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Webzine dal 1999

Columns

Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

Embryo - A Step Beyond Divinity - death

Embryo – A Step Beyond Divinity

A Step Beyond Divinity è un’opera dal taglio internazionale che incolla l’ascoltatore alle cuffie, un dirompente fiume metallico che straripa tra debordanti e possenti passaggi estremi, orchestrazioni epiche ed apocalittiche e chitarre che sanguinano melodie.

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Kantica - Reborn In Aesthetics - metal

Kantica – Reborn In Aesthetics

Una produzione da top band, una cantante che incanta ed ammalia e cinque musicisti che formano una squadra compatta ed assolutamente vincente, sono le prime avvisaglie di un’opera ottima in ogni dettaglio, creata per far innamorare gli (ancora tanti) estimatori del power metal sinfonico.

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Per Combattere L'hype - Columns

Per Combattere L’hype

Dopo un’attesa che è parsa a molti interminabile anche il Primavera Sound ha svelato al mondo la propria line-up per l’edizione 2018, non senza qualche incidente di percorso visto che lo staff del festival è stato costretto a pubblicare il cartellone in anticipo per via di una diffusione in rete proprio della line-up definitiva, pare circolata nel pomeriggio del 28 gennaio per via di un errore attribuito al social media manager degli IDLES, meritandosi “Well done” da parte di chi attendeva l’annuncio da qualche mese ormai. In precedenza gli organizzatori avevano fatto circolare un teaser weird-western che aveva scatenato la fantasia dei curiosi sui social facendo venir fuori nomi altisonanti: “Daft Punk?”, poco attinenti con le atmosfere da saloon ma vabbè, uno ci prova sempre, “Morricone?” ben più pertinente e con tour mastodontico (si parla di 200 tra musicisti e cantanti) appena annunciato. Niente di tutto ciò, almeno per il momento, perché sulle note dei Carpenter Brut sono apparsi tra i tanti i nomi di: Bjork, Nick Cave & The Bad Seeds, Arctic Monkeys, The National, ma anche Lorde, Asap Rocky e Migos. Sarebbe cosa buona e giusta soffermarsi a sbirciare oltre i cosiddetti headliner prima di affrontare la questione dell’hype che solitamente accompagna questi annunci e quindi ecco volti molto importanti dell’elettronica contemporanea, quali Arca, Nils Frahm, Jon Hopkins e Four Tet, oltre a quasi tutta la famiglia Gainsbourg, alcuni dei migliori act della black music del momento, tra cui Tyler, The Creator, Vince Staples, Kelela e poi tanta altra roba man mano che il font si fa meno leggibile. La reazione più o meno diffusa in rete è stata un “tutto qui?”, situazione che mi capitava spesso il giorno dopo l’asta del fantacalcio quando davo un’occhiata alla rosa. Se per qualcuno gli headliner erano scontati, pur lamentando le assenze di big come Kendrick Lamar, Beck (pare sfumato in chiusura di mercato), David Byrne, Jack White e NIN, per molti altri che si sono scatenati sui social nel commentare la line-up invece è proprio il contorno a essere se non proprio deludente quantomeno “scontato”, “già visto”, tale da suscitare lo stesso effetto di Bart Simpson quando capisce che il suo tormentone “I didn’t do it” non fa ormai più presa. E arriviamo dunque a disquisire dell’hype, di tutto il chiacchiericcio che specie sul web è stato forse più esagerato del solito e diciamolo, stavolta giornalisti, webzine e affezionati del Primavera c’entrano poco, dato che a far lievitare le aspettative è stato proprio lo staff del festival, prima invitando a Barcellona dei fortunati vincitori di un sorteggio, e poi pubblicando un video “Primavera Sound 2018 Lineup reactions” diventato ovviamente virale, cosa che aveva fatto venir fuori ipotesi davvero incredibili, da Kanye West alla reunion degli Smiths, ma come anche i Boards of Canada o Bowie resuscitato per l’occasione. Possibile che forse il maggior festival musicale europeo, per dimensioni, varietà e qualità degli artisti che propone ininterrottamente dal 2001, abbia smesso di stupire e abbia iniziato la sua fase discendente? O come sostiene il sempre chiacchierato Pitchfork le line-up dei festival hanno preso ad assomigliarsi tutte? Oppure sono le aspettative del pubblico a essere diventate troppo esagerate per poter essere soddisfatte? La sensazione è che il Primavera Sound stia cambiando qualcosa per sopravvivere in primis a sè stesso, poiché è davvero impensabile che ogni anno si riesca a sorprendere mettendo d’accordo gusto e pareri di quasi tutti gli appassionati, con o senza abono in tasca, per un festival che nel 2017 è arrivato a contare 200000 presenze totali e oltre 55000 giornaliere. Oltre a ciò va aggiunto che la concorrenza aumenta e il Primavera rimane ad oggi uno dei pochi festival indipendenti a grosso budget, cosa di non poco conto in un momento in cui sono le grandi agenzie a dominare nelle stanze dei bottoni dei migliori festival. Infine c’è da dire che comincia a sentirsi il peso del fallimento dell’ATP e di tutta la scena che pur mantenendo tutt’ora un forte impatto nell’immaginario collettivo di appassionati che di edizioni del Primavera possono raccontarne molte, ha ben pochi alfieri rimasti a girare per i palchi di mezzo mondo. Come fare quindi a proporre un’ enorme vetrina sulla migliore musica passata e presente, con la concorrenza che si fa ogni giorno più asfissiante, grandi artisti che muoiono o smettono di esibirsi e migliaia di palati diversi da soddisfare? Il privilegio di rispondere a questi interrogativi lo lascio volentieri agli organizzatori, dal canto mio sono sicuro che questa edizione Primavera Sound, come ogni altro festival che prova a mettere in campo qualcosa in più oltre ai nomi in cartellone saprà farsi amare molto e una volta accesi gli impianti al Parc del Forum la marea di persone che come un immenso flusso di particelle in moto costante si sarà riversata tra un palco e l’altro alla ricerca del live giusto avrà vissuto momenti che sapranno essere ben più di un post su facebook o una instagram story.

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Thrash 1991: l'inizio di un decennio di crisi - thrash

Thrash 1991: l’inizio di un decennio di crisi

Come cambiano in fretta ed improvvisamente, a volte, le cose. Anche per la musica. Il 1990 fu per il thrash un anno formidabile, con le uscite di Souls of Black dei Testament, Persistence of Time degli Anthrax, Seasons in the Abyss degli Slayer, The American Way dei Sacred Reich, When the Storm Comes Down dei Flotsam and Jetsam, Can’t Live Without It dei Gang Green, Live Scars dei Dark Angel, In The Red dei CIA (progetto di Glenn Evans, dei Nuclear Assault), The Edge of Sanity degli Hexenhaus, Rust in Peace dei Megadeth, Violent by Nature degli Atrophy, Speak Your Peace dei Cryptic Slaughter, Faded Glory degli Acrophet, Beg to Differ dei Prong, Lights Camera Revolution dei Suicidal Tendencies, Twisted Into Form dei Forbidden, Idolatry dei Devastation, Best of Wishes dei Cro-Mags, Act III dei Death Angel, Vanity/Nemesis dei Celtic Frost, Condemned to Eternity dei Re-Animator, Psychomorphia dei Messiah, For Those Advantage degli Xentrix. In Germania videro la luce Coma of Souls dei Kreator, Cracked Brain dei Destruction, Better Off Dead dei Sodom, The Meaning of Life dei Tankard, Dances of Death dei Mekong Delta, World Chaos degli Holy Moses, Urm the Mad dei Protector e Parody of Life degli Headhunter. In Canada, gli Annihilator bissarono il già straordinario esordio con Never Neverland. Il mega-tour mondiale Clash of the Tytans, inoltre, incendiò molti palchi e nulla pareva poter fare presagire una qualunque crisi di sorta. Il genere – per dirla altrimenti – pareva più vitale ed in forma che mai. Oltretutto, diverse band – sia di prima sia di seconda fascia – avevano sensibilmente migliorato le proprie qualità tecniche ed erano maturate non poco, il che lasciava ben sperare in vista del futuro. Eppure, riflusso ed oblio erano dietro l’angolo, come un triste destino e un malaugurato esito ultimo. Nel 1991 due autentici boom discografici, almeno sul piano delle vendite, furono il black album dei Metallica e Nevermind dei Nirvana. Il primo, pur buono, tradì un genere, una carriera fino ad allora a dir poco ineccepibile e un’intera scena musicale. Il secondo lanciò la nefasta moda dell’alternative e del grunge. Le case discografiche più importanti iniziarono ad interessarsi, quasi solo, di camicie a scacchi e finti depressi. I gruppi cosiddetti ‘minori’ (ma non sempre per valore artistico) si sciolsero uno dopo l’altro in un clima di crescente e ingiusta indifferenza musicale. I maggiori, come vedremo nel corso di questa inchiesta, dovettero sovente reinventarsi. L’estremo sopravvisse altrove: il black rinacque in Norvegia e terre scandinave, assumendo caratteristiche e tratti peculiari tutto sommato a sé stanti; l’hardcore si trasformò spesso in crossover (altro trend), mentre il grind (che, storicamente, veniva dal crust punk britannico) si uniformò quasi ovunque al death: quest’ultimo, a sua volta, non smise di vivere i suoi anni grandi in Florida ed in generale oltreoceano, ma nel vecchio continente o smussò gli spigoli (pensiamo agli svedesi Entombed, dopo i primi due favolosi LP) o si ammorbidì, con innesti gotici, prog e sinfonici (tre grandi nomi, su tutti: Therion e Dark Tranquillity, per stare sempre in Svezia; Atrocity, se vogliamo spostarci più a sud in terra tedesca). In effetti, la svolta impressa dai Metallica del 1991, perlomeno nell’immediato, pareva essere senza ritorno (e non solo per i Four Horsemen, che unicamente da Death Magnetic sarebbero ritornati al thrash). Per gli altri loro colleghi, la scelta fu triplice: o sciogliersi (come accadde a tante apprezzate seconde leve statunitensi), o rivolgersi a soluzioni più commerciali, o indurire la proposta. Dopo il 1991, nulla fu più come prima e si aprì una decade di delusioni ed incertezze. Intendiamoci: l’heavy classico andò anche lui in crisi (solo parzialmente riscattato, da metà anni Novanta in poi, dal power melodico e dal prog-metal). Idem dicasi per il glam, l’epic, il pomp rock e l’AOR, ma per il thrash le cose assunsero una piega forse ancora peggiore e più drammatica. I Death Angel abbandonarono la partita, così come i Dark Angel di Gene Hoglan, il cui capolavoro, l’indimenticabile Time Does Not Heal, ebbe la sfortuna di uscire proprio nel 1991. I Megadeth, dal canto loro, realizzarono il loro black album con Youthanasia (nel 1995) e chiusero il decennio con il pessimo Risk. Gli Anthrax, con John Bush degli Armored Saint, alla voce, tennero ancora botta con l’ottimo Sound of White Noise (peraltro, molto più industrial), quindi si smarrirono in modo del tutto inatteso (Stomp 442 è tra le autentiche oscenità dei Nineties ed a dirlo non è di certo un purista). Gli Annihilator modificarono il loro stile, con inflessioni dapprima di ascendenza Dream Theater (Set the World on Fire, 1993) ed in seguito industriali (Remains, 1997). Celtic Frost, Sabbat, Sanctuary e Nasty Savage si separarono, chi temporaneamente e chi per sempre. I Pantera si diedero al groove metal. I Corrosion of Conformity presero la via del southern e dello sludge sperimentale. I Flotsam and Jetsam, tra l’ancora buono Cuatro (1992) e Unnatural Selection (1999), realizzarono due dischi davvero anonimi di piatto e scialbo HM. I Sacred Reich portarono inizialmente avanti il discorso da loro avviato nel 1990, incidendo l’interessante ed originale Independent (1993), che, tuttavia, quasi nessuno allora notò più. E pure per loro la parola fine venne scritta presto. Con coerenza ed integrità, rimasero in pista Overkill e Metal Church, entrambi dediti nei Novanta a un fecondo e nobile intreccio di retaggio speed-thrash ed elementi di derivazione US metal. Sia gli Overkill, sia i Metal Church, peraltro, furono seguiti quasi soltanto dai fedelissimi e dai defenders di provata intransigenza alle nuove mode. Il techno-thrash mutante non morì (pensiamo ai Voivod e ai Coroner) ma per alcuni esordienti – in Finlandia gli ARG, in Austria i Ravenous – debuttare proprio nel fatidico ’91 fu quanto mai deleterio (ancora oggi infatti sono rimasti nomi di nicchia e di culto, per pochi estimatori). Esemplare, al riguardo, la parabola dei tedeschi Sieges Even: un fenomenale esordio nel 1988, con il techno-thrash iperconcettuale e cinematico di Lifecycle, quindi il passaggio, guarda caso appunto dal 1991, a un prog metal assai melodico e blandamente jazzato. Visto che, con i Sieges Even, siamo arrivati a parlare di Germania, vediamo un poco più in dettaglio che cosa accadde nel paese che, dopo gli Stati Uniti, aveva dato di più alla causa del thrash. Dopo il 1991, la scena tedesca subì veramente il colpo. Se da un lato i Kreator cominciarono a sperimentare con intelligenza e coraggio nuovi approcci sonori, di matrice industrial e dark-wave elettronica, ed i Sodom riuscirono a stare sulla breccia sporcando ulteriormente il loro stile, con ruvidi innesti, prima death e poi hardcore punk, moltissimi gruppi – in vero, quasi tutti – che avevano gravitato, attorno a loro, nel ricco panorama thrash germanico scomparvero oppure cambiarono genere, virando verso il power melodico (gli Angel Dust, ad esempio). I Destruction, da parte loro, rimasero in silenzio per quasi quattro anni, il che già la diceva lunga, circa la loro crisi, e tra il 1994 ed il 1995 pubblicarono due sconcertanti EP, lontanissimi dal genere che li aveva visti tra i grandi protagonisti, convertiti ora ad un groove metal modaiolo e di scarsa qualità. Pessimo fu pure il disco edito nel 1996, dalla Brain Butcher, The Least Successful Human Cannonball: un tradimento bello e buono della antica causa, giustamente e coerentemente rinnegato in seguito dall’act tedesco, tornato a nuova vita a partire dal 1999-2000. Durante i Nineties, in Germania, si persero le tracce di Asgard, Assassin, Brainfever, Darkness, Assorted Heap, Vectom, Deathrow, Despair, Exumer, Grinder, Iron Angel, Living Death, Risk, Vendetta e Violent Force. L’underground speed-thrash pareva scomparso. La rinascita giunse solo, nel 2001, con il ritorno al thrash da parte dei Kreator: il combo di Mille Petrozza, con Violent Revolution, aggiornava, con classe, stile e potenza, l’universo sonoro e anche l’iconografia di Coma of Souls, dando vigore e slancio nuovi a una scena da quel momento in via di resurrezione artistico-musicale. Il peggio era, ora, alle spalle. Ma ritorniamo al 1991, vero e proprio annus horribilis per il movimento thrash, in particolare per quello della Bay Area di San Francisco. A conti fatti, i grandi che seppero resistere e ripartire furono coloro che accettarono la sfida, per un verso ammettendo (sia pure a malincuore) che una stagione – durata poi solo otto anni, da Kill ‘Em All e da Show No Mercy all’anno del black album – s’era comunque ormai conclusa e che solamente incattivendo in maniera ulteriore il suono era possibile dar nuova vita e almeno in parte nuovo volto al thrash tradizionale, alzando l’asticella in direzione death e stando così al passo con i tempi, senza però rinnegarsi. E’ quanto fecero i Sadus di Steve Di Giorgio (forse il più grande bassista metal del mondo dopo la scomparsa di Cliff Burton), i Sepultura (non senza flirtare, qua e là, col nu metal più creativo), i Testament (i cui album incisi per la Spitfire non saranno all’altezza dei classici degli anni ’80, ma tuttavia tengono il passo e preparano alla rinascita, anche dell’intero movimento), gli Slayer (i quali, nel 1991, pubblicarono

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TIFONE CREW: nasce il collettivo underground catanese, dettagli sul primo evento JETTASANGU FEST

Tifone Crew nasce sul finire del 2017 da un collettivo di musicisti, artisti e operatori del settore culturale uniti dall’obbiettivo di promuovere eventi musicali underground a Catania. L’ambito di riferimento è tutto ciò che rientra nei canoni di un certo modo di intendere la musica (inedita), principalmente in area metal, hardcore, stoner, hip-hop, post-rock, alternative. Tifone Crew non è un’agenzia di booking, dunque, ma una comunione di intenti che mira a rinvigorire una scena che negli ultimi anni sembra ridotta in fin di vita, favorendo la cooperazione tra le varie realtà presenti sul territorio: musicisti, band, locali, illustratori, fotografi, videomaker. Jettasangu Fest è la prima produzione del collettivo catanese, dedicata alle realtà estreme locali e articolata in due serate. La prima vedrà alternarsi sul palco i chirurgici slammers Gangrenectomy, i Fordømth, combo black/sludge/doom al proprio esordio live, e i Whispering Haze, devoti al più puro Gothenburg Sound. L’appuntamento è fissato per sabato 17 febbraio 2018 al Ramblas DiscoPub di Catania. Di seguito tutti i dettagli e il flyer, realizzato da Gore Occulto. JETTASANGU FEST VOL. 1 W/ WHISPERING HAZE [Melodic death metal] https://www.facebook.com/whisperinghaze/ FORDØMTH [Black/sludge/doom metal] GANGRENECTOMY [Slam brutal death metal] https://www.facebook.com/GangrenectomySlam/ 17.02.2018 H 22.00 Ramblas DiscoPub, Via Manzoni 86, Catania Ingresso: 3€ Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1909790252669440/ Tifone Crew: https://www.facebook.com/tifonecrew/ E-mail: tifonecrew@gmail.com

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Wrath Sins - The Awakening - metal

Wrath Sins – The Awakening

The Awakening stupisce ed esalta, dalla produzione al songwriting, dalla tecnica con cui è suonato fino all’atmosfera che rimane di tensione estrema dalla prima all’ultima nota.

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Lina Fibbi Una Persona - Columns

Lina Fibbi Una Persona

Lina Fibbi Una Persona: Scrivere un post sulla zia non è facile, con una zia cosi’.
Penso che sia importante, soprattutto in questo periodo, …

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In Marcia Sulle Frontiere Alpine. - Columns

In Marcia Sulle Frontiere Alpine.

In Marcia Sulle Frontiere Alpine.: Nello scorso dicembre mentre mi trovavo fuori regione (Piemonte) ho appreso le notizie riguardanti i tentativi intrapres…

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Nortt - Endeligt - metal

Nortt – Endeligt

Sono passati dieci anni ma Nortt sembra ancora più convinto nell’esplorare oscuri e vuoti abissi, ove non risiedono speranza ma solo morte e desolazione.

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L’Angelo Azzurro Club: il locale a rischio chiusura, continua la raccolta fondi

Nella sua qualità di webzine che ha la sua sede operativa a Genova, dove risiede la quasi totalità dei collaboratori, MetalEyes IYE si unisce agli appelli pubblicati in questi giorni, volti a fornire un aiuto economico ai gestori dell’Angelo Azzurro, quello che nella nostra città è rimasto di fatto l’ultimo locale capace di garantire in maniera continuativa rock e metal suonato dal vivo e, soprattutto, senza rinunciare a proporre band in possesso di un repertorio proprio. Le recenti serate del 12 e 13 gennaio, concomitanti con il festival ottimamente organizzato da Facciamo Valere il Metallo Italiano, hanno dimostrato che esiste un bacino d’utenza consistente formato da appassionati i quali, se stimolati adeguatamente, sono ancora capaci di accorrere numerosi agli eventi. Resta solo da augurarsi che questo rappresenti un’inversione di tendenza definitiva e che la voglia di uscire, socializzare ed ascoltare buona musica prevalga sulla pigrizia o su piccole rivalità o ripicche che talvolta avviliscono una scena bisognosa, invece, della massima coesione. Detto questo, forniamo volentieri le coordinate tramite le quali è possibile offrire un contributo tangibile, con l’obiettivo di raggiungere la somma di circa 6.000 euro, precisando che il problema economico non è dovuto a questioni derivanti dalla gestione ordinaria, ma è stato causato dalla necessità di far fronte una tantum ad una spesa non preventivata. UNICREDIT iban IT49Q 02008 01432 000100 676 436 Danilo Lombardo Postepay 4023600928500448 cod fiscale DLZCLD55H51D969L Paypal marcomay721@msn.com Marco Arizzi

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The Fabulous Experiment no.Q – 14 Gennaio Prima Assoluta

In un 1800 alternativo e dalle forti tinte steampunk un folle scienziato ha il blasfemo desiderio di creare la vita, di dare una forma umana alla “donna del sogno“ ossia la sua ispirazione. Per fare ciò compone alcune musiche intrise di simbologie alchemiche e attraverso una macchina appositamente costruita dà il via al suo esperimento. Ma nulla segue il progetto originale… Musical Industrial Rock, con ampi respiri poetici. Scritto e diretto da Paolo Vallerga. Lo spettacolo è tratto dall’Opera Steampunk “The Experiment no.Q” e viene suonato e cantato dal vivo. Le coreografie di Lucia Carnevale sono interpretate da un corpo di ballo formato da 12 giovani allievi della Scuola di Musical. 14 Gennaio: Inizio spettacolo ore 21:00 Ingresso: € 15,00 Ridotto studenti under 18: € 10,00 15 Gennaio (per le scuole): Inizio spettacolo ore 10:30 Posto unico: € 5,00 – ingresso gratuito per insegnanti (1 insegnante ogni 10 allievi) e accompagnatori di diversamente abili COME PRENOTARE: Gli insegnanti possono chiamare allo 011.434.72.73 per prenotare il numero di posti. “The Fabulous Experiment no.Q” Musical Ed. is a Steampunk rock industrial Musical based on the albums of The Experiment no.Q (Aenima Recordings). A Steampunk opera featuring: Nalle Pählsson, Andrea Palazzo, Oxy Hart, Kevin Zwierzchaczewski, Mattia Garimanno, Jacopo Garimanno, Paolo Vallerga. And the very special guest: Thomas Vikström, Fabio Privitera, Marco Signore, Paolo Gambino, Dino Eldrisio Pelissero, David Sugerman, Massimo Bozza, Andrea Falaschi, Jacopo Siccardi, Davide Cristofoli

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