare in crisi, i Mekong Delta celebrano, alla loro maniera, i vent’anni di Pictures at an Exhibition di ELP – lo storico e personale omaggio, in chiave pomp rock, reso dal celeberrimo trio inglese a Mussorgsky, nel 1971 – con il concerto di Live at an Exhibition. E’ la spia del fatto che ormai la creatura partorita dalla mente di Ralph Hubert intende da par suo guardare oltre, non solo i confini del thrash tradizionale, ma altresì quelli dello stesso metal, per abbeverarsi, sorretta del resto da doti tecniche e di scrittura impressionanti, alla scuola del prog anglo-britannico e della stessa musica classica, che lo aveva ispirato, in moltissimi casi. Escono così dischi coraggiosi e sperimentali, innovativi ed avventurosi, originali e creativi, come Kaleidoscope (1992) e soprattutto Vision Fugitives (1994), forse l’apice del gruppo: un post-thrash ipertecnico con archi, di ispirazione settecentesca e segnatamente mozartiana. Un lavoro realmente incredibile, a cui peraltro manca, oramai, un pubblico in grado di apprezzare e davvero le complesse quanto intricate stratificazioni armonico-melodiche dei Mekong Delta e le loro ricerche ritmiche sulle strutture degli accordi. Forse, il gruppo si è paradossalmente spinto troppo oltre e inevitabile arriva un temporaneo scioglimento. Nella seconda metà degli anni Duemila, Hubert ha infine rimesso in piedi i MD ed ancora una volta ne sono venuti quattro dischi strepitosi: Lurking Fear (2007), Wanderer on the Edge of Time (2010), Intersections (2012) e In a Mirror Darkly (2014), forse meno orientati al techno-thrash degli esordi e più in linea con un comunque strabiliante ed eclettico metal prog neo-classico. Musica che rimane aristocratica e d’élite, esoterica (nel senso etimologico del termine), e quindi per pochi iniziati e non per tutti: di certo superbi esperimenti di metal sinfonico, da riscoprire.

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