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Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

ABORYM + PETROLIO + SPECIAL GUEST – 30 MARZO @ PADIGLIONE 14 – COLLEGNO(TO)

GLZ Events, Leynir Booking e Synth Agency sono orgogliosi di presentare, il primo live torinese degli italiani pionieri dell’industrial rock metal: ABORYM. L’evento si terrà Venerdì 30 marzo negli spazi del Padiglione 14 di Collegno (TO) e vedrà come opening acts il progetto Industrial/Noise, Petrolio + guest TBA. Fautori da sempre di un avanguardistico mix di metal estremo ed elettronica, gli Aborym non hanno mai smesso di evolversi e sperimentare, passando dal ridefinire i paradigmi del Black metal all’esplorare i territori dell’elettronica più claustrofobica e ossessiva. Nati A Taranto nel 1992, nella loro carriera venticinquennale hanno riscosso l’acclamazione di critica e pubblico arrivando alla fama internazionale e a collaborare fin dai primi albums con influenti musicisti della scena norvegese fra cui anche Attila Csihar (Mayhem), Bård “Faust” Eithun (ex-Emperor) e Roger “Nattefrost” Rasmussen (Carpathian Forest). Album dopo album la band non ha mai smesso di costruire il proprio sound distintivo discostandosi progressivamente dalle sue radici Black metal e integrando sempre più elementi elettronico/industriali. Shifting.negative, uscito il 25 gennaio 2017 è il risultato ma non la conclusione di questo continuo processo evolutivo. Facebook: https://www.facebook.com/aborymofficial/ Ad aprire la serata saranno le cupe atmosfere “Industrial Doom” di Petrolio, progetto solista di Enrico Cerrato già bassista e tastierista degli Infection Code storica realtà trash sperimentale piemontese e membro attivo di Gabbiainferno (industrial) e Moksa (jazz/noise/punk). Petrolio nasce nel 2015 e viene subito arruolato da diverse etichette indipendenti per l’originalità delle sue sonorità elettroniche, Ambient e Dark vischiose e dissonanti che accompagnano l’ascoltatore in un viaggio attraverso la decdenza della civiltà contemporanea, il debutto si chiama “Di Cosa Si Nasce” ed è uscito il 21 aprile 2017 per Dio)))Drone . Facebook: https://www.facebook.com/petruspetrolio Evento facebook: https://www.facebook.com/events/1716877725036814/ Apertura cancelli : 20:30 Prezzo del biglietto in cassa : € 10,00

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Rock In Park 2018

Rock In Park 2018: tutti i dettagli della decima edizione Anche quest’anno, arriva puntuale l’appuntamento che celebra la scena alternative e underground milanese, e non solo. Stiamo parlando del Rock In Park 2018, ormai diventato una conferma nel panorama italiano dei live show. Un’edizione speciale, quella 2018: quest’anno si festeggia la decima edizione del festival che, per l’occasione, assumerà una veste più imponente! Un unico appuntamento esclusivo, con una settimana in più di programmazione, dall’11 Maggio al 17 Giugno, come da tradizione al Legend Club di Milano. Il Rock In Park 2018 porterà novità interessanti: non si terrà l’edizione autunnale di settembre del festival, nuove sorprese sono in arrivo! Gli anni di successo hanno fatto sì che la filosofia del Rock in Park venisse apprezzata e ammirata anche in altre città, portando alla nascita di eventi in contesti al di fuori della scena milanese, permettendo all’iniziativa di acquisire gradualmente un carattere sempre più itinerante. Nasce quindi il Rock in Park On The Road: una serie di show sparsi per tutta Italia! Primo annuncio: il Rock My Life Festival che presenterà il Rock In Park, per la prima volta in versione Open Air, nella suggestiva cornice della Cava di Roselle, a Grosseto, i prossimi 13, 14 e 15 Luglio Secondo annuncio: Rock In Park On The Road a Mantova. Venerdì 16 e sabato 17 marzo, presso l’Arci Tom calcheranno il palco i Genus Ordinis Dei e Giacomo Voli, co-headliner i Wolf Theory. Evento Facebook 16 marzo Evento Facebook 17 marzo Tenetevi pronti: presto l’annuncio di tantissimi eventi! Legend Club Viale Enrico Fermi, 98 Milano (MM3 Affori Centro)

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BANDO DI PARTECIPAZIONE AL ROCK METAL FEST 2018 – “X Edizione”.

Il concerto si svolgerà Venerdì 17 Agosto 2018 a Pulsano (Taranto). Per celebrare il decennale la serata si concluderà con l’esibizione dei NECRODEATH (scelti come headliner). L’associazione “Rock Metal Events Onlus” ripropone il ROCK METAL FEST giunto alla sua DECIMA edizione con lo scopo di promuovere il movimento rock/metal. Sono dunque ufficialmente aperte già da un paio di mesi le selezioni per il Rock Metal Fest che quest’anno si svolgerà venerdì 17 agosto 2018. Le band hanno tempo fino al giorno 01 aprile 2018 (termine improrogabile) per compilare la richiesta di partecipazione e inviare il relativo materiale. La partecipazione alla selezione e alla serata del ROCK METAL FEST è gratuita per tutte le band. Non sono previste spese di iscrizione o contributi di partecipazione. Non sono altrettanto previsti rimborsi spese di alcun genere. L’associazione “ROCK METAL EVENTS Onlus” mette a disposizione delle band che si esibiranno il palco, l’impianto audio/luci professionale e fonico. Le band per partecipare dovranno compilare in ogni sua parte il bando di partecipazione, le condizioni generali, la scheda di iscrizione alle selezioni ed inviare il materiale richiesto, come specificatamente indicato, qualsiasi mancanza ne pregiudicherà la partecipazione. Dal materiale ricevuto verranno selezionate le band che si esibiranno nella sera del 17 Agosto; il materiale ricevuto dalla direzione artistica non sarà reso. Il materiale dovrà pervenire improrogabilmente entro il giorno 01 Aprile 2018. Le band che si sono esibite nell’edizione precedente, non potranno prendere parte alle selezioni. Questo per dare la possibilità di esibirsi al maggior numero di band possibile. Le band selezionate, così come gli orari di soundcheck ed esibizione saranno comunicati tempestivamente ed insindacabilmente dal Direttore Artistico Angelo Lippolis. Le band sono tenute a rispettare tali orari e a non creare problemi al sereno svolgimento della manifestazione. Il BANDO 2018, con le condizioni generali e la scheda di iscrizione, è disponibile collegandosi ai seguenti indirizzi web: SITO RME = http://www.rockmetalevents.it/ BANDO 2018 = http://www.rockmetalevents.it/wp-content/uploads/2017/11/BANDO-RMF-2018.pdf L’evento è organizzato con il patrocinio del Comune di Pulsano e della Provincia di Taranto. Ricordiamo sommariamente, per sottolineare l’interesse che ormai da alcuni anni suscita questo raduno metal, i nomi di alcune band che hanno partecipato con soddisfazione alle precedenti edizioni: Motherstone (Roma), Aevum (To), Hate Inc. (Ta), Assaulter (Ta), Soul of Steel (Ta), Legio Tenebrarum (Ta), Project 2501 (Macedonia), Rage of South (Agrigento), InAllSenses (Caserta), Elegy of Madness (Ta), Perseus (Br), The Strigas (BAT), Alldead (Ta), Overkhaos (Ta), Rublood (To), Blindcat (Ta), Whattafuck!? (Ba), Hangarvain (Na), Fall Has Come (Caserta), Adamas (Spoleto), C.O.B.R.A. (Ta), Subliminal Fear (Barletta), Deathless Legacy (Pisa), Implodead (Bari), Fake Heroes (Pescara), Mad Hornet (Ta) e Full Leather Jacket (Belluno).

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Tra Mozart e Lovecraft: le molte vite artistiche dei Mekong Delta - thrash

Tra Mozart e Lovecraft: le molte vite artistiche dei Mekong Delta

Questo straordinario gruppo, soprattutto ad inizio carriera, ha sempre saputo creare, attorno a sé, un alone di mistero, specie circa le sue origini e la sua prima formazione. Il nome, Mekong Delta, è da riferirsi alla foce di un fiume del Vietnam, mentre l’intero progetto venne organizzato dalla mente, a dir poco geniale, di Ralph Hubert, ingegnere del suono di Living Death, Warlock e Steeler, nonché proprietario e factotum dell’etichetta discografica Aaarrg dal 1985. I primi demo tapes dei Mekong Delta furono incisi da una line-up composta dal cantante Wolfgang Borgmann, dalle due asce dei Living Death (Reiner Kelch e Frank Fricke), da Hubert al basso (sotto lo pseudonimo di Bjorn Eklund) e da Jorg Michael, in quel momento già batterista di Avenger, Rage e Paganini (e in seguito con Tom Angelripper, Axel Rudi Pell, Headhunter, Schwarzarbeit, Running Wild, Grave Digger, Stratovarius e Saxon, tra i molti altri). Con questa formazione, i Mekong Delta realizzarono nel 1987 il loro primo album omonimo, contenente un thrash metal durissimo e vicino alla scuola newyorkese degli Anthrax. Nel 1988 apparve il capolavoro del gruppo, il concept album The Music of Erich Zann, prodotto dal medesimo Hubert, bissato dal mini Toccata, sul finire dell’anno. Con questi due lavori, in pratica, i Mekong Delta si posero come gli ELP del thrash. I testi e la copertina si ispirano alla fantascienza horror dell’omonimo racconto lovecraftiano ed offrono qualcosa di diverso ai tanti thrashers europei di fine anni Ottanta. In ambito techno-thrash, del resto, i precedenti erano pochissimi, solo Release From Agony dei connazionali Destruction e Killing Technology dei Voivod, oltre ai Watchtower. In anticipo pertanto su Coroner, Megadeth, Annihilator, Deathrow e Despair, i Mekong Delta mettono in mostra un approccio di tipo orchestrale, che necessita di ascolti ripetuti, per essere capito. Tempi dispari, riff imprevedibili, controtempi e cambi improvvisi di tempo abbondano. L’energia dei MD è inesauribile: si ascoltino Age of Agony, Confession of Madness, Prophecy e Memories of Tomorrow, oppure il thrash sinfonico dello strumentale Interludium (una versione riarrangiata della musica che Bernard Hermann scrisse per Psycho di Hitchcock, tratto dal noto romanzo di Robert Bloch, amico e discepolo di Lovecraft). Per dirla altrimenti, The Music of Erich Zann dimostra quanto la band di Ralph Hubert fosse “avanti” nella concezione musicale, sperimentale come negli Eighties sono stati in fondo pochi (vengono giusto in mente, per stare in territori metal, Celtic Frost e Prong). La band tedesca si conferma con il terzo disco, The Principle of Doubt (1989), apparso per la Major Records, label sorta dalla fusione tra la Aaarrg e la Atom H degli Accuser. Intanto, Mark Kaye, alla chitarra, ha preso il posto di Kelch. Per il lavoro di scrittura, registrazione e produzione del quarto lavoro, Dances of Death (1990, di nuovo per la sola Aaarg) i Mekong Delta si chiudono in studio e per un anno intero: il segno del modo di lavorare di Ralph Hubert, certosino e maniacale, attento ai dettagli ed alle sfumature anche più minute. Il Robert Fripp del metal, verrebbe da dire, anche se il techno-thrash mutante e progressivo dei Mekong Delta è maggiormente debitore verso il fantasioso gusto emersoniano del virtuosismo, mai fine a se stesso e spesso giostrato sulle scale minori. Nel 1991, mentre il thrash canonico si avvia ad entrare in crisi, i Mekong Delta celebrano, alla loro maniera, i vent’anni di Pictures at an Exhibition di ELP – lo storico e personale omaggio, in chiave pomp rock, reso dal celeberrimo trio inglese a Mussorgsky, nel 1971 – con il concerto di Live at an Exhibition. E’ la spia del fatto che ormai la creatura partorita dalla mente di Ralph Hubert intende da par suo guardare oltre, non solo i confini del thrash tradizionale, ma altresì quelli dello stesso metal, per abbeverarsi, sorretta del resto da doti tecniche e di scrittura impressionanti, alla scuola del prog anglo-britannico e della stessa musica classica, che lo aveva ispirato, in moltissimi casi. Escono così dischi coraggiosi e sperimentali, innovativi ed avventurosi, originali e creativi, come Kaleidoscope (1992) e soprattutto Vision Fugitives (1994), forse l’apice del gruppo: un post-thrash ipertecnico con archi, di ispirazione settecentesca e segnatamente mozartiana. Un lavoro realmente incredibile, a cui peraltro manca, oramai, un pubblico in grado di apprezzare e davvero le complesse quanto intricate stratificazioni armonico-melodiche dei Mekong Delta e le loro ricerche ritmiche sulle strutture degli accordi. Forse, il gruppo si è paradossalmente spinto troppo oltre e inevitabile arriva un temporaneo scioglimento. Nella seconda metà degli anni Duemila, Hubert ha infine rimesso in piedi i MD ed ancora una volta ne sono venuti quattro dischi strepitosi: Lurking Fear (2007), Wanderer on the Edge of Time (2010), Intersections (2012) e In a Mirror Darkly (2014), forse meno orientati al techno-thrash degli esordi e più in linea con un comunque strabiliante ed eclettico metal prog neo-classico. Musica che rimane aristocratica e d’élite, esoterica (nel senso etimologico del termine), e quindi per pochi iniziati e non per tutti: di certo superbi esperimenti di metal sinfonico, da riscoprire.

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LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: ZEPHYR - heavy

LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: ZEPHYR

Grazie all’avvio della reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni mercoledì alle 21.30 ed ogni domenica alle 22.00 su www.energywebradio.it.

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Necrodeath - The Age Of Dead Christ - metal

Necrodeath – The Age Of Dead Christ

The Age Of Dead Christ è il ritorno di una delle più importanti band metal italiane: il loro thrash black metal continua a mietere vittime e i trentatré anni passati dal primo storico demo non hanno lasciato alcuna cicatrice.

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LE INTERVISTE DI OVERTHEWALL: ROSSOMETILE

Grazie all’avvio della reciproca collaborazione con la conduttrice radiofonica Mirella Catena, abbiamo la gradita opportunità di pubblicare la versione scritta delle interviste effettuate nel corso del suo programma Overthewall, in onda ogni mercoledì alle 21.30 ed ogni domenica alle 22.00 su www.energywebradio.it.
Inauguriamo questa rubrica con i Rossometile. Buona lettura.

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TREVOR AND THE WOLVES

Quando si intervistano personaggi come Trevor, non bisogna nemmeno introdurli, ma solo mettersi comodi e leggere cosa dicono, e Trevor ha molto da dire, sia sul suo ultimo progetto che sul resto. Buona lettura. ME Ciao. Ci racconti come nasce questo progetto ? TREVOR: Ciao ragazzi, intanto grazie per quest’opportunità. Un saluto a tutto lo staff di MetalEyes e a tutti i lettori. Trevor and the Wolves è il mio progetto solista, lontano dai miei Sadist. Ho voluto mettere in piedi questa nuova avventura con lo scopo di fare qualcosa di alternativo alla mia band principale, pur restando consapevole che sono nato come cantante death metal e voglio restare tale. L’hard rock, l’heavy classico appartengono a tutti noi che ascoltiamo musica da fine anni settanta, era mia intenzione fare qualcosa che fosse legato a quegli anni e credo che Road to Nowhere rispecchi appieno tali sonorità. Si tratta del mio album solista, ma che al tempo stesso richiedeva il supporto di una band che potesse sposare il progetto stesso, e così sono nati i “miei Wolves”, musicisti di ottima caratura tecnica, scelti non sono per le loro capacità sul singolo strumento ma perché si tratta di grandi amici prima di essere esecutori. Da subito c’è stato buon feeling e anche in sede live abbiamo sperimentato l’amalgama e l’amicizia che ci portiamo sul palco. Avere buona attitudine e il giusto approccio è basilare per una band rock. ME Quali sono state le influenze musicali che sono confluite nel lavoro? TREVOR: Come detto, Road to Nowhere è un album hard’n’heavy che rispecchia i canoni del genere, sia musicalmente parlando che attitudine. I rimandi sono quelli che ci portano indietro nel tempo, nonostante la produzione curata da Tommy Talamanca nei Nadir Studios sia da considerarsi assolutamente odierna. Gli stilemi dell’hard rock richiedevano un mixing acustico, suonato con cuore e passione. Sono davvero soddisfatto del lavoro venuto fuori, non ho nulla da recriminare e questo è ciò che più conta. Devo fare i miei più sinceri complimenti alla band e a tutte le persone che hanno lavorato duro per la realizzazione di questo disco. Road to Nowhere è da considerarsi un album a km 0, visto che tutti i miei collaboratori, oltre ad essere persone preparate e professionalmente parlando molto serie, sono anche ottimi amici e che non sono solo vicini affettivamente. Matteo Siri ha diretto il video di Burn at Sunrise così come il secondo che uscirà a breve, di cui non voglio svelare altro, Ennio Parodi si è preso cura di tutto il set fotografico, mentre Eloisa Parodi e Manuel Del Bono hanno lavorato a quattro mani su tutta la parte grafica. Ne è scaturito un gran lavoro da parte di tutti che mi rende orgoglioso. Infine la produzione esecutiva del disco fatta da Nadir Music S.R.L. Ad arricchire il disco sono intervenuti alcuni super musicisti che hanno voluto partecipare alla realizzazione di questo mio sogno, grandi nomi come quelli di Christian Meyer batterista di Elio e le Storie Tese, Stefano Cabrera violoncello dei Gnu Quartet, Paolo Bonfanti, chitarrista e bluesman apprezzato anche oltreoceano, Grazia Quaranta con la sua voce blues/soul (ascoltare per credere), Francesco Chinchella e Daniele dei Winterage, rispettivamente alla ghironda medioevale e cornamusa. Ne è scaturito un gran lavoro grazie anche a loro. ME Dopo anni di permanenza e di duro lavoro in campo musicale cosa pensi della musica e dell’industria musicale? TREVOR: Purtroppo non penso bene, sono un pessimista di natura e ovviamente spero di sbagliarmi. Questo non vuol dire che bisogna gettare la spugna anzi, siamo tutti tenuti a fare di più, tuttavia temo che per troppi anni nel nostro paese si sia pensato che il metal fosse divertimento, sono stati persi almeno vent’anni di lavoro e questo si ripercuote sulla nostra scena musicale. L’industria musicale è in netta crisi ormai da anni, non crediamo però che il nemico numero uno sia la masterizzazione, il download o i siti digitali, anzi la fortuna del nostro genere è quella che il feticcio fisico tiene ancora. Il male peggiore è il cambiamento storico e generazionale oltre che l’over offerta, negli anni ottanta le nuove uscite erano venti/trenta l’anno, mentre oggi parliamo di centinaia in un solo mese, è una cosa scontata, la carcassa è divisa da più predatori. Poco importa, ho le spalle larghe e non ho assolutamente voglia di alzare la bandiera bianca, anzi il vessillo col teschio pirata è sempre issato. ME Se dovessi dare la definizione di metal cosa diresti? TREVOR: Cuore, passione, fede, spirito di sacrificio, ore di sala prove, adrenalina incontenibile che sconvolge il tuo modo di essere. Credetemi, il metal non è per tutti, bisogna averlo dentro, non si è mai trattata di una moda. Il mio modo di vivere il metal è sempre stato molto viscerale, così come per la squadra del cuore, non puoi concederti alcun tradimento. ME La musica può essere quindi uno stile di vita? TREVOR: Assolutamente sì, specie come detto nel caso del metal, e comunque nelle forme di rock. Sono sempre più felice e soddisfatto di appartenere ormai da tanti anni a questo mondo, appartengo al metal e il metal appartiene a me! ME Quali obiettivi ti poni con questo nuovo progetto? TREVOR: Sto raggiungendo i miei primi cinquant’anni, sarebbe stupido vivere di sogni e illusioni, questo non significa essere disincantati, a volte sognare è bello ma bisogna sempre avere almeno un occhio aperto che ti possa far vivere le emozioni con i piedi saldi a terra. Non mi sono posto alcun obiettivo se non quello di fare le cose al meglio e di lavorare sodo sulla promozione dell’album. Una cosa è certa, Road to Nowhere non sarà un capitolo isolato, anzi a dire il vero sto già pensando a un nuovo full length anche se ora è forse prematuro, visto che oltre alla promozione del disco appena uscito sono impegnato anche con la stesura dei brani relativi al nuovo album Sadist; insomma si tratta di una bellissima catena di montaggio! ME Il bellissimo video di Burn At Sunrise è stato girato in posti a te molto cari… TREVOR: Il progetto Trevor and the Wolves da una parte nasce per soddisfare la mia voglia di fare qualche passo indietro nella mia storia di musicista, di metalkids, di ascoltatore, dall’altra posso confermare che si tratta di un omaggio alla mia terra. Il videoclip di Burn at Sunrise ne è la prova: nonostante a tratti alcune riprese ci rimandino al Nord America in realtà siamo sull’Appenino Ligure in luoghi a me molto cari, avvolti da un fascino incredibile. Ma non è tutto, il brano di chiusura Unforgivable Mistake si riferisce al “Road to Nowhere”, lungo viaggio che mi ha portato in giro per il mondo, a visitare posti incantevoli ma che, al tempo stesso, mi ha ricordato ancora una volta che non c’è partenza più bella del ritorno a casa! ME In Italia è possibile fare metal di buon livello? TREVOR: Assolutamente sì, il metal è arte e non dobbiamo dimenticarci che l’Italia è un paese di grande cultura e arte. Purtroppo non abbiamo supporto dai media di maggior rilevanza ma questa è storia vecchia, fortuna che abbiamo imparato a camminare con le nostre gambe. Nel nostro paese abbiamo grandissime band che suonano ogni giorno in anguste sale prova. Dovremmo solo cercare di essere più uniti, specie tra le band più giovani. Quello che di certo fa male alla scena musicale è l’assenza quasi totale di cooperazione, l’unione fa la forza non è solo un proverbio. ME Grazie mille. Ciao. TREVOR: Grazie a te e tutta la redazione, un forte abbraccio a tutti voi e ai lettori di MetalEyes, ci si vede on stage e come sempre… In alto il nostro saluto!! Trevor

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Breve storia di un grande gruppo: gli Holy Moses - thrash

Breve storia di un grande gruppo: gli Holy Moses

Quando si parla di thrash in Germania vengono subito in mente i big four tedeschi (Kreator, Sodom, Destruction e Tankard). Eppure, se non altro per longevità, si potrebbero aggiungere anche gli Holy Moses, dalla discografia davvero nutritissima. Andiamo, pertanto, a riscoprirli, tramite questa breve retrospettiva. Gli Holy Moses furono fondati da Raymond Brusseler, nel lontano 1979, influenzati dall’hard rock e dall’heavy britannico di quel periodo. Per un quinquennio il gruppo vivacchiò e la vera svolta arrivò solo nel 1984, quando entrarono in formazione i due coniugi Classen, Sabina alla voce ed Andy alla chitarra. Con loro vennero incisi due nastri, Walpurgis Night e The Bitch, che fruttarono un contratto con la Aaarrg Records (la label dei connazionali Mekong Delta e Living Death e dei belgi Target). Il 1986 vide l’esordio degli Holy Moses sulla lunga distanza, con Queen of Siam, ancor oggigiorno un piccolo classico. L’anno del vero salto di qualità fu tuttavia il 1987, quando apparve il loro Finished With the Dogs, che conquistò i fans del thrash. I pezzi sono colmi di carisma e molto oscuri, classici dello speed teutonico con il basso martellante, riff secchi e decisi, sorretti da una produzione ferrosa e metallica. La title-track ha inoltre una carica punk che è degna degli Exploited più tirati. Fortress of Desperation si inoltra invece nel doom: i risultati sono a dire poco grandiosi e inquietanti. Anche il mosh-core di Six Fat Woman, con una doppia cassa chirurgica, non è di certo da meno, con ottimi effetti nel dialogo tra la voce solista ed il coro, nel refrain. Da parte sua, Rest in Pain possiede poi un’atmosfera indubbiamente più orrorifica, arricchita da numerose dissonanze genuinamente sinistre e rallentate. L’iconografia generale del disco è sempre cupissima, fatta di vetri rotti, lastre di metallo arrugginite, rifiuti e cemento: un espressionismo volutamente sgraziato, degno sul palco dei migliori Killing Joke. Nel settembre del 1987, anche per cavalcare l’onda del successo, gli Holy Moses licenziarono l’EP-picture disc Road Crew, con due nuovi pezzi sul retro: Current of Death e Life’s Destroyer. Il fine, evidente, era quello di promuovere il successivo tour in Germania occidentale insieme a DRI e Holy Terror. Nel frattempo, mentre la situazione interna alla band rimaneva non poco burrascosa e molti avvicendamenti di line-up si susseguivano con una certa frequenza, l’istrionica cantante si esibì con ottimi riscontri nelle vesti di presentatrice del programma televisivo dedicato alla musica Mosh. Nel 1988, vista l’attenzione del pubblico e le buonissime vendite, gli Holy Moses firmarono con la WEA ed entrarono negli studi di registrazione Horus di Hannover per incidervi il loro terzo album, prodotto dal famoso ed affermato Alex Perialas (Anthrax, SOD ed Overkill tra gli altri). I problemi, peraltro, non mancarono: durante le registrazioni il chitarrista Thilo Hermann se ne andò per tornare nei Risk e venne sostituito da Reiner Laws, il quale però su The New Machine of Lichtenstein non suonò affatto, responsabile soltanto della grafica di copertina. La nuova formazione si presentò, con una esibizione davanti a ventimila persone, al Dynamo Open Air, nel maggio del 1989. Il disco però non ebbe il successo sperato e la WEA ruppe il contratto. Fallita l’esperienza con una major, la band tedesca si accasò presso la Virginia Records e, nel rapido volgere di pochi mesi, confezionò l’ottimo World Chaos (1990), in tutto e per tutto un ritorno ai suoni ed allo stile di tre anni prima, forte anche dell’ottima prova finalmente fornita dalla sezione ritmica (Thomas Becker al basso e Uli Kusch alla batteria). Gli Holy Moses – a differenza di altri colleghi, in patria ed all’estero – non subirono particolarmente il contraccolpo della crisi innescatasi, nel movimento thrash, a partire dal 1991, realizzando ancora Reborn Dogs (1992), l’antologia Too Drunk to Fuck (1993) e No Matter What’s the Cause (1994). Il calo di interesse verso il genere tuttavia prostrò alla fine anche la loro carriera. Riemersero soltanto all’alba del nuovo millennio, con l’entusiasmante Master of Disaster (2001), seguito dai validissimi Disorder of the Order (2002), Strenght Power Will Passion (sin dal titolo una vera dichiarazione di intenti, realizzato tra il 2004 e il 2005) e Agony of Death (2008). Nel 2012 uscì anche la raccolta In the Power of Now, utilissima per chi si volesse accostare loro la prima volta: venti classici del loro repertorio, ri-registrati ex novo, con due brani inediti, aggressivi e asciutti come da tradizione, con il thrash tedesco old school che si rivolge anche a metal classico e hardcore-death, attraverso momenti più elaborati e vari. Notevole, infine, è pure il nuovo capitolo in studio, Redifined Mayhem (2014), forte di una maturità tecnico-compositiva e di una classe identitaria ormai inossidabili.

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Troll - Troll - metal

Troll – Troll

Troll è un debutto di assoluta bellezza, che unisce il miglior prog degli anni settanta con la magia del rock e con un pizzico di metal, vivendo di soluzioni sonore molto belle e durature, le cui trame si espandono nelle nostre menti.

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