Recensione : Lack – Lack

Lack La band simbolo del post-hardcore danese torna con un omonimo registrato in presa diretta. Tra rassegnazione misantropica e ottimismo ribelle.

Lack

La band simbolo del post-hardcore danese torna con un omonimo registrato in presa diretta. Tra rassegnazione misantropica e ottimismo ribelle.

Diciotto anni. Sembra un secolo. E lo è. Dopo quasi due decenni di silenzio, i Lack tornano con il loro album omonimo Lack. L’atteso ritorno è finalmente realtà.

Per chi è arrivato dopo, i Lack sono stati una delle cose più originali ed esplosive uscite da Copenaghen: dalla loro formazione hanno pubblicato tre album, hanno girato l’Europa e gli Stati Uniti in tour infiniti, creandosi una reputazione costruita a suon di concerti che lasciavano in segno. Il loro suono? Impossibile da replicare: post-hardcore che sbandava nell’indie rock, con un’ombra di film noir. Sopra a tutto, l’inconfondibile voce di Thomas Burø. Acuta, nervosa, sempre un secondo prima di spezzarsi.

Arriva il 2008, esce l’album Saturate Every Atom e stop. Freno a mano. Ognuno per la sua strada. Fino al 2021. Dovevano essere solo due concerti in Danimarca, una rimpatriata per vecchi amici. Entrambi sold-out in un attimo. E la scintilla si tramuta in fiamma: da due date ne sono seguite dieci, venti, trenta.

E nel silenzio, senza promesse a nessuno neppure a loro stessi, ricominciano a scrivere. All’inizio non era che un test, un modo per capire se quel legame c’era ancora. C’era eccome. Più forte di prima.

Quella tensione che li ha sempre tenuti in piedi e contraddistinti – tra rassegnazione misantropica e ottimismo ribelle – era ancora lì. Viva, pronta ad esplodere, per essere cantata ancora.

Il risultato? Nove brani registrati live, in una vecchia fattoria sperduta della Zelanda. Niente trucchi da studio. Solo la band che suona come fa fare: in modo inconfondibilmente Lack.

I testi non perdono colpi. Filo conduttore è il lavoro. Ma non come carriera, come condizione umana. Un compromesso necessario per costruirsi una vita che abbia un senso. Roba vera. Senza fronzoli. Perchè i Lack non hanno mai suonato per compiacere qualcuno. E anche questa volta non fanno eccezione.

Lack esce in formato vinile l’11 settembre 2026 per Dream Bureau, piccola etichetta DIY di Copenaghen. Ma non è altro che l’inizio: mezza Europa li aspetta già con una serie di date confermate.

Bertornati. Era ora.

Lack – Lack – Tracklist

1. Boltguns are painless – 02:22

2. Snakecharmer – 03:36

3. Heads held high – 03:24

4. Old workers – 03:31

5. Kids with kalashnikovs – 04:02

6. Lemons – 03:36

7. The activist -04:15

8. Mapmakers – 06:05

9. Shipyard – 03:29

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